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1 Maggio

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La Redazione

60 articoli
Discussioni sul Giro d’Italia 2018, dialogo-intervista multipla nella redazione ciclismo di Contrasti. Rispondono Alessandro Autieri, Davide Bernardini, Alessandro Veronese, Francesco Zambianchi.

Nel 2016 Vincenzo Nibalì ribaltò il Giro d’Italia a tre giorni dal termine, quando tutto sembrava in mano a Esteban Chaves, sorridente colibrì colombiano. Nel 2017 Tom Dumoulin regalò ai Paesi Bassi la prima storica vittoria finale nella Corsa Rosa, resistendo agli attacchi del campione uscente e di un altro colombiano, quel Nairo Quintana favorito alla vigilia e che approcciò la crono finale e decisiva di Milano in maglia di leader.
Il Giro che sta per iniziare porta come ogni anno argomenti di discussione che sfociano in feroci polemiche di corsa (il caso Froome) ed extra ciclistiche (la partenza da Israele); con alcuni dei nostri collaboratori abbiamo provato ad analizzare alcuni dei temi che terranno banco lungo le tre settimane che porterà la carovana dalla Grande Partenza del 4 maggio a Gerusalemme fino all’arrivo del 27 maggio a Roma.

 

Il Giro 101 parte dalla Città Santa, non senza polemiche.

 

Qual è il primo ricordo che hai del Giro d’Italia?

Alessandro Autieri: Ugrumov che stacca Indurain a Oropa, è il 1993. Mi pare su un tratto in lastricato, ma non  ne sono sicuro, i ricordi si perdono come un auto nella nebbia. Con Adriano De Zan che ripeteva con quella sua tipica cadenza, ad ogni telecronaca e ad ogni inquadratura: “l’ex tenente dell’armata rossa”. Correva in maglia Mecair, il gruppo che poi sarebbe diventato famoso con il nome di Gewiss, capace di portare a casa tra ‘94 e ‘96 Giro, Liegi, Freccia,  2 Sanremo, 5 tappe al Tour, 8 al Giro, 7 alla Vuelta con lo stesso ‘’ex tenente dell’armata rossa” che nel 1994 finì secondo al Tour dietro Indurain in un indimenticabile podio che vide un giovane Marco Pantani bissare il podio conquistato poche settimane prima al Giro.

 

Davide Bernardini: il magico 2004 di Damiano Cunego, la tappa di Falzes: da quel momento non ho mai smesso di tifarlo. Non so se il mio preferito, ma sicuramente è quello al quale mi sento più legato a livello emotivo. Esagero, aggiungo altri due momenti: il Col delle Finestre del 2005, io che tifo Rujano e Simoni e puntualmente la sfanga Savoldelli; e, sempre in quegli anni, le scorribande della Panaria. I pomeriggi con mio padre a sognare di vincere una tappa, temperati dal suo realismo, e la triste consapevolezza nel ricordare quelle giornate che non torneranno: vorrei fosse l’ultima memoria a svanire.

 

Alessandro Veronese: 1994, Aprica. un giro targato Mediaset con Davide De Zan alla telecronaca. Un ragazzo molto magro, con qualche ciuffo di capelli installato a casaccio su una testa già quasi calva, due orecchie grandi così e un’età indefinibile, variabile dai 23 ai 40 a seconda dell’inquadratura. Scatta in faccia ad Indurain e De Zan diceVediamo se Miguel lo lascia andare”. Eh no, non è che l’ha lasciato andare. Gli è proprio scappato via e non l’ha visto più. Quel ragazzino di 24 anni dall’aspetto improponibile era Marco Pantani.

 

Francesco Zambianchi: Il mio primo ricordo del Giro d’Italia è incantato davanti alla televisione a cercare in ogni secondo lo sguardo o la smorfia di fatica di Paolo Savoldelli; innamorato del suo cognome, che tanto mi faceva ridere, esaltato dal suo soprannome, “Il Falco”, che per un bambino quale io ero, non può che essere assimilato ai personaggi fiabeschi.

Chi sono i favoriti per il Giro 2018?

AAFacile dire Froome contro Dumoulin, allora io dico Thibaut Pinot. Mi piace tantissimo; non ha paura di attaccare e prima o poi dovrà coglierlo un grande successo. Peccato che ogni tanto stacchi la spina, oppure in una discesa va bene e in quella dopo tira i freni e ci lascia i minuti. In salita è uno dei più forti. Ma poi è uno che va contro le scelte di Madiot (il suo direttore sportivo) che non lo vuole portare al Giro per fargli fare il Tour, lui ama correre in Italia da sempre, lo scorso anno ha onorato alla grande la Corsa Rosa. Si è messo di traverso per fare il Giro anche quest’anno e lo farà. Poi come ha detto Cimolai, suo compagno di squadra “Pinot è uno che corre con il cuore e non con i watt”. La Francia non vince dal 1989, chissà. Esce dalla vittoria al Tour of Alps, dove ha dimostrato di essere al livello dei favoriti, sempre che non sia arrivato in forma troppo presto. Forse dalla sua non avrà uno squadrone, ma tanto a tenere cucita la corsa ci penserà il Team Sky e magari l’UAE Emirates: Aru sarà guidato come sempre da tante motivazioni e tanta testa (ma le gambe?). La squadra fin’ora è stata forse la maggiore delusione in questi primi mesi di stagione, hanno raccolto poco e niente, ma al via sono sicuramente sulla carta una delle squadre più forti e proveranno a vincere il Giro.

 

DB: Non ho sicurezze, il ciclismo è troppo aleatorio, procedo per segnali e sensazioni. Per la maglia rosa finale, credo che assisteremo ad un uno contro uno tra Froome e Dumoulin, col britannico in vantaggio per l’efficienza che dimostra ormai da anni nelle grandi corse a tappe. La querelle che lo vede coinvolto non sembra averlo scosso più di tanto, e una primavera priva di grandi acuti potrebbe essere stata una scelta dello stesso Froome per allontanare sguardi e critiche. Il terzo gradino del podio dovrebbero giocarselo in tre: Aru, Chaves (in alternativa Simon Yates, la strada ci dirà chi sarà il gregario e chi il capitano) e Pinot. Il colombiano è il più solido,  ma viene da dodici mesi di pochissime gioie e tanti dolori: è proprio qui che allora subentra Yates, che per quanto ne sappiamo ad oggi potrebbe essere già il capitano designato. Il francese invece, quando si parla di tenuta e tenacia, è una sicurezza: regge le tre settimane e inanella piazzamenti a non finire. Dei tre, l’italiano è sicuramente il più valido e talentuoso. Nelle ultime due stagioni, però, ha spesso deluso. E’ altalenante e impronosticabile come pochi altri: se in forma, può dare filo da torcere perfino a Froome e Dumoulin, altrimenti dovrà lottare per il terzo posto. La mina vagante veste i colori dell’Astana: Miguel Ángel López ha davanti a sé un’occasione d’oro, considerando la squadra di assoluto valore e una relativa libertà che potrebbe essergli concessa. Attenzione, dunque: la giovane età e l’indole battagliera che più volte ha palesato rischiano di premiarlo con un podio tutt’altro che inaspettato ma sicuramente impressionante.

 

AV: Io lo vedo molto aperto. I due favoriti d’obbligo mi sembrano poco “sul pezzo”, per motivi differenti. Domoulin non pervenuto in tutto questo inizio di 2018, Froome con tutte le incognite psicologiche che conosciamo. Lopez il più forte in montagna, Pinot in palla ma eterno incompiuto, idem Aru ma senza nemmeno lo stato di grazia di Pinot. C’è margine per una sorpresa, che potrebbe essere Chaves oppure Poels in caso di debacle di Froome. Se dovessi lasciare giù uno scellino, in questo momento direi Lopez. Comunque se la giocano questi qua sopra. Per tutti gli altri, da Yates a Bennett, solo possibilità di top five.

 

FZ: Vedo in Christopher Froome il favorito n°1 della prossima corsa rosa. Sono sicuro che darà spettacolo sulle nostre strade in particolare sogno e spero sulla salita mitica dello Zoncolan. In una ipotetica seconda scelta vedo alla pari quattro atleti: Tom Domoulin, Fabio Aru, Miguel Angel Lopez e Thibaut Pinot; hanno puntato forte su questo obietivo e penso proprio che ognuno con le proprie caratteristiche potrà mettere i bastoni fra le ruote, almeno i qualche occasione, al quattro volte vincitore del Tour de France. Fra gli altri possibili outsider, mi piace pensare a due italiani: Domenico Pozzovivo e Davide Formolo, il primo potrà far valere la sua ormai grande esperienza il secondo, invece, è atteso ad una decisa crescita, il potenziale c’è.

 

Thibaut Pinot, la mina vagante. Foto di Tim De Waele | TDWsport.com

 

Quali saranno i passaggi chiave del percorso?

AA:  la due giorni “a casa mia” (in Friuli) con lo Zoncolan soprattutto, mette i brividi. La crono trentina che arriverà due giorni dopo (con il riposo in mezzo che fa sempre vittime) potrà mettere le ali ai due favoriti Froome e Dumoulin. Occhio alle trappole in Sicilia, Caltagirone è una tappa che mi stuzzica, fossi uno dei rivali del Team Sky ci proverei lì, sembra una “classica” vallonata, non c’è un metro di pianura. Ecco fossi in Pinot, sfruttando la condizione che pare già ottima, metterei alla prova il britannico e l’olandese. Poi c’è l’Etna da un versante più duro. L’Astana che si presenterà con una squadra piena di attaccanti potrà essere ago della bilancia in tutte le tappe miste, soprattutto dovesse confermare la condizione di questi mesi. Diciamo che il canovaccio, non avendo il faro della corsa, non dovrebbe costringere i celesti kazaki a tenere chiusa la corsa, quindi spettacolo assicurato anche con loro nelle tappe miste.

 

DB: Anche qui, come sopra: il momento chiave può materializzarsi, in positivo e in negativo e a favore tanto di un contendente quanto dell’altro, praticamente in qualsiasi istante. La cronometro da Trento a Rovereto non avvantaggia né Froome né Dumoulin: nelle sfide contro il tempo, nonostante l’olandese abbia dimostrato di andare più forte del collega, il divario tra i due è minimo. In salita, invece, la musica cambia, soprattutto per l’esperienza e la capacità tattica di Froome. Le ultime due tappe di alta montagna saranno giudici terribili e imparziali: il Col delle Finestre affrontato a metà giornata potrà fungere tanto da spauracchio quanto da trampolino di lancio per ribaltare le carte in tavola. Se la sfida per la maglia rosa resterà tra Froome e Dumoulin, le cronometro peseranno il giusto; in caso contrario, uno qualsiasi dei due sarebbe irrimediabilmente avvantaggiato se l’avversario per il successo finale fosse un Aru, un Chaves, un Pinot o un López.

 

AV: Come al solito, la Sicilia inizierà a dirci chi il giro non lo vincerà. Se salti sull’Etna, hai chiuso, salvo miracoli. Mi piacerebbe vedere un violento attacco da parte di qualcuno già qui. Se accade, tutto il giro sarà spettacolo puro. Se invece giocheranno a controllarsi, c’è il rischio calma piatta fino allo Zoncolan. Ma i veri giochi li vedremo nelle tappe 19 e 20. Tra il Finestre della terzultima e i 50 chilometri di salita della penultima, non se ne esce vivi. Chi sarà leader dovrà essere al top o avere almeno cinque minuti di vantaggio, altrimenti il rischio di ribaltamento della classifica sarà concreto.

 

La salita al Col delle Finestre come si presenta d’estate, è stata sgomberata dalla neve in questi giorni.

 

FZ: Sarebbe facile dire l’ultima settimana e viene quasi naturale, ma occhio perché quest’anno ci sono tantissime tappe interessanti già nella prima settimana; tornati dalla partenza da Israele ci saranno tre tappe non facili in terra sicula e il primo arrivo in salita potrebbe già dirci chi non sarà in grado di correre per la maglia rosa. Altro momento chiave per quel che mi riguarda sarà la cronometro Trento-Rovereto, tappa n°16, li gli scalatori puri avranno bisogno di difendersi da corridori ben più adatti alle corse contro il tempo.

Una considerazione sulla presenza di Froome.

AA: Darà parecchio pepe alla corsa, al pre gara e ai post tappa; Forse ci metterà in condizioni di vedere un Giro più simile al Tour (non che le processioni Liquigas e Astana fossero diverse), oppure, chissà, ci farà scoprire un Team Sky e un Chris Froome nuovo. Se parliamo delle vicende del Salbutamolo, dico solo che il ciclismo dal punto di vista “politico” è uno sport che ha due grandi problemi: il masochismo e la poca chiarezza.

 

DB: Brutta storia, da qualsiasi punto di vista si decida di osservarla. Premessa doverosa: da regolamento, Chris Froome può correre. Né il corridore né il Team Sky sono tenuti a fermarsi o fermarlo. In breve: trovo scandaloso che a maggio 2018 sia ancora tutto fermo agli ultimi mesi dello scorso anno; reputo giusto, invece, revocare soltanto la Vuelta al britannico in caso di positività accertata: alla fine, è di quella corsa che stiamo parlando e a cui fa riferimento il test in questione. Chris Froome, al di là di tutto, si è sempre dimostrato inattaccabile quando si parla di doping. Anzi, ha dato diversi segnali concreti: già dal primo successo al Tour si sottopose a test volontari e, sempre per una maggior trasparenza, a partire dal 2014 rinunciò alle TUE, le esenzioni terapeutiche per curarsi con medicinali altrimenti inaccessibili. Considerando tutto questo, team e corridore avrebbero dovuto comunicare subito l’inchiesta senza aspettare i giornali e in secondo luogo, per quanto difficile possa risultare, la squadra avrebbe dovuto (auto)sospendere Froome in attesa di definitivi chiarimenti. Il Team Sky, a mio parere, confida troppo sulla resistenza del filo del rasoio sul quale si muove fin dalla sua nascita. Sentirsi inattaccabili e tutelati dalla montagna di soldi sulla quale possono contare, rischia di bruciarli e di creare loro troppe inimicizie all’interno dell’ambiente e nel gruppo.

 

Christopher Froome (nato a Nairobi il 20 maggio 1985) è alla prima partecipazione al Giro d’Italia. ©PA SPORT

 

AV: Sportivamente mi fa piacere. Per il Giro è un onore avere il vincitore di quattro Tour. Detto questo, ci sono così tante ombre che la vicenda giudiziaria rischierà di offuscare la cronaca sportiva. Se vincerà, ecco il dopato. Se salterà, ecco cos’è Froome senza Ventolin. Io preferisco non emettere giudizi fino a quando non sarà ufficialmente sancita la colpevolezza (se sarà sancita) e determinata una pena (se sarà determinata). Fino a quel momento, per me è il benvenuto.

 

FZ:  Non sono d’accordo sulla sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia, tendenzialmente chi ha cause antidoping aperte non gareggia e viene sospeso, o dalla squadra o soprattutto dal massimo organo internazionale, in questo caso l’UCI, fino alla data del processo. La Federazione, dopo aver appreso i piani per il 2018 di quest’ultimo, ha invece fatto di tutto affinché il britannico potesse essere alla partenza in Israele. Spesso a pensare male si sbaglia ma i continui rinvii della causa mi puzzano parecchio, anche per gli atteggiamenti e le parole del presidente Lappartient. In uno sport che ha bisogno di rilanciarsi dopo momenti piuttosto bui la copertina di Froome in maglia rosa non fa un bello spot al ciclismo che secondo me perde in credibilità ancora una volta.

Quali potranno essere le sorprese?

AAPiù che sorpresa innanzitutto dico due speranze: Ciccone e Chaves. Vengono entrambi da un’annata difficile uno per l’operazione al cuore, l’altro per una serie infinita di problemi anche extra ciclistici. Amo gli scalatori, come chiunque segue questo sport e quindi due corridori così li vorrei vedere lottare per traguardi importanti. Chaves ha le potenzialità per lottare per il podio, Ciccone chissà, magari puntare ad una bella tappa o a una top 15. Occhio anche ai giovani olandesi, ciclismo sempre più a suo agio anche al Giro e in grande evidenza sulle strade italiane, quindi terrei in considerazione Oomen e Bouwman. Il primo sarà delfino di Dumoulin, ma è considerato uno dei possibili futuri protagonisti per vincere Grande Giro: già nei suoi primi passi da professionista ha dimostrato di poter stare benissimo davanti con i migliori e lo terrei in forte considerazione per la maglia bianca finale. Il secondo dopo un inizio un po’ più tentennante, da metà scorsa stagione ha iniziato ad andare forte. Se sarà al via da seguire assolutamente il giovane Martinez della EF, il meno giovane Hirt per l’Astana che potrebbe ritagliarsi un ruolo importante per la top ten finale e il trio della Androni formato da Ballerini, Masnada e Vendrame tre ragazzi al secondo anno da professionista, ma che stanno già facendo vedere cose importanti e che con la possibilità di essere al via al Giro sono sicuro proveranno a vincere qualche tappa e a dare spettacolo, perché è nella loro indole e in quella del team manager Gianni Savio. Restando in casa Androni vorrei dire anche Mattia Cattaneo, corridore per il quale stravedevo da Under 23 (quando battagliava con Aru, Chaves, Moser, Barguil, Dombrowski), ma che da professionista ha sempre avuto un po’ di difficoltà; lo scorso anno si è ripreso con buoni risultati, quest’anno arriverà al Giro dopo un brutto infortunio. Vedremo.

 

Giulio Ciccone trionfante all’ultimo Giro dell’Appennino:. Foto ©Bettini | bettiniphoto.net

 

I nomi più interessanti tra i cacciatori di tappe, chi combatterà per le classifiche di GPM e punti.

DB: La presenza del Team Sky fa sì che la lotta per la classifica generale sia sempre più ingessata. Tutto questo va a vantaggio della fuga, che accumula spesso un margine incolmabile e che trae beneficio dalla marcatura tra capitani alle sue spalle: il team britannico imposta un ritmo importante e tutti gli altri dietro, impossibilitati a fare la differenza vista l’alta velocità di marcia. I corridori con le giuste credenziali per centrare almeno un successo di tappa sono molti: Gavazzi, Rodolfo Torres, Mohoric, Visconti, Ciccone, Plaza, Stybar, Tony Martin, Pantano, Großschartner, Luis León Sánchez, Ulissi, Polanc. A questi, vanno aggiunti tutti gli altri nomi che potrebbero puntare alla maglia blu di miglior scalatore. Geniez, Roche, Wellens, Betancur, Igor Antón, Gesink, Brambilla, Kreuziger, Nieve: insomma, la qualità non manca. Difficilmente se la giocheranno gli uomini della generale: non vedo cannibali, piuttosto staranno attenti a bruciare meno energie possibili. L’unico che potrebbe coniugare con successo queste due classifiche mi sembra Miguel Ángel López, sulla falsariga di quello che fece Barguil al Tour de France dello scorso anno. Ultima nota in merito: attenzione a Sky e Astana. Saranno le due squadre di riferimento, hanno molti atleti in grado di lottare per una classifica collaterale come quella dei GPM: se decideranno di rimanere intorno al loro capitano, assisteremo ad una certa corsa; altrimenti, sarà vita dura per i cacciatori di tappe. Per la maglia ciclamino, invece, un solo nome: Elia Viviani. Il velocista veronese, ormai ventinovenne, ha dimostrato nella prima parte di stagione di aver raggiunto la maturazione definitiva ed ha davanti l’occasione di essere il dominatore della classifica dei velocisti. Può contare su una delle squadre più preparate in materia e su un lotto di avversari apparentemente non all’altezza. Fatta eccezione per gli stranieri Bennett, Van Poppel e Debusschere, i restanti nomi sono tutti italiani: Bonifazio, Modolo, Guardini, Mareczko, anch’essi favoriti dalla mancanza delle ruote veloci più importanti e dunque alla ricerca di almeno un successo di tappa che potrebbe rilanciarli o consacrarli definitivamente come sprinter di livello.

 

Un solo nome per le volate tricolori: Elia Viviani. ©Quick-Step Floors

I giovani da seguire?

FZ: Miguel Ángel López già citato in precedenza guida la nuova schiera di corridori che si appresta ad entrare nel ciclismo che conta. Il colombiano può davvero ambire al podio nella corsa rosa anche se è da verificare la sua tenuta sulle tre settimane. Altri giovani interessanti e da tenere d’occhio sicuramente sono Carapaz ecuadoriano della Movistar: affiancherà Betancur, altro ciclista interessante in prospettiva futura è Sam Oomen che correrà in appoggio al suo capitano nella Sunweb, Tom Dumoulin. In casa Italia  i recenti risultati di Giulio Ciccone e Jakub Marezcko fanno ben sperare e sono loro i talenti da seguire.

Lo scorso anno le professional invitate, a parte mettersi in luce con delle fughe, non raccolsero granché, quest’anno?

AV: Andiamo in ordine. La presenza della Israel è commerciale – folkloristica. Credo che i loro corridori daranno il massimo soprattutto nelle tappe casalinghe, con qualche possibile exploit ma poi spariranno. La Androni la vedo male male male. Entreranno in ogni fuga ma non sono affatto ottimista sui risultati. Non male la Wilier. Pozzato vorrà dare l’ultimo colpo di coda prima del ritiro e Marezcko almeno un paio di volate può portarle a casa. Mi aspetto grandi cose dalla Bardiani. Guardini può essere competitivo in volata ma soprattutto c’è Ciccone, che potrebbe essere la sorpresissima di questo Giro. Se conferma quanto dimostrato nel Tour of Alps, con un po’ di fortuna potrebbe essere addirittura da top ten.

 


Immagine di copertina ©Alessandro Di Meo/EFE

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