Pensare che gli Azzurri potessero andare a Madrid e portare a casa l’intera posta in palio era francamente impossibile (serviva un miracolo), ma credere che potesse finire in questa maniera era piuttosto difficile: la Spagna umilia l’Italia e costringe la squadra allenata da Ventura agli spareggi per partecipare ai Mondiali del prossimo anno. La Nazionale è uscita sconfitta da ogni battaglia e con il progressivo avanzare dei minuti ha perso la guerra psicologica e fisica contro le Furie Rosse, capaci di entrare nella testa degli avversari e privarli di ogni certezza, su tutte quella di una difesa che ha stranamente fatto acqua da tutte le parti.

Quando il commissario tecnico Giampiero Ventura ha annunciato la formazione, l’idea 4-2-4/4-4-2 è diventata realtà, gli italiani hanno iniziato a temere il peggio, perché era sì vero che gli Azzurri avevano come unica possibilità la vittoria, ma pensare di schiacciare gli iberici a Madrid era quanto meno folle, in particolar modo leggendo i nomi dei giocatori impiegati da Lopetegui a centrocampo: Busquets, Koke, Asensio, David Silva e Iniesta, con Isco falso nove; eccellenti palleggiatori e ancor più bravi nel dribbling nello stretto. Facile immaginare che gli uomini in maglia rossa sarebbero riusciti a divorare in un sol boccone l’esigua mediana italiana composta da Verratti e De Rossi, dotati di uno spiccato senso della posizione ma non due centrocampisti in grado di rincorrere per 90 minuti gli avversari (a tal punto che il parigino si è visto sventolare in faccia il cartellino giallo dopo neanche cinque minuti di gioco). La Spagna si è impossessata del gioco in breve tempo e subito dopo si è impadronita delle fasce dove Ventura aveva chiesto ad Insigne di arretrare e dare una mano dietro: relegare un giocatore dell’estro del napoletano a compiti di copertura significa togliergli efficacia in avanti; tanto che dopo 50 minuti l’esterno sinistro ha perso tutta la sua imprevedibilità. La troppa distanza tra i reparti ha facilitato il compito di Isco che è stato in movimento per tutta la partita eludendo la difesa e costringendo Barzagli e Bonucci ad anticipare la giocata, ottenendo in più occasioni il fallo (tra cui quello che ha portato al primo gol, anche se in quel caso è stato Asensio a procurarselo) o superando agevolmente il proprio marcatore. In breve, era facile ipotizzare una sconfitta ma dopo aver letto le formazioni si è temuta fin da subito la catastrofe.

Il giallo a Bonucci dopo pochi minuti, da cui nasce il primo gol di Isco.

Il giallo a Bonucci dopo pochi minuti, da cui nasce il primo gol di Isco.

Isco, Asensio e compagnia, la seconda generazione d’oro spagnola è più forte della prima? Non ci saranno più i vari Fernando Torres, Xavi e Piqué ad illuminare il firmamento calcistico iberico ma i tifosi spagnoli possono continuare a dormire sonni tranquilli: dopo l’Europeo, disastroso, le Furie Rosse hanno rivoluzionato una squadra già forte di suo aggiungendo alcuni talenti importantissimi ed esplosi solo di recente. Il Real Madrid negli ultimi anni ha dato tantissimi giocatori alla Spagna, gli ultimi in ordine di tempo ad essere entrati nel giro dei titolari sono stati Isco e Asensio: il primo è da diverso tempo in nazionale maggiore ma con l’arrivo del nuovo commissario tecnico ha assunto il ruolo di punto cardine del progetto, assieme ad altri fenomeni; l’altro è stato praticamente perfetto nella scorsa stagione (l’anno prima è stato reduce da un’ottima esperienza con l’Espanyol) e si sta facendo spazio da solo, dopo aver tolto il posto ad un giocatore come Gareth Bale con la maglia dei Blancos. Non solo madridisti, ovviamente: Suso, che tanto bene conosciamo, ha visto ricompensate le proprie prestazioni con la prima convocazione in nazionale, mentre Kepa Arrizabalaga, portiere dell’Atlethic Club, è diventato la riserva di De Gea, prendendo il posto di Casillas. La Spagna continua a sfornare talenti unici nel loro genere e chissà che questa nuova selezione non riesca a replicare i fasti di quella che solo pochi anni fa ammaliava il mondo intero.

Caporetto calcistico. Poco da aggiungere, la sconfitta odierna è una delle più dolorose degli ultimi anni perché arriva nel peggior momento possibile: gli Azzurri avevano bisogno di certezze, ora sono ancora più confusi. Grande protagonista di questa disfatta è chiaramente Giampiero Ventura, incapace di preparare al meglio la partita e disordinato nella scelta di cambiare assetto di gioco pochi giorni prima della partita più importante da quando siede sulla panchina del Belpaese. La sconfitta nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, esattamente cento anni fa, portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna, il quale incolpò i militari nostrani di non essersi impegnati a sufficienza; oggi la debacle ha l’effetto opposto, l’ex allenatore del Torino è stato blindato dalla FIGC che ha fatto sapere di voler proseguire anche dopo il Mondiale con il tecnico genovese in panchina. La gaffe più ridicola è arrivata però nell’immediato post-partita, quando Ventura ha puntato il dito contro la miglior preparazione fisica degli iberici (che hanno iniziato il campionato nello stesso weekend in cui è partita la Serie A). Figuracce a parte, è impossibile raccogliere indicazioni positive dal campo e lo è altrettanto puntare il dito contro un giocatore piuttosto che contro un altro: gli esperimenti provati in questa delicatissima sfida sono falliti tutti quanti, resta da chiedersi perché Ventura abbia deciso di provarli in una gara così delicata. La tanto decantata gioventù italica che avanza oggi si è fatta fare le scarpe da quella spagnola: il movimento calcistico della nazione quattro volte campione del Mondo non è in ripresa, anzi, e la sonora umiliazione rimediata per mano delle Furie Rosse non fa altro che accentuare i difetti di una selezione che non è all’altezza delle migliori squadre del globo ormai da troppo tempo.

In conclusione, Spagna promossa con merito: gli iberici saranno tra i protagonisti assoluti del prossimo mondiale. Italia bocciata senza prova d’appello: la strada che porta in Russia è lunga e tortuosa ma va percorsa senza indugi, gli spareggi sanno essere brutali ed invertire la rotta è l’unico modo per riprendere il timone di una nazionale che, citando Dante, sembra essere una ‘nave senza nocchiere in gran tempesta‘. Ahi, serva Italia.