Ultra
04 Maggio 2024

Battisti e la Lazio

Una storia (mitica) delle origini.

Una delle ferite più gravi riportate dall’uomo contemporaneo è lo smarrimento – pressoché totale – dell’organo poetico. Non che l’uomo, oggi, non sia più in grado di fare poesia, ma non sa (e non può) più essere poeta. Il nostro sguardo è tecnicamente orientato, è iperspecifico, maniacale, minimale. Gli manca una visione d’insieme, alta, e anzi chi vede le cose nel suo insieme (dall’alto) è percepito come il clown citato da Kierkegaard in Aut Aut: un povero scemo che deve ancora fare i conti con la modernità – la quale intanto però, come il circo della fabula sopra citata, va in fiamme1.

Il dramma che si nasconde dietro una visione tecnica e oggettivante del reale non è di carattere epistemologico ma esistenziale – la verità di un composto chimico non ci salva. L’uomo insomma non è solo verità delle cose – ammesso che la verità tutta tonda parmenidea esista davvero – ma anche e soprattutto finzione delle emozioni.

Noi non viviamo per la verità delle cose, ma per l’amore che le circonda, per l’immaginazione2 che le cinge e la poesia che le riveste – dandogli un senso altrimenti inquietante. Ora, se c’è un luogo nel quale ancora oggi l’uomo riesce a dare un senso ulteriore alle cose che sono è senz’altro quello dello stadio. Il tifo è, nella sua essenza profonda, mistificazione della realtà – non certo però in senso dispregiativo.



Il caso che vogliamo studiare oggi è in questo senso emblematico. Se noi pensiamo il legame tra Lucio Battisti e la Lazio – in quanto club e comunità di tifosi – in un’ottica biecamente storiografica, chiedendoci quindi se è documentariamente fondato il tifo di Battisti per i colori biancocelesti, è inutile procedere oltre.

In più luoghi e in più salse, fonti più o meno vicine a Battisti hanno negato3 con decisione il tifo di Lucio per la Lazio. Suo papà, questo è altrettanto indubbio, era tifoso e probabilmente portò Battisti a vedere la Lazio all’Olimpico in più di una circostanza. È quindi probabile che Battisti ‘simpatizzasse’ Lazio in virtù della fede del padre. Intervenuto ai nostri microfoni qualche tempo fa, il compianto Ernesto Assante, tra i massimi esperti di Battisti in Italia, ha confermato quest’ultima tesi.



NOTE

1. «Accadde in un teatro che le quinte prendessero fuoco. Il pagliaccio venne a darne notizia al pubblico. Tutti credettero che fosse soltanto una battuta di spirito e il pagliaccio fu applaudito. Allora egli ripeté l’avviso, ma il divertimento aumentò ancora. Ecco, penso che il mondo perirà tra il divertimento universale della gente di spirito, che crederà che sia uno scherzo» (S. Kierkegaard, Aut Aut). Questo apologo è stato raccolto prima dal teologo Harvey Cox ne La città secolare (1965) e subito dopo da Joseph Ratzinger in Introduzione al cristianesimo (1968) per indicare la grave condizione in cui versava la teologia.

2. Uno dei più grandi teologi contemporanei, ed esperto di Antico Testamento Walter Brueggemann, scrive (in Introduzione all’Antico Testamento) che la storia delineata in Genesi soprattutto ma anche in altre parti (più propriamente storiche) dell’Antico Testamento è stata scritta dai suoi autori sacri grazie a quello che l’autore statunitense definisce «ricordo immaginativo» – un espediente che riguarda nella sua essenza profonda ogni lavorio storico: ogni storia, per quanto oggettiva voglia essere, risente cioè del ricordo immaginativo (soggettivo) dell’autore che ne riporta gli eventi, e che modellandoli genera una storia futura.

3. Secondo il suo più stretto collaboratore Mogol, l’artista rietino “alla domanda sul tifo rispondeva Lazio”, eppure al contempo sappiamo (sempre da Mogol) che Battisti non era un appassionato di calcio. Probabilmente quindi Battisti legava l’amore per la Lazio a quello per il papà – o a quello provato dal papà per la Lazio. Secondo Andrea Barbacane, nipote di Battisti, “l’unica volta che zio Lucio andò allo stadio fu una domenica pomeriggio, quando accompagnò mio padre a vedere la partita che avrebbe decretato lo scudetto della Lazio: era curioso dell’evento, non tifoso”.

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