Orwell chiama, Serie A risponde. Magnanelli (capitano del Sassuolo) e Scozzarella (Parma) sono infatti stati squalificati con la prova tv per bestemmie. Il meraviglioso mondo del post-umano si arricchisce di un nuovo capitolo, e il tramonto dell’Occidente sembra ormai cosa fatta e finita: siamo diventati anche nel pallone la società del vittimismo e della castrazione, e questo onestamente ci fa sorridere così come il breve paragrafo di Gazzetta dello Sport dedicato alla questione:

“Gli spettatori di Verona-Sassuolo e di Inter-Parma avevano dovuto sorbirsi in diretta tv il pessimo spettacolo delle inequivocabili bestemmie di Magnanelli e Scozzarella. Ora però quelle medesime immagini televisive sono servite a squalificare per una giornata i calciatori di Sassuolo e Parma, che salteranno il turno infrasettimanale contro Fiorentina e Verona”. (Gazzetta dello Sport, 28 Ottobre 2019)

Poveri spettatori, che si sono sorbiti in diretta il “pessimo spettacolo” delle bestemmie, per lo più inequivocabili, di Magnanelli e Scozzarella. Ma poi la cosa che fa sorridere è un’altra: fossimo un paese islamico o comunque cristiano in tempi andati, avremmo pure potuto capirlo. Lì la religione è una cosa seria, nominarne invano i rappresentanti è giustamente considerato un intollerabile affronto a tutto un ordine, simbolico e reale.

 

Ma noi siamo secolarizzati che più non si può, il sacro non lo troviamo nemmeno se ci imbattiamo in una chiesa, abbiamo sconquassato qualsiasi norma religiosa e canzonato qualsivoglia tendenza spirituale, e poi puniamo con “le immagini televisive”, foriere di ordine e giustizia, un’umanissima bestemmia? A costo di ripeterci, l’Occidente è destinato a scomparire e non ci potremo poi stupire o lamentare.

 

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Dalla parte di Scozzarella e Magnanelli, uomini normali in un mondo finto – semicit. (Foto di Emilio Andreoli/Getty Images)

 

In fondo chiunque abbia calcato un campo di calcio lo sa benissimo come vanno queste cose. D’accordo che il pallone è stato smontato pezzo dopo pezzo, ed è ormai svuotato di tutti i suoi aspetti più umani e spontanei, ma punire con la prova televisiva una bestemmia, veramente siamo arrivati a questo punto? Per cosa poi, chi si dovrebbe sentire offeso dalle bestemmie di un calciatore? Il mondo religioso? O i bambini che abituiamo al peggio fin dalla culla? Siamo ormai letteralmente castrati dal vittimismo, dal politicamente, culturalmente, calcisticamente corretto.

 

 

Anche perché una bestemmia in campo non è certo un affronto ai valori religiosi ma una reazione umana, troppo umana, dettata dall’agonismo e comune ad ogni campo/campetto di calcio della penisola (ricordo quando noi giocavamo all’oratorio e ogni tanto capitava di nominare Dio invano, il parroco usciva prontamente dal suo gabbiotto allargando le braccia ma limitandosi ad uno sguardo severo).

 

 

Questa continua volontà di educare è ormai clasutrofobica, surreale e anche ipocrita, specie se portata avanti da una Lega che ha perso la credibilità per milioni di appassionati. Sembra che in tutte queste occasioni, a partire dalle crociate anche esagerate contro il razzismo per finire con la lotta senza quartiere al turpiloquio, il sistema si voglia rifare una verginità perduta concentrandosi sulla sovrastruttura piuttosto che sulla struttura, ma questo è un altro discorso. Oggi il calcio diventa ancora più un prodotto, uno spettacolo, ma d’altronde le leggi del marketing sono molto chiare al riguardo: nemmeno un singolo dettaglio può risultare fuori posto, con buona pace nostra, di Magnanelli e di Scozzarella.