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Tifosi
28 Dicembre

Bob Marley e l’Ajax

Emanuele Iorio

7 articoli
Una storia d'amore nata per caso.

Che cosa hanno in comune il più celebre esponente della musica reggae e la squadra di calcio più famosa dei Paesi Bassi? Sfatiamo subito un mito: non è vero che Bob Marley era tifoso dell’Ajax. Marley, lo scrivevamo già tempo fa su queste colonne, era semplicemente un grande appassionato di calcio come testimoniano le moltissime fotografie che lo vedono giocare a pallone da solo o in compagnia di colleghi musicisti o amici, e anche le molteplici dichiarazioni d’amore che lo stesso cantante giamaicano rivolge al sacro e popolare gioco del pallone:

“se non fossi diventato un cantante sarei stato un rivoluzionario o un calciatore”.

Il calcio per Bob non è stata dunque una semplice passione giovanile poi coltivata anche in età adulta, ma una vera e propria ragione di vita, tanto quanto lo era la religione rastafariana. Il football, d’altra parte, è indissolubilmente legato agli eventi più importanti della sua vita, compresa purtroppo la tragica e prematura morte.



Leggenda vuole che proprio giocando a calcio nei tanti campi sabbiosi di Kingston abbia conosciuto la maggior parte dei membri della sua futura band, i Wailers, tra cui anche un altro massimo esponente del movimento reggae come Peter Tosh (anche lui morto in giovane età, assassinato in casa da alcuni malviventi).

Inoltre una volta emigrato a Londra per motivi di sicurezza personale (Marley e la sua famiglia subirono un fallito attentato nel dicembre del 1976), fondò una vera e propria squadra di calcio, l’House of Dread Football Club, formata da tutti i membri dei Wailers più il calciatore giamaicano Allan Cole, amico personale di Bob, con cui contribuì eccezionalmente nella scrittura di uno dei suoi pezzi più celebri, War, inno anti-razzista e pacifista ispirato ad un discorso tenuto dall’allora imperatore dell’Etiopia Hailè Selassie all’assemblea dell’Onu nel 1963.

L’House of Dread FC ebbe vita sino alla morte di Bob, riuscendo a giocare persino un’amichevole di prestigio contro un club professionistico, il Nantes, che per la cronaca portò a casa il risultato con un sofferto 4 a 3, evidentemente frutto della sottovalutazione iniziale che i francesi ebbero dei musicisti rastafariani che avevano dimostrato di potersela giocare alla pari.

bob marley
Bob Marley con scarpini, calzettoni alti e iconico cappello, nonché con la compagna di sempre: la sfera (foto da Nostalgia Futbolera)

Il pallone, amore cieco e incondizionato, è stato però come precedentemente accennato anche la probabile causa del decesso di Bob Marley. Il cantante fu infatti vittima di un cancro causato da un’infezione ad un dito del piede mai curata, presumibilmente originata dal fatto che molto spesso Marley giocasse a calcio a piedi nudi.

Lasciando perdere il beffardo destino, come ultima volontà il grande Bob volle che nella sua tomba fossero presenti gli oggetti più significativi della sua esistenza, tra cui la sua storica chitarra, la Bibbia, dell’erba e ovviamente un pallone da calcio, compagno fedele della sua breve ma intensa esistenza. Da dove si è originato però il legame (postumo) tra Bob Marley e l’Ajax? All’apice della sua carriera musicale, negli anni Settanta, è probabilissimo che Marley si sia imbattuto in qualche partita (tramite televisione o radio) del leggendario Ajax allenato da Rinus Michels prima e Stefan Kovàcs poi, che stava compiendo la sua piccola grande rivoluzione pallonara con l’ormai celeberrimo “Calcio Totale”.

Esattamente come Marley da una piccola terra chiamata Giamaica fece conoscere al mondo intero il suo genere musicale rappresentativo, il reggae, influenzando enormemente la musica popolare a venire, così Rinus Michels e Johan Crujiff provenienti dai piccoli e misconosciuti Paesi Bassi fecero conoscere all’intero mondo calcistico il “Totaalvoetbal”, influenzando molti tecnici (Sacchi e Guardiola su tutti) che cambieranno completamente, nel bene e nel male, il mondo del pallone. 

Per approfondire, leggi Ribelli al potere (di M. Fierro)

Comunque Bob Marley, pur amando visceralmente il calcio, non era seguace di nessuna squadra, nazionale giamaicana a parte: era uno spirito troppo libero per essere costretto a legare il suo destino ad un solo team da seguire per tutta la vita, e ha preferito legarsi unicamente al solo “gioco”, inteso nel significato più letterale di divertimento e passione per un’arte.

L’incontro, da una parte inaspettato ma al tempo stesso meraviglioso per le circostanze in cui si è svolto, tra l’arte di Bob Marley e la squadra della capitale dei Paesi Bassi, è avvenuto in un’amichevole estiva giocata i primi di agosto del 2008 contro i gallesi del Cardiff City, in casa di quest’ultimi. La partita finisce con uno scialbo 0 a 0 e pare la classica amichevole pre-campionato senza molto da dire, utile solo per mettere qualche minuto in più nelle gambe e che verrà presto dimenticata da tutti gli addetti ai lavori.

Accade però qualcosa di decisivo ai fini della nostra storia: a fine partita, mentre i tifosi ospiti ne approfittano per chiedere le maglie ai giocatori, il DJ dell’impianto mette un pezzo proprio di Bob Marley, la celebre Three Little Birds, contenuta nel disco clou della carriera del “Re del reggae”, ovvero Exodus del 1977. Scoppia l’amore: i tifosi oranje presenti in Galles quel giorno si innamorano immediatamente della canzone, tanto che dalla stagione successiva, nel 2009, i “Lancieri” di Amsterdam la utilizzeranno come pezzo d’apertura di tutte le loro partite.


Lo spettacolo nello spettacolo. A cantare a bordocampo è il figlio di Bob Marley

Era praticamente inevitabile che tra gli innumerevoli figli e figlie del padre (13 in totale tra maschi e femmine per l’esattezza), si spargesse la voce dell’utilizzo di una delle canzoni più famose da lui composte come inno di una squadra di calcio così famosa: dopotutto oltre ad aver proseguito le orme paterne nella diffusione del verbo del reggae nel mondo, anch’essi sono appassionati di pallone, sempre grazie all’influenza del genitore.

“Sono oltremodo commossa che l’Ajax abbia preso Three Little Birds e ne abbia fatto il suo inno. Storie come questa mi scaldano il cuore e mostrano quanto possano essere d’impatto canzoni come questa. Il calcio era tutto per mio padre e per usare le sue parole, il calcio è libertà”.

Cedella Marley, primogenita di Bob Marley

Il 19 settembre 2018, giorno della partita tra Ajax ed AEK Atene, prima giornata del gruppo E della Champions League 2018/19, durante l’intervallo del match, si presenta sul campo Ky-Mani Marley, decimo figlio di Bob, che canta nientemeno che Three Little Birds, esattamente 10 anni dopo il primo “incontro” avvenuto in Galles tra i supporters biancorossi e la musica di Bob.

“Mio padre era un grande appassionato di calcio. A sentire migliaia di persone cantare una sua canzone non ad un concerto ma ad uno stadio, si sarebbe sicuramente commosso”.

Ky-Mani, figlio di Bob Marley

Amore a prima vista (foto Nostalgia Futbolera)

Anche i giocatori dell’Ajax apprezzano molto l’effetto che la canzone di Marley ha creato sul loro pubblico, come affermato da Klaas Jan Huntelaar, ex centravanti e leggenda della squadra olandese: “è una bella sensazione entrare in campo con tutti che cantano una canzone così felice”.

L’esibizione data 2018 porta davvero bene ai “Lancieri: passaggio del turno alle spalle del Bayern Monaco; passaggio ai quarti di finale dopo aver eliminato negli ottavi il Real Madrid campione d’Europa in carica, con un sonoro 1 a 4 al Bernabeu; passaggio in semifinale dopo aver sbattuto fuori anche la Juventus di Cristiano Ronaldo, sempre con una vittoria fuori casa (stavolta per 1 a 2) e infine finale sfiorata, dopo aver perso nella maniera più beffarda possibile contro il Tottenham (furono gli inglesi a rimontare gli Oranje in casa loro per 2 a 3, con gol di Lucas Moura segnato nell’ultimo istante della partita). Comunque un risultato storico per la squadra di Amsterdam, che non raggiungeva le semifinali di Champions League dal 1997.

Arriviamo così al 2021/2022, quando a fine agosto il club presenta ufficialmente la terza divisa della squadra, realizzata in collaborazione con Adidas: si tratta del più sincero e sentito omaggio che gli ajacidi potessero fare al grande musicista giamaicano. Infatti la terza maglia è ispirata ai colori della bandiera rastafariana, rivestendo di rosso, giallo e verde le spalle e le maniche del kit, oltre ad aver modificato anche le tre stelle dello stemma del club, modellate anch’esse con la colorazione “rasta”.

L’omaggio dell’Ajax, e di Adidas, a Bob Marley

Ma ciò che rende la maglia davvero speciale è un piccolo dettaglio che si può scorgere dietro il colletto, dove sono presenti tre piccoli uccelli colorati, ovviamente di rosso, di giallo e di verde, che rappresentano il vero omaggio del club a quello che ormai è il suo inno ufficiale da più di un decennio: la mitica Three Little Birds.

Inutile dire che la maglia ha riscosso un successo strepitoso tra i tifosi biancorossi, che sono accorsi in massa sia nello store ufficiale del club sia nei vari punti vendita online per accaparrarsela, ma anche tra gli appassionati. Lo stesso è accaduto tra i collezionisti di divise calcistiche, aumentando ancora di più le già straordinarie vendite, come affermato dal direttore marketing della squadra olandese Menno Geelen:

“questa maglia ha venduto almeno quattro volte di più di qualsiasi altra maglia dell’Ajax”.

Il club di Amsterdam voleva utilizzare la terza maglia nelle competizioni europee, ma la Uefa glielo ha negato, proibendo agli ajacidi di indossare la divisa “rasta” per le partite di Champions League. Da regolamento ufficiale del massimo organo del calcio europeo, infatti, non è consentito utilizzare nelle maglie da gioco dei club “espressioni diverse da logo del club stesso e sponsor”. Naturalmente il riferimento era ai tre uccellini presenti dietro al colletto della divisa, che secondo la Uefa non appartengono alla storia dell’Ajax e non sono sponsor commerciali, per cui non possono essere usate in gare europee. Poco importa: Bob Marley rimane presentissimo nella voce e nel vestiario dei tifosi dell’Ajax.


Immagine di copertina © Rivista Contrasti

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