Carrello vuoto
Storie
13 Aprile

L’epica della scuola pugilistica italiana

Antonio Aloi

18 articoli
La Nobile Arte scorre nelle vene del Bel Paese.

Per comprendere il mondo della Nobile Arte italiana non si possono tralasciare concetti storicamente rilevanti, come quelli di Isotimia e Megalotimia, che animavano i confronti dei pugilatori nella Grecia omerica. I termini si rifanno, in ordine, alla volontà dell’animo umano di riconoscersi simile o migliore degli altri. Questi due concetti, utilizzati anche da Fukuyama per spiegare la nascita dei nuovi nazionalismi nel suo ultimo lavoro intitolato “Identità”, hanno un’unica matrice: il Thumos.

 

L’animo dell’uomo è mosso da Thumos e quindi da passione, respiro e sangue. La boxe, metafora di vita, porta naturalmente con sé questi codici genetici. La penisola italica entra per prima in contatto con la disciplina per evidenti motivi geopolitici e, alla stregua di numerose eredità elleniche, questa si rivela non solo una risorsa sportiva ma anche sociale. Il pugilato quindi entra di diritto tra le discipline olimpiche nel 668 a.C. fino ad arrivare alla Roma antica, dove l’arte di menare le mani, era anni luce distante da quella che oggi ammiriamo. Il combattimento, in quell’epoca, si riteneva concluso per abbandono da parte di uno dei contendenti a causa di ferite gravi, o financo la morte.

 

Una raffigurazione della boxe ai tempi dei gladiatori

 

La boxe era ad appannaggio di atleti dotati, per volontà divina, di stazze sovraumane giustificatrici di superiorità atletiche prima ancora che tecniche. Solo agli inizi del ‘700, in Inghilterra, la culla del pugilato moderno, vedono la luce i primi regolamenti che prevedevano round brevi, guantoni per i combattenti e categorie di peso. In Italia la data fondamentale invece è quella del 1916: anno in cui Goldsmith in qualità di presidente e Lomazzi, in qualità di vice-presidente, fondano la Federazione Pugilistica Italiana.

 

Dal 1916 in poi la boxe è destinata a scandire i tempi della vita di milioni di italiani e, con l’ascesa al potere di Benito Mussolini, diventare anche utile mezzo di propaganda per il regime fascista. Uno sport che esalta le gesta di uomini pronti, fisicamente e mentalmente, a sovrastare l’avversario: lo strumento perfetto per inebriare il popolo con retoriche muscolari. Al di là degli usi strumentali, il pugilato, insieme al ciclismo eroico, ha rappresentato un’autentica passione nazionalpopolare per milioni di italiani agli inizi del ‘900. I nostri nonni e bisnonni non lesinerebbero mai di narrare come un incontro di boxe, ascoltato sulle frequenze di vecchie radioline, entrasse nelle case di tanti, tantissimi compatrioti creando riti di aggregazione pseudo-tribale.

 

Di emozioni il pugilato italiano ne ha regalate parecchie grazie alle imprese dei suoi interpreti più capaci. I ricordi degli italiani sono dolcissimi. Roma 1960, ad esempio. Quelle olimpiadi hanno rappresentato uno storico spartiacque, politico ed economico, per l’Italia che si apprestava ad assorbire lo straordinario boom economico. La tv fa breccia nelle case, certo non di tutti, andando a rendere ancora più speciale l’evento che detiene il record come prima manifestazione olimpica trasmessa in chiaro. Tutta la penisola era in festa, le radioline accendevano l’amore di chi non poteva ancora permettersi l’acquisto di un televisore e la squadra pugilistica italiana metteva a registro un record mai più eguagliato.

 

La squadra italiana di pugilato per le Olimpiadi del 1960: (da sinistra verso destra) Zamparini, Musso, Lopopolo, Benvenuti, Bossi e De Piccoli

 

Tre medaglie d’oro, tre medaglie d’argento e una di bronzo: l’Italia era sul tetto del mondo e la boxe saldava il suo legame indissolubile con un popolo martoriato dal ricordo della guerra. Atleti come il gigante Franco De Piccoli, il ragazzino indisciplinato Franco Musso, Carmelo Bossi e il meraviglioso Nino Benvenuti hanno rappresentato la generazione d’oro per eccellenza della boxe tricolore. Poi ancora le Olimpiadi di Mosca 1980, le olimpiadi del boicottaggio americano ai danni della Russia, che vedono un rampante Patrizio Oliva medaglia d’oro nei superleggeri. Una storia di bivi la sua, di strade da brividi percorse a tutta velocità. La boxe che salva un’esistenza segnata da svolte decisive.

 

Seguendo le gesta del fratello Mario, il giovane Patrizio, sfugge alla delinquenza e alla morte conquistando i ring di una boxe dilettantistica che lo vede protagonista, fino a coronare il sogno dell’oro di Mosca ’80. La morte del fratello Ciro, gli stenti e i sacrifici di una vita lo accompagnano fino alla svolta della sua carriera. Patrizio diventa professionista e con una pennellata, l’ennesima, dipinge uno schizzo indelebile sulla preziosa tela della sua carriera: il mondiale WBA dei super-leggeri. Quella sera allo stadio Louis II di Monaco, Oliva sconfigge l’argentino Sacco. Ma non solo. Patrizio colpisce a suon di Jab l’avversario, sì, ma anche il triste destino che spesso le grigie periferie italiane riservano ai giovani lontani dal benessere.

 

La tradizione della boxe dilettantistica italiana ha regalato tante storie fatte di sacrificio e talento. Come quelle di Paolo Vidoz, Roberto Cammarelle, l’inossidabile Tatanka Clemente Russo e Domenico Valentino. Tutti questi grandi campioni rappresentano a pieno le caratteristiche della scuola pugilistica italiana promosse dalla FPI. Una scuola che si erge a faro-guida dal punto di vista tecnico, presidiata da maestri portatori sani di un’idea di boxe basata sul cuore, sul coraggio e sulla resilienza. I pugili italiani, anche i più pesanti, ballano sulle punte. Il diktat è quello di esprimere un pugilato pulito e puntiglioso sui rientri e sulle schivate. Basti pensare all’abilità di un massimo, come Clemente Russo, nel sapersi muovere come una ballerina e rientrare come un sanguinario boia.

 

Patrizio versus Oliva: la trasposizione teatrale della vita del campione olimpico è poesia (ph Salvatore Pastore)

 

Il pugile italiano è per antonomasia un pugile tecnico, preciso, ficcante e con un gran cuore. La scuola italiana è diventata una delle più importanti al mondo grazie al lavoro di immensi maestri. Il mestiere del maestro, attenzione non di allenatore, è molto simile a quello di un genitore. Far crescere i propri ragazzi tecnicamente, sì, ma anche e soprattutto umanamente, è il focus per maestri come Francesco Damiani o il leggendario Natalino Rea, a capo della spedizione italiana di Roma 1960. Questi mentori, con il loro particolare approccio, hanno favorito lo sviluppo delle carriere di diversi pugili che dalla boxe dilettantistica sono poi approdati al mondo professionistico.

 

Se la boxe è in grado di restituire ritratti umani di cruda realtà sociale, come quello del grande Primo Carnera, è anche vero che l’arte di menar le mani ha incrociato i guantoni in più round con la nostra storia politica. Nino Benvenuti, istriano di nascita, ad esempio, ha subito l’implacabile cattiveria dei rastrellamenti post-seconda guerra mondiale ad opera degli uomini di Tito. I fratelli del Nord Est che hanno guardato in faccia il terrore comunista, e la sua follia anti-italiana, sono stati circa 300.000. Per sei lunghi anni. Per sei lunghissimi anni il popolo istriano ha dovuto aspettare prima di provare un sussulto di gioia.

 

Nel 1960, nella Capitale, le lacrime di quella terra finalmente non erano più legate al dolore. Nino ballò e tesse un pugilato degno delle migliori trame poetiche di Biagio Marin. Con un’eleganza nureyeviana, sconfisse il russo Radonyak e mise al collo una pesantissima medaglia d’oro. A soli sei anni di distanza dal 10 febbraio 1954, data di sottoscrizione del trattato di pace tra Italia e Jugoslavia, l’urlo vittorioso del campione donava linfa vitale alla sua gente. Sette anni dopo, correva l’anno 1967, Nino, fresco campione WBA dei medi, sorresse la bara al funerale di Carnera, scomparso poco dopo la sua vittoria. Omaggio dovuto. Perché tra campioni della stessa tempra la stima non può che essere sincera.

 

Primo Carnera e Nino Benvenuti: icone assolute dello sport italiano

 

In definitiva, la vera essenza del pugilato italiano la si trova nella natura del suo popolo. Ed è quindi nella parola sacrificio che la boxe italiana si riconosce più di qualunque altra. Giovanni De Carolis, ultimo italiano a trionfare nei supermedi WBA, ed il “Sioux” Emanuele Blandamura ne sono due virtuose rappresentazioni al giorno d’oggi. Entrambi i pugili, per inseguire i propri sogni, hanno sgomitato duramente. Se è vero che l’Italia è patria di santi, poeti e navigatori, è altrettanto vero che sia fucina di sublimi combattenti. Come detto da Gianni Mura più volte:

 

«Il pugilato è stato un serbatoio enorme per il Paese».

 

Affrontare i propri timori e le proprie incertezze presuppone una grande forza d’animo, che di certo è presente nel DNA italiano. Il pugilato ci rappresenta, ci qualifica e ci accompagna dai primi anni del Novecento. La Federazione Pugilistica Italiana sostiene i sogni di migliaia di ragazzi italiani: i sogni dei nostri nonni, i sogni dei nostri padri. Lunga vita al pugilato. Lunga vita all’Italia.

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Alberto Fabbri
13 Maggio 2022

Le sottoculture contro la società moderna

Intervista a Mauro Bonvicini, esperto ed interprete delle sottoculture giovanili.
Calcio
Matteo Mancin
3 Aprile 2022

Maurizio Mosca, il colto giullare

Qual è il vero Maurizio Mosca?
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
22 Marzo 2022

A che punto è la notte del rugby italiano?

Stato della (dis)unione dell'ovale tricolore.
Ritratti
Emanuele Iorio
22 Febbraio 2022

La telecronaca è una cosa seria

Ritratto di Nando Martellini.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Estero
Luca Pulsoni
25 Novembre 2021

Orfani di Maradona

Un anno senza Diego e al calcio è già successo di tutto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Ritratti
Alberto Fabbri
16 Novembre 2021

Edmondo Fabbri, il controritratto

Verità e bugie sull'allenatore della Nazionale eliminata dalla Corea del Nord.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Novembre 2021

Questi siamo

Campioni d'Europa, ma dove sono i campioni?
Tennis
Vito Alberto Amendolara
12 Novembre 2021

Musetti al rovescio

Lorenzo sta cercando di ritrovare se stesso.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre 2021

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
Italia
Enrico Leo
4 Novembre 2021

Padova, amare l’amaro

Sotto la notte stellata di Giotto, il calcio è una ferita aperta.
Altri Sport
Luca Pulsoni
4 Ottobre 2021

Sonny Colbrelli trionfa in un inferno di fango e pavé

22 anni dopo l'ultima vittoria, Roubaix si tinge nuovamente di azzurro.
Altri Sport
Antonio Aloi
26 Settembre 2021

Joshua vs Usyk, il ritorno della grande Boxe

L'incontro nella contea del Middlesex è stato tutto ciò che il Pugilato con la P maiuscola esige.
Motori
Giacomo Cunial
24 Settembre 2021

Nino Vaccarella: Professore, Pilota, Semi-Dio

L'automobilismo siciliano perde il suo simbolo.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Altri Sport
Luca Pulsoni
20 Settembre 2021

É Bagnaia l’erede di Valentino?

Il ducatista trionfa a Misano nel giorno del saluto al Dottore.
Ritratti
Luca Pulsoni
15 Settembre 2021

Fausto Coppi, ribelle e traditore

Vivere intensamente fino a bruciarsi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
8 Settembre 2021

Ci son Cassano di nuovo!

Antonio pensa sia un gioco.
Tennis
Gabriele Fredianelli
7 Settembre 2021

La quasi perfetta simmetria delle Paralimpiadi

La spedizione olimpica giapponese è stata la punta dell’iceberg della migliore Italia sportiva paralimpica.
Altri Sport
Giacomo Rossetti
6 Settembre 2021

l’Italvolley e il significato del trionfo a Belgrado

L’Italia della pallavolo femminile è tornata sul tetto d'Europa.
Italia
Luca Pulsoni
24 Agosto 2021

La Serie A non par(l)a più italiano

Su 20 squadre di A, 13 hanno il portiere titolare straniero.
Italia
Diego Mariottini
15 Agosto 2021

Berlino 1936, il Ferragosto d’oro del calcio italiano

La nazionale di Pozzo che vinse l'oro alle Olimpiadi.
Papelitos
Luca Pulsoni
12 Agosto 2021

Il ciclismo italiano è a un punto di non ritorno

L'allontanamento di Cassani è solo la punta dell'iceberg.
Altro
Antonio Aloi
7 Agosto 2021

Luigi Busà, il Gorilla d’Avola con l’oro al collo

Il primo karateka a vincere un oro olimpico è italiano.
Cultura
Gabriele Fredianelli
5 Agosto 2021

Il lungo viaggio della scherma italiana

La scherma in Italia, parte II: il Novecento e i Giochi Olimpici.
Podcast
La Redazione
4 Agosto 2021

Mamma Italia

Un podcast con Bruno Pizzul.
Altro
Gabriele Fredianelli
2 Agosto 2021

Il momento cruciale della scherma italiana

Non (più) top ma nemmeno flop.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
2 Agosto 2021

Sul tetto del mondo

L'estate italiana non è mai stata così dolce.
Altro
Antonio Aloi
1 Agosto 2021

Irma Testa, nella direzione giusta

La rivincita della scuola pugilistica italiana.
Altro
Gabriele Fredianelli
29 Luglio 2021

L’ultimo ballo di Aldo Montano

Il campione dice addio alla pedana con un argento al collo.
Cultura
Gabriele Fredianelli
27 Luglio 2021

La disciplina del vero cavaliere

La storia della scherma in Italia, parte I: dal Rinascimento a fine '800.
Altro
Gabriele Fredianelli
25 Luglio 2021

Luigi Samele, l’argento contro tutti i pronostici

Lo schermidore foggiano ha vissuto il punto più luminoso della sua carriera.
Papelitos
Luca Pulsoni
19 Luglio 2021

Il boomerang del Decreto Crescita

Il capolavoro di Mancini rischia di essere un episodio isolato.
Italia
Lorenzo Ottone
18 Luglio 2021

Il (difficile) Rinascimento italiano

La patria del tifo non ha un tifo nazionale.
Ritratti
Giacomo Rossetti
16 Luglio 2021

Arturo Gatti, o dell’elogio del dolore

Non è stato il più forte, non è stato il più tecnico. Ma è stato uno dei pugili più appassionanti mai saliti su un ring.
Podcast
La Redazione
13 Luglio 2021

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
7 Luglio 2021

Occhi lucidi

Il cuore dell'Italia non muore mai.
Ritratti
Gabriele Fredianelli
4 Luglio 2021

Aldo Montano, la scherma nel sangue

Cinque olimpiadi e non sentirle.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
3 Luglio 2021

Uno, nessuno e Nicolò Barella

L'amore per la Sardegna, l'importanza della famiglia.
Cultura
Edoardo Franzosi
2 Luglio 2021

Lo sport secondo Ernest Hemingway

Il 2 luglio del '61 moriva suicida un'icona del Novecento.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Giugno 2021

La sofferenza aiuta a crescere

La vittoria mette a tacere inutili polemiche, almeno per ora.
Italia
Raffaele Scarpellini
23 Giugno 2021

Dal Pescara alla Nazionale

Immobile, Insigne e Verratti: da Zeman a Mancini.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
21 Giugno 2021

Matteo Berrettini non fa notizia

Il più forte tennista italiano si è imposto al Queen's.
Papelitos
Luca Pulsoni
17 Giugno 2021

Governare l’entusiasmo

Non soffiare sul fuoco, ma nemmeno spegnerlo.
Italia
Edoardo Franzosi
25 Maggio 2021

Salvate il Tardini, salvate Parma

Cosa si nasconde dietro al rifacimento dello stadio gialloblu.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Italia
Raffaele Scarpellini
8 Aprile 2021

Mundialgate, le ombre dell’Italia ’82

Fu vera gloria?
Altro
Leonardo Aresi
17 Marzo 2021

Luna Rossa ci ha fatto sognare

La sconfitta in Coppa America non scalfisce la portata dell'impresa.
Ritratti
Marco Armocida
17 Marzo 2021

Giovanni Trapattoni, il contadino che conquistò il mondo

Compie 82 anni l'allenatore italiano più vincente di sempre.