Calcio
15 Aprile 2017

Britannia d'altri tempi

Alla scoperta del Burnley FC, un club che ha fatto dell'identità il suo punto di forza.

Premier League. Già nominare il celebre campionato inglese mette i brividi. Sfide stellari, acerrime rivalità condite da decenni e decenni di storia, stadi antichi costruiti nell’800. Non è esagerato definire l’Inghilterra la patria del calcio, non solo di quello storico e passato ma anche del calcio dei giorni nostri. Manchester United, City, Chelsea, Arsenal, Liverpool, sono solo alcuni dei team leggendari che militano nella Premier, con buona pace della Serie A diventata ormai da anni monopolio bianconero. In premier però, non ci sono solo squadre milionarie che fanno campagne acquisti da capogiro. In Inghilterra ci sono anche squadre che hanno fatto dell’identità e della tradizione il proprio punto di forza. Una di queste è il Burnley, neo promosso in Premier quest’anno. Un team di una cittadina con circa 80mila abitanti che annovera sugli spalti una delle tifoserie più “calde” e temute di tutta quanta la Gran Bretagna. Uno scherzo? E invece no. Ad oggi il Burnley è 12 nella classifica della Premier, merito soprattutto della sua tenuta casalinga, capace di fermare squadre come Liverpool e addirittura la capolista Chelsea (32 dei 36 punti totali dei claret and blue sono arrivati nelle mura amiche). Lo stadio del Burnley si chiama Turf Moor, ed è uno degli impianti più antichi di Inghilterra con circa 30mila posti a sedere. In campo, giocatori semisconosciuti alle cronache aldilà di rare eccezioni. Ad indossare la prestigiosa fascia di capitano è invece il celebre Joey Barton, famoso per le numerose squalifiche avvenute dopo litigi in campo, risse e tanto altro. Tra gli episodi più celebri che lo riguardano ricordiamo tutti il montante allo stomaco del povero Aguero o il cazzotto dritto sulla guancia di Gervinho. Non proprio un chierichetto diciamo.

gervbr
Barton contro Gervinho (Newcastle v Arsenal, 2011)

Le controversie legate al Burnley non finiscono qui però: proprio in riferimento al “calore” della tifoseria è obbligatorio citare la Suicide Squad, uno dei gruppi ultras più violenti di tutta quanta l’Europa. Ad oggi la Suicide Squad è ufficialmente sciolta, tuttavia gli inquirenti sanno benissimo che alcuni dei loro membri continuano a controllare gli spalti del Burnley, spesso provocando incidenti con le tifoserie avversarie. Andrew Porter è il fondatore della Suicide ed è tutt’ora rinchiuso in un carcere di massima sicurezza; la sua autobiografia (scritta in galera) ha venduto migliaia di copie e all’interno vengono raccontati tutti quanti gli scontri che la Suicide Squad ha affrontato durante la sua “attività”. Porter si è vantato di essersi scontrato con praticamente tutte quante le tifoserie esistenti ed è diventato una sorta di personaggio cult della controcultura calcistica inglese. Una tifoseria alquanto stravagante dunque, non abituata di certo a vincere ma che affascina sicuramente tanti giovani. E’ diventato virale il filmato in cui i tifosi del Burnley festeggiavano la vittoria sull’Everton a bordo di un cavallo, tutto all’interno di un affollatissimo pub naturalmente, tanto per non farsi mancare nulla in quanto a stravaganza.

51JSSV0H9AL
Il libro confessione di Andrew Porter

Gli abitanti di Burnley sono quasi tutti tifosi della squadra cittadina, lo stadio è sempre pieno e anche in trasferta la squadra può vantare un consistente numero di supporters che la seguono. Un popolo compatto, orgoglioso della propria storia e fieramente identitario (non a caso a Burnley, nella contea del Lancashire, il leave nel referendum per la Brexit ha ottenuto il 67% dei suffragi). Una delle stelle della squadra è sicuramente Andre Gray, prolifico attaccante che può giocare anche da esterno d’attacco. Un ragazzo nero cresciuto nei sobborghi di Wolverhampton. “Il calcio mi ha salvato dalle gang, dalla droga e dalla strada” – ha detto in un’intervista – una storia che si inserisce perfettamente in quello che il Burnley cerca di rappresentare. Questa squadra incarna infatti la gente comune, il tifo della working class; il Burnley però è anche grinta, voglia di riscatto, è fregarsene se gli altri club hanno presidenti ultramilionari in grado di spendere fior di quattrini per il mercato, è identità e soprattutto amore per la gente che ogni giorno va allo stadio. Un amore sia nelle sconfitte sia nelle vittorie, ripagato con gli applausi per chi in ogni partita dà sangue e sudore per quella maglia. Un vero e proprio intruso nel calcio contemporaneo, baluardo di un modello in via d’estinzione, in un mondo di stelle strapagate, proprietà straniere e sponsor milionari. Anche perché in Inghilterra non può esserci ogni anno il miracolo Leicester: se non vogliamo parlare unicamente di top player e allenatori-ideologi, o guardare oltremanica con lo sguardo provinciale di chi sostiene solo “gli Italiani”, ricordiamoci da dove viene il calcio inglese, con la speranza che squadre come il Burnley FC non finiscano ancora nel tritacarne del progresso.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

L’ultima danza al vecchio Wembley
Estero
Giovanni Guido
06 Ottobre 2022

L’ultima danza al vecchio Wembley

Cala il sipario su uno stadio che ha fatto la storia.
FC United of Manchester, il sogno della working-class
Calcio
Luca Quartarone
16 Aprile 2020

FC United of Manchester, il sogno della working-class

Il calcio, quello vero, è del suo popolo.
Aaron Ramsdale, ovunque proteggimi
Calcio
Eduardo Accorroni
20 Novembre 2021

Aaron Ramsdale, ovunque proteggimi

Il portiere dell'Arsenal è matto come un cavallo e forte come un leader.
Ronaldo è un sogno
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Che fine ha fatto l’Arsenal?
Calcio
Alberto Fabbri
12 Aprile 2018

Che fine ha fatto l’Arsenal?

7 Maggio 2006, addio ad Highbury: quel giorno è morto l'Arsenal.