Carrello vuoto
Ritratti
8 Marzo

Bruno Pizzul, un’icona nazionale

Matteo Mancin

12 articoli
Uno dei più grandi artigiani della parola sportiva.

Il quattro Giugno del 1961 si consuma una delle pagine più leggendarie del giornalismo radio-televisivo italiano. Si gioca Catania v Inter e i padroni di casa si portano sul 2-0 nel secondo tempo, suscitando la reazione sorpresa del radiocronista che esclama la famosa frase “clamoroso al Cibali”. Leggenda vuole che sia stata la giovane e non ancora ruvida voce di Sandro Ciotti a prodursi in questa esclamazione, ma di questo non v’è certezza, rendendo la frase ancora più iconica, e alimentandone il mito. Di certo, quel giorno, c’è che nella rosa del Catania figura un ragazzotto di 196 centimetri, che risponde al nome di Bruno Pizzul e di cronache pallonare sarà uno dei massimi esponenti.

Pizzul (l’ultimo a destra) ingaggia un duello con Sivori

Il giovane Pizzul figura nella rosa ma non è in campo, e questo lo si può interpretare come primo indizio di una carriera dedita sì al calcio, ma da una prospettiva leggermente più laterale: come ama spesso ricordare lui stesso infatti “il talento era inversamente proporzionale alla passione” e la carriera calcistica del giovane Bruno si conclude senza squilli, rimanendo sempre ai margini del professionismo, per lo più interrotta da un infortunio al ginocchio. Nel frattempo, sotto i consigli lungimiranti della madre, Pizzul si laurea in giurisprudenza e dopo aver giocato con alterne fortune a Cremona e ad Ischia, torna nella natia Udine per tirare gli ultimi calci al pallone ed intraprendere la carriera di insegnante.

Nel 1969 un concorso per programmisti radio andato deserto in quel di Trieste, stimola la RAI a convocare i laureati delle zone limitrofe e durante le selezioni a Pizzul viene consigliato di provare il concorso per telecronisti. La primissima telecronaca è uno spareggio di Coppa Italia tra Juventus e Bologna giocato sul neutro di Como l’8 Aprile 1970, a cui Pizzul si presenta però con 15 minuti di ritardo, a causa di un pranzo andato ai “supplementari” con il grande Beppe Viola, che diventa in breve tempo suo amico fedele nelle lunghe notti milanesi.

Nonostante l’inconveniente, dopo poche settimane, è già inviato ai mondiali di Messico ’70. I telecronisti designati per la spedizione sono Niccolò Carosio, per le gare dell’Italia, e Nando Martellini per le altre partite di cartello. Succede però che durante l’ultima partita del girone, la quale vede impegnati gli azzurri contro Israele, Carosio è coinvolto in un mai chiarito episodio di razzismo nei confronti del guardalinee etiope: sebbene mai certificato dalla telecronaca dell’epoca, la RAI dà il benservito allo storico cantore della nazionale a seguito delle accese proteste dell’ambasciata africana.

Bruno Pizzul Radiocronaca
A bordocampo a Marassi, nel 2005 (foto Alessandro Masini / LaPresse)

Pizzul diventa quindi immediatamente secondo telecronista e alternerà questo ruolo alla conduzione di fortunate trasmissioni come “domenica sprint” ed altre celebri rubriche come la moviola in coabitazione con Carlo Sassi, dove in una storica puntata raccoglierà l’ammissione d’errore dell’inflessibile arbitro Concetto Lo Bello. Dopo il mondiale spagnolo del 1982, Martellini lascia, da vincitore, lo scettro di prima voce a Pizzul, che s’impone immediatamente forte anche delle sue conoscenze calcistiche e delle esperienze maturate in centinaia di partite già commentate.

Lo stile è oramai formato e maturo. La voce è calda, pastosa e nasale, e diventa in breve tra le più imitate di tutti i tempi. La sua telecronaca è precisa, sempre a servizio della partita, e non scade mai nel nozionismo fine a sé stesso. Racconta quello che accade, senza troppi voli pindarici, lasciando talvolta spazio a qualche considerazione personale, ma sempre con il garbo imparato alla scuola dei suoi grandi maestri Carosio e Martellini.

Niccolò Carosio
Nicolò Carosio, altra leggenda della Radio

Con il passare degli anni le sue telecronache diventano sempre più emozionali e coinvolgenti. Martellini, appartenente ad una scuola più classica, le uniche volte in cui si è concesso un minimo increspamento della voce dovuto all’emozione, è stato in occasione di due leggendarie sfide alla Germania, il 4-3 dell’Azteca nella partita del secolo e la finale del Mundial ’82. Pizzul invece non mostra la minima vergogna nel dimostrarsi tifoso, sempre composto e garbato, s’intende, ma con questa sua impostazione così insolita per l’epoca coinvolge il telespettatore senza prevaricare lo spettacolo che sta raccontando, ma assecondandolo ed esaltandolo attraverso le parole e l’intonazione.

Anche il ritmo delle telecronache inizia a salire, diminuendo sempre più i tempi morti. Al massimo, nelle fredde serate di coppa si poteva sentire in sottofondo il rumore dell’accendino pronto per incendiare l’ennesima sigaretta. I tempi delle “sciabolate morbide” e dei “super spot” s’intravedono appena all’orizzonte, e Pizzul si offre come ideale ponte di collegamento tra lo stile rigoroso e compassato dei suoi maestri, e quello spumeggiante ed urlato delle nuove leve come Piccinini e Caressa. Ma come è possibile rimanere nella memoria collettiva degli appassionati raccontando una nazionale priva di successi di prestigio?

Sassi, Pizzul, Vitaletti
Da sinistra a destra, Carlo Sassi, Bruno Pizzul e Heron Vitaletti con la ” Moviola”, 1971 (FARABOLAFOTO)

Oltre che alle qualità accennate in precedenza, Pizzul opera in un periodo in cui tutto il movimento calcistico italiano è all’apice della sua competitività. Molte delle sue prove indimenticabili si trovano nelle partite di coppe europee, in cui le squadre italiane arrivano spesso in fondo, con almeno una finalista in ognuna delle tre coppe. Proprio in occasione di una finale europea, si consuma la più difficile prova professionale per Pizzul, nella tragica notte dell’Heysel che ha spezzato le vite di 39 tifosi juventini.

Racconterà spesso che, nei convulsi momenti della tragedia, ha dovuto a malincuore rifiutare il microfono a due ragazzi che volevano rassicurare le rispettive famiglie; il tutto per non gettare nell’angoscia migliaia di altri italiani, in quel momento all’ascolto per avere notizie dei propri cari. Un atto che poteva sembrare cinico, ma che è stato capito poi da quei ragazzi, tutt’ora in contatto con Pizzul, e che la dice lunga sulla professionalità esemplare del telecronista friulano. In questo caso la telecronaca dell’evento è recitata in tono volutamente sommesso. Solo al fischio finale, che riporta una squadra italiana sul tetto d’Europa dopo 16 anni, si concede un guizzo d’orgoglio, immediatamente spiegato come afflato della sua anima sportiva.

Oltre a questa tragedia reale, la voce inconfondibile di Bruno Pizzul ha raccontato anche drammi sportivi collettivi, come tre sconfitte consecutive ai mondiali per mezzo della “lotteria dei rigori”. Dalla notte stregata del San Paolo – che lo costrinse a dissimulare, a fatica per la verità, la delusione bruciante per l’eliminazione nel mondiale casalingo – alla traversa di Gigi Di Biagio in Francia ’98, passando per la massacrante maratona di Pasadena, dove l’urlo “campioni!” rimase strozzato nella gola di Pizzul, tradito da quello che per lui è stato il campione più forte di tutti, Roberto Baggio.

Difficile trattenere l’emozione. Persino per Bruno Pizzul

La sorte, ironica e beffarda, l’ha fatto esultare e soffrire nella semifinale di Euro 2000, dove la sua voce è stata la mappa della sofferenza vissuta quel pomeriggio dagli azzurri. Aver sconfitto la maledizione dei rigori sarà solo l’anticamera gloriosa di una delusione cocente vissuta nella finale contro la Francia, e le parole di Pizzul pronte finalmente ad entrare nell’immaginario collettivo di tutti, associandosi ad un trionfo azzurro, saranno ammutolite dal perfido tiro di Wiltord a tempo scaduto, che piega le mani di Toldo e la resistenza di una squadra intera, travolta poi ai supplementari.

Rimane appena in tempo per scandalizzarsi di fronte alle inspiegabili decisioni di Byron Moreno, nel mondiale nippo coreano del 2002, affrontando però l’ingiustizia sportiva con il solito stile, utilizzando la sottile ironia di cui dispone per sdrammatizzare anche in un’occasione così triste per il nostro calcio. Nato come uomo di frontiera, l’ultima patita degli azzurri che commenterà sarà curiosamente proprio a Trieste, improvvidamente scelta come teatro di un’amichevole tra Italia e Slovenia nell’Agosto 2002.

Quattro anni dopo gli azzurri alzeranno al cielo di Berlino la quarta coppa del mondo della loro storia, e malinconicamente Bruno Pizzul lo racconterà come opinionista dallo studio di una piccola tv privata. All’ultimo rigore di Grosso, però, il suo tipico “si!”, così acuto e nasale, sfoggiato per mille altri rigori, rimbomba per tutto lo studio. In qualche maniera, magari nuovamente laterale, anche lui ha griffato con la sua voce un trionfo azzurro, lasciando però l’impressione che viene associata spesso ai Puskas, Cruijff, o Roberto Baggio: immensi campioni, indimenticabili nel loro genere, ma che hanno solo sfiorato il trionfo più ambito.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Ritratti
Raffaele Scarpellini
3 Maggio 2022

Paul Breitner tra Marx, Mao e Che Guevara

Eroe della controcultura, fino ai patti col sistema.
Italia
Luca Pulsoni
30 Marzo 2022

I ragazzi che diventeranno uomini senza l’Italia ai mondiali

Storia di un disamore antico: quello tra i ragazzi italiani e il pallone.
Italia
Valerio Santori
28 Marzo 2022

La disfatta dell’Italia senza un capro espiatorio

Perché la conferma di Mancini è una buona notizia per il movimento.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Marzo 2022

Capello: seguire il modello tedesco, non quello (defunto) di Guardiola

Don Fabio indica la via al calcio italiano.
Papelitos
Andrea Antonioli
25 Marzo 2022

È giusto così

Il male oscuro dell'Italia è tornato.
Papelitos
Matteo Paniccia
9 Marzo 2022

Non tifare, investi! (e perdi)

Perché i fan token sono pericolosi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
4 Marzo 2022

Cosa accomuna Balotelli, Berlusconi e Jeff Bezos?

Non è l'iniziale del cognome.
Podcast
La Redazione
23 Febbraio 2022

Il più sudamericano dei nove italiani

Un podcast con Bruno Giordano.
Ritratti
Emanuele Iorio
22 Febbraio 2022

La telecronaca è una cosa seria

Ritratto di Nando Martellini.
Italia
Alberto Fabbri
12 Gennaio 2022

Palermo vive di calcio

Il tifo per i rosanero, il Palermo Calcio Popolare e l'amore per il meraviglioso gioco.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Dicembre 2021

Calciatori, state attenti: meno partite significa meno soldi

Salute contro denaro, chi la spunterà?
Cultura
Gabriele Fredianelli
30 Novembre 2021

Luciano Bianciardi e quella notte speciale a Cagliari

Conversazioni alcolico-notturne con Scopigno tra Hegel, Guttuso e Gershwin.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Novembre 2021

Sarri e Ancelotti parlano anche per noi

Troppe partite, troppo calcio. Ma noi tifosi siamo pronti a rinunciarci?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Italia
Federico Brasile
19 Novembre 2021

Balotelli, Joao Pedro… chi offre di più?

La Nazionale è una cosa seria.
Ritratti
Alberto Fabbri
16 Novembre 2021

Edmondo Fabbri, il controritratto

Verità e bugie sull'allenatore della Nazionale eliminata dalla Corea del Nord.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Novembre 2021

Questi siamo

Campioni d'Europa, ma dove sono i campioni?
Interviste
Eduardo Accorroni
14 Novembre 2021

Conta vincere, conta il risultato

Intervista a Stefano Cusin, allenatore del Sud Sudan.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre 2021

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
Altri Sport
Gabriele Fredianelli
26 Ottobre 2021

Stefano Cerioni diventerà il Mancini della scherma?

Un parallelo tra i CT del fioretto e del calcio.
Papelitos
Federico Brasile
20 Ottobre 2021

L’Europa chiama, l’Italia non risponde

Il calcio italiano deve guardarsi allo specchio.
Ritratti
Matteo Mancin
17 Ottobre 2021

Beppe Viola, l’anticonvenzionale

Ritratto della breve e memorabile esistenza di Pepinoeu.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
5 Ottobre 2021

Il futuro del calcio? Lo decidono i vecchi

Wenger come Perez: giudici supremi del pallone che verrà.
Italia
Diego Mariottini
25 Settembre 2021

Salvatore Bagni, il combattente

Compie 65 anni un giocatore, più che di talento, indispensabile.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Italia
Edoardo Franzosi
17 Settembre 2021

Gianluca Vialli e il tempo della gratitudine

Il cancro, la fede, il calcio.
Italia
Michelangelo Freda
4 Settembre 2021

Il modello del Südtirol

La Bolzano biancorossa sogna il calcio che conta, ma è divisa tra tedeschi e italiani.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Italia
Diego Mariottini
15 Agosto 2021

Berlino 1936, il Ferragosto d’oro del calcio italiano

La nazionale di Pozzo che vinse l'oro alle Olimpiadi.
Podcast
La Redazione
4 Agosto 2021

Mamma Italia

Un podcast con Bruno Pizzul.
Italia
Lorenzo Ottone
18 Luglio 2021

Il (difficile) Rinascimento italiano

La patria del tifo non ha un tifo nazionale.
Estero
Alberto Maresca
16 Luglio 2021

Viaggio calcistico nel Messico mitologico

Siamo stati a Città del Messico tra calcio, vita e morte.
Podcast
La Redazione
13 Luglio 2021

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Papelitos
Paolo Pollo
5 Luglio 2021

Il mediano che diventò domatore di leoni

Breve elogio di Lele Oriali.
Basket
Giacomo Rossetti
5 Luglio 2021

L’Italia del basket rinasce a Belgrado

Con una gara da consegnare ai posteri, gli azzurri di Meo Sacchetti conquistano l’accesso alle Olimpiadi di Tokyo.
Ritratti
Marco Metelli
3 Luglio 2021

La leggenda di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 86 anni un mito della panchina.
Italia
Raffaele Scarpellini
23 Giugno 2021

Dal Pescara alla Nazionale

Immobile, Insigne e Verratti: da Zeman a Mancini.
Papelitos
Luca Pulsoni
17 Giugno 2021

Governare l’entusiasmo

Non soffiare sul fuoco, ma nemmeno spegnerlo.
Tifo
Alberto Fabbri
10 Giugno 2021

NOIF: una legge per l’azionariato popolare

Intervista a Massimiliano Romiti, presidente del comitato "Nelle Origini Il Futuro".
Papelitos
Alessio Nannini
10 Giugno 2021

La banalità ha (sopran)nomi e cognomi

Dal Gallo a Supermario, da Ivan il Terribile a Lorenzo il Magnifico.
Estero
Paolo Cammarano
9 Giugno 2021

La guerra (delle radio) più assurda di sempre

Un potere che in Spagna superava quello dei club.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno 2021

Alberto Malesani, l’ultimo degli umani

Sorridere in faccia al fallimento.
Tifo
Domenico Rocca
4 Giugno 2021

Nel nome di Antonio De Falchi

04/06/1989: il buio a San Siro.
Ritratti
Luca Giannelli
29 Maggio 2021

Bruno Pesaola, napoletano d’adozione

Le estrose geometrie calcistiche attraverso il fumo delle sigarette.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Maggio 2021

La lezione del calcio sudamericano

E la brutta figura del nostro calcio.
Italia
Raffaele Scarpellini
8 Aprile 2021

Mundialgate, le ombre dell’Italia ’82

Fu vera gloria?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
28 Marzo 2021

Viva il pragmatismo degli Azzurrini di Nicolato!

Lotta, sudore, sacrificio: ma per De La Fuente è l'anticalcio.
Interviste
Giuseppe Cappiello
12 Marzo 2021

US Fasano, il calcio del suo popolo

Il pallone come rito e bene collettivo.
Tennis
Alessandro Imperiali
2 Marzo 2021

La radio come antidoto al coronafootball

Le radiocronache sono tornate di moda.
Ritratti
Alberto Fabbri
12 Febbraio 2021

Giacomo Bulgarelli, eterna bandiera

Di Bologna figlio, del Bologna sposo.