Calcio
09 Marzo 2023

La Bundesliga è il campionato più combattuto d'Europa

E ad inizio stagione, chi lo avrebbe mai detto?

Sulla carta in questa stagione (come da quasi 10 anni a questa parte, a dire il vero) in Bundesliga non c’era storia. Il solito Bayern a fare da mattatore e le altre “grandi” o medio-grandi a giocarsi posizioni europee più o meno prestigiose. Eppure, ai due terzi del campionato, per la precisione alla 23esima giornata su 34 totali, per la prima volta dopo anni sono tante le squadre coinvolte nella lotta per il primato.


BUNDESLIGA=BAYERN MONACO


I bavaresi sono sempre stati la squadra regina della Germania, dapprima quella Ovest e poi quella riunificata; e non solo in campo nazionale, dove hanno conquistato per ben 31 volte la Bundesliga, ma anche in ambito internazionale, con 14 coppe europee e mondiali in bacheca. Per capire quanto sia ampio il divario tra i “Roten” e le altre squadre del Paese, basti solo pensare che neanche se si somma il numero totale di Meisterschale conquistati da tutte le altre squadre tedesche (28 in totale), si riesce a raggiungere quelle vinte dal Bayern. Ma soprattutto nell’ultimo decennio il dominio bavarese è diventato imbarazzante, soffocando il campionato stesso.



Dopo il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, capace di conquistare due titoli consecutivi (2011 e 2012), il Bayern Monaco non ha più sostanzialmente avuto rivali. E anzi ha stroncato sul nascere qualsiasi concorrenza, accaparrandosi i migliori giocatori del campionato tedesco in modo di rinforzarsi sempre di piùda un lato, e di indebolire gli avversari dall’altro. Tuttavia in questa stagione qualcosa pare essere cambiato: il Bayern è ancora primo in classifica (e resta strafavorito per la vittoria finale) ma solo per la maggior differenza reti, dato che il Dortmund resta appaiato a 49 punti e l’Union Berlino, che un paio di settimane fa si trovava anch’esso accanto alle due, pur essendo scivolato sta ancora a 5 punti dalla vetta (44).


IL CAMPIONATO PIÙ COMBATTUTO D’EUROPA


Se già questa è una situazione atipica per il calcio tedesco, in realtà è solo una parte della sorpresa che sta caratterizzando la Bundesliga 2022/23: le squadre in lotta per i primi posti non sono infatti solo tre, ma ben cinque. Tant’è che tra la quinta in classifica, attualmente il Friburgo, e il duo di testa ci sono solamente sette punti di differenza. Ma come si è arrivati ad una simile situazione? Quanto merito hanno le quattro squadre che stanno tenendo vivo un campionato che sembrava più “morto” di quello francese (sempre parlando di competitività) e quanto demerito ha il Bayern? La verità sta come (quasi) sempre nel mezzo.


LIPSIA E FRIBURGO


Partiamo con il RB Lipsia e il Friburgo. La prima, da quando ha iniziato la sua scalata ai vertici del calcio tedesco (nata nel 2009 ed in massima serie già dal 2016), è stata forse la più “convincente” delle rivali del Bayern a livello di rendimento, avendo concluso sempre sul podio ogni sua stagione in Bundesliga (tranne nel 2018) e avendo vinto l’anno scorso la Coppa di Germania. La squadra più odiata dalle tifoserie tedesche può contare su una rosa di giocatori giovanissimi e talentuosi, che qui (senza grandi pressioni) vengono valorizzati al massimo per poi essere venduti a peso d’oro ai grandi club di turno

Un classico sistema fondato sullo scouting e il player trading, insomma. Un calcio in provetta, anzi in lattina, ma realizzato perfettamente.

È però il Friburgo, insieme all’Union Berlino, la vera sorpresa di questo campionato: storicamente una “piccola” che nella sua lunga storia (fondata nel 1904) non è mai riuscita a vincere alcun trofeo se non qualche campionato minore, e che adesso si trova clamorosamente a sette punti dal Bayern dopo 23 giornate, agli ottavi di Europa League e in pienissima corsa Champions. Tutto già sorprendente di suo, e ancora di più se si pensa che il miglior marcatore stagionale nonché il giocatore più rappresentativo è un italiano, Vincenzo Grifo: quasi una bandiera bianconera (è in rosa dal 2019, dopo averci già militato tra il 2015 e il 2017), e terzo miglior marcatore della società del Baden-Wurttemberg con 68 reti.

In una squadra priva di grandi nomi è però l’allenatore a prendersi, e per distacco, la scena: Christian Streich, che nella sua lunga carriera ha sempre e soltanto allenato il club della Foresta Nera (dal 1995 al 2011 le giovanili, dal 2011 ad oggi la prima squadra), in patria è considerato una “figura di culto” tra gli appassionati, e il suo nome è ormai pienamente identificato con il Friburgo stesso, come un “Alex Ferguson proletario” e radicato nella Schwarzwald. Ci vorrebbe un articolo a parte per lui: vero uomo di calcio, a bordocampo sembra un Antonio Conte teutonico, perennemente furioso e agitato con i suoi giocatori per i 90 minuti, per poi esultare come un pazzo ad ogni gol della squadra.

Christian Streich in “posa”

La sua filosofia di gioco è puramente pragmatica: non è un dogmatico del possesso palla o del pressing a tutto campo, ma esalta la fase offensiva e quella difensiva a seconda del tipo di avversario e dello svolgimento del match. È tatticamente flessibile (ha spesso usato sia la difesa a 3 che quella a 4), e capace di valorizzare benissimo il “capitale umano” che ha a disposizione. Il principale motivo della sua popolarità però è dovuta al personaggio e ai concetti che esprime, sempre diretti e senza peli sulla lingua; non solo sul mondo del Fußball, ma anche sulla politica e la società. Un Klopp ancor più autentico, per cui

il gioco stesso del calcio “è cultura, non evasione.

Celebre anche la sua presa di posizione in favore del “consumo etico” – «i calciatori invece che comprare carne poco costosa che ha viaggiato per migliaia di chilometri nei supermercati, possono benissimo permettersi di comprare carne di qualità dalle macellerie locali» – , la netta condanna ai fondi arabi che investono nel calcio – «è incredibile che chi è coinvolto in violazioni dei diritti umani, faccia parte di questo mondo. Sarò sempre contrario» –, alla Superlega – «mi rendo conto che il romanticismo è finito. I grandi club vogliono fondare la Superlega per fare ancora più soldi, ma prima di tutto dovrebbero assicurarsi di gestire correttamente quelli che hanno» – e alle pubblicità del gioco d’azzardo durante le partite. Tanto che il New York Times è arrivato a definirlo “il filosofo della Foresta Nera”.

«Per molti anni, il calcio è stato sul filo del rasoio. È un prodotto e puoi spremerlo come un limone. Puoi continuare a spremere e il succo continua ad arrivare. E c’è ancora succo rimasto ora, ma la domanda è per quanto tempo le persone che lo amano vogliono vedere questo limone schiacciarsi e deformarsi».

Christian Streich


BORUSSIA DORTMUND E UNION BERLINO


Passiamo ora alle squadre con due tra le migliori tifoserie del calcio tedesco: il Borussia Dortmund e l’Union Berlino. I gialloneri stanno disputando un’ottima annata, a dispetto dei malumori di inizio stagione, causati dalla cessione di Erling Haaland e dal sostituto designato Sebastian Haller colpito da un tumore (fortunatamente, tornato ora in campo). Non a caso la prima parte di campionato è stata dominata dall’incertezza, con tante vittorie sì (8) ma anche molte sconfitte (6), e i soliti problemi in fase difensiva a cui non si riusciva a trovare efficace rimedio.

Tuttavia, al rientro dalla sosta post-Mondiale, il BVB si è letteralmente trasformato, ritrovando una continuità di rendimento e di risultati che sembrava impensabile fino a un mese prima: fino alla sconfitta di martedì con il Chelsea la squadra non aveva mai perso nel 2023, con 12 partite vinte su 12 e 10 su 10 in gare ufficiali. Nessuna sconfitta e nessun pareggio tra Bundes, Coppa di Germania e Champions (fino appunto all’altroieri e all’eliminazione, tra le polemiche, di Stamford Bridge).

Edin Terzic, l’allenatore dei gialloneri, ha avuto un percorso particolare da queste parti: partito come assistente di Lucien Favre per due anni e mezzo (dal 2018 al 2020), quando il tecnico svizzero è stato esonerato nel dicembre 2020 ha traghettato ottimamente la squadra sino al termine della stagione (vincendo la Coppa di Germania e portando il club in Champions). Risultati non sufficienti a garantirgli la riconferma, con la dirigenza che gli preferì Marco Rose.

Ma dopo un anno passato a fare il direttore tecnico, in seguito all’esonero di Rose, il tedesco-croato è stato rimesso in panchina, e stavolta in maniera permanente (ha firmato sino al 2025). Per quantoriguarda lo stile da gioco, da discepolo di Jurgen Klopp, Terzic predilige un calcio in cui il pressing è sempre costante, sia in fase di possesso che di non possesso, esaltando ovviamente la fase offensiva (47 i gol fatti in 23 partite) e inserendosi nell’identità tecnica del club giallonero.



L’Union Berlino invece non è più una sorpresa ma una certezza: da quando è approdato in Bundesliga (stagione 2019-20) è sempre cresciuto di rendimento ogni stagione, in un culmine rappresentato dal quinto posto della scorsa annata che ha permesso al club di qualificarsi per l’Europa League (dove ha eliminato l’Ajax ai sedicesimi e si trova ora di fronte l’abbordabile Union Saint Gilloise); in Patria invece lotta per garantirsi un posto Champions, e tra i tifosi biancorossi c’è anche chi crede nel sogno di diventare (in questo o nei prossimi anni) la prima squadra dell’ex-DDR a vincere il massimo campionato del Paese.

Parliamo di un club popolare e fondato nella Berlino Est (ma mai troppo legato al potere statale, tant’è che si guadagnò il soprannome di “squadra della dissidenza”), e ancora oggi la tifoseria è famosa per lo strettissimo rapporto che ha con la società, visto che i tifosi “eiserne” hanno più volte contribuito ad aiutare la squadra nei momenti di difficoltà finanziarie: nel 2004 raccolsero fondi per aiutare l’Union ad ottenere la licenza per iscriversi in quarta divisione (il nome dell’iniziativa era il più che eloquente “Bleed for Union”), mentre nel 2008 addirittura si offrirono per lavorare alla ristrutturazione dello stadio, il bellissimo “An der Alten Forsterei” (letteralmente “lo stadio nella vecchia casa del guardaboschi”).

Detto dell’eccezionalità del tifo, in campo l’Union sta continuando a crescere stagione dopo stagione e nella prima parte di questa stagione era addirittura in testa alla classifica. Quindi una leggera flessione nel mese di novembre (in cui ha ottenuto solo 1 punto in 3 partite) gli ha fatto perdere il primato, prontamente riconquistato (seppur “condiviso”) dopo la sosta mondiale, con 5 vittorie (consecutive) e un pareggio. Ora di nuovo un calo, con 2 punti nelle ultime 3 di Bundes.

Proprio come il Friburgo, si tratta di formazione priva di veri top player, e in cui il lavoro del tecnico –lo svizzero Urs Fischer, alla guida della squadra dal 2018 – è stato fondamentale per dare un’identità definita alla squadra e raggiungere questi risultati. La squadra è aggressiva, veloce e compatta. Difesa a tre, poco possesso e tante verticalizzazioni con palle lunghe, pressing costante ai danni degli avversari, importanza degli esterni nella costruzione delle occasioni da gol e anche nel lavoro di copertura in fase di non possesso. Non sarà il massimo dello spettacolo, ma si sta dimostrando uno stile di gioco maledettamente efficace.



LE “DIFFICOLTÀ” (IN PATRIA) DEL BAYERN MONACO


Giusto parlare ampiamente dei meriti degli avversari, ma se la Bundesliga è ancora aperta è a causa dei demeriti dei campioni in carica, raramente così in difficoltà nell’ammazzare un campionato chiuso in partenza. Se si guardassero i soli numeri, capirci qualcosa in più sarebbe difficile: il Bayern ha come sempre ha il miglior attacco del campionato (ben 66 reti in 23 partite), persino la miglior difesa (22 le reti subite) ed è comunque “primo” in classifica. In Champions poi ha vinto 8 partite su 8 battendo (due volte) il PSG, il Barcellona e l’Inter: 21 i gol fatti, 2 quelli subiti. Da far spavento. Eppure, a casa qualcosa non va.

Ai bavaresi, che hanno perso solo due volte, ma hanno pareggiato in ben sette occasioni, sembra mancare cattiveria e concentrazione; soprattutto tornati dalla sosta mondiale, con un rendimento in Bundesliga largamente peggiorato (4 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta in 8 match, bilancio risollevato nelle ultimissime partite). Le cause di questa “piccola crisi” sono da ricercare in una discontinuità nelle letture difensive due (Upamecano e De Ligt non sempre sono stati perfetti) e nella mancanza di un vero e proprio terminale offensivo post-Lewandowski.

D’accordo che in attacco d’accordo che i vari Sanè, Coman, Musiala (lui sopra tutti) e Gnabry offrono sempre un grande contributo, e che lo stesso Choupo-Moting sta disputando la migliore stagione della sua carriera, ma chiaramente nella transizione dopo il bomber polacco qualcosa si è perso. È arrivato Sadio Manè, utilizzato spesso come falso nove, ma un po’ gli infortuni, un po’ la non attitudine da punta centrale hanno fatto sì che il Bayern non riuscisse a venire a capo di partite sporche come capitava con Lewandowski. Anche perché, come lamentato pochi giorni fa da Matthaus, alcuni là davanti peccano di continuità:

«Sembra che (Sané e Gnabry, ndr) non abbiano voglia di dimostrare nulla a Nagelsmann, pare che non vogliano reagire e non lo capisco. Non stanno giocando bene, non stanno dando nulla alla squadra. Dovrebbero pensarci su».

Poi c’è stata la questione Neuer, pilastro dello spogliatoio bavarese, che dopo essersi rotto la gamba in un incidente sugli sci (!), con annessa chiusura anticipata della stagione, ha rilasciato un’intervista a “The Athletic” in cui ha affermato di essere stato “umiliato” dal suo club per la controversa decisione di licenziare senza preavviso il loro storico preparatore dei portieri, Toni Tapalovi. Una grana non da poco in spogliatoio, soprattutto quando si parla di un simile senatore e di una squadra che sta cambiando pelle e mantiene della vecchia guardia il solo Thomas Muller (oltre a Kimmich, 27enne ma nel club dal 2015).

Insomma, per il Bayern Monaco sembra un po’ una stagione di transizione – dove comunque transizione significa primato in campionato e quarti di Champions centrati. L’impressione però è che, proprio quest’anno, qualcuno possa insidiare un regime decennale che sembra scricchiolare: non tanto per questioni tecniche, ma per fisiologica mancanza di cattiveria e attenzione. Magari una squadra che getti il cuore oltre l’ostacolo come l’Union, o più probabilmente una vecchia rivale che dieci anni fa riusciva nell’impresa di scrivere un altro nome sull’albo d’oro tedesco; e che adesso, fuori dall’Europa ma forte di 8 vittorie su 8 nel 2023 in Bundes, può concentrarsi sull’assalto finale al Meisterschale.

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Emanuele Iorio

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