A sentire i commenti post-partita sembra che sia tutto “normale”: il panzer bavarese di Flick alla conquista dell’Europa; il crollo del Barcellona, che già aveva mostrato pesanti scricchiolii nelle Champions precedenti (3-0 dalla Juventus, 3-0 dalla Roma, 4-0 dal Liverpool) e che esaspera un trend a dir poco negativo; l’analisi di Piquè, che per primo si mette in discussione per il bene del Barca, obbligato a valutare un profondissimo ripensamento. Saremo allora noi che siamo strani, ma quello a cui abbiamo assistito ieri sera ci è sembrato il punto di non ritorno del calcio post-Covid. Un calcio estivo, in presenza di estate e in assenza di calcio.

 

 

Riteniamo sia difficile – se non inutile – parlare di calcio giocato come se questo fosse realmente calcio. Solo nei primi 30′ di gioco, il punteggio era di 4-1 per il Bayern: i bavaresi potevano segnarne altri, il Barcellona pure. Questo è il paradosso. La partita è finita 8-2, ma sarebbe tranquillamente potuta terminare 12-4 (il Bayern Monaco ha tirato 26 volte verso la porta avversaria, per dire).

 

 

Che la formazione tedesca sia stata nettamente superiore non elude la realtà dei fatti: nei fatti, questo calcio è una finzione. A cominciare dal clima pre-partita, condito di dichiarazioni e grandi attese, puntualmente deluse dal campo. C’è una distanza enorme, sempre più inquietante e distopica, tra il calcio raccontato e quello giocato: nelle conferenze stampa, nelle analisi degli allenatori, nei commenti degli opinionisti. La realtà non tiene il passo della narrazione, che anzi rimane imperterrita quella di sempre, come se nulla fosse cambiato (giustamente, chi vende il prodotto non può pensare di svalutarlo, malgrado il triste ed evidente stato delle cose).

 

La solita delusione di Messi, in una partita – a sentire i media – come le altre (Photo by Manu Fernandez/Pool via Getty Images)

 

 

E così, mentre la “storia” è stata scritta – 8-2 è un risultato che segnerà gli annali, sia per il Barcellona sia per la competizione –, il calcio ha perso un altro lembo della sua purezza. Poco ci rimane da dire, perché poco questo calcio ha da offrire. Vi ricordate Caressa al Club, affermare entusiasta che

“questo calcio a me me piace; so’ sincero ao, mi diverto di più!”.

Tanti gol, difese inesistenti – Ter Stegen ieri sera sembrava quasi aver perso la ragione – e imbarazzanti; zone di centrocampo spezzate in due neanche fosse la partita del giovedì sera con gli amici del calciotto. Occasioni da una parte e dall’altra. Lingue a penzoloni dopo il primo tempo, infortuni a ripetizione. Ma a quanto pare ormai l’importante, nel football, è lo spettacolo. Il divertimento prima di tutto.

 

 

In tutto ciò, nessuno può né supportare né insultare i giocatori in campo, perché il calcio, in fondo, senza tifosi, è molto meglio: si sentono i rumori del campo, ci si può immergere nel rettangolo verde, si possono apprezzare dialoghi di un certo livello e, con un po’ di immaginazione, credere che tutto questo sia normale; credere che tutto questo sia persino gradevole. Un giorno non lontano, magari, ci diranno anche che 2+2 fa 5, cinque come il numero minimo di gol perché una partita sia “divertente”.

 

 

Forse allora i matti siamo noi. Perché se questo è veramente pallone, se davvero oggi dobbiamo parlare solo del Bayern favorito per la Champions o della rivoluzione blaugrana (su cui comunque torneremo), beh in tal caso facciamo un grosso in bocca al lupo ai nuovi giornalisti sportivi. Ci troverete sull’Aventino, aspettando che i tifosi tornino negli stadi e che passi questo caldo d’agosto il quale, forse, sta dando a tutti un po’ troppo alla testa.