Calcio
02 Dicembre 2020

Perché i fuoriclasse giocano coi calzettoni abbassati?

E perché portano (quasi) tutti la maglia numero dieci?

Secondo Pascal, «la verità è così oscurata e la menzogna così affermata che, a meno di amare la verità, non sarebbe possibile conoscerla» (Pensieri, § 739). Quando vediamo per la prima volta in azione un calciatore coi calzettoni abbassati, ci aspettiamo da lui grandi cose. Senza dubbio, pensiamo, sarà un calciatore passionale, emotivo, spontaneo; soprattutto, sarà dotato di una classe sopraffina.

 

 

Se questo accade è perché prima ancora di conoscerlo, di misurarne il reale talento, ci sentiamo attratti dalla sua figura. Il calzettone abbassato, come fosse un’icona sacra, ci indica un significante che anticipa – colmandolo – qualsiasi significato. Un po’ come accade col colpo di fulmine in ambito amoroso. Secondo Italo Svevo (La coscienza di Zeno), quando un uomo si innamora di una bella donna ne idealizza anche le qualità intellettuali; accade più o meno lo stesso con chi vede un giocatore coi calzettoni abbassati. Ma il talento che gli attribuiamo è solo ideale?

 

calzettoni bassi dybala
La rabbia di Dybala, ultimo baluardo insieme a De Paul del 10 col calzettone basso (ph Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

 

 

Intervistato sulla scelta di tenere i calzettoni al livello della caviglia – neanche dello stinco, come accade normalmente –, Omar Sivori rispondeva di preferirli al calzettone portato medio o medio-alto per una semplice questione di comodità. Una risposta semplice e demitizzante. Eppure, c’è un dettaglio che non deve sfuggire: Sivori non portava i parastinchi poiché all’epoca non era obbligatorio. Probabilmente, col passo brevilineo e tutta-tecnica che lo caratterizzava, il calzettone basso era anche più utile alla causa. Certo è che già con Sivori, tanto forte quanto matto, si delinea quello strano legame tra calzettone basso e ribellione interiore.

 

 

Quest’ultimo aspetto esce fuori con più prepotenza nel calciatore moderno, più vicino ai riflettori e quindi portatore (più o meno consapevole) di un messaggio extra(meta)-sportivo. È il caso di Gigi Meroni, George Best italiano. In un momento storico in cui vestirsi col pantalone a zampa o stretto alla caviglia può indicare l’appartenenza ad un certo contesto sociale e politico, portare il calzettone basso non è un capriccio legato all’estetica, ma il segno tangibile del proprio essere. Accade d’altra parte anche oggi, ma con altre forme (tatuaggi, capigliature strambe, scarpini fluo) e ben altri messaggi.

 

calzettoni bassi veron totti
L’apogeo del calzettone basso (ph New Press/Getty Images)

 

 

Dal punto di vista tecnico, esiste senz’altro un curioso legame tra i calciatori coi calzettoni bassi: sono dotati di una classe sopraffina, sono belli da vedere, a volte indisciplinati, amati dai tifosi. Si pensi a Mario Corso (che si ispira a Sivori) e alla grazia delle sue movenze, oltre all’elegante efficacia delle sue giocate. Si pensi a Juan Sebastian Veron, che accartoccia il calzettone sul parastinco, introducendo una moda che riprenderà, molti anni dopo, Paulo Dybala (altro numero 10 per eccellenza).

 

 

E ancora, via con la carrellata dei geni col calzettone basso: Manuel Rui Costa, Francesco Totti (numero 10), Roberto Baggio (altro 10). Icone del calcio mondiale che, in quanto fuoriclasse, vestono fuori dalla norma. I tempi cambiano, il calcio pure, ma la formula del calzettone basso resiste. Pensate a De Paul e Grealish (entrambi numeri 10), o a Insigne e Depay (altro numero 10). Il calzettone abbassato è un marchio riconoscibilissimo. È il tratto distintivo del fantasista, del fenomeno, del giocatore simbolo. In un’epoca ossessionata dal controllo (tra VAR, Expected Goals e rivoluzione nerd), il calciatore coi calzettoni bassi è l’eccezione che fa ballare la regola. E che restituisce al calcio la sua dimensione bucolica.

 

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

La partita del secolo
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Dicembre 2022

La partita del secolo

Argentina-Francia è stata una metafora dell'esistenza.
La colpa degli argentini? Essere bianchi!
Critica
Gianluca Palamidessi
11 Dicembre 2022

La colpa degli argentini? Essere bianchi!

La domanda è: quando, il Washington Post, parlerà dello stesso problema per la Croazia?
È tornato il calcio degli stregoni
Critica
Gianluca Palamidessi
10 Dicembre 2022

È tornato il calcio degli stregoni

I Mondiali come essenza del calcio.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Mai più Europeo itinerante
Papelitos
Lorenzo Santucci
08 Luglio 2021

Mai più Europeo itinerante

Una formula fallimentare su tutta la linea.
Totti è nella nuca
Papelitos
Vittorio Ray
27 Settembre 2020

Totti è nella nuca

Inventare calcio girati di spalle.
Che ci sei stato a fare
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
18 Giugno 2019

Che ci sei stato a fare

Fare i conti con Totti.
L’Antetotti
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
27 Maggio 2017

L’Antetotti

Compendio di storia romanista 1927-1993 per sopravvivere al 28 maggio.
Qatar 2022, l’isola che (non) c’è
Recensioni
Gianluca Palamidessi
25 Novembre 2019

Qatar 2022, l’isola che (non) c’è

Inchiesta dal libro di Gianluca Mazzini.