Calcio
10 Agosto 2022

I capitani abbandonano la nave

Anche quando non affonda.

Le qualità di un buon capitano sono tante, dalla fedeltà alla maglia sino alla capacità di tenere unito il gruppo. Scegliere un buon leader non è facile e probabilmente sarà anche per questo, oltre che per le scelte di mercato delle società, che la metà delle squadre di serie A si appresta a cambiare capitano in vista della prossima stagione e la rivoluzione non sembra essere ancora terminata. Neopromosse e squadre di alta classifica, la rivoluzione ha colpito senza alcune distinzione.

Milan, Napoli, Juventus, Sassuolo, Udinese, Torino, Salernitana, Empoli, Lecce e Monza sono le squadre che hanno cambiato e quasi tutte hanno perso il capitano, ceduto oppure lasciato andare via a parametro zero verso altri lidi.

Amato e odiato dai suoi stessi tifosi, Alessio Romagnoli ha lasciato il Milan a scadenza contratto per andare a Roma ed indossare la maglia bianc celeste, da sempre sua squadra del cuore. Ai campioni d’Italia il suo posto è stato preso da Davide Calabria, un prodotto del vivaio rossonero che ha scalato le gerarchie in silenzio e con il lavoro. In un sol colpo tutti contenti: società, giocatori e tifosi, con due ragazzi nati e cresciuti nelle squadre di cui indossano la maglia.

Paradossale la situazione del Napoli che in una sola sessione di mercato ha perso tutti i suoi capitani. Per primo Lorenzo Insigne, capitano con la valigia destinazione Toronto sin dal mese di gennaio: nessun accordo per il rinnovo e volo di sola andata verso la MLS. In questa sessione di mercato invece sono andati via prima il suo vice, Kalidou Koulibaly, passato al Chelsea, e poi Dries Mertens al momento ancora in cerca di una nuova squadra. Nuovo capitano Giovanni Di Lorenzo, eletto tale non per meriti di anzianità ma perché, parole di mister Luciano Spalletti, votato dallo spogliatoio.

Proprio come Milan e Napoli, anche la Juventus ha salutato il suo capitano a scadenza contratto. Giorgio Chiellini è volato negli Stati Uniti lasciando il posto a Leonardo Bonucci che ha ottenuto i gradi sfruttando anche l’addio di Dybala e la fine della punizione decretata da Allegri, quando lasciò i bianconeri per indossare maglia e fascia di capitano del Milan. Ancora in cerca di squadra Andrea Belotti che ha lasciato il Torino dopo sette anni. Tante voci di mercato ma al momento nessuna certezza in merito al futuro del gallo. Il suo posto verrà preso da Sasa Lukic, anche lui promosso in virtù degli addii di Mandragora e Ansaldi.


Dopo diciassette anni lascia il Sassuolo e il calcio, invece, lo storico capitano neroverde Francesco Magnanelli. Gianmarco Ferrari sarà il suo sostituto. Via a zero anche Milan Djuric che abbandona la Salernitana (Franck Ribery indosserà la fascia) per firmare con il Verona. Empoli e Lecce invece hanno deciso di cedere i loro capitani: per quanto riguarda i toscani, Simone Romagnoli ha sposato il progetto del Parma in serie B lasciando la fascia a Filippo Baldinelli mentre Fabio Lucioni, capitano della promozione, è passato dai salentini al Frosinone. Solo Udinese e Monza hanno cambiato per motivi tecnico comportamentali e non per scelte di mercato. Il nuovo mister dei friulani, Andrea Sottil, ha messo la fascia sul braccio di Roberto Pereyra togliendola a Bram Nuytinck. Adriano Galliani invece per convincere Matteo Pessina a lasciare l’Atalanta gli ha promesso la fascia di capitano, sino a quel momento indossata da Mario Sampirisi.

Sembrano ben lontani i tempi di gente come Francesco Totti e Franco Baresi, ad oggi ancora primo e secondo nella classifica dei calciatori più presenti con la fascia al braccio. Il romanista è stato capitano per diciannove stagioni e 786 presenze mentre il milanista per quindici stagioni e 719 presenze. Le uniche eccezioni sembrano Samir Handanovic all’Inter, Lorenzo Pellegrini alla Roma alla Roma, Ciro Immobile alla Lazio e Fabio Quagliarella alla Sampdoria, tutti capitani di lungo corso o comunque già simboli dei propri colori (pensiamo proprio a Pellegrini, che ha raccolto il testimone di una tradizione di capitani romani e romanisti).

Il calcio d’altronde è cambiato, e con esso anche i calciatori.

Ne sono una dimostrazione i tantissimi giocatori andati via a scadenza, ma se un parametro zero non fa notizia quando si parla di un giocatore “normale”, per un capitano la storia è differente. E continua in un certo qual modo a stonare il fatto che il leader di un gruppo diventi una figura sempre più labile e sfumata, in un periodo in cui la fascia rischia di diventare più un onere che un onore, o comunque un simbolo ormai svuotato dal suo tradizionale valore. Così, lasciata ormai alle spalle l’epoca dei grandi capitani, bandiere e/o autentici riferimenti caratteriali, è proprio la figura del capitano forse a riassumere meglio il nuovo calcio. Con la sua logica (prima di tutto) economicista.

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