Nella fredda serata del 2 febbraio 2007 va in scena allo Stadio Massimino l’infuocato derby di Serie A tra Catania e Palermo, catalogate dalla questura alla voce partite ad alto rischio. Durante gli scontri avvenuti nel post-partita all’esterno dell’impianto perde la vita l’Ispettore di Polizia Filippo Raciti. Secondo la ricostruzione dei fatti, riportata dalla tesi della procura, è il diciassettenne Antonino Speziale che, utilizzando un sopra-lavello a mo’ d’ariete, uccide il funzionario di Polizia in servizio.

 

La vicenda, però, già nelle ore successive, inizia a suscitare qualche perplessità, specie riguardo alle dinamiche. Dubbi legittimi che nel corso dell’iter processuale si moltiplicano, attorniando la vicenda di testimonianze ritrattate, giudizi capovolti e molta disinformazione da parte dei mass media. Il caso è tutt’altro che chiaro.

 

Lo scrittore Simone Nastasi ne parla accuratamente nel libro Il caso Speziale. L’autore, attraverso lo studio degli atti processuali, evidenzia le molte incongruenze giungendo, in fine, alla postulazione di una domanda fondamentale:

Verità giudiziaria e verità storica possono coincidere?

Tra le anomalie del caso, la più eclatante sembra proprio quella legata alle dinamiche dell’incidente. E’ proprio un collega di Raciti, Salvatore Lazzaro, in un primo accertamento, a dichiarare che il poliziotto, muovendosi in retromarcia nei concitati momenti degli scontri fuori dallo Stadio, sente un brusco colpo nella parte retrostante del veicolo e vide l’Ispettore recarsi le mani al capo dolorante.

 

Per l’accusa è il giovane Speziale, insieme al complice Daniele Micale, ad aver preterintenzionalmente sferrato il colpo che stroncherà la vita, due ore dopo in ospedale, a Filippo Raciti. Nella successiva perizia richiesta dal GIP Alessandra Chierego al RIS di Parma, però, emerge come il trauma riportato nello sviluppo dell’incidente da parte dell’agente non risulti idoneo con la tesi del sotto-lavello.

 

Il servizio dell’epoca a pochi minuti dall’episodio

 

La tesi della difesa apre quindi ad un’ipotesi amica, che vedrebbe l’agente vittima di un tragico e fatale errore. Se non fosse che poco dopo lo stesso Salvatore Lazzaro, dinnanzi alla Magistratura si allontanerà dalla versione riportata ai suoi colleghi, allungando un processo durato sino al Novembre 2012, quando la cassazione si pronuncerà definitivamente nei confronti di Speziale e Micale condannandoli rispettivamente a 9 e 11 anni. Paradossalmente, a Micale vengono inflitti 2 anni di reclusione in più di quello che, sempre secondo l’accusa, è l’esecutore materiale dell’omicidio.

 

Qualche mese fa è apparso all’esterno dello stadio Renzo Barbera di Palermo uno striscione di vicinanza nei confronti di Antonino Speziale. Sono seguiti una serie di piccoli manifesti attaccati alle vie del centro storico di Palermo, da parte del centro sociale Anomalia, che invitavano gli interessati a partecipare ad un dibattito dal titolo storia di un’ingiusta detenzione. In entrambi i casi le forze dell’ordine, guidate dalla Digos, hanno rimosso il vario materiale ed ostacolato notevolmente le iniziative organizzate.

 

Non è facile, quindi, comprendere questo atteggiamento da parte delle autorità – nonché delle istituzioni – nel reprimere totalmente ogni tentativo, da parte della sfera civile, di intraprendere un’analisi critica ed oggettiva nei confronti della vicenda. Sarà forse per questo che, quando si tratta il caso Speziale, in molti giornalisti subentra quasi il timore di esprimere apertamente le contraddizioni e le criticità di un iter giudiziario complesso e travagliato.

 

”I giornalisti che si sono voluti occupare di questo caso sono stati trattati da “eretici”. Come se appunto questo caso non andasse trattato per principio. Ma basta leggersi le carte del processo per capire che gli elementi di discussione ci sono eccome” (Simone Nastasi).

 

Il mondo ultras si è sin da subito interessato alla vicenda, garantendo supporto ed evidenziando in più occasioni – attraverso eventi, pubblicazioni e manifestazioni – una totale vicinanza alle sorti di Antonino, nonché il desiderio di fare chiarezza sull’episodio. Secondo il parere del prima citato, Simone Nastasi

 

“Il fatto che a interessarsi del caso sia stato soltanto il cosiddetto “mondo ultras” ha ridotto la vicenda a una posizione di parte”.

 

“Gli ultras, continua Nastasi, si sono limitati a dare risalto ad elementi che mettevano in discussione la sentenza, che la stampa non ha voluto prendere nella giusta considerazione. E mi riferisco ai passaggi della vicenda che invece sarebbero dovuti essere raccontati per dovere di cronaca. Le difficoltà sono arrivate proprio dal carattere mediatico assunto dal processo. Una costante nella storia giudiziaria del nostro Paese, un difetto che andrebbe corretto nella tutela delle persone coinvolte. Ritengo, a mio modesto avviso, che delle vicende giudiziarie, quando sono ancora in corso, bisognerebbe parlarne con maggiore equilibrio”.

 

Il caso Speziale non è ovviamente paragonabile a quello di Aldrovandi, di Sandri, di Cucchi, e per una semplice ragione: mentre queste sono vittime, uccise dalle forze dell’ordine, quello è stato l’omicida di una delle forze dell’ordine presenti quella sera al Massimino. E se le oscurità rimangono tantissime, al momento non possiamo che affidarci alla conferma della cassazione.