Carrello vuoto
Storie
27 Ottobre

La squadra di Ceausescu

Matteo Picconi

1 articoli
Il Viitorul Scornicesti per capire il regime rumeno.

Fino al 1989 la cittadina di Scornicesti era famosa. Il piccolo villaggio di origine tatara, situato nell’antica regione della Valacchia, nel gennaio del 1918 aveva dato i natali a una delle figure più emblematiche della storia rumena: Nicolae Ceausescu. In principio non si chiamava neanche così, bensì Tătărăi, almeno fino al 1965, quando il “genio dei Carpazi” divenne il primo segretario del Partito Comunista Rumeno. Desideroso di cancellare ogni traccia del suo passato, povero e contadino, nei primi anni del suo mandato Ceausescu trasformò drasticamente il volto della nuova cittadina.

Le abitazioni dei braccianti furono sostituite dagli alloggi destinati alla classe operaia e i campi lasciarono il posto alle nuove fabbriche impiegate nella piccola industria meccanica e tessile. Rimase solo qualche vecchia abitazione, tra cui quella del dittatore stesso, ancora oggi mèta dei pellegrinaggi di nostalgici e simpatizzanti del vecchio regime comunista. Destinato a rappresentare un modello di villaggio socialista, Scornicesti diventò piuttosto un piccolo regno feudale, collegato direttamente al potere centrale e amministrato dalla sorella del conducator, Elena Ceausescu, e da suo marito Vasile Barbulescu, detto Lica.

La casa natale di Nicolae Ceausescu

Nel mondo dei due blocchi l’utilizzo dello sport come strumento politico di propaganda e di diplomazia era prassi abbastanza comune, soprattutto a est di Berlino e nella Repubblica Popolare Rumena. Basti solo pensare ai due club di Bucarest che, da sempre, si contengono i titoli nazionali: la Steaua, amministrata fino alla caduta del regime da Valentine Ceausescu, figlio adottivo di Nicolae, è tutt’oggi la rappresentativa dell’esercito rumeno; la Dinamo è stata per decenni prerogativa del Ministero degli Interni e della polizia politica, la Securitate.

Ed è nel 1972 che prende avvio l’avventura del Viitorul Scornicesti, la temibile squadra di zio Nicu, destinata a diventare un grande club nazionale e che divenne, invece, il simbolo della corruzione e del malaffare dello sport rumeno. Voluta fortemente dal colonnello Valeriu Sturza, storico dirigente della Steaua, e dal genero del conducator, Barbulescu, le sorti della squadra non rientrarono mai nelle preoccupazioni di Ceausescu, almeno stando a quanto affermato da Aurel Mincu, esterno sinistro acquistato dal club verso la fine degli anni ’70, in un’intervista rilasciata al sito rumeno evz.ro nel 2014:

«L’ho visto solo una volta lì, quando è stata inaugurata la fabbrica di abbigliamento locale e l’intero villaggio è stato portato fuori per incontrarlo, compresi noi calciatori. Invece i suoi parenti, rimasti nel villaggio, si sono presi cura della squadra».

Nel giro di soli quattro anni la squadra di zio Nicu scalò ben quattro categorie, raggiungendo la massima serie nel campionato 1981/82. Un risultato che Lica Barbulescu decise di ottenere a tutti i costi.
Nell’edizione 1977/78 lo Scornicesti militava in terza divisione. Costituita perlopiù da giovani militari in servizio di leva, la squadra di Ceausescu viaggiava in alta classifica, agevolata da indubbi favori arbitrali e da un certo timore reverenziale da parte degli avversari che, spesso, scendevano in campo già sconfitti. Il 21 giugno 1978 andò in scena la penultima giornata di campionato.

Un turno che si preannunciava decisivo in vista della promozione in seconda serie e che vedeva lo Scornicesti primo a pari punti con il Flacara Moreni, club che prendeva il nome dall’antica città di Moreni, la culla dell’industria petrolifera rumena. Per lo Scornicesti la promozione era a portata di mano, dovendo affrontare in casa il già retrocesso Electrodul Slatina. Un derby, quello della contea di Olt, il cui esito era praticamente già scritto. Ma c’erano almeno un paio di problemi da affrontare: alla vigilia del match, la differenza reti premiava il Flacara per una manciata di gol; il proprietario del club di Moreni era un certo Tudor Postelnicu, comandante capo della Securitate. Insomma, pur trattandosi di una partita di serie C, gli interessi in gioco erano davvero tanti.

Dal canto loro, Barbulescu e il presidente Dumitru Dragomir corsero subito ai ripari con uno stratagemma che, a pensarci oggi, fa sorridere. Non disponendo di collegamenti telefonici diretti in un raggio superiore ai 30 km, Lica fece disporre un’immensa task force di posti di blocco lungo tutti i 150 km che dividono Scornicesti dalla città di Moreni. La ragione non rispondeva certo a questioni di ordine pubblico: gli aggiornamenti circa l’andamento del match tra il Flacara e gli ospiti del Rova Rosiori, sarebbero giunti tramite il passaparola dei poliziotti. A tutto il resto avrebbe pensato lui, i gol non sarebbero mancati.

A livello “multimediale”, dello Scornicesti di Ceausescu ci resta davvero poco
A livello “multimediale”, dello Scornicesti di Ceausescu ci resta davvero poco

Di quel match, che ancora oggi viene ricordato come uno degli scandali più vergognosi della storia del calcio rumeno, non sono rimaste molte tracce. La stampa dell’epoca, ovviamente, si limitò ad elogiare l’incredibile goleada dei padroni di casa. Si conosce l’undici titolare dello Scornicesti: Anghel, Cotigă, Pană, Bucurescu, N.Păun, P.Petre, P. Manea, Şoarece, Culea, Martinescu, Mincu. Punte di diamante della squadra, allenata da Dumitru Macri (che da calciatore vanta il primato di essere stato il primo candidato di nazionalità rumena a concorrere per il Pallone d’Oro negli anni ’50), erano il capitano Lucianu Martinescu e l’attaccante Gheorghe Şoarece, gioiellino strappato pochi mesi prima alla Dinamo Slatina.

Quest’ultimo, in un’intervista rilasciata nel 2004 al Jurnalul National, ha ricordato così il suo trasferimento “forzato” nella squadra di Ceausescu: «Giocavo a Slatina, che era il capoluogo della contea e giocavo nella divisione B. Scornicesti era invece un piccolo villaggio con una squadra nella divisione C. Non ho potuto rifiutare e sono andato, anche se non mi andava bene. Mi hanno dato 5.000 lei e una bottiglia, e ha iniziato a piacermi». Per quanto riguarda il già retrocesso Electrodul, l’entusiasmo non doveva essere proprio dei migliori: alcuni giocatori furono prelevati dalle loro case e condotti sul campo con la forza.

Secondo le testimonianze più accreditate, alla fine della prima frazione il tabellino segnava 8 a 0 per lo Scornicesti. Durante l’intervallo arrivò il tanto atteso aggiornamento dal campo del Flacara. Se ne conoscono due versioni. La prima è che il messaggio giunto all’ultimo posto di blocco fosse “a Moreni 11”; la seconda versione, più credibile, l’ha raccontata proprio il presidente Dragomir in un documentario prodotto dalla testata spagnola El Mundo, uscito lo scorso anno:

«Un poliziotto piuttosto ignorante venne a riferire durante l’intervallo che il risultato era di 2-0 ma i nostri capirono 9-0 e si sono messi a fare altri gol. Nelle divisioni inferiori non c’erano osservatori, nessuno avrebbe potuto controllare».

La farsa si trasformò in commedia. Anziché interpretare quel messaggio in maniera sensata, e pensare a un banalissimo 1 a 1 oppure a un 2 a 0, il CT Macri e il presidente Dragomir pensarono al peggio, ovvero che il Flacara avesse siglato una valanga di reti. La partita, ormai senza storia, si “riaccese”, viaggiando a una media di circa un gol ogni cinque minuti. L’incontro finì 18 a 0 per la squadra di Ceausescu. Nonostante il ricco bottino, dopo il triplice fischio le due squadre furono trattenute nel rettangolo di gioco dal direttore di gara, in attesa del risultato definitivo del match di Moreni, conclusosi poi con un modesto 2 a 1 per i padroni di casa.

Il quotidiano locale Oltul pubblicò un tabellino dei marcatori piuttosto fumoso: spiccavano le sette reti di Martinescu, vero mattatore del match, seguito dalla tripletta di Şoarece e dalle doppiette di Pana e Culea. A questi si aggiungevano i quattro autogol “siglati” dalla squadra ospite che, ovviamente, contribuì alla causa pur di non creare problemi ai familiari di zio Nicu. Con l’agevole vittoria per 2 a 0 in casa del Petrolul Videle, lo Scornicesti chiuse in testa alla classifica con 47 punti e una differenza reti pari a 95 gol segnati, 24 quelli subiti. Lica poteva dormire sogni tranquilli: il suo Viitorul si era “guadagnato” la serie B.

Quel che resta, oggi, dello stadio fatto costruire da Vasile Barbulescu (fanatik.ro)

L’impetuosa cavalcata verso la vetta del calcio rumeno si materializzò nel giro di due anni, grazie ad arbitri e avversari sempre più “consenzienti”, ma anche grazie all’arrivo di giocatori di livello, come ad esempio l’attaccante Victor Piturca, che vestì la maglia dello Scornicesti per tre stagioni prima passare alla Steaua Bucarest, dove diventerà un idolo come calciatore (138 gol in 175 gare ufficiali) e allenatore. Non mancarono altri episodi “clamorosi” in favore della squadra del conducator.

«Abbiamo avuto degli arbitraggi di cui ci siamo vergognati» rispose Aurel Mincu nella già citata intervista del 2014, riferendosi al match di serie B contro il Metalul Bucuresti durante il quale il presidente Dragomir impose al direttore di gara di annullare un gol (già convalidato) per un fuorigioco inesistente. Gli avversari si misero a ridere e nell’azione successiva voltarono le spalle al gioco, permettendo così ad Aurel e compagni di siglare il gol decisivo. L’arbitro, piuttosto intimorito dalla presenza di Dragomir a bordo campo, decretò la fine del match all’82’ minuto. Riprendendo le dichiarazioni di Mincu:

«Il giorno dopo, sui giornali, non è stato scritto nulla su ciò che era realmente accaduto».

I primi anni ’80 rappresentano il periodo d’oro per lo Scornicesti, ormai club “titolato” di serie A, che nell’edizione 1981/82 si posizionò addirittura al quarto posto sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa. Ma sono anche gli anni in cui il regime di Ceausescu inizia ad avvitarsi su sé stesso, stritolato da un’economia a pezzi, dalla povertà, da un debito estero che ammontava a 12 miliardi di dollari.

Ciononostante Lica continuava a pensare in grande e nel 1982 inaugurò i lavori per un nuovo stadio, un impianto destinato ad un pubblico di oltre ventimila spettatori, quando a Scornicesti gli abitanti erano poco più di diecimila. I lavori terminarono nel 1988, un anno prima della fine dell’era Ceausescu. Quando la mattina di natale dell’89 il conducator e sua moglie furono sbrigativamente processati e giustiziati, l’ex villaggio tataro, da pochi mesi promosso a città, era già sull’orlo della dissoluzione. E così il suo club calcistico.

La squadra di Lica venne automaticamente retrocessa nelle serie minori, dalle quali non riemerse più. Attualmente milita nella Liga IV. Scornicesti si trasformò nella cittadina spettrale dei nostri giorni, le fabbriche smantellate e occupate mentre le tribune dello stadio voluto da Barbulescu attualmente offrono riparo a famiglie di sfollati. Di quell’impresa resta poco o nulla, se non una pagina sporca, un po’ sbiadita, al contempo emblematica di un regime, quello di Ceausescu, sgretolatosi su sé stesso.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Calcio
Michelangelo Freda
26 Maggio 2022

Ciriaco De Mita e l’Us Avellino

È morto oggi, a 94 anni, un autentico uomo di potere.
Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Cultura
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.
Tifo
Alberto Fabbri e Domenico Rocca
26 Novembre 2021

Curve pericolose: quando le gradinate minacciano il potere

Intervista-recensione a Giuseppe Ranieri, penna militante sulla strada e sui gradoni.
Ritratti
Diego Mariottini
12 Novembre 2021

Nadia Comaneci, Stella dell’Est

La ginnastica della perfezione.
Interviste
Antonio Aloi
8 Ottobre 2021

Il pallone è rotondo come il mondo

Intervista ad Antonio Stelitano, tornato a Messina dopo aver giocato (quasi) ovunque.
Storie
Andrea Tavano
21 Settembre 2021

Boris Arkadiev, maestro del calcio sovietico

Demiurgo (a sue spese) dello sport nell'URSS.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Editoriali
Andrea Antonioli
11 Luglio 2021

Gareth Southgate, l’inglese

Unire il Paese attraverso il football.
Editoriali
Andrea Antonioli
24 Giugno 2021

Che stanchezza il calcio arcobaleno

Kneeling, rainbows and conformism.
Tifo
Antonio Torrisi
31 Maggio 2021

La Ternana ha il cuore d’acciaio

Il calcio come specchio della città.
Papelitos
Federico Brasile
30 Marzo 2021

Perché boicottare quando si può sensibilizzare?

Le nobili battaglie degli sportivi impegnati.
Editoriali
Valerio Santori
24 Marzo 2021

Lo sport è politica, non propaganda

Gli atleti impegnati non sono tutti uguali.
Storie
Alberto Maresca
18 Gennaio 2021

Morto un Re Cecconi non se ne fa un altro

44 anni fa un omicidio assurdo, nel pieno degli anni di piombo.
Storie
Gianpaolo Mascaro
23 Dicembre 2020

(Piccola) Patria basca

Orgoglio e radici dell'Euskal Selekzioa.
Calcio
Marco Gambaudo
12 Dicembre 2020

La Familia Abraham

Gli accordi di Abramo portano gli sceicchi nella squadra più razzista d'Israele.
Ritratti
Massimiliano Vino
3 Dicembre 2020

Quel meticcio di Luciano Vassallo

La condanna senza patria del miglior calciatore etiope.
Tifo
Alberto Fabbri
19 Novembre 2020

I colori dividono le torcidas, Bolsonaro le unisce

Le tifoserie organizzate unite contro il presidente.
Calcio
Alberto Maresca
16 Novembre 2020

Mircea Lucescu e la libertà dagli schemi

Come la cultura rom ha plasmato l'allenatore.
Storie
Emanuele Meschini
12 Novembre 2020

Amatori Ponziana, la squadra che scelse Tito

La squadra di Trieste che giocò nel campionato jugoslavo.
Calcio
Andrea Meccia
30 Ottobre 2020

Il Maradona politico

Populista, socialista e terzomondista, ma soprattutto Diego.
Storie
Massimiliano Vino
14 Ottobre 2020

Lo sport in Libia per capire il Fascismo

Calcio, ciclismo e motori per forgiare l'uomo nuovo fascista.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre 2020

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Storie
Massimiliano Vino
10 Settembre 2020

Argentina ’78 segnata dalla loggia P2

Quando la massoneria scese letteralmente in campo.
Tifo
Alberto Fabbri
18 Agosto 2020

In curva non sventola bandiera bianca

Malgrado il periodo più buio di sempre, i tifosi non si arrendono.
Tennis
Diego D'Avanzo
7 Agosto 2020

Leandro Arpinati: il dissidente creatore dello sport fascista

Anarchico, poi gerarca e ideatore dello sport in camicia nera. Infine fiero dissidente.
Storie
Luigi Della Penna
15 Giugno 2020

Mussolini e il calcio come arma di consenso

Il Duce intuì il valore politico e sociale del pallone.
Cultura
Domenico Rocca
8 Aprile 2020

La sciarpa, il tamburo e la siringa

Negli anni '70 l'eroina ha cancellato una generazione, dalle piazze e dagli stadi.
Calcio
Federico Brasile
23 Gennaio 2020

Il Mihajlovic politico

Non possiamo giudicare Sinisa Mihajlovic con le nostre categorie.
Calcio
Marco Gambaudo
5 Dicembre 2019

Gli sportivi e la politica, una breve storia conformista

Le battaglie degli sportivi sono, ormai, l'infallibile ritornello del mediaticamente corretto.
Calcio
Andrea Muratore
4 Dicembre 2019

Il calcio tra politica e globalizzazione

Come lo sport più bello del mondo è stato plagiato da geopolitica e globalizzazione finanziaria.
Recensioni
Alberto Fabbri
26 Novembre 2019

ILVA Football Club

Ai piedi degli altiforni il pallone è un inno alla vita.
Interviste
Alberto Fabbri
4 Novembre 2019

Contucci, l’avvocato del diavolo

Voce all'avvocato Lorenzo Contucci, sindacalista dei tifosi.
Calcio
Alberto Maresca
20 Agosto 2019

Il calcio a Baku

Tra politica, petrolio e assolutismo.
Tifo
Alberto Fabbri
17 Maggio 2019

Psicanalisi di Curva

Scambio di epistole digitali con Giuseppe Ranieri, autore Ultras.
Recensioni
Alberto Fabbri
27 Dicembre 2018

Cavalli Selvaggi

"Campioni romantici e ribelli nell'Italia di piombo", raccontati da Matteo Fontana. Eclettica Edizioni.
Calcio
Alberto Maresca
5 Dicembre 2018

Ali Adnan e l’Iraq

Storia di un figlio d'Oriente.
Calcio
Alberto Maresca
8 Novembre 2018

Narcofùtbol

Il realismo magico colombiano tra storia e mito.
Calcio
Alberto Maresca
17 Settembre 2018

Perù

Il periodo aureo de Los Incas. E la successiva caduta nelle tenebre.
Papelitos
Alberto Fabbri
16 Settembre 2018

Il funerale della Liga spagnola

Cupi pensieri sull'esportazione della Liga negli USA.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Giugno 2018

Dove finisce il club e inizia la Nazione

La morte della nazionale.
Papelitos
Alberto Fabbri
16 Giugno 2018

Da spettatori (divertiti) del Mondiale

Il bilancio dopo due giorni di Russia 2018.
Calcio
Giuseppe Masciale
12 Giugno 2018

Perché il calcio deve avere paura di Erdogan

Misteri e verità sul rapporto tra la presidenza turca e il mondo del calcio.
Recensioni
Gezim Qadraku
10 Maggio 2018

Curva Est

Un viaggio calcistico nella cultura dei Balcani.
Tifo
Andrea Angelucci
20 Aprile 2018

Il calcio è di tutti

Azionariato popolare e Finanziamento collettivo. L'utopia esiste.
Storie
Maurizio Fierro
10 Aprile 2018

Argentina 78

Mondiali di regime.
Storie
Domenico Rocca
7 Marzo 2018

Guerra del futbol

Come (e perché) il calcio ha dato il via ad una guerra.
Cultura
Michelangelo Freda
20 Febbraio 2018

Jihad nel pallone

L'integralismo islamico e il calcio, un rapporto contraddittorio.
Editoriali
Luca Giannelli
30 Dicembre 2017

La rivoluzione che non c’è

Dopo lo scaricabarile seguito all'eliminazione mondiale, eccoci da punto e a capo: intrecci malsani tra sport e politica, giornalisti compiacenti e leggi ad personam.