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Calcio
6 Novembre

Il segreto di Christophe Galtier

Gianluca Palamidessi

126 articoli
L'allenatore campione di Francia con il Lille sta facendo miracoli anche a Nizza.

Il gol di Delort contro l’Angers al 91’ dice moltissimo di Christophe Galtier, l’allenatore del miracolo Lille che si sta ripetendo al Nizza – secondo in Ligue 1 dietro al PSG. Non è la prima volta che Galtier ribalta una partita quest’anno – era già accaduto col Lione a fine ottobre, da 0-2 a 3-2 con tre gol dei nizzardi negli ultimi dieci minuti di gara –, non sarà l’ultima nella quale l’esultanza dei giocatori dopo un gol in extremis verrà dedicata in un abbraccio commosso e collettivo al proprio allenatore. Galtier è a Nizza da pochi mesi, ma sembra conoscere i suoi ragazzi da decenni.

«Il était important de rester dans le match et d’amener autre chose. Donc, je suis satisfait du comportement de mon équipe, qui a étiré le bloc angevin».

Christophe Galtier, 31.10.2021

Le parole sono importanti e Galtier sa come usarle: «non sono venuto per godermi il bel sole e il mare cristallino», dice alla prima intervista da allenatore del Nizza. Il suo sguardo è serio, ma dolce. Allenatore-marinaio, ha scelto Nizza preferendola a Napoli, altra costola portuale del Mar Mediterraneo. I suoi occhi, celesti come la neve al tramonto, rivelano un’acutezza di pensiero che non cede mai all’imprevedibilità degli eventi. La mimica facciale è quella del generale che vuole nascondere ai soldati il turbamento suscitato dalle emozioni. Le partite, se non «resti nel match», non le decidi al 90’. E il supergol di Delort, seguito da un’esultanza incontenibile verso il proprio allenatore, ne è la più fulgida testimonianza. È il timbro di un lavoro, prima che tattico, psicologico.

galtier
Tutta la grinta di Galtier

Profeta fuori tempo massimo – e quindi tanto più rivoluzionario – del 4-4-2, Galtier fa il modesto quando gli dicono, in conferenza stampa, che il Nizza rispetto allo scorso anno è tutta un’altra squadra: «Sento i tifosi parlare bene di me, e li ringrazio, ma la cosa più importante è il gruppo. Ho dei giocatori di grande qualità». Ci ricorda qualcuno. Laurent Batlles, allenatore del Troyes ed ex collega nonché amico di Galtier ai tempi del Saint-Étienne, lo ha elogiato dopo averlo incontrato e battuto in campionato:

«Christophe protegge il suo staff e i suoi giocatori. Non l’ho mai visto discutere con presidenza e dirigenza davanti a noi».

Laurent Batlles

È vero, il Nizza in estate ha investito molto (più di 45 milioni di euro, secondo le stime di Transfermarkt), ma è il come che ci interessa. Bard, terzino; Lemina, mediano; Rosario, mediano; Todibo, difensore; Delort, attaccante; Stengs, ala olandese di belle speranze. Dopo aver guidato al titolo il Lille, forte della miglior difesa del campionato, Galtier ha trasmesso alla dirigenza nizzarda lo stesso principio fondamentale: se non prendiamo gol, ridurre il gap con le grandi diventa più semplice. Ma non parliamo di una questione solamente tattica: quella delle squadre di Galtier è un’esigenza dello spirito, una capacità di immergersi nella lotta che ti fa amare, desiderare, la lotta.



Tutto ciò, chiaramente, non implica rinunciare alla fase offensiva. Con nove gol subìti, il Nizza è al momento la miglior difesa del campionato, ma con 23 gol fatti è anche il secondo miglior attacco dietro all’inarrivabile PSG. Ripetere l’impresa è questione di fede, ma intanto Galtier ha gettato le basi di un futuro vincente. Non solo in campo ma anche fuori, nelle dichiarazioni di chi lo vive quotidianamente. Prendete quelle del presidente Riviere, che in seguito al caos di Nizza vs Marsiglia ha dichiarato: «I nostri tifosi hanno lanciato bottigliette, ma è stata la risposta dei loro giocatori a scatenarla». L’ambiente si protegge anche così. Non dimenticatevi mai che Garibaldi è nato a Nizza, e che la pace implica la spada.

Quattro gol (a zero) contro il suo Lille, quattro (sempre a zero) contro il Bordeaux, due fisiologiche sconfitte con Lorient e Troyes (non proprio prime della classe), tre pareggi (Reims, Marsiglia e Monaco) e un totale di sette vittorie (solo il PSG, con dieci, ha fatto meglio). Otto punti dal colosso qatariota sembrano una distanza insormontabile, ma è lecito sognare in grande in attesa dello scontro diretto, che cadrà al principio di dicembre per la sedicesima giornata di campionato.

Lo scorso anno, quando allenava il Lille, Galtier non prese gol né all’andata (0-0) né al ritorno (0-1 che spianò il cammino alla vittoria finale). I temibilissimi Mbappé, Neymar e Di Maria non riuscirono a penetrare la ragnatela galteriana. Quest’anno si è aggiunto Messi – tra gli altri – ma il Paris rimane una squadra estremamente volubile. Soprattutto considerando il talento spropositato del Nizza lì davanti.

Kluivert, poco più di una scommessa alla Roma, sta trovando continuità e ha alzato il livello delle proprie prestazioni. Dolberg, che viene dalla stessa scuola ajacida, sta segnando a raffica e Gouiri (classe 2000 da 6 gol e 4 assist in Ligue 1), è il nuovo crack della scuola franco-algerina – che meriterebbe un libro a parte.

Dante, capitano e leader della squadra, parlando del nuovo corso Galtier ha sottolineato, non a caso, esclusivamente gli aspetti psicologici del suo lavoro: «di lui apprezzo molte cose, su tutte il carattere e la sua abilità nel concatenare [enchaîner] vittorie. Mi spiego meglio: stiamo vincendo tante partite, è vero, ma il sentimento che abbiamo è che sia “normale”, perché lavoriamo ogni giorno per questo». Che non significa semplicemente lavorare tatticamente per raggiungere il risultato, ma mentalmente per predisporsi ad esso. La celebre e intrasmissibile – secondo alcuni – mentalità vincente si può trasmettere. Come, questo ancora non possiamo rivelarlo. Ma intanto Galtier, portando pace nel gruppo squadra, ha giurato spada alla Ligue 1.

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