Carrello vuoto
Calcio
23 Luglio

L’altro Claudio Lotito

Gianluca Palamidessi

127 articoli
Elogio del patron laziale.

Da zimbello del villaggio a presidente della Lazio è un attimo. Claudio Lotito, d’altra parte, non è mai cambiato. Cresciuto tra Marino e Amatrice, porta i segni di un palato ben viziato sin dall’infanzia. L’imberbe Claudio è il migliore della classe. Al Liceo Classico può studiare, e con enorme successo, le tante voci del passato che si diletta ad incarnare, oggi, davanti alle telecamere. Rivela alla Rosea – che non gli crede – di essere, all’epoca, tra i 100 studenti più bravi d’Italia. L’immagine è chiarissima: Lotito è il primo della classe perché per lui, a differenza degli altri, tagliare il traguardo è una questione di vita o di morte. Ogni frase è ponderata. Ogni gesto, anche se mosso da una goffa elettricità, è pensato. È proprio in questo continuo esame, in questo equilibrio squilibrato, in questo Io-Io! non egocentrico ma egologico, che si gioca il Lotito-corpo. Il Lotito-pensiero non ne è che il prolungamento.

La sua scalata al successo è inarrestabile. Dalla (ormai) celebre impresa di pulizie al matrimonio “politico” con la figlia di Mezzaroma, Lotito costruisce, mattone dopo mattone, la sua polis ideale. Quando parliamo di polis, intendiamo proprio la polis greca:

«Abbiamo una forte responsabilità, l’obbligo di promuovere un’azione di insegnamento civile. E di liquidare il paradigma negativo, il dispendio dei soldi, l’edonismo. Lo sport dev’essere un elemento catartico com’era in Grecia».

Se una frase del genere l’avesse detta Mussolini, nessuno si sarebbe accigliato. Fisico tarchiato, d’altra parte, chiama volontà d’elevazione. Chi aspira alle stelle – ma non può vederle – vive in punta di piedi.

23 febbraio 2014: 40.000 tifosi contestano Lotito per 90 minuti, durante un Lazio-Sassuolo qualunque

L’ingresso in politica è solo rimandato, per Lotito. Claudio sa che il momento è maturo quando gli altri non se lo aspettano. Come quando, nel 2004, preleva le azioni di maggioranza della SS Lazio, all’epoca in pieno crack finanziario – è il crack della Cirio e soprattutto di Cragnotti –, e dilata il debito spalmandolo su 23 anni, fino al 2028. Per uno che è abituato ad essere lo zimbello del villaggio, questa, lungi dall’essere una follia, è un’enorme opportunità. Il riscatto, per Lotito, non è il superamento di uno scacco ma l’occasione di uno smacco – in faccia ai nemici; e di nemici, Lotito, ne ha molti, reali e immaginari.

È il Lotito-corpo. Quattro telefonini, uno per la Lazio, uno per la famiglia, due per le aziende. Due braccia e una mente d’acciaio. Lotito vuol fare tutto lui. Soprattutto, vuole prendersi i meriti del minimo successo. La storia, ad oggi, gli dà ragione. La sua battaglia con gli Ultras è una vittoria senza precedenti nella storia del tifo romano. Lui ne parla poco, e questo dà la misura del peso che – insieme alla scorta – si porta dietro da anni: «Non accetto posizioni distruttive, combatto i tifosi di professione. Amo gli empatici, sospinti dalla passione. […] Nel lavoro applico dettami morali ed etici. Ma non sono tirchio, è una bufala giornalistica». Quest’ultimo punto è insieme meno serio e più serio del primo. Meno serio, perché Lotito con i tifosi della Lazio ha rischiato la propria pelle, e in più di un’occasione; più serio, perché agli Irriducibili – sparuta minoranza – s’è aggregata negli anni quella “assoluta maggioranza” di tifosi che, stanca di una politica societaria “tirchia”, ha trovato in Lotito la causa di tutti i mali. Sbagliandosi, evidentemente.

Insieme al sindaco Virginia Raggi con il Premio Marco Aurelio Award in Campidoglio, 10 luglio 2019 (foto Paolo Bruno/Getty Images)

Sotto Lotito, la Lazio ha vinto eccome. Il problema, dicono i contestatori, non è questo. Ma allora, il problema, qual è? Forse alcune affermazioni leggermente eccessive, come “I tifosi della Lazio me facessero ‘n malloppo de bocchini!”. Il suo autista, un gigante buono che lavora con lui da sedici anni e che lo ama come un fratello, rivela: «Tu lo vedi così, spavaldo. E puoi farti anche un’impressione sbagliata. Ma il presidente è un uomo generoso che subisce da anni un’aggressione vile. Lui si difende. Se la Lazio fosse Alitalia adesso Lotito sarebbe un eroe nazionale. Abbiamo vinto la Coppa Italia (2013, ndr), abbiamo battuto la Roma. Mica una partita qualsiasi. Eppure, mentre si festeggiava la vittoria, allo stadio, ci hanno buttato le monetine addosso». Questo fa riflettere – fa riflettere, e sorridere, anche il riferimento ad Alitalia, sbadatamente profetico.

Da Inzaghi in poi le cose sono cambiate. Soprattutto perché, ad iniziative identitarie – Inzaghi allenatore, Peruzzi dirigente, l’Aquila Olimpia lanciata in volo ad ogni pre-partita –, si lega il successo d’una squadra che, dopo la Juventus, è la più vincente d’Italia da dieci anni a questa parte. Lotito, certo, ha molti difetti. Ma è forse giunta l’ora di schierarsi dalla parte dei suoi difetti per meglio coglierne i pregi. Lotito è l’ultimo presidentissimo del nostro universo pallonaro. L’Italia, sempre più americana e cinese, trova in quest’uomo così buffo l’ultima bandiera issata in Taverna; alla luna ci pensano gli americani: «Mi comporto sempre nella stessa maniera, non guardo in faccia a nessuno. Credo che tutti l’abbiano capito chi sia Lotito. Io sono io. Slegato da qualsiasi centro di potere, fuori dalle mischie, estraneo ai condizionamenti».

Insieme a Pallotta, presidente della Roma, a pochi giorni dalla finale del 2013 (foto Pier Marco Tacca/Getty Images)

Ad ogni finestra di mercato, il tifoso della Lazio è pienamente consapevole del fallimento di almeno una trattativa su due. Celebri i casi di Pjanic, Yilmaz, Wesley, Bielsa. Storie tutte italiane. Come dargli torto, a quel pazzo di Lotito? Lui sul centesimo ci ha costruito i milioni. Ne sa qualcosa anche il fido Igli Tare, giocatore mediocre ma dirigente straordinario, accostato anche al Bayern Monaco nell’ultima finestra di mercato. Questioni di principio, di bilancio e di lungimiranza. Riguardo alle prime – quelle che, da fuori, appaiono nella semplice veste della dea Stupidità –, Lotito ha combattuto per anni: Pandev, Zarate, Lichtsteiner, Petkovic, De Vrij. Per non fare che alcuni nomi.

«Nel calcio la gente pensa di aver trovato sempre qualche fesso da mungere. E spesso i fessi sono i presidenti delle squadre di calcio. Ma io non sono fesso. Non mi faccio mungere. […] Con me pensavano d’aver preso la vacca per le zinne, e invece hanno preso un toro per le palle».

La metafora agreste è di un’efficacia strabiliante. Ecco, Lotito è un toro. Appendersi alle sue palle è come afferrare un cavo elettrico con le mani bagnate. La sua battaglia ai procuratori, che è più che legittima, è – idealmente – la battaglia di ogni vero tifoso italiano: «i procuratori sono come i negrieri, sono degli estorsori autorizzati». E la battaglia ai calciatori? Doppiamente sacrosanta.

Lotito show

Il calcio per Lotito è lo spazio dove, meglio che altrove, si fondono etico ed estetico. Proprio come in Grecia. Proprio come nella Roma del grande Marco Aurelio, anima greca in corpo romano. Più o meno come Lotito, insomma: «Bisognerebbe procedere a una rivoluzione poetica nel mondo del pallone. Il calcio dovrebbe interpretare Manzoni». L’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo. Ecco il Lotito-Manzoni-pensiero. Promessi sposi, Lotito e la Lazio, lo sono da quando Claudio ha cinque anni. Così racconta. Più volte torna il topos del Lotito romanista. La sua fede – religiosa – è invece fuor di questione. Cattolica, s’intende: «Quel che ho fatto l’ho costruito con le mie mani, ma è stata la divina provvidenza a mettermi sulla strada giusta».

La sua polis continua ad espandersi. È partito dal basso, Lotito. Lo vediamo alla soglia dei trentanni, sudaticcio e in abito da lavoro, spostarsi da un aeroporto all’altro. La sua ventiquattrore di pelle nera usata tradisce l’appartenenza ad uno status sociale che oggi non gli appartiene più. Ma Lotito non è cambiato. È sempre quel ragazzotto paffuto ed elettrico, impacciato ma ordinato, che era il primo della classe essendo l’ultimo della vita. È sempre quello che, anche miliardario, paga il giusto senza lasciar di mancia.

Insieme al miglior acquisto della sua gestione, Miroslav Klose, nel 2014 (foto Paolo Bruno/Getty Images)

Gli studi umanistici, nella sua mente, sono il miglior strumento per arrivare al successo. Economico e retorico. Diciamo pure demagogico. L’intento è quello di Quintiliano, il risultato è quello di Don Abbondio: «Non nego che il latino e il greco possono essere utilizzati per stordire l’interlocutore. Ma lo sport non può essere disgiunto dalla cultura. Nel calcio ci so’ troppi analfabeti». Come dargli torto. Chi di noi sgambetterebbe Lotito anziché offrirgli una bevuta – che tanto comunque non offrirebbe? Chi di noi, dovendo scegliere tra una cena con Steven Zhang o Claudio Lotito, esiterebbe nella scelta?

L’Italia è un condominio di piattume e di piattole, rompicoglioni e squallide, insignificanti, esclamava stanco Carmelo Bene al Teatro Parioli di Roma, il 27 giugno del 1994, durante uno speciale Maurizio Costanzo Show. E continuava, CB: «Mi interessa il patologico. Riina e Poggiolini sono due grandi, sommi casi patologici. E in un’epoca che non produce più niente, di umano, essi sono forse i due soli uomini degni della mia attenzione. Patologica attenzione». Ecco. Claudio Lotito ci attrae patologicamente. Spesso, affranti dal presente, ci guardiamo alle spalle, alla ricerca di un’età dell’oro da cui cibarsi e trarre frutti prelibati. Il nostalgismo è il desiderio di chi mira alla costa ma è cullato dal mare. L’epica di Lotito ci obbliga alla terra dell’hic et nunc. Mangiatene tutti.


Questo articolo è il frutto di pensamenti, ripensamenti e auto-antitesi costanti. Mi è qui obbligatorio ringraziare Renato per alcune chicche sul giovane Claudio Lotito, Beppe Di Corrado per uno straordinario articolo sul presidente laziale e Salvatore Merlo per aver ispirato, grazie al suo long-form-intervista su e con Claudio Lotito, questo nostro, in confronto ridicolo, tentativo editoriale.


Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Calcio
Vito Alberto Amendolara
22 Febbraio

Sulle spalle del gigante

Lukaku ha trascinato l'Inter in vetta al nostro calcio.
Storie
Alberto Fabbri
13 Luglio

Il Piccolo Brasile

L’incredibile favola del Mantova che, con quattro promozioni in cinque anni, raggiunge la serie A nel 1961.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Ottobre

L’Antinferno della Serie A

Il Benevento non esiste, la SPAL però ci crede. Chi sono dunque le ignave del campionato?
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno

Alberto Malesani, umano troppo umano

Sorridere in faccia al fallimento.
Calcio
Edoardo Franzosi
3 Ottobre

Il Pisa parla russo

Una squadra da capogiro con un progetto serissimo alle spalle.
Tifosi
Alberto Fabbri
8 Marzo

Ragazze Ultrà

L'emancipazione femminile è passata anche dalle curve.
Calcio
Rudy Galetti
5 Agosto

L’eccezionale normalità di Jack Bonaventura

L'addio al Milan in un silenzio dal rumore assordante.
Storie
Maurizio Fierro
8 Maggio

Italia 90

Il Mondiale dei grandi rimpianti.
Tennis
Alessandro Imperiali
2 Settembre

Enrico Montesano, mille maschere una fede: la Lazio

C'era una volta Roma, c'era una volta la Lazio.
Storie
Massimiliano Vino
13 Marzo

Solo la guerra aveva fermato il calcio italiano

Maggio 1915, l'Italia entra in guerra: il campionato viene interrotto e poi assegnato al Genoa.
Basket
Matteo Fontana
9 Aprile

Sono tornate le V nere

L’accesso della Virtus Bologna alle Final Four di Champions sancisce il ritorno della magia bianconera.
Interviste
Antonio Aloi
26 Marzo

Giovanni De Carolis e il senso della boxe

Intervista con Giovanni De Carolis, degno rappresentante del vero spirito italiano: umile e talentuoso lavoratore con lo spirito in fiamme ed il sorriso gentile.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
11 Novembre

UEFA Nations League, l’inutilità delle Nazionali al quadrato

Era proprio necessaria la pausa delle Nazionali?
Interviste
Gianluca Palamidessi
15 Agosto

Il cacciatore di stadi

Intervista a Federico Roccio.
Calcio
Remo Gandolfi
8 Febbraio

La rivincita di Roberto D’Aversa

Alla faccia del bel gioco, il Parma di D'Aversa stupisce nel segno della tradizione italiana.
Papelitos
Luigi Fattore
18 Maggio

Le dittature sono noiose

La Juventus vince la finale di Coppa Italia senza grandi sforzi.
Ritratti
Andrea Catalano
18 Luglio

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano

Il 18 Luglio del '42 nasceva una leggenda dell'Inter e colonna della Nazionale.
Tifosi
Alessandro Imperiali
11 Novembre

Gabriele Sandri, storia di un omicidio

Tredici anni fa veniva ucciso un cittadino italiano.
Ritratti
Lorenzo Santucci
7 Aprile

Le follie di Massimo Moratti

Sbagliare per amore. E vincere.
Ritratti
Edoardo Franzosi
17 Agosto

Smetto quando voglio

Da campione a clochard. Le mille vite di Maurizio Schillaci.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Altri Sport
Alberto Fabbri
4 Ottobre

Bentornata Fortitudo

Il ritorno in A della Fortitudo non poteva passare inosservato
Papelitos
Gianluca Palamidessi
21 Settembre

Impossibile nascondersi

Zitto zitto, il Napoli di Spalletti è in testa alla classifica.
Calcio
Marco Marino
22 Novembre

Il calcio senza pazienza

Quando cambiare allenatore diventa il gioco preferito.
Editoriali
Luca Giannelli
28 Dicembre

Il fallimento di un modello che non c’è

Concentrarsi sul singolo fatto per non mettere in discussione un sistema marcio.
Calcio
Giuseppe Gerardi
30 Maggio

Ma il cielo è sempre più blu

Il Crotone è salvo. Tragedia e rinascita di una città intera.
Recensioni
Alberto Fabbri
26 Novembre

ILVA Football Club

Ai piedi degli altiforni il pallone è un inno alla vita.
Calcio
Diego Mariottini
2 Dicembre

La forza gentile di Tommaso Maestrelli

Il 2 dicembre 1976 ci lasciava un signore del calcio italiano.
Interviste
Michele Di Virgilio
20 Novembre

Apocalypse now

La débâcle azzurra è davvero lo specchio del Paese dal quale è stata generata? Dove ricercare le cause? E come ripartire? Lo abbiamo chiesto ad alcuni tra i migliori scrittori, giornalisti, blogger e sociologi di casa nostra.
Editoriali
Marco Gambaudo
22 Luglio

Il Genoa di Preziosi, cronaca di una mediocrità annunciata

Il progetto di Preziosi al Genoa sta naufragando: bilanci disastrosi, debiti vertiginosi e tasse non pagate, in una inquietante girandola di giocatori e allenatori.
Interviste
Michelangelo Freda
25 Settembre

Tobias Jones – God save the Ultras

Intervista allo scrittore e giornalista inglese Tobias Jones, esperto di sottoculture italiane e del fenomeno ultras nel nostro Paese.
Ritratti
Raffaele Cirillo
1 Aprile

Arrigo Sacchi, l’eretico

Le rivoluzioni si fondano sempre su un amore divenuto ossessione.
Calcio
Andrea Catalano
23 Marzo

USA 94 e l’Italia di Arrigo Sacchi

La favola imperfetta degli Azzurri sotto il torrido caldo americano.
Ritratti
Edoardo Franzosi
8 Gennaio

Paolo Mantovani, il presidente

Ritratto dell'imprenditore romano che fece grande la Sampdoria.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Settembre

Anche basta

Il terribile teatrino dei calciatori allenatori.
Storie
Antonio Aloi
13 Aprile

L’epica della scuola pugilistica italiana

La Nobile Arte scorre nelle vene del Bel Paese.
Calcio
Edoardo Franzosi
6 Novembre

Moriremo americani

Il nostro calcio è sempre più a stelle e strisce.
Papelitos
Federico Brasile
1 Novembre

Il Milan (in Italia) sta un passo avanti

Almeno ad oggi, almeno in Serie A.
Calcio
Alberto Fabbri
6 Ottobre

Arte e calcio, un amore lungo un secolo

Gli artisti hanno usato il pallone per raccontare la storia d'Italia nel '900.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Papelitos
Alessandro Imperiali
9 Gennaio

Chissenefrega dei tifosi

Questo, in sostanza, è il messaggio congiunto di Lega calcio e governo.
Altri Sport
Giacomo Cunial
2 Febbraio

Enzo Ferrari senza filtri

Nel dialogo con Enzo Biagi, il Drake si raccontò in profondità.
Calcio
Antonio Aloi
7 Ottobre

Il Milan senza pubblico è da Scudetto

Giovane, senza pressioni e solido: il Diavolo sta tornando?
Calcio
Raffaele Scarpellini
31 Luglio

Lo Scudetto dimenticato a La Spezia

Sotto le bombe i Vigili del Fuoco diventavano Campioni d'Italia.
Papelitos
Luca Pulsoni
12 Agosto

Il ciclismo italiano è a un punto di non ritorno

L'allontanamento di Cassani è solo la punta dell'iceberg.
Ritratti
Marco Metelli
3 Luglio

La leggenda di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 86 anni un mito della panchina.
Tennis
Lorenzo Ottone
23 Agosto

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
31 Ottobre

Ci siamo innamorati del Cagliari

Una squadra forte tecnicamente e ancor più mentalmente.
Podcast
La Redazione
13 Luglio

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Calcio
Alberto Fabbri
29 Dicembre

Nessun vaccino per il calcio italiano

All'estero piani concreti, in Italia fumo negli occhi.