L’ultimo bene rifugio? Che domande! La mamma, ovviamente. Perché in Italia cambiano le mode e i costumi, si modificano le strutture sociali, ma in ultima analisi il genitore di sesso femminile (che sia il numero 1, 2 o X) è il pilastro dell’identità di ciascuno di noi. E lo sanno bene in Gazzetta dello Sport, poiché dopo la due giorni di Champions League che lascia in bilico la qualificazione dei tre club italiani hanno sparato in prima pagina il titolo: “MAMMA, SPAREGGI!”. E immaginate tutte le Soccer Mom italiche sguinzagliate a recuperare i figli affranti, spalmati a piangere sulle pagine rosa squadernate sopra i banchi dei gelati al bar (ché il giornale in edicola non lo compra quasi più nessuno, e chissà come mai). Del resto, cosa aspettarsi di diverso da un quotidiano il cui direttore si chiama Andrea Monti, e verga editoriali che per classe e stile farebbero schiattare d’invidia Federico Moccia? Prendete quello pubblicato nell’edizione del 16 novembre, tre giorni dopo l’eliminazione della nazionale azzurra dalla fase finale dei Mondiali di Russia. Dedicato alle mancate dimissioni (fino a quel momento) dei protagonisti del disastro, esso conteneva passaggi di sopraffina classe prosatoria. Per esempio, il seguente:

Eppur non si muovono… sebbene non serva Galileo per comprendere la frequenza su cui oscilla, tra sventure e trionfi, il pendolo della storia pallonara.

Sebbene non serva Galileo. Ma pensa te che trovata. Ma da dove le caverà certe formule così originali, il direttore? E dato che era in vena di citazioni all’ingrosso, eccone piazzata un’altra poco sotto, in un passaggio nel quale si faceva riferimento alla coscienza dei mancati dimissionari:

In attesa che si faccia viva, sfuggente e beffarda come il fantasma di Godot, il palcoscenico resta ingombro e gli attori recitano a soggetto.

Rifacciamo un attimo il punto. Dovendo descrivere una situazione d’immobilismo parafrasa Galileo, Monti ha scritto neppur si muove. E poi, per tratteggiare la prospettiva di un’attesa che si preannunciava molto lunga, ha tirato in ballo Godot. Come farà mai quest’uomo a essere tanto originale? Un’originalità che è stata confermata da altri passaggi dell’articolo, che a seguire vengono riportati:

L’obiettivo è conservare la poltrona a dispetto dei santi.

 

Ovviamente motivi validi ce ne sarebbero in abbondanza, e lo vede anche un bambino (…).

Ma il vero tocco di classe arrivava nel seguente passaggio:

Capisco che possa suonare altisonante e allora lo traduco nel linguaggio degli stadi: se perdi vai a casa. E non sarà – non dev’essere – Ancelotti o il Padreterno in persona a salvarti il lato B.

Il Padreterno in persona che ti salva il lato B. Ma perché mai il prossimo direttore della Gazzetta non dovrebbe essere il senatore Domenico Scilipoti?

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Un abbraccio ai titolisti della Gazzetta

Lancio un SOS: bisogna aiutare un uomo. Si chiama Paolo Tomaselli e scrive sul Corriere della Sera. Ma non chiedetemi cosa scriva perché non sono in grado di rispondervi. Nell’edizione di lunedì 20 novembre il nostro eroe ha raccontato (beh, insomma…) Sampdoria-Juventus. L’attacco di pezzo era da sfida fra la capoccia e il muro per stabilire chi dovesse averla vinta:

Il rumore dell’armatura del gigantesco Zapata che va allo scontro coi nemici si sente anche dalla tribuna del vecchio Ferraris. È un clangore che per la Juve diventa subito sinistro col passare dei minuti, fino al colpo che cambia la partita (…).

Non ho idea di quanto Tomaselli possa essere stato frastornato dal rumore dell’armatura del doriano Zapata. So però che quando si è trattato di stilare il giudizio sul tecnico bianconero, Massimiliano Allegri, ha scritto quanto segue:

Il filo conduttore comune delle difficoltà è un’aggravante. Ma così sarà più facile risolverle. O no?

Domanda per domanda, caro Tomaselli, te ne rivolgo una con la massima serenità: ma che minchia volevi dire?

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Circola infine in rete questo meraviglioso video che ha come protagonista Fabio Caressa. Il quale si cimenta in una serie di pronostici e si dice sicuro che l’Italia vincerà i Mondiali del 2020. Che non esistono in nessun calendario noto al genere umano.