Carrello vuoto
Francesco Andreose
3 Agosto

Costantino Rozzi, il Presidentissimo per eccellenza

Il Grande Ascoli, l'indimenticabile presidente.

La nostalgia, quando si trasforma in nostalgismo, è soltanto un rifugio per chi semplifica il presente e si consola con un presunto passato migliore, età dell’oro ormai perduta. La nostalgia così intesa è un gioco sciocco che non permette di progredire nella conoscenza di un fenomeno, ma che si accontenta di scalfirne appena la superficie. Vale in tutti i campi: dalla politica, alla società, ai costumi, al calcio. È giaciglio rassicurante ma non aggiunge nulla al dibattito, semmai appiattisce le complessità. Sterilizza.

 

 

Ma la nostalgia in sé caratterizza l’essere umano. Vocabolario alla mano, nostalgia è uno stato d’animo causato dal desiderio di una persona lontana (o non più in vita) o di una cosa non più posseduta, dal rimpianto di condizioni ormai passate, dall’aspirazione a uno stato diverso dall’attuale che si configura comunque lontano: n. degli amici, dell’affetto materno; n. della giovinezza lontana; n. dei tempi passati. Ben diversa faccenda quindi di quel fenomeno che, ahinoi, conosciamo fin troppo bene in ambito calcistico.

 

 

Da questa accezione “linguistica” vogliamo partire per raccontare la figura di Costantino Rozzi e il diritto del popolo ascolano di provare nostalgia per il periodo in cui lui, il Presidentissimo, aveva tra le mani le redini dell’Ascoli. Perché senza retorica ed esagerazione, le quasi tre decadi della sua presidenza sono state il punto più alto della parabola sportiva del club marchigiano. Perché ad Ascoli si giocava a pallone ad alto livello, con una pianificazione e una visione assolutamente contemporanea che ha portato risultati sul campo in ambito nazionale e internazionale. Perché l’utopia di una gestione autarchica aveva funzionato, portando i bianconeri ad aprirsi al calcio estero senza perdere la dimensione locale, provinciale nel senso nobile del termine.

 

ascoli
L’Ascoli della stagione 74-75 al suo primo anno in Serie A (foto da Storie di Calcio)

 

 


Il principio


 

Tre decadi iniziate nel giugno del 1968, anno di cambiamento per eccellenza. Costantino Rozzi, però, non era un barricadiero ma un geometra di successo che aveva accettato la proposta di diventare presidente del Del Duca Ascoli, come si chiamava all’epoca la società. Nell’Italia che iniziava a conoscere il fervore delle manifestazione giovanili, Rozzi era preso da altro: doveva far quadrare cubature di cemento, mettere in bolla putrelle, alzare muri di forati. In una parola: edificare.

 

 

L’Italia della crescita economica. In mezzo anche qualche stadio: il Del Duca Ascoli e il Via del Mare di Lecce, perché non di sola edilizia privata si vive. Il calcio fino ad allora era unicamente una tangente che aveva toccato il suo lavoro, ma da quell’estate divenne una costante di vita. Una passione che si accese all’improvviso, conquistando in breve il cuore di Rozzi. Questi infatti abitava in prossimità dallo stadio ma, a vedere l’Ascoli, non andava mai: non capiva peraltro perché ci fosse tutta quella gente, ammassata, ad ammirare 22 giocatori che si contendevano una sfera.

 

 

Ma come certi amori travolgenti che poi non ti lasciano più, anche quello per l’Ascoli e per il calcio iniziò così all’improvviso. Inaspettato. Un’elezione, un atto formale che fu solo il primo passo verso una storia di successo. D’altra parte, come dirà lo stesso Rozzi in una delle sue dichiarazioni cult:

“L’Ascoli è come una malattia, quando ti si attacca non ti lascia più”.

Una patologia che gli regalerà quasi subito grandi soddisfazioni, come la prima storica Serie B conquistata nella stagione 1971-1972. Fu il coronamento di un triennio di scelte oculate e acquisti azzeccati, come i due attaccanti Renato Campanini – che diventerà recordman di gol con la maglia del Picchio – e Giuliano Bertarelli, ma anche di intuizioni coraggiose come quella di affidare la panchina a un giovane Carlo Mazzone.

 

 

rozzi mazzone
Costantino Rozzi accanto a un cupo e concentratissimo Carlo Mazzone

 

 


L’amicizia e il sodalizio con Carlo Mazzone


 

Quella di Mazzone non fu solo una scelta tecnica, ponderata, ma soprattutto emotiva. Perché Mazzone era una bandiera dell’Ascoli che fu costretta ad ammainarsi il 3 marzo del 1968, dopo un duro scontro con l’ala Urban in un acceso derby con la Sambenedettese. Frattura della tibia per il difensore bianconero e fine della carriera soltanto posticipata di una manciata di mesi. Per un giocatore di Serie C di quegli anni, terminare anticipatamente la carriera significava dover ricominciare una nuova vita, con tutte le difficoltà economiche del caso.

 

 

Mazzone era senza lavoro e con una famiglia sulle spalle da mantenere. Fu a questo punto che entrò in scena il Presidentissimo, che gli offrì intanto la guida della squadra giovanile e poi quella della prima squadra. Come ricorda il tecnico romano in un’intervista rilasciata al Corriere Adriatico nel marzo del 2017, dopo aver ricevuto l’incarico per guidare la prima squadra, e di fronte ai suoi dubbi nel caso l’ avventura fosse andata male, Rozzi gli rispose:

“Carlè, stai tranquillo perché se dovessi lasciare Ascoli ti assumerò nella mia impresa di costruzioni”.

Rozzi era così: animato da sentimenti autentici che lo portavano a esternazioni come questa, ingenuo, in un calcio che lentamente stava cambiando. Sembrava quasi la caricatura di se stesso, come quando negli anni ‘80, ospite quasi fisso al Processo dell’amico Aldo Biscardi, si batteva perché anche le piccole squadre di provincia come il suo Ascoli avessero pari trattamento rispetto alle grandi del calcio italiano.

 

 

Parlava di sudditanza psicologica degli arbitri, sosteneva l’importanza del calcio di provincia, si lamentava di un sistema che era basato sulle plusvalenze e sull’ingaggio di calciatori dall’estero, a discapito del gioco e della valorizzazione del patrimonio calcistico nazionale. Lo faceva con con il suo italiano misto che trasudava accento marchigiano e dialetto, con le calze rosse che spuntavano da vestiti eleganti e bucavano gli schermi. Scaramanzia: l’arma in più del suo Davide Ascoli quotidianamente in battaglia contro i Golia del calcio. Le portava anche quella volta che Barbuti si esibì in un eurogol che beffò il Milan a San Siro, al via del campionato 1986-87, facendo uno scherzo a Silvio Berlusconi alla prima da presidente del club. In Serie A.

 

 

 


I successi con l’Ascoli


 

Con Costantino Rozzi l’Ascoli riuscì infatti a raggiungere la massima serie con una storica promozione a termine del campionato 1973-1974, e con Mazzone in panchina (il quale, evidentemente, non era finito a lavorare nell’impresa Costruzioni di Rozzi Costantino). In A i bianconeri ci giocarono quattordici volte sfiorando l’Europa con il quarto posto del 1979-80, e il sesto posto nell’anno dell’Italia Mundial. Quella degli Ottanta fu l’epoca d’oro del calcio ascolano, che conobbe un solo passo falso: la retrocessione nell’84-85. Una caduta all’inferno che servì però a mettere in bacheca un altro trofeo: il campionato di Serie B ‘85-’86 e il diritto di partecipare alla Coppa Mitropa, portando per la prima volte l’Ascoli alla ribalta europea.

 

 

Minuto 1.41 per i pigri: la magia di Barbuti

 

 

Tra il 14 e il 16 novembre 1986, in città, dall’Est Europa arrivarono club dai nomi difficili da pronunciare: Spartak Subotica, Vasas Budapest, Bohemians Praga. Rozzi, da padrone di casa, non poteva incappare in brutte figure: non era dotato di un eloquio forbito, e sembrava un po’ il Luigi Filippo D’Amico interpretato da Alberto Sordi nella celebre commedia Il presidente del Borgorosso Football Club. Ma Rozzi era un presidente serio, che sapeva fare il suo lavoro.

 

 

Il torneo venne organizzato in maniera impeccabile tra Ascoli e Porto Sant’Elpido, e a dar lustro alla manifestazione arrivò la vittoria del Picchio. Un gol di Fulvio Bonomi in finale contro il Bohemians regalò il trofeo all’Ascoli e consegnò alla storia lo scatto del Presidentissimo Rozzi con la coppa sotto il braccio nello stadio che lui stesso aveva progettato. Come se tra i 22 in campo ci fosse stato pure lui, con il viso che raccontava la gioia di chi era consapevole di aver dato una vetrina internazionale alla città, nobilitando la provincia.

 

La vittoria della Mitropa fu il simbolico monumento a un progetto “glocal”, che nasceva tra i monti delle Marche, in una cittadina che fino a quel momento aveva vissuto una dormiente vita di provincia, ma che guardava oltre i confini regionali.

 

A un paese che si identificava con un mecenate che era riuscito a portare il bianconero della squadra locale, in giro per i templi italiani, a giocarsela con le grandi del calcio nazionale. Inter, Milan, Juventus. Una società che era riuscita a dar valore a tanti giovani nostrani, senza rifiutare in maniera ottusa il fascino che certi colpi del calciomercato potevano generare nel cuore del tifoso. Come gli arrivi sul finire della carriera di giocatori di alto livello: il brasiliano Dirceu, l’asso irlandese Liam Brady o il campione d’Italia Bruno Giordano, e così altri azzeccati affari che giungevano direttamente dall’estero.

 

 

Walter Casagrande, strepitoso con il Corinthias e capace di segnare pure con la Seleção, l’impronunciabile Borislav Cvetković che fu soprannominato l’Anguilla di Karlovac, per la sua capacità di sgusciare tra le difese avversarie; in tempi più recenti il tedesco Oliver Bierhoff, abilissimo nei colpi testa e poi grande nel Milan di Zaccheroni. Insomma, la gestione Rozzi fu un mix di localismo – difeso anche nelle TV nazionali – e pulsioni centripete che spingevano emissari del club lontano da Ascoli a cercare buoni prospetti da portare a casa a prezzi ragionevoli. Un equilibrio tecnico e finanziario che fu il cemento in grado di edificare il periodo d’oro dell’Ascoli.

 

rozzi boskov
Insieme a Vujadin Boskov, il presidente Rozzi sempre sorridente

 

 

Fu questo il grande merito di Costantino Rozzi: riuscire a difendere in maniera contemporanea le istanze di un club provinciale, portando a casa il massimo che si poteva raggiungere. Senza mai esagerare, senza farsi coinvolgere dalle mode ballerine degli anni ‘80 o tentare il passo più lungo della gamba. Senza mai prendersi troppo sul serio ma divertendosi a migliorare di stagione in stagione, collezionando successi importanti in patria e all’estero.

 

 

Sì, ad Ascoli si può praticare la nostalgia, perché il cuore di Rozzi si è fermato troppo presto, il 18 dicembre 1994 con qualche pagina ancora da scrivere. È un diritto dei tifosi del Picchio, dei cittadini ascolani, aver nostalgia di quel trentennio scarso che fu un autentico paradiso calcistico. E che, oggi, appare lontanissimo nel tempo.

 

 


Immagine di copertina GP / © Rivista Contrasti


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Calcio
Luca Pulsoni
20 Agosto

La dura vita delle neopromosse in Italia

Neanche salgono in Serie A, e già sono con un piede in Serie B.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Tennis
Lorenzo Ottone
23 Agosto

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
Calcio
Lorenzo Solombrino
14 Marzo

Ivan Gazidis e l’House Of Cards del calcio italiano

La storia di un manager machiavellico, tra luci (finanziarie) e ombre (sportive).
Critica
Pippo Russo
3 Novembre

Il portafoglio dagli occhi a mandorla

Champions League, Fritti Misti e letture esilaranti.
Tifosi
Jacopo Benefico
29 Novembre

Brescia-Atalanta è storia, ma senza tifosi che derby è?

Contro-storia del derby più sentito del Nord Italia.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
20 Marzo

Pirelli è scritto nella storia dell’Inter

Dopo 26 anni finirà il rapporto di sponsorizzazione più bello del nostro calcio.
Papelitos
Beniamino Scermani
24 Agosto

Attenti al lupo sessista!

Malgrado un'estate che ha messo a dura prova la tenuta del nostro calcio, le battaglie simboliche e marginali continuano ad occupare il dibattito e le prime pagine dei giornali.
Calcio
Edoardo Franzosi
3 Ottobre

Il Pisa parla russo

Una squadra da capogiro con un progetto serissimo alle spalle.
Ritratti
Sergio Taccone
10 Ottobre

Joe Jordan, lo squalo

Dare tutto in campo, conquistare l'affetto fuori.
Ritratti
Rudy Galetti
25 Marzo

Ruud Gullit era fuori dal coro

Un calciatore e ancor prima un uomo extra-ordinario.
Papelitos
Luca Rubeo
27 Febbraio

Quando il gioco si fa duro

Ventiseiesima giornata di Serie A (quasi) alle spalle, tra incroci ad alta quota e transizione domenicale.
Calcio
Enrico Leo
22 Novembre

La crisi del Milan viene da lontano

Il momento negativo del Milan rispecchia l'incapacità gestionale della sua dirigenza.
Calcio
Alberto Fabbri
13 Dicembre

Ultras d’Italia, ep. III

I sanguinosi anni Ottanta.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
13 Marzo

Il campionato più brutto di sempre

Possono la lotta scudetto e la lotta retrocessione finire a Febbraio?
Papelitos
Lorenzo Santucci
1 Aprile

La giustizia sportiva è una chimera

Dalla gestione del Covid alle bestemmie.
Editoriali
Federico Brasile
29 Maggio

Un campionato da sfigati, guardoni e addetti ai lavori

Pronti a ripartire, nel menefreghismo di milioni di tifosi.
Recensioni
Massimiliano Vino
9 Aprile

I primi cinquant’anni del calcio in Italia

Enrico Brizzi racconta il pallone tricolore, dalle sue origini fino al Grande Torino.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
31 Ottobre

Ci siamo innamorati del Cagliari

Una squadra forte tecnicamente e ancor più mentalmente.
Calcio
Matteo Albanese
29 Gennaio

Long live Pellegri

Da Genova al Principato sono solo 180 km.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
21 Settembre

Impossibile nascondersi

Zitto zitto, il Napoli di Spalletti è in testa alla classifica.
Papelitos
Valerio Santori
4 Giugno

Il calcio spezzatino è un calcio dilaniato

Dieci partite, dieci orari differenti: è la proposta di Dazn alla Lega Calcio.
Calcio
Marco Armocida
6 Gennaio

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Ritratti
Mattia Di Lorenzo
27 Aprile

Achille Lauro, ‘O Comandante

Governa Napoli e poi muori.
Calcio
Leonardo Boanelli
5 Aprile

L’ultimo primo Ciro Immobile

Ultimo centravanti di sfondamento italiano o primo striker italiota?
Calcio
Vito Alberto Amendolara
29 Agosto

Gli allenatori sono i nuovi top player

I tecnici sono ormai delle vere e proprie superstar.
Ritratti
Raffaele Cirillo
1 Aprile

Arrigo Sacchi, l’eretico

Le rivoluzioni si fondano sempre su un amore divenuto ossessione.
Ritratti
Marco Metelli
3 Luglio

La leggenda di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 86 anni un mito della panchina.
Ritratti
Alberto Maresca
10 Luglio

Nevio Scala, l’ultimo grande conservatore

Il più italiano degli allenatori, dalla scuola di Nereo Rocco.
Interviste
Domenico Rocca
29 Marzo

Il livello successivo di Davide Nicola

Intervista a Davide Nicola, tra calcio e filosofia.
Calcio
Remo Gandolfi
8 Febbraio

La rivincita di Roberto D’Aversa

Alla faccia del bel gioco, il Parma di D'Aversa stupisce nel segno della tradizione italiana.
Calcio
Rudy Galetti
5 Agosto

L’eccezionale normalità di Jack Bonaventura

L'addio al Milan in un silenzio dal rumore assordante.
Papelitos
Simone Meloni
28 Agosto

La discriminazione territoriale è una buffonata

Quando un semplice sfottò diventa pericoloso.
Papelitos
Lorenzo Solombrino
17 Gennaio

Salviamo la Coppa Italia dalla sua depressione

Orari improponibili, stadi deserti, formazioni rimaneggiate. La Coppa Italia sta morendo lentamente.
Storie
Domenico Rocca
19 Giugno

Cento anni di Salernitana

La Salernitana è sopravvissuta un secolo a tanti bassi e pochi alti ma risultati, categorie, presidenti e dirigenti non hanno minimamente scalfito l'autentica passione di tutta una città.
Tifosi
Gianluca Palamidessi
1 Agosto

Casuals, ep. III: c’era una volta Londra

Dopo gli Skinhead e i Mods, solo il Casuals nella capitale.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
13 Febbraio

Contro l’ Ünder-mania

Si plachi l’entusiasmo per il calciatore, si plachi la turcofilia (governativa) che comporta.
Editoriali
Alberto Fabbri
22 Aprile

Torneremo a cantare, ma non sui balconi

Siamo una tribù che non può rinunciare ai suoi riti.
Calcio
Luigi Fattore
14 Giugno

È stata Bellezza vera

La Bellezza è un enigma, dice Myškin. Attraverso di essa si è salvato il mondo, si è salvato il Napoli, ci siamo salvati noi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Maggio

La lezione del calcio sudamericano

E la brutta figura del nostro calcio.
Papelitos
Michelangelo Freda
27 Novembre

Supercoppa Italiana, un’ipocrisia nazionale

Dai segni rossi sul viso alla finale di Supercoppa in Arabia Saudita la strada è breve.
Calcio
Michelangelo Freda
10 Gennaio

Riconoscimento facciale, l’ultima folle idea della Serie A

L'ultima proposta della Serie A riguarda il riconoscimento facciale. De Siervo, amministratore delegato della Lega, sembra determinato.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
24 Dicembre

Più si gioca, meno si gioca

Un calendario sanguinoso che sta alterando il paradigma.
Podcast
La Redazione
13 Luglio

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Ritratti
Lorenzo Santucci
7 Aprile

Le follie di Massimo Moratti

Sbagliare per amore. E vincere.
Papelitos
Domenico Rocca
18 Luglio

Contro il campionato spezzatino

Il calcio che siamo abituati a conoscere è una carcassa abbandonata nel deserto: l’avvoltoio che la smembra è il business televisivo.
Calcio
Nicola Ventura
14 Dicembre

Gigi Radice, occhi di ghiaccio

In memoria del Sergente di ferro: un grande del nostro calcio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Recensioni
Alberto Fabbri
27 Dicembre

Cavalli Selvaggi

"Campioni romantici e ribelli nell'Italia di piombo", raccontati da Matteo Fontana. Eclettica Edizioni.