Insegnava un Carmelo Bene soggetto ai riflettori del Maurizio Costanzo Show: «Sono un capolavoro» (risate). «Attenzione, che qui la vanità è finita. Non c’è più vanità». I numeri di Cristiano Ronaldo sono noti pure ai marziani. I suoi successi personali, i trofei vinti con le maglie di Sporting Lisbona, Manchester United, Real Madrid, Juventus e Portogallo, oltre ad arricchirsi anno dopo anno – se non mese dopo mese – sono così prestigiosi da non lasciare più spazio, ormai da qualche tempo, all’opinione.

 

Cristiano Ronaldo sta al calcio come un carrarmato sta alla guerra. Nonostante l’età avanzi anche per uno come lui (classe 1985), il fuoriclasse portoghese continua a sentirsi tale e quale al ragazzo cresciuto tra le strade di Funchal. Il suo obiettivo, dopo aver visto e saggiato il pallone per la prima volta, è sempre stato lo stesso: diventare il più grande di tutti. Ci è riuscito, per la giuria di France Football, almeno cinque volte (per il palmares completo vedi qui).

 

Per la madre, invece, i riconoscimenti non sono che l’ovvia conseguenza di un lavoro durato una vita. Quando è costretto a lasciare casa per andare allo Sporting Lisbona, alla soglia dei 13 anni, mostra il petto di fronte alle lacrime della famiglia, del padre Denis, che morirà nel 2005 dopo una lunga lotta all’alcolismo, del fratello Hugo, che con Cristiano uscirà vincitore da una terribile battaglia con la dipendenza da droghe pesanti. È l’orgoglio di un ragazzino sulle cui spalle – meglio, sui cui piedi – c’è il peso di un’intera famiglia.

 

“Lo accompagnarono dei dirigenti dello Sporting. Mentre era con noi in aeroporto si faceva forza, ma poi in aereo pianse per tutto il viaggio”, racconta la sorella di Cristiano, Elma.

 

Cristiano Ronaldo percepisce, oggi, un ingaggio pari a 31 milioni di €. Da questa cifra sono ovviamente escluse le partnership con Herbalife, EA, Nike e le svariate vendite legate al marchio CR7 – equivalente, per immagine, solo a quello di Michael Jordan. Che Ronaldo abbia una montagna di soldi, d’altra parte, è risaputo. Quello che non si sa è come Ronaldo utilizzi questa ricchezza.

 

Quando nel 2011 vince la Scarpa d’Oro segnando 40 reti, ritira il premio affiancato da due mostri sacri come Di Stefano (leggenda del Real Madrid) ed Eusebio (idolo del Benfica e della nazionale portoghese). Saluti, abbracci, risate e ringraziamenti. Ma anche l’inizio di una vita spesa al servizio dei meno fortunati. CR7 decide infatti di vendere il proprio premio ad un’asta di beneficenza. I soldi della vendita, ben 1.2 milioni di sterline, vengono utilizzati per costruire alcune scuole di Gaza rase al suolo dalla guerra. Con questa porzione di mondo, Cristiano intratterrà sempre un rapporto solidale.

 

Il conflitto arabo-israeliano è sì una questione delicatissima, ma essa non esula dall’argomento del nostro articolo. Se del tutto infondato è il presunto anti-sionismo di Cristiano Ronaldo (dato in pasto ai media mondiali dalla temibile Al Jazeera), è però vero che in più di un’occasione – e non solamente in quella sopra riportata – il fuoriclasse portoghese si è avvicinato (almeno economicamente) alla Palestina. Niente di strano, o di sospetto, d’altronde. La fondazione del Real Madrid è da sempre molto vicina alla popolazione palestinese (da qui le simpatie del fuoriclasse portoghese). La società madridista ha contribuito alla costruzione di 167 scuole in 66 paesi, tra i quali figura anche Israele.

 

 

La donazione alla Croce Rossa nel 2013 (Photo by Jasper Juinen/Getty Images)

 

 

Nel 2013, Ronaldo vende il suo Pallone d’Oro a un’asta di beneficenza tenutasi a Londra. I soldi del guadagno – 530.000 sterline – sono stati donati alla fondazione Make-A-Wish, il cui obiettivo è quello di garantire cure e sollievo ai bambini con malattie terminali o potenzialmente tali. Ronaldo è d’altra parte ambasciatore di tre tra le maggiori organizzazioni di beneficenza mondiali: Save the Children, Unicef e World Vision. Nel discorso di premiazione per il Pallone d’Oro del 2014, il suo unico appello è rivolto ai bambini malati di leucemia.

 

Lui, abituato da piccolo a mangiare un hamburger in tutta la giornata, o uno yoghurt – «per tornarsi ad allenare in fretta», racconta la madre –, quel ragazzo coi denti storti e il pianto facile, preso in giro da tutti per l’accento un po’ contadino, orfano di padre a vent’anni e lontano dalla propria famiglia a tredici, sa bene cosa significhi far sorridere un bambino.

 

Nel 2016 ha registrato un messaggio rivolto ai bambini coinvolti nel conflitto siriano, chiamandoli true heroes (veri eroi), e mostrando loro la sua vicinanza (non solo emotiva, ma economica). La donazione è accertata ma non quantificabile: Ronaldo ha infatti esplicitamente chiesto a Save the Children di non rivelarne la cifra.

 

Il messaggio di Cristiano Ronaldo ai bambini siriani

 

Il suo aiuto coi piccoli di tutto il mondo ci costringe a raccontare almeno altri due episodi (ce ne sono molti altri). Nel 2009 Nuhuzet Guillen, un ragazzo malato di cancro, arriva a contattare Cristiano Ronaldo, appena passato al Real Madrid, con la speranza di poterlo conoscere di persona prima di dire addio alla luce del sole. Ronaldo vola dal ragazzo, passa con lui un’intera giornata e paga tutte le cure necessarie a donare almeno una speranza alla famiglia. Nonostante le condizioni di Nuhuzet siano proibitive, Ronaldo decide ugualmente di prendersi carico della spesa. Nuhuzet morirà dopo pochi mesi.

 

Nel dicembre del 2015, allo Stadio Bernabeu, Ronaldo incontra il piccolo Haidar, bimbo libanese rimasto orfano di entrambi i genitori dopo un attacco kamikaze a Beirut, nella capitale. È vero, il calcio in confronto a certe tragedie non è che un gioco. Ma il video dell’incontro parla da sé. Il bimbo piange di gioia. Il suo idolo lo tiene abbracciato e al sicuro. Il calcio può dove la vita manca, e Ronaldo questo lo sa bene.

 

CR7 è poi anche un grande donatore di sangue. Questo è il principale motivo per il quale ha scelto di non tatuarsi neanche un centimetro del proprio corpo: chi ha tatuaggi può sì donare il sangue, ma non con la regolarità con cui lo fa Cristiano Ronaldo. Il portoghese è inoltre donatore di midollo osseo. Donarlo, ha dichiarato, è

 

«ritenuto da molte persone un gesto delicato e complesso, ma non si tratta d’altro che d’un prelievo di sangue. Non fa male e può salvare molte vite».

 

Questo, al di là di ogni milionaria donazione, ci sembra essere l’aspetto più straordinario nella persona di Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese non è un eroe, ma è molto più di questo. È un ragazzo cresciuto in un ambiente difficile, ostile, che lo ha prima costretto ad abbandonare la propria famiglia, poi a vivere un sogno – diventare il giocatore più forte del mondo – come fosse un obbligo. Da qui la sua disumana ossessione per la vittoria. Da qui la sua insospettabile, e intramontabile, umanità.