«When football was football and footballers were men». Nel periodo del primo grande conflitto mondiale, tra l’estate del 1914 e la fine del 1918, quasi tutti gli sportivi professionisti e dilettanti del Regno Unito si arruolarono volontariamente nell’esercito di Sua Maestà per proteggere la Madre Patria. Il 12 Dicembre del 1914, il conservatore William Joynson Hicks costituì il 17th Service Battalion of the Middlesex Regiment che comprese i giocatori di calcio. Alla guida del «Footballers’ Battalion» venne messo Frank Buckley: difensore del Bradford City con un passato nelle due squadre di Manchester e nel Birmingham. Buckley, fregiato del grado di maggiore, si distinse nella battaglia della Somme, sul fronte occidentale, dove gli alleati prevalsero sui tedeschi dopo una logorante guerra di trincea. In quell’occasione fu ferito gravemente sia ai polmoni che alle spalle e quindi dovette fare ritorno in Regno Unito per essere curato. Ciò non gli impedì di riaggregarsi ai suoi uomini in occasione dell’offensiva contro i tedeschi ad Argenvillers nel Gennaio del 1917, che coincise con la sua ultima battaglia. Le pessime condizioni dei suoi polmoni costrinsero il maggiore a mettere definitivamente da parte le armi. Rientrato a casa, cercò di mettersi alle spalle i dolori della guerra ripartendo dal mondo del calcio. Il Norwich city lo ingaggiò come manager nel 1919. Poi, dal 1923 al 1927, affrontò una parentesi al Blackpool. Major Buckley, come continuarono a chiamarlo i suoi calciatori, lasciò però concretamente il segno nel Wolverhampton tra il 1927 e il 1944.

 

Soldati inglesi durante la terribile battaglia della Somme

In quello spazio temporale costruì le basi dei successi nazionali in campionato e coppa dei Wolves degli anni ’50, valorizzandone l’academy e predicando una filosofia di gioco veloce e palla a terra. Ogni tifoso dei Lupi che si rispetti gli è grato per aver fatto firmare il primo contratto da professionista al leggendario capitano Billy Wright che a quelle latitudini ha portato 3 titoli nazionali, 1 FA cup e 3 Charity Shields oltre ad aver collezionato più di 100 presenze con la maglia dei Three Lions. La maggior parte dei componenti del battaglione dei calciatori, però, non furono fortunati a voltar pagina come Buckley. Tra i centinaia di caduti che deliziarono gli appassionati di calcio d’oltremanica prima dello scoppio delle ostilità ci furono Richard McFadden, William Jonas e George Scott del Leyton Orient, allora conosciuto come Clapton Orient, Evelyn Lintott del Queen’s Park Rangers, Duncan Currie, John Allan, James Boyd, Tom Gracie, Ernest Ellis, James Speedie e Harry Wattie degli Hearts, Patrick Slavin, Leigh R. Roose, Donnie McLeod, Archie McMillan, Robert Craig, John McLaughlin e Peter Johnstone del Celtic, David Murray, John Fleming , Jimmy Speirs e Walter Tull dei Glasgow Rangers. Quest’ultimo fu un vero e proprio rivoluzionario sia sul campo di battaglia che su quello calcistico. Tull, orfano dalle origini paterne caraibiche, fin dalla sua infanzia si dimostrò una persona fuori dal comune. I suoi successi legati al pallone arrivarono già a diciotto anni con il Clapton nella London Senior Cup e FA amateur Cup, facendolo diventare il primo giocatore di colore a vincere dei titoli nell’ English Senior football. Nel 1908 il Tottenham Hotspur si accorse del suo talento e non se lo fece scappare.

Walter Tull, un rivoluzionario diviso tra i campi di calcio e la trincea

Tull divenne dunque il primo outfield player di colore nella storia della Top division inglese. Qualcosa non andò per il verso giusto con i Lilywhites e dopo solo 10 presenze e 2 reti venne relegato alla squadra riserve. Ciò nonostante ci fu chi volle continuare a credere nelle sue enormi potenzialità. Herbert Chapman, una figura leggendaria nel panorama calcistico britannico e mondiale, più avanti vero e proprio santone sulla panchina dell’Arsenal, difatti lo mise sotto contratto al Northampton Town. Qui Walter Tull trascorse i suoi anni più felici, collezionando 111 presenze e 9 reti. Nel 1914 lo scoppio della prima guerra mondiale e il conseguente richiamo del battaglione dei calciatori interruppero i suoi fasti sul rettangolo verde. Gli anni della guerra misero in evidenza le sue grandi qualità di trascinatore e leader. Il nativo del Kent si distinse in 6 grandi battaglie, guadagnandosi addirittura il grado di officer nonostante ai tempi ciò fosse proibito agli uomini di colore. Di ritorno verso il Regno Unito, dopo aver condotto in modo valoroso una spedizione di 26 uomini sul fiume Piave, cadde sotto i colpi nemici in un’imboscata nel nord della Francia. Ad aspettarlo in patria ci sarebbe stato un contratto con i Rangers, la squadra di cui era tifoso suo fratello Edward. Chissà se Tull sarebbe riuscito a guadagnarsi un posto nella Hall of fame di Ibrox Park, un onore riservato a pochissimi eletti. Fu commovente il memorial tra Spurs e Gers disputato nel 2004. Per il club di Govan e i suoi tifosi verrà sempre ricordato come un fallen ranger.