Aprile 1915. A quasi un mese dall’entrata in guerra – l’ultimo capitolo del Risorgimento, com’ebbe a definirla lunedì 24 maggio il Corriere della Sera – si disputava ancora il campionato di calcio. In finale, dopo aver superato i rispettivi gironi eliminatori, erano giunte Genoa, Torino, Inter e Milan. Il 18 dello stesso mese, il Diavolo allenato da Ilario Castagner affrontava un agguerritissimo Genoa, già in possesso di ben sei scudetti. Quella che andò in scena al Velodromo Sempione di Milano, però, non fu una partita qualunque. Grazie al goal di Ferrario, che aveva approfittato di uno svarione del terzino Casanova e battuto a rete il buon Rolla, il Milan conduceva la gara per uno a zero, Sin qui, nulla di strano. Ma il Grifone doveva assolutamente pareggiare, e iniziò quindi ad aumentare i giri. Così, il caso incriminato non tardò molto a presentarsi. Dopo poco, infatti, il genoano Bernardo raccolse la palla e calciò in porta; l’estremo difensore Barbieri parò abilmente il tiro ma l’arbitro decretò comunque il goal. Le molte contestazioni per far cambiare idea al direttore di gara non sortirono alcun effetto: la partita si concludeva in parità. Era stata la prima sfida del girone finale. E dopo un avvio non particolarmente brillante, il Genoa prese man mano sempre più consistenza, sino a guadagnarne la testa con nove punti. Punti che bastarono per vincere il Campionato, quando questo venne sospeso per la chiamata alle armi. Ma prima che l’On. Sonnino facesse presentare all’ambasciatore d’Austria-Ungheria la dichiarazione di guerra, “Il Football”, una rivista settimanale illustrata che si vendeva il sabato e che era diretta da Pietro Bozzi, pubblicava il 24 aprile una documentazione fotografica attestante l’irregolarità della decisione arbitrale.

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Corsi e ricorsi storici…

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La Federazione riconobbe l’errore del fischietto, ma non poté lo stesso annullare il referto del signor Portigliatti di Torino. Fu questo il primo caso di prova post-gara presentata nel tentativo d’invalidare quello che era a tutti gli effetti un goal fantasma. Forse nessuno pensò, a quell’epoca, che come rimedio a simili evenienze si sarebbero potuti un giorno adottare la tecnologia di porta e la cosiddetta moviola in campo. Nondimeno, la storicità del fatto citato mostra come quella del goal-non goal sia da sempre una questione aperta nel mondo del pallone, ed offre lo spunto per una breve riflessione di carattere generale circa gli strumenti che potrebbero impedire alla terna arbitrale di commettere errori. Se infatti sono ormai trascorsi due anni dall’avvento della tecnologia di porta, impiegata per la prima volta al Mondiale brasiliano durante Francia-Honduras ed oggi diffusa in molti campionati, è di pochi giorni fa la notizia del primo rigore assegnato grazie all’ausilio della Var durante Atletico Nacional – Kashima Antlers, semifinale del Mondiale per Club. E gli appassionati s’interrogano: un’opportunità perché non vi siano più ingiustizie, o piuttosto uno snaturamento del gioco più bello del mondo?

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I giocatori dell’Atletico Nacional si interrogano sull’essenza della tecnica

I problemi di natura tecnica per l’applicazione di questa tecnologia non mancano, anzi sono parecchi. Ad esempio, in quale situazione si dovrà ricorrere a quest’aiuto? Forse in tutti i casi dubbi, interrompendo continuamente il gioco? Inoltre, chi produrrà le immagini? Un’agenzia indipendente, diversa dalle televisioni? E se l’immagine, infine, non chiarisse alcunché? Si esamini poi la seguente evenienza. Un attaccante a terra nell’area di rigore avversaria, l’arbitro non fischia e i giocatori protestano; l’azione prosegue in contropiede e la squadra che si difendeva trova il goal. Che cosa fare in un caso simile? Andare al video e, accertata lo scorrettezza dell’intervento sull’attaccante, annullare la rete e concedere il rigore alla formazione appena passata in svantaggio? Assurdo, quasi kafkiano. In ogni caso, la radice più profonda della questione è un’altra. E si pone alla base, relativamente a ciò che potremmo chiamare l’essenza del calcio. Uno sport in cui tutto cambia, letteralmente e senza alcuna eccezione; uno sport più simile al perenne flusso di Eraclito che alla fissità metafisica delle opere di De Chirico. E allora, detto questo, lo si vuole forse snaturare? Non sarà così, se il passaggio definitivo alla moviola in campo sarà ben gestito e le regole del suo utilizzo altrettanto ben definite. Non ci resta che attendere. Pensando però che l’assenza di certe sviste si farà sentire, eccome.