Papelitos
06 Novembre 2023

Con Daniil Medvedev non ci si annoia mai

Litigi, dichiarazioni e siparietti di un tennista inimitabile.

Daniil Medvedev, con quella faccia un po’così, quell’espressione un po’ così, che lo rende uno degli ultimi per il quale val la pena seguire il mondo tennis. Daniil Medvedev recentemente immolatosi a fiero pasto dell’indignazione della stampa e web (sic) assieme, per la sublime risposta al bieco pubblico francese al Master di Parigi Bercy. Uscito sconfitto contro Grigor Dimitrov, il nostro – totalmente fuori dagli schemi, soprattutto quelli del tennis contemporaneo, che mai ha voluto esser ruffiano per ingraziarsi un solo tifoso – ha trascorso l’intero incontro a far fronte al becero fischiare, vociare e insultare della platea.

È uscito anzitempo ma s’è preso la gustosa ricompensa; nell’avvicendarsi al tunnel degli spogliatoi, ha regalato loro (il bieco pubblico) un maestoso dito medio.

Ancor più maestosa la spiegazione del gesto (perché l’indignazione ha sempre bisogno di estorcere spiegazioni) in conferenza stampa: «Mi stavo solo guardando le unghie. Perché mai fare il dito medio al meraviglioso pubblico francese?» per poi concludere «a me è capitato di giocare meglio qui quando non c’era, il pubblico…».

Ma Daniil Medvedev non è solo capace di ferale sarcasmo. Daniil Medvedev è ragazzo genuino, sensibile, fragile e profondo. È unico e inimitabile, sia in campo che fuori. Le sue fattezze non mentono: sgraziato, magrissimo, testa enorme, barbetta incolta e capelli radi spettinati malissimo. E anche il suo porsi non mente: ti parla come fossi un amico, in ogni conferenza stampa e intervista pare essere tra gli amici al bar o in piazza, senza costrutti o insuliniche frasi fatte.

Rabbia, fragilità, ironia, sin dagli esordi Daniil si è mostrato nudo al mondo e quasi tutto il mondo ha colto solo la sua nudità, anziché il suo essere reale: dal litigio agli US Open del 2019 con Feliciano Lopez, nello Slam che l’ha rivelato al grande pubblico (torneo col cui pubblico, a dir poco maleducato, battibecca puntualmente ogni anno), alla rivalità con Stefanos Tsitsipas, sua nemesi e contrario. Proprio con il greco, Medvedev ha elevato a lirica il suo esser allergico alla diplomazia. Tsitsipas è oramai personaggio fatto e finito, con la sua posa alla Manuel Fantoni e i mezzucci per tirarsi fuori dai guai: dalle pause in bagno ai continui dialoghi con il padre (ora il coaching è diventato, ahinoi, consentito), mezzucci che Danil ha sempre impacchettato e rispedito al mittente.

Medvedev contro Tsitsipas, ma soprattutto contro l’arbitro, all’Australian Open 2022

E se a Miami nel 2018 Daniil si rivolge candidamente a Stefanos: «Hey, Stefanos, vuoi guardarmi e parlare? Te ne vai in bagno per 5 minuti, poi non chiedi scusa per un net. Pensi di essere un bravo ragazzo? Guardami, hey, guardami. Non mi vuoi guardare?», nella semifinale del 2022, agli Australian Open, lo fa con il malcapitato e pavido giudice di sedia (Jaume Campistol), reo di non aver richiamato nemmeno una volta il greco per il suo fastidioso agire. Qui il russo tocca vette poetiche: «Ma sei stupido?! Oh mio Dio, sei davvero pessimo! Come puoi essere così scarso nella semifinale di un Grande Slam? Può parlare ad ogni punto suo padre? Può? Rispondi alla mia domanda? Guardami! Sto parlando con te!», concludendo con un commovente

“se non gli dai il warning sei, come posso dire, un gattino (little cat)”.

Ma gattino, in questo caso però non codardo, lo è stato anche Daniil: gattino, bambino (nell’accezione più indifesa del termine). Dopo aver perso la finale Slam, ancora contro Nadal, nel 2022 in Australia, Daniil trasforma la sua conferenza stampa in una confessione, in uno sfogo a cuore aperto, forse anche troppo per il livello degli astanti. Dolente, più che per la sconfitta, ancora una volta per il comportamento vile del pubblico Daniil si fa cantastorie: «Sarà una conferenza stampa un po’ diversa dal solito quella di oggi perché voglio raccontarvi la storia di un ragazzo che ha cominciato a giocare a tennis a 6 anni, e che aveva dei grandi sogni, quelli di tutti i bambini che cominciano a praticare questo sport».

Una conferenza stampa a dir poco sibillina ed enigmatica

Quindi va avanti, disincantato, come il miglior biografo di se stesso e conclude con amarezza, tanta amarezza: «Non vi starò a dire perché, ma durante questa partita contro Nadal ho smesso definitivamente di sognare. Da ora in poi giocherò solo per me stesso, per mantenere la mia famiglia, per le persone che mi vogliono bene e per tutti i russi, perché quando gioco in Russia sento sempre un grande supporto da parte della gente. Se ci sarà un torneo in Russia, a costo di saltare un evento del Grande Slam, sarò ben contento di giocare quello piuttosto che Roland Garros o Wimbledon. Sono deluso dalla mancanza di rispetto (del pubblico, ndr), sono arrabbiato e deluso per questo».

«Quel bambino che sognava in grande oggi in me non c’è più. Sarà difficile continuare a giocare a tennis in questo modo. Il ragazzo ha smesso di sognare, è tutto».

No, non è tutto, perché per Daniil i sogni cominciano a realizzarsi, diventa consapevole che non si può rinunciare a sognare. Scoppia il conflitto in Ucraina, che tanto ha svelato al mondo l’ipocrisia di una buona parte dell’Occidente. Daniil non può tirarsi indietro e usa parole forse tra le più belle, in un maremagnum di dichiarazioni da tazza di caffè. «Vi ricordate quello che ho detto dopo la finale dell’Australian Open? Era una storia che parlava solo di me e dei miei sogni d’infanzia. Oggi voglio parlare a nome di tutti i bambini del mondo», esordisce.

Quindi continua: «Tutti hanno dei sogni, la loro vita è appena iniziata, tante belle esperienze devono venire: i primi amici, le prime grandi emozioni. Tutto ciò che sentono e vedono è per la prima volta nella loro vita. Per questo voglio chiedere la pace nel mondo, la pace tra i Paesi. I bambini nascono con una fiducia interiore nel mondo, credono così tanto in tutto: nelle persone, nell’amore, nella sicurezza e nella giustizia, nelle loro possibilità nella vita. Stiamo insieme e mostriamo loro che è vero, perché ogni bambino non dovrebbe smettere di sognare».

C’è da commuoversi, c’è da commuoversi così come c’è da ridere e sorridere, per le sfide che lo coinvolgono con Novak Djokovic, sfide crocevia della carriera, dell’uno e dell’altro. Nel 2022, agli US Open, Medvedev ha l’ardire di stroncare l’auspicato Grande Slam da parte del serbo. «Non l’ho mai detto di nessuno, per me sei il migliore di sempre» si rivolge sincero allo sconfitto avversario per poi, da ragazzo qualunque: «Ultima cosa, non meno importante, oggi è l’anniversario per me e per mia moglie, durante il torneo non sapevo cosa regalarle e arrivato alla semifinale non avevo ancora un regalo, così ho pensato che avrei dovuto vincere per forza. E questo è il mio regalo».

Una carrellata del meglio di Daniil Medvedev

Un poetico salvarsi in calcio d’angolo (o in match point) da applausi. Ma l’anniverario di matrimonio, per Daniil, ha coinciso anche con gli ultimi US Open. Ed è coinciso pure l’avversario: questa volta a scoccare l’ultimo punto è Novak, e il teatro che allestiscono a fine partita i due vale più dell’incontro stesso. Daniil ricorda del suo regalo d’anniversario di due anni prima: «quando ho vinto ho pensato, che bel regalo per l’anniversario di matrimonio. Oggi invece è uno schifo». E quindi Nole: «Buon anniversario a tua moglie. Mi dispiace, mi dispiace. Onestamente, sai, se avessi saputo che l’anniversario era oggi, forse, sai, il risultato…».

Sublime. Sublime come la carriera infinita di Novak – che Parigi Bercy l’ha vinto, di nuovo, ma anche lui litigando con l’indisciplinato pubblico francese. Sublime come il miglior Medvedev. Perché il russo rimane davvero l’unico papabile, attendibile, per essere protagonista degli anni a venire. L’unico per il quale ci si augura un futuro da protagonista. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così sara sempre un piacere vederlo giocare, parlare, inveire, sorridere e urlare. E se poi dovesse vincere meno di quel che merita, poco importa. L’importante è che non ci lasci soli, in questo tennis di automi, italiani e non, con cui non andresti nemmeno a comprare un divano scontato.

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