Carrello vuoto
Giuseppe Gerardi
18 Febbraio 2022

Creuza de mä

La storia d'amore tra il Genoa e Fabrizio De André.

Quella di Fabrizio De André per il Genoa è una storia d’amore nata insieme allo stesso cantautore. È una fredda giornata il 18 febbraio del 1940 e, dal momento che è domenica, in tutti i campi di calcio italiani si gioca a pallone. Allo stadio comunale del Littorio di Novara i padroni di casa affrontano il Genoa, all’epoca squadra forte e compatta, allenata da un inglese, un tale William Garbutt che si era trasferito a Genova per lavorare nel porto. Già, proprio il porto, il luogo simbolo di Genova e presente in tutta la produzione di De André. Era la ventesima giornata di serie A, il Genoa aveva 26 punti e si trovava primo in classifica a pari merito con il Bologna.

Durante la partita accadde qualcosa di strano: per un errore arbitrale il Genoa battè il calcio d’inizio sia del primo che del secondo tempo.

La partita continuò come se nulla fosse e terminò uno a zero in favore del Grifone. Però, giorni dopo, un guardalinee denuncerà l’irregolarità: la partita venne rigiocata e il Genoa perse tre a uno dicendo addio al sogno scudetto. Da quel momento in poi non sarà mai più così vicino al titolo. Nel frattempo comunque, in quella domenica di febbraio del ’40 e a pochi chilometri da Genova – precisamente a Pegli, in via De Nicolay 12 – Giuseppe De André mette sul grammofono il Valzer Campestre di Gino Marinuzzi per allietare il dolore della moglie Luigia che sta dando alla luce un bambino.

Il dolore si trasforma presto in gioia, e il neonato mescola i primi vagiti con le note del Valzer: nasce Fabrizio De André. Nasce tra la musica. Nasce il giorno in cui gioca il Genoa. Non poteva essere altrimenti. Ed era inevitabile anche la sconfitta del Grifone, anzi, prima l’illusione della vittoria e poi la sconfitta definitiva. D’altronde Fabrizio da sempre è stato dalla parte dei vinti, degli illusi. Come il suo malato di cuore che prova una grande illusione nel baciare il suo amore, ma che poi muore per la troppa emozione. Era nato De André, il Genoa quindi doveva perdere. Non poteva essere altrimenti.

de andré cristiano
Fabrizio De André con la prima moglie Enrica Rignone e il figlio Cristiano

La vera e propria consacrazione di Fabrizio De André tifoso del Genoa si ha sette anni dopo. È il 5 gennaio 1947 e allo stadio Luigi Ferraris di Genova si affrontano Genoa e Torino. Il padre di De André è un acceso tifoso torinista e non perde occasione per portare il figlio maggiore Mauro, anch’egli tifoso del Toro, allo stadio. Decide di portare anche il piccolo di casa De André, Fabrizio, con la speranza che possa diventare anche lui un nuovo tifoso granata. Speranza che risulterà vana, perché proprio in quel pomeriggio invernale “Bicio” – nomignolo con il quale veniva affettuosamente chiamato Faber – scoprirà la passione per il Genoa.

Da questo episodio emerge già la grandezza di pensiero di un personaggio che, nella vigilia dell’Epifania del 1947, non aveva compiuto ancora sette anni. Stiamo parlando di un bambino che va contro la fede calcistica del padre e del fratello più grande, e sceglie di sua spontanea volontà di parteggiare per il Grifone. È un’autentica e inaspettata dichiarazione d’amore.

Se poi aggiungiamo che quella partita terminerà con una sconfitta del Genoa (per tre reti a due) si capisce che quello non era un bambino come gli altri, come quelli che, da sempre, hanno scelto le loro squadre schierandosi dalla parte dei vincitori. No, Fabrizio De André, nel pieno della sua infanzia, ha scelto consapevolmente per che squadra tifare. Nonostante il padre, nonostante il fratello, nonostante la sconfitta. Anni dopo, ricorderà quel pomeriggio nei suoi diari con queste parole:

“Mio padre mi portò allo stadio Marassi per una partita Genoa-Torino. Mi ricordo che quasi subito, forse per una sorta di antagonismo precoce, mi scoprii Genoano contro mio padre e mio fratello che erano accesi tifosi torinisti.


[…] Mi pare che il Genoa avesse anche perso e in questo senso anticipai una mia tendenza che si sarebbe poi rivelata frequentando le scuole medie: ho sempre avuto un debole per i troiani e una forte antipatia verso gli achei e in questo sono confortato dall’opinione che anche il vecchio Omero la pensasse così, malgrado fosse probabilmente greco”.

Fabrizio De André, dunque, dopo aver scoperto l’amore per il Genoa, cresce con due grandi passioni: la prima, quella per cui lo conoscono tutti, è la musica; la seconda, e questa non è nota a tutti, il calcio. De André è un vero e proprio maniaco del calcio: sui suoi diari annota classifiche, gol fatti e gol subiti, conteggio degli scontri diretti, formazioni reali e formazioni ideali, quote salvezza e chi più ne ha più ne metta.

Qualcosa da esperti di statistica sportiva. Il tutto contornato da considerazioni su varie tematiche: dalle parole che poi diventeranno le sue canzoni alle riflessioni meramente calcistiche. Un esempio è la domanda che pone a se stesso a proposito del tifo – “Che cos’è il tifo?” – alla quale risponde scrivendo che è

“una sorta di fede laica, è il bisogno di schierarsi a favore di un partito, simbolizzato da immagini, da un colore, ma che si pretende essere sostenuto da una tradizione e da una cultura diverse da quelle degli altri: il tifo nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano di identificarsi in un gruppo che ha come fine la lotta per la vittoria contro altri gruppi”.

Significativo il concetto del tifo come lotta fra gruppi, argomento quasi centrale nelle sue opere. La lotta fra classi sociali che, da sempre, sono divise in due fazioni: da una parte i ricchi, i vincitori, gli achei; dall’altra parte i vinti, i troiani, i Michè, le Bocche di Rosa.

de andré
Un Fabrizio De André a colori, ma sempre con l’immancabile sigaretta

Nella Genova divisa fra il tradizionalismo dei pescatori e il modernismo delle industrie, Fabrizio De André inizia a cantare quelli che poi saranno i suoi successi. Il suo nome diventa sempre più presente nei circoli borghesi della popolazione genovese, tanto che viene spesso invitato proprio per allietare le serate con la sua voce. A volte accetta di buon grado gli inviti nelle case strette fra i caratteristici vicoli, ed è anche di buon umore all’idea che in queste serate si possa bere, uno dei suoi più grandi vizi.

Ma altre volte, a causa del suo carattere così profondamente anarchico e scontroso, possono verificarsi episodi come quello che porta alla stesura di une delle sue più famose canzoni. De André, in una serata fra “amici”, è invitato insistentemente a cantare: a lui però non va di farlo e, per ripicca, prende una sbronza colossale e lascia tutti i presenti lì dove sono. Arrivato a casa inizia a scrivere: prende vita Amico Fragile. E, proprio in quel periodo e anche più tardi, De André, grazie anche al calcio, è molto vicino ad altri amici fragili come Don Andrea Gallo, anch’egli genoano, o Pier Paolo Pasolini, tifoso del Bologna, al quale Faber dedicherà poi la canzone Una Storia Sbagliata e con il quale aveva in comune l’idea di libertà:

“Pasolini era un vero intellettuale del dissenso, libero da qualsiasi schema, da qualsiasi imprigionamento politico e direi anche economico. Non si accontentava della cultura ufficiale, ma aveva la curiosità di scavare in altre realtà”.

Come detto, la notorietà avanza prepotentemente non solo nei circoli culturali, ma anche nell’ambiente sportivo. Le famose case in cui i giovani si riuniscono sono frequentate anche dai calciatori del Genoa e uno di questi è Gigi Meroni, il più grande amore calcistico di Fabrizio: «Meroni fu un artista nella vita e in campo, era dotato di una creatività simultanea nel senso che ciò che intuiva, ed era molto, riusciva immediatamente a mettere in pratica aggiungendo ad una tecnica da giocoliere una velocità di esecuzione micidiale». Non solo una stima per la persona, ma anche un’analisi tecnica delle caratteristiche di Meroni da vero intenditore di calcio.

gigi meroni
Gigi Meroni, un artista del pallone

Nel frattempo si arriva al 1979, un anno cruciale per la vita di De André. Infatti, nella seconda metà degli anni settanta, si trasferisce insieme alla seconda compagna Dori Ghezzi in Sardegna, in previsione della nascita di sua figlia Luvi. Nell’estate ’79 però, precisamente il 29 agosto, accade l’impensabile: De André e Dori vengono rapiti dall’anonima sequestri sarda e restano prigionieri per ben quattro mesi prima di essere liberati dopo il pagamento del riscatto.

È un’esperienza che segna profondamente Fabrizio. I rapitori davano loro da mangiare pane di Gallura, tonno, uova e “un paio di volte la pastasciutta”, e nonostante tutto, Fabrizio ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri: «Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai». Ma, in tutto ciò, nei quattro mesi passati in quello che poi lui chiamerà Hotel Supramonte, avrà pensato al suo Genoa? Ovviamente sì, anzi, queste sono le parole di Dori Ghezzi a proposito dell’argomento:

«In prigionia praticamente non potevamo fare nulla, non ci davano la possibilità né di leggere i giornali, né di ascoltare radio, perché non ci arrivassero notizie che in qualche modo potessero riguardarci, però se il Genoa vinceva o perdeva quello ce lo dicevano. Perché lo facevano? Perché lo chiedeva Fabrizio! Gli chiedeva: “Ditemi che ha fatto il Genoa».

Il Grifone Fragile. Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa, Tonino Cagnucci, 2013

Tutto questo può bastare per capire l’amore di Fabrizio De André per o Zena.

Al centro della Curva genoana capeggia la bandiera di De Andrè
Al centro della Curva genoana immancabile è Faber

Un amore così lungo che, questa volta, Fabrizio l’ha dato in fretta al suo Genoa. Gliel’ha dato lo stesso giorno in cui è nato, quando il Grifone ha vinto ma era solo un’illusione. È un amore viscerale, genuino, come quello che prova la maggior parte dei tifosi. E questo, da un personaggio profondo come De André, non se l’aspetta nessuno; anche perché il calcio – soprattutto nell’ambiente intellettuale di allora – viene visto come qualcosa di basso, superfluo, ininfluente. Come un oppio dei popoli e una distrazione.

Il calcio è invece un fenomeno sociale in grado di emozionare sinceramente, e questo Fabrizio De André lo sapeva bene, lui che viveva di atmosfere ed emozioni. L’ha capito subito non appena messo piede dentro allo stadio Marassi, non appena visto cantare la Gradinata Nord. Quella Gradinata Nord che oggi canta, tutta insieme, Crêuza de mä, forse la canzone che più di ogni altra incarna lo spirito genovese e deandreiano. È un richiamo alla tradizione, ai vicoli, al porto, ai pescatori. Quando è stato chiesto a Fabrizio De André di scrivere per il Genoa, la sua risposta è stata questa:

“Al Genoa avrei scritto una canzone d’amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo”.

Una frase semplice ma di una bellezza travolgente. D’altronde, quando si mettono insieme la squadra più antica d’Italia e uno dei migliori cantautori italiani, il risultato può essere solo questo: la bellezza.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Marco Gambaudo
22 Maggio 2022

Il Genoa scende, la Gradinata Nord sale

I tifosi rossoblù hanno dato una lezione di tifo e d'amore.
Cultura
Emanuele Iorio
5 Aprile 2022

Robert Plant, Led Zeppelin e Wolves

Alle origini del football, alle origini del rock.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
6 Gennaio 2022

Bruciamo le autobiografie sportive

Liberiamoci da questa piaga.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Dicembre 2021

Elogio del sercio, il pallone di una volta

Quanti chili pesava la sfera della nostra scuola calcio?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre 2021

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
Cultura
Emanuele Iorio
11 Novembre 2021

Joe Strummer, blue is the color

Frontman dei The Clash, ultras del Chelsea.
Cultura
Emanuele Meschini
14 Settembre 2021

Non escludo il ritorno

La storia d'amore tra Franco Califano e l'Inter.
Tennis
Carolina Germini
25 Agosto 2021

Rino Gaetano, il figlio unico dello sport

A mano a mano con il suo universo sportivo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Agosto 2021

Dazn ha le gambe corte

Il nostro paese è pronto per lo streaming?
Altro
Michelangelo Freda
19 Agosto 2021

I talebani amano il cricket (e ora pure il calcio)

Il rapporto tra gli studenti del Corano e lo sport.
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Estero
Marco Armocida
8 Agosto 2021

Lukaku al Chelsea è già Superlega

Sul ponte (italiano) sventola bandiera bianca.
Papelitos
Lorenzo Santucci
8 Luglio 2021

Mai più Europeo itinerante

Una formula fallimentare su tutta la linea.
Ritratti
Marco Metelli
3 Luglio 2021

La leggenda di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 86 anni un mito della panchina.
Cultura
Giovanni Tarantino
10 Giugno 2021

Alle origini del calcio

Come nasce il gioco più bello del mondo.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno 2021

Alberto Malesani, l’ultimo degli umani

Sorridere in faccia al fallimento.
Ritratti
Pierfilippo Saviotti
20 Maggio 2021

Nereo Rocco, il Paròn degli italiani

A lui il nostro calcio deve successi e identità.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Editoriali
Gianluca Palamidessi
23 Marzo 2021

Il calcio è diventato noioso

La meccanica del gioco ha vinto sull'intuizione dei singoli.
Estero
Marco Marino
5 Marzo 2021

Beatles, football & legends

In una Liverpool divisa tra rossi e blu, esporsi era troppo rischioso.
Tennis
Alessandro Imperiali
2 Marzo 2021

La radio come antidoto al coronafootball

Le radiocronache sono tornate di moda.
Estero
Alberto Maresca
26 Febbraio 2021

Tunisia andata e ritorno: il calcio del popolo

Reportage dall'Africa settentrionale.
Calcio
Gianluca Palamidessi
1 Febbraio 2021

L’onnipotenza delle radio romane

L'amico/nemico di Roma e Lazio.
Ritratti
Matteo Mancin
25 Gennaio 2021

Giovanni Galeone l’integralista

Compie 80 anni un uomo del paradosso, “padre” di Max Allegri.
Calcio
Annibale Gagliani
8 Gennaio 2021

David Bowie e Andres Iniesta, gli illusionisti

Riflessioni oniriche in onore di David Bowie, che avrebbe compiuto 74 anni.
Calcio
Angelo Ceci
26 Dicembre 2020

Le origini del Boxing Day

Storia e tradizione del Santo Stefano sportivo nel Regno Unito.
Editoriali
Vito Alberto Amendolara
25 Dicembre 2020

Elogio degli stadi pieni

Il regalo che tutti vorremmo: tornare sulle gradinate.
Storie
Gianpaolo Mascaro
23 Dicembre 2020

(Piccola) Patria basca

Orgoglio e radici dell'Euskal Selekzioa.
Calcio
Carlo Brigante
19 Dicembre 2020

La cabala del numero 7

Da Garrincha a Cristiano, passando per Best e Cantona.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
14 Dicembre 2020

Togliete i maledetti social ai calciatori

O insegnate loro come usarli.
Interviste
Gianluca Palamidessi
23 Novembre 2020

Una nuova alba per la cultura Casual?

Due chiacchiere con Sergio Tagliabue, tra Joy Division, Casuals e amicizia.
Calcio
Lorenzo Ottone
21 Novembre 2020

La nuova estetica del calcio è un ritorno al vintage

Lyle&Scott e Lovers FC, tra cultura Casual e Football.
Calcio
Gianluca Palamidessi
20 Ottobre 2020

Italiani, popolo di tifosi ma soprattutto di gufi

La partita dal trespolo si vede meglio.
Ritratti
Francesco Andreose
19 Ottobre 2020

Ho scelto Mandorlini per amico

Un allenatore tanto bravo quanto controverso.
Ritratti
Lorenzo Cafarchio
3 Ottobre 2020

Franco Scoglio, morirò parlando del Genoa

Il 3 ottobre del 2005 ci lasciava un educatore nel calcio.
Papelitos
Vittorio Ray
27 Settembre 2020

Totti è nella nuca

Inventare calcio girati di spalle.
Editoriali
Gianluca Palamidessi
13 Settembre 2020

Lo spogliatoio è l’ultimo luogo sacro

In un mondo privo di regole, c'è un posto che impone ancora la propria legge.
Tennis
Graziano Berti
9 Settembre 2020

Concetto Lo Bello: arbitro, magistrato e sacerdote

Personalità istrionica e precursore, in tutti i sensi.
Calcio
Marco Gambaudo
13 Agosto 2020

Genoa, un altro anno aspettando Godot

Sulla sponda rossoblù del Bisagno si naviga a vista.
Ritratti
Alessandro Imperiali
29 Luglio 2020

Giorgio Vaccaro, lo Sport come religione

Storia del generale che fece grande l'Italia nel mondo.
Calcio
Alessio Giussani
19 Luglio 2020

Il Basaksehir sancisce lo strapotere di Erdogan

Il club di Istanbul ha vinto ieri il campionato, inaugurando una nuova fase del calcio turco.
Altro
Alberto Fabbri
19 Luglio 2020

Per Nelson Mandela lo sport era politica

Rugby e calcio nella lotta contro l'apartheid.
Editoriali
Andrea Antonioli
9 Luglio 2020

Il calcio del futuro è con i confini

Nulla è irreversibile, nemmeno la globalizzazione.
Tennis
Lorenzo Ottone
3 Luglio 2020

Paolo Villaggio e lo sport come commedia sociale

Il ragionier Fantozzi alle prese con l'Italia sportiva.
Cultura
Giacomo Proia
1 Luglio 2020

Antonio Gramsci tra il football e lo scopone

L'originale rapporto tra il celebre intellettuale e lo sport.
Calcio
Diego Mariottini
30 Giugno 2020

Pruzzo faceva gol e se ne fregava del resto

Tra l'amore e la propria natura, scegliere comunque la seconda.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
27 Giugno 2020

A dover correre è la palla

Ode ai giocatori flemmatici.
Recensioni
Andrea Catalano
27 Giugno 2020

Tifosi, l’epoca d’oro del calcio italiano

Un ricordo della pellicola più amata dai calciofili italiani.
Tennis
Alberto Fabbri
25 Giugno 2020

Breviario di stile dello scarpino da calcio

La lotta alla degenerazione dei costumi continua in campo.