Ascesa, apogeo e follie di un mitomane.
Chissà come si alza la mattina, Aurelio De Laurentiis. Poggia prima il piede sinistro o il destro, per scendere dal letto? Quando e se suona la sveglia, si gira su un fianco e sbuffa o apre gli occhi ricolmo di vita a venire? È inutile eppure fondamentale farsi domande di questo genere, così banali e quotidiane, quando si pensa a un personaggio tanto eccentrico e particolare. Viene voglia di sviscerarla da cima a fondo, la persona Aurelio De Laurentiis. Avvicinarsi a lui incute infatti un certo timore, lo stesso che dovette provare ad esempio Curzio Malaparte nel dipingere il buonuomo Lenin (1932).
Forse però la nostra impresa è persino più ardua. Infatti per stessa ammissione di Malaparte Lenin era solo un «fanatico piccolo borghese», un «pover’uomo timido e violento». De Laurentiis, al contrario, di sicuro non è un piccolo borghese, senz’altro non è un pover’uomo e niente lascia pensare che la timidezza faccia parte del suo carattere. Ma De Laurentiis non è neanche solo questo.
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