Calcio
31 Agosto 2019

De Rossi, con la testa a Roma e i piedi al Monumental

Il calcio sa essere ambiguo.

Tra i suoi numerosi viaggi, soprattutto letterari, Jules Verne scrisse: “alcune strade portano più a un destino che a una destinazione”. Quella di Daniele De Rossi è una rotta storicamente intrapresa da gran parte degli italiani, diretti verso Buenos Aires per ricominciare, alla ricerca di un nuovo inizio. Invece il senso della partenza di Daniele è differente, trattasi della giusta conclusione di una carriera all’insegna della fedeltà. Il fato ha regalato al centrocampista un’innata dote di esaltarsi nelle difficoltà, fungendo da responsabile spirito guida nella tensione generale. Quella sensazione collettiva che alberga in ogni stracittadina, tanto più se parliamo del derby capitolino.

 

De Rossi ne ha disputati un’infinità, e forse questo tipo di gare gli mancheranno, quando dirà definitivamente addio al gioco. Il primo Lazio-Roma senza di lui sarà sicuramente particolare, anche insolito, se non fosse che il nuovo corso personale da lui inaugurato l’ha riportato astrattamente dove aveva lasciato. Mai come questa domenica un solo uomo potrà realmente essere al centro dell’universo. Quello calcistico, rappresentato da due delle più sentite sfide internazionali, distanti e al contempo unite da un fil rouge inciso col numero 16.

 

De Rossi durante l’ultima uscita del Boca alla Bombonera (foto di Marcelo Endelli/Getty Images)

 

Il Daniele vitruviano collega Italia e Argentina restando al centro, così in campo come nel segno di Lazio-Roma e River-Boca. Neanche le penne rappresentative di ambo le capitali, quali Trilussa e Jorge Luis Borges, avrebbero potuto delineare un espediente del genere. Il battesimo al Monumental, con quanto avvenuto nell’ultimo Superclasico, potrebbe realmente essere il banco di prova più ostico per De Rossi. L’affinità con il fùtbol argentino e le sue leggi non scritte l’ha già dimostrata, ma le influenze psicologiche derivanti da 24 ore immerse nelle emozioni sono soltanto immaginabili. Nell’arco di mezza giornata, Daniele “subirà” la sua partita del cuore senza di lui, probabilmente con il riflesso condizionato di allacciarsi gli scarpini, da abitudine. Resterà ad ammirare l’Olimpico gremito a 11.000 chilometri di distanza, in attesa di scendere in campo nella bolgia di Nuñez.

 

A 36 anni le prime volte devono avere un sapore particolare, viverne due e di cotanta potenza emotiva è un privilegio riservato a chi ha dedicato una magnifica esistenza allo sport. All’aspetto sano del pallone, evidenziato nella decisione di chiudere i battenti con orgoglio e testa alta, soprattutto vicino alla gente. L’amore di De Rossi verso il popolo è un rapporto di romantica intimità, scambio bilaterale ed equo di grinta e sudore. Perché infondo domenica Daniele vestirà entrambi i panni, quelli del tifoso prima e del calciatore poi, durante una di quelle giornate in cui chiunque pagherebbe oro per essere entrambe le cose.

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Alberto Maresca

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