Parlare di Dennis Wise significa parlare della colonna di un Chelsea pre-Abramovic che negli anni ’80 faceva da pendolare tra Premier e Championship, e che solo a metà degli anni ’90 – grazie soprattutto a due allenatori giocatori come Ruud Gullit e Gianluca Vialli – iniziò a mettere in bacheca trofei importanti come la Coppa delle Coppe del 1998.

 

 

Soprattutto, parlare di Dennis Wise è come raccontare la storia di uno di quei protagonisti dei film di Guy Ritchie come Lock and Stock o The Snatch anche perché effettivamente Dennis ha giocato con uno di quegli attori. Come per ogni protagonista dei film di Ritchie la vena della follia e quella della lucidità, così come il confine tra l’azione giusta e quella palesemente disastrosa, sono separate da una linea molto sottile. Sono personaggi umani che derivano il loro funambolismo mentale da un topos molto caro proprio alla letteratura britannica, vale a dire Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson.

 

La storia di Dennis Wise nel giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno, pertanto, non può che non iniziare da quella pentola a pressione umorale sempre pronta ad esplodere che risponde al nome di Wimbledon FC.

 

In quella che viene considerata la squadra più intimidatoria di Inghilterra, Dennis inizia la sua carriera e plasma il suo carattere irrequieto. Piccola premessa necessaria. Il Wimbledon FC non esiste più e questo perché nel 2002, quando la dirigenza decise di stabilire la sede della squadra con relativo stadio, a Milton Keynes, ovvero a circa 100 km di distanza da Londra, un gruppo di tifosi disse basta.

 

 

Quelle dei Dons potrebbero sembrare sciovinistiche pretese di un diritto naturale inalienabile e identitario, invece la protesta per la rifondazione del Wimbledon venne lanciata e capeggiata da Kris Stewart, attivista politico ed ex membro del Socialist Workers Party (gruppo di sinistra, di stampo trotzkista), che negli anni ’70 lanciò, tra le varie iniziative, la Anti-Nazi League per opporsi al crescente emergere in Inghilterra di gruppi di estrema destra.

 

 

Stewart e compagni, nel vero senso politico della parola, decisero così di fondare un proprio club, affiliandosi sia alla London che alla Surrey FA che organizza dal 1922 i campionati-semi-professionistici dell’omonima contea. Nel 2002 nacque così l’AFC Wimbledon, dove l’acronimo AFC indica la partecipazione dal basso dei suoi tifosi e sta a significare “A Football Club”. Molto semplicemente una squadra di calcio. Quella squadra dal 2002 ha cominciato la sua scalata arrivando oggi a giocare in League One.

 

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Wise contende un pallone a Barnes durante la finale FA Cup dell’88 (ph Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport)

 

 

Tuttavia, ai tempi di Dennis, i problemi erano altri. Uno su tutti, come terminare una partita in 11. Dennis, alto un metro e sessantotto, si trovò a giocare nella squadra che fece dell’intimidazione, del lancio lungo e della rudezza una vera e propria identità al punto da essere ribattezza, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, The Crazy Gang. Era il 1985 quando, non ancora ventenne, Dennis approdò direttamente dall’Academy del Southampton a Plough Lane dove lo spogliatoio della squadra ospite veniva appositamente lasciato al gelo e senza carta igienica.

 

 

Neanche un anno, ed ecco che lo raggiunse Vinnie “The Butcher” Jones, un giocatore così aggressivamente iconico da diventare, una volta appesi gli scarpini al chiodo, l’attore feticcio di Guy Ritchie interpretando rigorosamente il ruolo di picchiatore recupera crediti, una fama che Vinnie si è conquistato proprio negli anni al Wimbledon. Contro ogni morale e buon senso calcistico ma con un determinazione ai limiti della sociopatia, Dennis e Vinnie portarono nel 1988 il Wimbledon a vincere la FA Cup contro il Liverpool. È lì che Dennis si affermò contro ogni pronostico dal momento che la squadra del sud ovest di Londra giocava un calcio fisico basato sui contrasti e sulle spizzate dai lanci del portiere Dave Beasant.

 

 

 


Wimbledon, The Crazy Gang


 

Dennis, in quel tripudio di gomiti alti ed entrate senza senso, era un ballerino funzionale al servizio di Lawrie Sanchez, Terry Gibson, John Fashanu (107 goal in 276 presenze con i Dons). Cuciva il gioco che Jones, Phelan, Goodyear, Young e Thorn distruggevano trovando una sponda, anche emotiva, nel suo dirimpettaio di fascia Alan Cork che, con le sue 430 presenze e 145 reti (dal 1978 al 1992, ovvero dalla 4 divisione alla Premier League) detiene il record di presenze e goal (è l’unico giocatore ad aver segnato in tutte le divisioni).

 

 

All’interno della Crazy Gang, Cork è stato definito “the sensitive one” e i tifosi gli tributavano il coro “Alan Cork, Alan Cork, Alan Alan Cork. He’s got no hair but we don’t care, Alan Alan Cork”. Quel 14 maggio 1988 alla stadio di Wembley nella finale contro il Liverpool già campione d’Inghilterra, si può assistere a tutto il repertorio di Dennis. Mentre la squadra cercava di sopperire al minor tasso tecnico buttando i tacchetti oltre l’ostacolo – si veda il salvataggio disperato di Jones e Beasant su John Barnes – ogni volta che la palla arrivava tra i piedi di Dennis il tempo si fermava per una frazione di secondo dando la possibilità ai 98,000 di Wembley di rifiatare.

 

La palla rimaneva tra i piedi, danzava tra la suola e l’esterno, seguiva i rapidi movimenti del suo baricentro basso e poi volava precisa per le teste sudate dei suoi compagni. È Dennis il più pericoloso e dal suo destro, del resto, partì il cross per il goal di Sanchez al 36esimo. La partita però ovviamente non finì in quel momento.

 

C’era ancora da soffrire, però, e prima che l’arbitro fischiasse la fine, come in ogni storia dal copione epico, Dave Beasant parò un calcio di rigore a John Aldridge (uno che in quella stagione segnò 26 goal in 36 partite), diventando così il primo portiere ad aver parato un rigore in una finale di FA Cup nonché il primo portiere capitano ad aver alzato la coppa al cielo di Wembley.

 

 

Dopo che Lady Diana, imbarazzata, assistette alla consegna di Coppa e medaglie, la Crazy Gang poté finalmente esplodere dimostrando tutta la sua disabitudine alla vittoria. Vinnie Jones per poco non tirò la medaglia in curva e Dennis usò il “coperchio” della Coppa come un cappello. Solo il divieto post Heysel per le squadre inglesi impedirà a quei folli di giocare in Europa per la prima volta nella loro storia.

 

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Un messaggio d’amore dei tifosi del Mallorca per Wise (ph Mandatory Credit: Alex Livesey /Allsport)

 

 

Tutto il Wimbledon sembra il soggetto di Guy Ritchie. Non a caso nel 2014 è stato realizzato un documentario dal titolo The Crazy Gang (diretto da Adam Darke) in cui Vinnie Jones, nei panni ormai di un attore affermato, presenta il trailer del doc come fosse uno spezzone di Lock and Stock.

 

 

 


Blue is the color, Wise is the game


 

Da qui però inizia un altra storia, quella che lega Dennis al Chelsea, il suo più grande amore, nel quale lascerà un’impronta indelebile. Dal 1990 al 2001, undici stagioni, molte delle quali vissute da capitano, realizza 332 presenze e 53 goal, alcuni memorabili: la bellissima rovesciata nell’1-1 contro lo Sheffield Wednesday nel 1994/1995; o il gol – sempre del pareggio – contro il Milan nel girone di Champions League del 1999. Wise ha visto passare sulla maglia del suo amato Chlesea sponsor come Commodore, Coors, Autoglass. Robe di altri tempi.

 

 

Con il suo numero 11 atipico, Dennis è ora chiamato al salto di qualità e senza soluzione di continuità porta in campo le doti sviluppate durante l’apprendistato dalle parti di Plough Lane: rabbia, corsa, grinta, senza ovviamente dimenticare i piedi buoni. Dennis c’è sempre, sia che si tratti di seguire un’azione da finalizzare, una palla da recuperare o una mischia in cui buttarsi.

 

 

Memorabili gli scontri nei derby contro l’Arsenal con giocatori della stazza di Viera e Campbell verso i quali Dennis non nutre nessun timore. Quando poi Glen Hoddle decide di affidargli la fascia da capitano, nel 1993, la responsabilità lo esalta ancora di più e ad ogni scontro sembra di vedere il personaggio di Begbie di Trainspotting che provocava risse urlando di gioia. Se a questo aggiungiamo il trasferimento di Vinnie Jones a Stamford Bridge nella stagione ’91-’92, il quadro è completo. E da qui, Dennis inizia a mostrare sempre più spesso i lati oscuri del suo carattere.

 

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Un piccolo diverbio con Patrick Vieira, anno 2001 (ph Mandatory Credit: Stu Forster/Allsport)

 

 

Tutta quell’esaltazione in campo necessitava di una valvola di sfogo fuori dal rettangolo verde. Dr. Dennis inizia la sua trasformazione in Mr. Wise o forse semplicemente, come nel romanzo di Stevenson, è in atto un naturale bilanciamento delle parti. Mr. Wise, così, decide di fare la sua comparsa nel 1995 in un taxi londinese a spese, ovviamente, del tassista, al quale rifila un pugno che gli costa tre mesi di prigione. Mr. Wise perde la fascia di capitano e ci vuole tutta a caparbietà di Dr. Dennis per riconquistarla.

 

 

Il Chelsea intanto iniziava a diventare una squadra appetibile per investimenti esteri – Abramovic – e così con gli innesti di Gullit, Vialli, Zola e Di Matteo arrivano due FA Cup, una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Forse Dennis non è tagliato per la ribalta, o forse sente più di altri il bisogno fisiologico di cadere e rialzarsi costantemente. Il suo Chelsea diventa una protagonista della Premier e l’arrivo di Ranieri alla guida dei Blues (2000-2001) coincide così con la sua ultima stagione e il successivo passaggio al Leicester.

 

 

Ecco, in quel momento si rompe qualcosa. Non si tratta solo di un momento di forma straordinaria o di un certo modo di giocare. Si tratta del naso e della mascella del suo compagno di squadra Callum Davidson. È stata una reazione durante un allenamento? Una rissa in un bar? Un diverbio a bordo campo? Niente di tutto questo. Si tratta di un assalto nel letto.

 

Il problema è che Dennis senza un motivo per lottare non è più lo stesso. La stagione con le Foxes inizia subito male: cartellino rosso alla seconda giornata per un litigio con il solito Viera. Poi prosegue peggio: rissa sfiorata durante la cena di squadra di Natale, con il compagno Robbie Savage. Il motivo? Un regalo non capito. Dennis aveva regalato un dildo a Savage, che non la prese benissimo.

 

Dennis però è anche questo. Non è lui che sbaglia, ma sono gli altri che non hanno abbastanza british humour. I ragazzi della Crazy Gang avrebbero apprezzato visto che una volta costrinsero Terry Gibson a riprendersi gli scarpini dopo averli lanciati sul tetto dello spogliatoio. Ma dove sono adesso quei ragazzi? In quel 2001-2002 Vinnie Jones sta girando Mean Machine in cui interpreta (stranamente) il ruolo di uno psicopatico in carcere che guida la sua squadra di calcio alla vittoria contro i secondini. John Fashanu ha smesso ormai di giocare da 6 anni, Lawrie Sanchez allena il Wycombe e Dave Beasant a 42 anni ha firmato un contratto di due mesi – senza mettere piede in campo – con il Tottenham.

 

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Dennis Wise con le Foxes (ph Ross Kinnaird/ALLSPORT)

 

 

Tornando al caso Callum. Durante il ritiro estivo del Leicester in Finlandia, il 18 luglio 2002, Dennis si trasforma nuovamente in Mr. Wise e prende a pugni Callum Davidson nella sua stanza di albergo. Davidson che fino a quel momento – da quello che riporta la stampa britannica – se ne stava sdraiato sul suo letto, è vittima della trasformazione di Dennis che senza pensarci troppo gli fracassa naso e mascella facendo così perdere al difensore scozzese parte della stagione. Motivo del gesto? Sconosciuto. Morale della favola? Mr. Wise viene cacciato dal Leicester.

 

 

Sembra tutto finito. Chi vorrebbe, del resto, un Mr. Wise trentaseienne sempre sull’orlo dell’esplosione? Anche e soprattutto perché, come detto all’inizio, proprio nel 2002 il Wimbledon scompare non solo fisicamente da Londra trasferendosi a Milton Keynes ma anche dalla mappe calcistiche.

 

 

 


E invece c’è qualcuno di ancora più matto, il Millwall


 

È il 15 ottobre del 2003 quando il club della zona sud est di Londra decide non solo di ingaggiare Dennis, ma di affidargli il doppio ruolo di allenatore-giocatore. Solo una squadra il cui coro più famoso recita “No one likes us, we’re the Millwall and we don’t care” può tentare una mossa del genere. Dennis prende così il posto di Mark McGhee, uno che magari è sconosciuto ai più ma che da giocatore ha fatto parte di quella stupenda armata rossa chiama Aberdeen allenata da un giovane – non ancora Sir – Alex Ferguson, che vinse la Coppa delle Coppe del 1983 (contro il Real Madrid) e la Super Coppa del 1984 (contro l’Amburgo).

 

 

In quella stagione il Millwall milita in Championship ma il salto (indietro) di categoria non spaventa Dennis, così il 18 ottobre si siede per la prima volta sulla panchina del The Dean per guidare i suoi leoni nella sfida contro lo Sheffield United. Il tabellino recita Millwall 2 – United 0, esordio perfetto da allenatore per il Dr. Dennis. C’è qualcosa però che freme e ribolle. Al minuto 84 Dr. Dennis sveste i panni del coach per entrare in campo come Mr. Wise; nel giro di soli 4 minuti si fa espellere per un’entrata a martello. Tutto questo è l’inizio, e l’indizio, di una stagione straordinaria, dove finalmente Dr. Dennis e Mr. Wise possono giocare insieme, uno in panchina e l’altro in campo.

 

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Il sorrisone di Wise alla presentazione col Millwall nel 2002 (ph Ian Walton/Getty Images)

 

 

Questo clima diventa contagioso e nel giro di qualche mese Wise ha messo su una nuova piccola Crazy Gang con Kevin Muscat, il rissoso capitano australiano, Danny Dichio l’italo-inglese meteora di Samp e Lecce e terminale offensivo alla Fashanau, la giovane promessa Tim Cahill, il terzino elettricista irlandese Robbie Ryan (che una volta chiuso con il calcio è diventato elettricista per la compagnia della London Underground) e i caraibici d’Inghilterra Tony Warner e Paul Ifill, portiere ed ala destra che opteranno rispettivamente per le nazionali di Trinidad e Tobago e Barbados.

 

 

Il clima è elettrico e la storia è dietro l’angolo, così Dennis nonostante il 10° posto in Championship e la scarsa confidenza con le luci della ribalta, porta i leoni in finale di FA Cup. La prima della loro storia. E non importa se alla madre di tutte le sfide il Millwall si presenta con la squadra decimata tra infortuni e squalifiche, perché la cavalcata dei leoni è stata una battaglia. Così il 22 maggio 2004 al Millennium Stadium di Cardiff contro il Manchester United, il Millwall scende in campo senza sei titolari ai quali si aggiungono Ifill e lo stesso Wise che giocano nonostante gli infortuni.

 

Questa volta il miracolo non riesce a ripetersi e il Manchester United s’impone per 3-0 con le reti di Ronaldo e Van Nisterlooy (doppietta). Ma il risultato qui non conta.  È “semplicemente” storia. Una storia, però, che Wise non aveva ancora finito di scrivere.

 

Infatti, come diretta conseguenza del fatto che lo United era già qualificato per la Champions, il Millwall si trova a giocare per la prima volta i preliminari di Coppa Uefa da squadra di Championship. E chi segna i primi storici gol in Europa? Neanche a farlo apposta, Dennis. 1-1 all’andata a Londra e il gol dell’1-3 nella sconfitta sul campo degli ungheresi del Ferencváros – con annessa rissa per le vie di Budapest e due tifosi del Millwall accoltellati. Vedete? Non è colpa di Dennis, lui ha solo bisogno dell’ambiente giusto nel quale esprimersi.

 

 

 


Playlist


 

Dennis rappresenta la vecchia guardia e pertanto la sua playlist di compleanno non può non passare attraverso le pietre miliari della musica made in UK. Non può infatti mancare Iggy Pop dal momento che Dennis ne rappresenta la trasposizione in campo. Basti pensare al brano “Lust for Life”, colonna sonora di Trainspotting (Danny Boyle, 1996). In una delle prime scene il protagonista Trent fugge dalla polizia con Lust for Life come sottofondo, ed è facile vedere in quella corsa sfrenata con la lingua di fuori la stessa corsa di Dennis dietro l’ennesimo avversario.

 

 

Non può mancare il brano più romanticamente atroce della new wave punk inglese: Damaged Goods dei Gang of Four. Il ritornello “Sometimes I’m thinking that I love you, but I know it’s only lust” è la dichiarazione d’amore più tossica che possa esserci e se riferita al calcio suona proprio come un inno per Dennis. Ovviamente non può mancare Boys don’t cry dei Cure. Chiude questa playlist London Calling dei Clash.