Carrello vuoto
Calcio
17 Marzo

Derby made in China?

Per la prima volta il derby di Milano si disputerà all'ora di pranzo per venire incontro alle esigenze cinesi. Il rischio è che la dicotomia nostalgici-moderni perda di vista i veri problemi delle due milanesi e del calcio italiano in generale.

Nella programmazione della 32^ giornata di Serie A la Lega Calcio ha preso una decisione che sta facendo molto discutere i tifosi delle due squadre milanesi, ma che, almeno a livello simbolico, non può non coinvolgere anche l’intero sistema del calcio italiano. Per la prima volta il derby di Milano tra Inter e Milan  inizialmente previsto per le ore 15 di sabato 15 aprile – si disputerà alle 12.30, nell’anticipo dell’ora di pranzo che già tante polemiche aveva suscitato al tempo della sua introduzione. Pur mancando conferme ufficiali alle supposizioni fatte in merito alle ragioni di questa scelta, è inevitabile pensare a una decisione dettata dall’intenzione di venire incontro al mercato asiatico e al fuso orario di sette ore che intercorre tra Milano e Pechino: alle 12.30 italiane in Cina saranno le 19.30, e ciò consentirà alle svariate migliaia di tifosi dell’Inter e del Milan recentemente emersi in quei lidi di riversarsi sui teleschermi per seguire una partita che, diversamente, si sarebbe giocata in tarda serata o in orari notturni proibitivi. L’assoluta novità di questo evento ha sin da subito suscitato molte polemiche, creando una divisione sul tema che si profila come trasversale alle due sponde calcistiche del Naviglio. Da una parte c’è chi ha senza esitazioni bollato questa decisione come l’ennesimo esempio del prostrarsi del “calcio moderno” agli interessi economici dettati dalle televisioni e dagli sponsor internazionali, sempre in cerca di spettatori e mercati nuovi, oltre che come una inaccettabile violazione della tradizione del derby meneghino (disputato quasi sempre di sera). Dall’altra, c’è chi ha difeso l’idea del “derby all’ora di pranzo”, contrassegnando come nostalgici e passatisti coloro che hanno storto il naso e sostenendo che l’apertura del calcio italiano e, in particolare, delle due squadre milanesi alle esigenze orarie dei mercati internazionali, costituisca una necessità ineluttabile per chi voglia rivedere al top due società ormai da anni intrappolate nella lotta per l’Europa League.

Immagine 1
Un contrasto tra due simboli dei derby anni ’90: Luís Nazário de Lima Ronaldo e Paolo Maldini

Entrambe le posizioni, soprattutto se tenute con l’atteggiamento polarizzato tipico dei discorsi calcistici, sono in realtà facilmente criticabili e deficitarie. Il primo approccio rischia di scadere facilmente in un nostalgismo dei bei tempi andati che, tra un rimpianto per il calcio degli anni ’90 e un’invettiva contro il denaro e la corruzione che hanno invaso lo sport più bello del mondo, finisce per essere uno sterile ululato alla Luna totalmente privo di pars construens. Se è indubbiamente vero che si è assistito nel tempo a un aumento progressivo del peso specifico di sponsor e pay-tv, questo non può giustificare il rinchiudersi nella torre d’avorio del rimpianto di una presunta età dell’oro che, comunque, non tornerà più nelle forme in cui la si è conosciuta al tempo. Il riferimento che spesso si sente, “Fosse per me, torneremmo tutti a giocare la domenica alle 15”, è per l’appunto di questo tenore, non tenendo conto neppure del fascino, della solennità e della teatralità che ha conferito al calcio l’innovazione (perché un tempo tale è stata) delle partite serali di cartello, che hanno comportato vantaggi in termini di spettacolo e contestualità, pur in violazione del tradizionale pomeriggio domenicale rimasto sostanzialmente in voga fino agli anni Ottanta. Chiunque abbia vissuto l’atmosfera del derby di sera, non potrà che riconoscere che tale innovazione, col tempo trasformatasi a sua volta in tradizione, ha regalato allo stadio Meazza la cornice maestosa che ha visto trionfi e cadute, l’affermarsi di campioni assoluti come Ronaldo e il ritiro di una leggenda come Paolo Maldini, omaggiato al suo ultimo derby anche dalla curva avversaria. Queste emozioni sono recenti, e se negli ultimi anni momenti simili sono diventati più rari che in passato, la colpa non può essere certo attribuita al pubblico cinese né tanto meno ai nuovi proprietari; questi ultimi si sono peraltro dimostrati, nel caso dell’Inter, complessivamente molto rispettosi del club e delle sue tradizioni, avvalendosi intelligentemente di collaboratori italiani (non ultimo lo stesso Massimo Moratti) che li aiutassero ad approcciare una realtà così lontana dalla loro.

Immagine 2
La maestosità della Scala del Calcio è amplificata dal fascino del tramonto che precede anticipi e posticipi serali

La necessità di non perdersi in sterili nostalgismi e vagheggiamenti di un impossibile ritorno al passato non giustifica tuttavia l’opposto approccio efficientista e iper-moderno di chi accoglie sempre con una sorta di fanatismo – e con una buona dose di auto-razzismo anti-italiano – qualsiasi novità introdotta nel nostro calcio, che abbia un vago sapore di Europa e internazionalità. Persi in una critica onnicomprensiva e feroce del nostro sistema calcistico, molti non si sono limitati a fare spallucce rispetto a un derby alle 12.30 piuttosto che alle 15 (posizione di per sé comprensibile), ma hanno tacciato chi ha avanzato riserve di avere una mentalità provinciale e arretrata, incapace di comprendere i mutamenti della storia e l’ineludibile necessità di simili cambi di orario. Questi sarebbero indispensabili affinché l’Inter possa avere i soldi per comprare Verratti e Berardi e il Milan possa giocare in un contesto appetibile, facilitando il vero e definitivo closing. Tutto ciò è altrettanto, se non maggiormente, discutibile rispetto alla posizione vista in precedenza. Innanzitutto, che questa decisione di mettere un derby all’ora di pranzo del sabato santo sia una scelta dal sapore internazionale è tutto da vedere. Se escludiamo la Premier League, con le sue tradizioni assolutamente sui generis (dal Boxing Day alle partite la mattina di Capodanno), possiamo osservare che il più celebrato di tutti i campionati europei, la Bundesliga, ha un format molto più tradizionale: una lunghissima pausa natalizia e tante partite in contemporanea alle 15.30, con neppure una di esse in tutto l’anno giocata nell’orario incriminato che sta tra il mezzogiorno e l’una. Inutile ribadire anche noi – dal momento che l’han già fatto tutti i giornali – che il confronto della media degli spettatori tra Bundesliga e Serie A è impietoso, e che lo stesso discorso grosso modo può essere effettuato per quanto riguarda i ricavi dei diritti televisivi, dove quello italiano è diventato nel 2016 il fanalino di coda tra i principali campionati europei, superato proprio da quello tedesco. Stando ai ricavi televisivi e al numero di spettatori paganti, metter le partite all’ora di pranzo non sembra assolutamente essere un tassello decisivo sulla strada della rinascita.

Immagine 3
Un recente studio Nielsen ha calcolato in 106 milioni per squadra i tifosi interisti e milanisti in Cina. Le due milanesi sono seconde in questa classifica solo al Real Madrid, con 127 milioni di tifosi

Inoltre, se fosse così importante anticipare le partite di cartello per andare incontro al pubblico asiatico, come mai in un campionato altamente spezzettato come la Liga spagnola (dove è rarissimo trovare anche solo due partite giocate in contemporanea) gli orari delle 12.30 e delle 13 sono costantemente impiegati per partite di importanza scarsa, e categoricamente mai per ospitare il fascino senza tempo del Clásico? Siamo sicuri che Milan e Inter abbiano una quota di tifosi asiatici che travalica quella di Barcellona e Real Madrid? Intanto, quel che è sicuro, è che la media spettatori e i ricavi, neanche a dirlo, resta più alta anche in Liga rispetto alla Serie A. In medio stat virtus, e cercando di essere equilibrati tra i due estremi si può tranquillamente sostenere che, per quanto non si tratti di una tragedia di bibliche proporzioni, la decisione di mettere il derby alle 12.30 sia stata dettata da ritorni economici del tutto ipotetici. L’unica cosa certa è che porterà a un derby di sicure polemiche e contestazioni e a nessun passo avanti nella situazione delle due milanesi che, senza Champions, con ricavi bassi e una media spettatori verso la metà della piena capienza di San Siro, continueranno a navigare a vista, nell’attesa di una svolta che dal cielo le catapulti nuovamente al livello della Juventus. Intanto le curve già affilano le unghie per l’inevitabile contestazione di un orario che al mondo ultras non è mai andato giù sin dalla sua introduzione. La prima volta dell’Inter alle 12.30 (match contro il Parma del 21 aprile 2013) fu incorniciata da un secondo anello verde totalmente vuoto per il primo quarto d’ora in segno di protesta. Per quanto possa essere discutibile l’approccio ultras alle questioni poste dal calcio moderno, non serve frequentare i Boys San o la Curva Sud per detestare un orario che impone di alzarsi molto presto di domenica, impedisce il pranzo familiare e tendenzialmente vede il numero di spettatori allo stadio abbassarsi drasticamente.

derby genoa samp scritte © Tm News Infophoto (3)
Nel 2014 molti muri di Genova subirono questa sorte, in vista del primo derby della lanterna alle 12,30

Vedremo se il 15 aprile lo stadio sarà comunque sold out o quasi, come avvenuto a novembre, ma la media spettatori di Inter e Milan – pur restando la più alta d’Italia – risulta imbarazzante se paragonata alla capienza di circa 80mila posti di uno stadio vecchio e logoro, bisognoso più che mai di lavori di adeguamento e con un terzo anello ormai ridotto a un insieme di settori fantasma la maggior parte dell’anno. Tutto questo senza che all’orizzonte ci sia uno straccio di progetto concreto non solo per un nuovo stadio per l’una o l’altra squadra, ma neppure per l’acquisto (congiunto tra le due squadre o meno) e una ristrutturazione complessiva del Meazza. Questo permetterebbe di tenere assieme modernizzazione e tradizione, senza incorrere nelle sempreverdi polemiche che accompagnano qualsiasi cosa ruoti attorno al gioco più bello del mondo. Insomma, se proprio bisogna essere esterofili a prescindere, proviamo a esserlo anche nella tutela del pubblico autoctono; e se davvero ci teniamo a prendere esempio dagli altri, guardiamo agli inglesi che non si sono fatti problemi a oscurare il Clásico per i primi 15 minuti, in base a una norma che vieta la trasmissione delle partite di calcio in Inghilterra dalle 14.45 alle 17.15 del sabato (ora di Londra). Questo al fine di convincere i tifosi ad andare allo stadio, piuttosto che vedere le partite da casa. Gli asiatici hanno le loro esigenze, ma gli italiani (e i milanesi) avranno pure le loro, e un San Siro vuoto non potrà mai essere colmato da alcun pienone sui teleschermi di Shangai.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Jacopo Benefico
20 Marzo 2022

Feyenoord v Ajax, il classico del calcio olandese

Due Olande diverse, due visioni del mondo inconciliabili.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Tifo
Jacopo Benefico
9 Febbraio 2022

Sparta contro Slavia, storia di un odio

I due volti inconciliabili della Praga calcistica.
Tifo
Jacopo Benefico
1 Febbraio 2022

Trainspotting

Il derby di Edimburgo: Hearts v Hibernian.
Papelitos
Valerio Santori
18 Gennaio 2022

Gli arbitri non contano più nulla

Dopo il VAR, ora addirittura le scuse dell'AIA.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Papelitos
Lorenzo Santucci
31 Dicembre 2021

Caro Romelu, non funziona così

Troppo facile giurare adesso amore eterno.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre 2021

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Novembre 2021

La normalità di Simone Inzaghi

L'allenatore dell'Inter non fa notizia, ed è un bene.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre 2021

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Italia
Pierfilippo Saviotti
7 Novembre 2021

Baùscia contro Casciavìt

Quando il derby aveva un sapore tipicamente meneghino.
Papelitos
Federico Brasile
1 Novembre 2021

Il Milan (in Italia) sta un passo avanti

Almeno ad oggi, almeno in Serie A.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Ottobre 2021

L’Inter ha licenziato tre magazzinieri (ma Lautaro ha rinnovato)

Il motivo? Carenza di liquidità.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Ritratti
Matteo Mancin
17 Ottobre 2021

Beppe Viola, l’anticonvenzionale

Ritratto della breve e memorabile esistenza di Pepinoeu.
Podcast
La Redazione
2 Ottobre 2021

San Siro non si tocca

Ne abbiamo parlato con Riccardo Aceti, ingegnere al Politecnico di Milano.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Papelitos
Alessandro Imperiali
29 Settembre 2021

Moriremo di moralismo

Lasciate in pace Nicolò Zaniolo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Settembre 2021

Sarri ha fatto il Mourinho

Il derby va alla Lazio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Settembre 2021

Anche basta

Il terribile teatrino dei calciatori allenatori.
Cultura
Emanuele Meschini
14 Settembre 2021

Non escludo il ritorno

La storia d'amore tra Franco Califano e l'Inter.
Papelitos
Valerio Santori
11 Settembre 2021

Il lancio degli Inter Fan Token è stato imbarazzante

Il sonno dei tifosi produce mostri.
Tifo
Lorenzo Santucci
6 Settembre 2021

State attenti ad insultare i tifosi

La protesta dei tifosi del Milan è sacrosanta ma non sufficiente.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Agosto 2021

Dazn ha le gambe corte

Il nostro paese è pronto per lo streaming?
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Estero
Marco Armocida
8 Agosto 2021

Lukaku al Chelsea è già Superlega

Sul ponte (italiano) sventola bandiera bianca.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
3 Luglio 2021

Uno, nessuno e Nicolò Barella

L'amore per la Sardegna, l'importanza della famiglia.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Ritratti
Pierfilippo Saviotti
20 Maggio 2021

Nereo Rocco, il Paròn degli italiani

A lui il nostro calcio deve successi e identità.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Italia
Valerio Santori
2 Maggio 2021

La scuola italiana ha vinto ancora

L'Inter di Conte è campione d'Italia.
Ritratti
Gianluigi Sottile
10 Aprile 2021

David Beckham, il professionista

La persona prima del personaggio.
Ritratti
Raffaele Cirillo
1 Aprile 2021

Arrigo Sacchi, l’eretico

Le rivoluzioni si fondano sempre su un amore divenuto ossessione.
Estero
Marco Metelli
22 Marzo 2021

Walter Samuel, l’ultimo muro difensivo

La nobile arte dello Stopper.
Italia
Vito Alberto Amendolara
20 Marzo 2021

Pirelli è scritto nella storia dell’Inter

Dopo 26 anni finirà il rapporto di sponsorizzazione più bello del nostro calcio.
Italia
Diego Mariottini
18 Marzo 2021

Un derby degli anni di piombo

L'ultimo Roma-Lazio prima della tragedia Paparelli.
Tifo
Jacopo Benefico
1 Marzo 2021

Il derby di Sarajevo

FK Sarajevo e Željezničar, diverse ma unite.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
22 Febbraio 2021

Sulle spalle del gigante

Lukaku ha trascinato l'Inter in vetta al nostro calcio.
Calcio
Carlo Garzotti
17 Febbraio 2021

Adriano, alla fine dell’impero

Un fenomeno vittima dei propri demoni.
Tifo
Jacopo Benefico
3 Febbraio 2021

Ferencváros-Újpest, l’inferno magiaro di Budapest

La nobiltà ungherese contro la classe rurale.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio 2021

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Ritratti
Marco Armocida
16 Gennaio 2021

Ecce Homo

Il cuore, le radici e le idee di Gennaro Gattuso.
Papelitos
Matteo Paniccia
13 Gennaio 2021

Agli ordini di Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo.
Editoriali
Roberto Gotta
10 Gennaio 2021

Non è più la nostra FA Cup

Il (fu) torneo più bello del mondo.
Ritratti
Marco Metelli
22 Dicembre 2020

Beppe Bergomi, capitano e gentiluomo

Un omaggio allo Zio, che compie oggi 57 anni.
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre 2020

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
Papelitos
Lorenzo Santucci
10 Dicembre 2020

Eriksen è una questione di rispetto

Per l'uomo prima che per il calciatore, al di là dei risultati.