Ventitré marzo 2018. La Nazionale guidata dal ct ad interim Gigi Di Biagio affronterà l’Argentina all’Etihad Stadium di Manchester, per poi giocare il ventisette, sempre di marzo, contro l’Inghilterra a Wembley. Si tratta della prima partita dopo la disfatta contro la Svezia che ha determinato la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali in Russia, 60 anni dopo l’ultima volta. La scelta del commissario straordinario della FIGC Fabbricini e del sub-commissario Costacurta è ricaduta sull’ormai ex ct dell’under 21, autore di uno splendido europeo (la scorsa estate), conclusosi in semifinale. Si tratta di una scelta condivisibile, data la volontà, che ci auguriamo possa trasformarsi in realtà, di ripartire dai giovani, di operare un ricambio generazionale, considerato che contro la Svezia l’età media dell’11 titolare era superiore ai 30 anni. Paese che per storia vive di tradizioni: può l’Italia calcistica ripartire da loro?

L’esultanza di Saul e Asensio dopo il gol contro l’Italia (foto Adam Nurkiewicz/Getty Images)

La risposta è sì, in contrasto con quello che potrebbe far pensare la mancata qualificazione. Le giovanili stanno facendo bene. Ricordiamo in particolare il secondo posto dell’Under 19 agli Europei del 2016, quando gli azzurrini dovettero arrendersi solamente di fronte alla Francia di Mbappè. Più o meno la stessa squadra un anno dopo arriva terza ai Mondiali Under 20. Questi ragazzi stanno avendo spazio in Serie A: Romagna, Mandragora, Barella e Pezzella sono titolari fissi nelle proprie squadre di club, mentre altri come Vido Orsolini hanno esordito questa stagione. Senza dimenticare il già citato Europeo Under 21 tenutosi in Polonia, dove la Nazionale si è fermata solo in semifinale contro la Spagna dei vari Saul, Deulofeu e Asensio. Il ct Di Biagio ci ha tenuto a ribadire che il talento c’è, sempre più giovani giocano in Serie A, ma manca l’ultimo step, rappresentato dall’esperienza a livello internazionale. Le presenze totali in Champions League degli Under 21 all’Europeo erano solamente 3, tutte di Rugani, mentre la Spagna e la Germania ne potevano vantare l’una 57 e l’altra 44. Germania che ha scelto giocatori ancora convocabili per l’under 21, lasciandone altri come Ginter, Goretzka, Werner, Can e Kimmich, tutti ancora giovanissimi, per la Confederations Cup svoltasi nello stesso lasso di tempo. Tra parentesi, la Germania ha poi vinto entrambi i titoli.

L’ultimo scontro coi tedeschi all’Europeo u21, finito 1-0 per l’Italia (foto Stephen Pond/Getty Images)

Arriviamo al problema: i giovani italiani hanno poca esperienza internazionale, come mai? Da un’analisi delle presenze di questa stagione, emerge che gli under 25 italiani trovano più spazio in società come Cagliari, Spal e Crotone, ossia squadre di bassa classifica, mentre faticano a giocare nelle squadre più importanti, quelle che sono solite giocare le coppe europee: si pensi che gli unici giocatori ad avere almeno giocato 15 partite da titolari in Serie A tra Juventus, Napoli, Roma, Inter e Lazio sono Pellegrini e il già citato Rugani, che sono anche gli unici, insieme a Sturaro, ad aver giocato quest’anno in Champions. Fanno eccezione in questo senso il Milan e l’Atalanta, le quali sia in campionato che in Europa League stanno facendo fare esperienza ai vari Calabria, Donnarumma, Cutrone, Romagnoli, Caldara, Spinazzola, Cristante e Petagna, suscitando l’interesse del neo ct.

 

A livello internazionale è tutto un altro sport, ha affermato Di Biagio. Fuori dal bel paese non conta solo la qualità, ma anche la continuità e la mentalità. I giovani interessanti, comunque, ci sono e non sono pochi. Molti di loro vengono fuori proprio da quell’Under 21 che Di Biagio ha guidato per quattro anni. Senza parlare sempre di Donnarumma, parliamo di Chiesa, già punto di riferimento della Fiorentina nonostante sia solo alla seconda stagione in Serie A, Rugani, che se non si trovasse davanti difensori come Barzagli, Chiellini e Benatia sarebbe titolare nella Juventus; e ancora Bernardeschi, che sta già facendo la differenza in un top club, Romagnoli e Caldara, destinati a essere i centrali difensivi del futuro della Nazionale, Pellegrini, che alla prima stagione alla Roma sta scalando le gerarchie in un centrocampo di elevata qualità.

Chiesa a colloquio col ct Di Biagio (foto Paolo Bruno/Stringer)

Il talento c’è, i giovani ci sono, servono fiducia e minuti sulle gambe; serve far giocare questi giocatori. Questo è il messaggio che Di Biagio lancia ai club. Un ct che si è presentato alla conferenza stampa di presentazione del raduno dedicato ai talenti più interessanti della Serie A con realtà e ambizione. Verrà giudicato in base alle opinioni dei calciatori e, com’è ovvio, ai risultati sul campo. Il suo sogno è quello di iniziare un percorso a lungo termine, mettendo in difficoltà i vertici della federazione che nei prossimi mesi si riuniranno per decidere il ct per il prossimo biennio (si parla su tutti di Conte e Mancini). Un commissario tecnico che anziché parlar di sé, delle proprie idee di giochi, delle proprie fisime, ha preferito puntare il dito sull’obiettivo primario di rilanciare il calcio italiano, ricreando entusiasmo e senso di appartenenza per riconquistare i tifosi. In questo progetto di rilancio, Di Biagio ha le idee chiare. Innanzitutto non ha un modulo fisso a cui si dovranno adattare i giocatori, ma sarà lui ad adattarsi a quelli che offrirà il campionato, sfruttando al meglio la rosa a disposizione, soprattutto i giovani, mettendoli nei ruoli in cui si trovano più a loro agio. Ogni riferimento ai vari Verratti, Jorginho e Insigne, giocatori già con esperienza internazionale ma costretti nella precedente gestione a giocare fuori ruolo, non è puramente casuale. Qualcosa, insomma, di molto simile a quanto visto con Tite nel Brasile.

Insigne e Belotti, due talenti mai esplosi in nazionale (foto by Claudio Villa/Getty Images)

Arriviamo alla conclusione. L’obiettivo primario di Di Biagio è quello di rilanciare il movimento calcistico italiano creando il giusto mix tra giovani e uomini d’esperienza. Il tema, insomma, è chiaro: chi arriva in Nazionale deve capire l’importanza che riveste questa maglia. A tal proposito il ct ha voluto sentire i “senatori” della precedente gestione per capire le loro intenzioni. Barzagli ha deciso di terminare la sua avventura azzurra, mentre Chiellini e De Rossi hanno deciso di proseguire. In questo discorso merita un capitolo a parte Gigi Buffon, il quale dopo la disfatta contro la Svezia aveva annunciato in lacrime il suo addio alla Nazionale. Di Biagio, in merito a varie e false notizie girate negli ultimi giorni, ha voluto sottolineare due concetti. In primis: non è giusto che un giocatore come Buffon smetta dopo la partita con la Svezia. In secundis: questa Italia ha un disperato bisogno di figure come quella del capitano juventino; starà a Buffon, poi, decidere se continuare o meno, ma non è da escludere un suo ruolo fuori dal campo.

 

Chiudendo il ritratto su Fulvio Bernardini, comparso di recente sulle nostre colonne, ci si auspicava che una celebre frase del “Dottore” potesse esser presa da esempio e guida per il futuro ct della nostra nazionale: “Prima si insegna a giocare a calcio e poi si vincono gli scudetti: ma poi”. Non sappiamo se Di Biagio rimarrà o meno, ma qualcosa, forse, si sta finalmente muovendo nel nostro calcio. Ne avremo un assaggio, o poco più, dalle due partite di fine marzo contro Argentina e Inghilterra. In attesa di giudizi definitivi.


Foto di copertina: Paolo Bruno/Stringer.