Estero
17 Maggio 2022

Artem Dzyuba contro tutti

Non si tratta con il centravanti russo.

15 marzo 2022: Valery Karpin, CT della Russia, comunica al sito ufficiale della Federazione che il capitano della sua Nazionale, Artem Dzyuba, ha rifiutato la convocazione per i prossimi impegni; una decisione motivata dallo stesso Karpin, in contatto con Dzyuba, con ragioni che vanno al di là della presa di posizione politica: «Artem vuole rappresentare ancora il suo Paese ma adesso non se la sente a causa della difficile situazione in Ucraina, dove ha diversi parenti. Ha chiesto quindi di non essere convocato per motivi familiari».

Il niet del più importante calciatore della nazionale ha fatto discutere sia in patria che in Europa e, nel contesto di una guerra che si combatte in maniera “tangibile” anche con gesti simbolici un dualismo tra narrative, quella occidentale e quella filorussa, in aperto conflitto, anche questa decisione è stata rivestita di un significato politico ed etico. La verità è che risulta difficile inquadrare questa decisione se non si ha ben presente con chi abbiamo a che fare, ovvero una delle figure più divisive ed al tempo stesso accomunanti dello sport russo.


DZYUBA CONTRO EMERY


Tutta la carriera di Artem Sergeevič Dzyuba, cominciata nelle giovanili dello Spartak Mosca, vive di conflitti mal risolti con le figure di potere che incontra durante il suo cammino. Il carattere tutt’altro che smussabile del gigante moscovita si è scontrato soprattutto con gli allenatori che hanno provato a gestirlo, ad iniziare da Unai Emery: le strade di Dzyuba e del tecnico che poi farà la storia dell’Europa League si incrociano nel 2012, allo Spartak Mosca. Emery regge sei mesi sulla panchina dei biancorossi e Dzyuba concorre a rendere il pernottamento dello spagnolo in Russia un inferno dal punto di vista professionale:

«Il perché di questa sconfitta? Chiedetelo al nostro allenatoruncolo» (in russo ‘trenerishka’), disse Dzyuba al termine di un derby contro la Dinamo Mosca perso 5-1.

Il centravanti, che allora aveva poco più di 24 anni, non esitò successivamente a definire Emery il peggior allenatore avuto in carriera ed, anche a distanza di anni, quando un giornalista gli chiese di commentare il secondo trionfo consecutivo in Europa League da parte del Siviglia guidato dal suo ex allenatore, Dzyuba rispose dipingendo Emery come un tecnico dotato ma una persona psicologicamente squilibrata.


DZYUBA CONTRO CHECHESOV


Il secondo tecnico di rilievo ad assaggiare la durezza del carattere di Dzyuba è Stanislav Chechesov, CT della Russia tra il 2016 ed il 2021 che dall’inizio del suo mandato aveva messo Dzyuba (lanciato da lui stesso ai tempi delle giovanili dello Spartak) al centro del progetto, nell’intenzione di rendere competitivo il gruppo di calciatori in vista del mondiale casalingo. L’attaccante l’aveva ripagato a suon di gol ed il carattere autoritario del tecnico, soprannominato “sergente”, sembrava poter rendere più mansueto il gigante di Mosca. Il rapporto si incrina però nel 2017, quando a causa di un forte diverbio avuto negli spogliatoi tra i due, Dzyuba non viene convocato per la Confederations Cup.

Un’esclusione che il numero nove non prende bene ed un risentimento che sfocia nella pubblicazione di una foto (in coincidenza dell’eliminazione dei compagni dal torneo) in cui Dzyuba e Kokorin, l’altro Maverick del calcio sovietico del nuovo millennio, prendono in giro il tecnico imitandone col dito i baffi. Uno scherzo da commilitoni che inizialmente si pensa possa portare ad un esilio prolungato di Dzyuba dalla Nazionale: invece sia il Sergente che il centravanti tornano sui propri passi, e da un’improbabile alleanza tra due personalità forti – per usare un eufemismo – nasce quanto di meglio fatto dalla nazionale russa negli ultimi quattordici anni. Dzyuba va infatti al mondiale casalingo da centravanti titolare e trascina i suoi ai quarti di finale, risultando decisivo nella storica vittoria contro la Spagna con un gol su rigore, ai tempi supplementari, che vale il momentaneo 1-1 (il terzo della sua competizione). 

Nulla che non si sa potuto risolvere con un faccia a faccia tra uomini

DZYUBA CONTRO MANCINI


Se con Chechesov la storia sembra essersi conclusa con un lieto fine, il finale del rapporto tra Dzyuba ed un altro importante allenatore avuto in carriera, Roberto Mancini, è contraddistinto da effetti speciali e tanto veleno. Nel gennaio 2018 infatti lo Zenit San Pietroburgo allenato dal tecnico italiano scarica Dzyuba, che non rientra più nei piani dell’allenatore. L’attaccante ormai trentenne finisce ai margini della Premier League russa, all’Arsenal Tula; col senno di poi, è facile pensare che durante le 10 ore e mezzo di viaggio che separano San Pietroburgo da Tula, cittadina a sud di Mosca, Dzyuba abbia idealmente cerchiato la data del 22 aprile sull’agenda e pregustato la vendetta ai danni dell’allenatore che lo aveva cacciato dal “suo’ club (con cui, negli ultimi anni, era stato assoluto protagonista anche in Europa). 

L’occasione si presenta a fine aprile, quando a Tula arriva uno Zenit in piena corsa per le prime posizioni.

All’89’ la squadra del Mancio è in vantaggio per 3-2, poi succede l’inevitabile: pallone vagante in area, Dzyuba si avventa sulla sfera e da pochi passi fa 3-3. L’esultanza successiva fa storia, con il reietto attaccante che va a esultare davanti a Mancini mostrando il suo nome sulla schiena. Un retroscena raccolto dai media russi rende ancora più evidente la morbosa voglia di vendetta che Dzyuba stava covando: l’attaccante era infatti stato ceduto in prestito e, per motivi di contratto, non avrebbe potuto giocare contro la squadra detentrice del suo cartellino (lo Zenit appunto); Dzyuba non si è fatto però problemi ed ha messo di tasca sua 120mila rubli per pagare la penale prevista da contratto, un comportamento che forse meglio di altri descrive l’animo anarchico e conflittuale del gigante di Mosca.

Le azioni salienti della partita incriminata, seppure non si vede l’esultanza di Dzyuba dedicata a Mancini

DZYUBA CONTRO I MEDIA


Dal curriculum proposto in questo pezzo è facile intuire come il personaggio presentato poco sia predisposto a soluzioni diplomatiche; coerentemente col suo carattere, Dzyuba ha avuto anche diversi screzi con i media (sia locali che internazionali): il più noto risale al 2015, quando un giornalista russo pubblicò alcune foto ed un video che ritraevano il centravanti della nazionale in intimità con Maria Orzul, nota conduttrice televisiva. Dzyuba a quel tempo era sposato e questo provocò un terremoto mediatico intorno a lui ed alla sua famiglia. Da quel momento il rapporto con i media locali divenne glaciale, con poche interviste rilasciate dal calciatore e diverse situazioni di tensione in conferenza stampa.

Un altro picco di tensione nei rapporti tra gli organi di informazione e l’attaccante classe ’88 arrivò nel 2016: stavolta Dzyuba è dalla parte degli accusatori e punta il dito sui media internazionali. L’occasione arriva all’indomani dei duri scontri di Marsiglia tra i tifosi russi e quelli inglesi in occasione di una gara degli Europei disputati in Francia. Dzyuba mal digerisce la narrativa costruita dai media occidentali che, secondo il suo parere, ritraggono i tifosi russi come gli unici responsabili dei tafferugli: «Non capisco davvero la reazione dei giornalisti britannici. Stanno dando l’impressione che i tifosi dell’Inghilterra siano degli angioletti. La rappresentazione che si è fatta della vicenda è falsa». In una frase che ricorda il clima di questi giorni, e la cortina della propaganda che impedisce ai media esteri di diffondere notizie in Russia, Dzyuba aggiunge:

Voi avete le vostre informazioni, io ne ho altre”. 

In un caso invece relativamente recente, Dzyuba passa nuovamente dalla parte dell’accusato: nel novembre 2020 viene diffuso un video dell’attaccante intento a masturbarsi mentre guarda un programma televisivo. Si tratta di un video girato dallo stesso calciatore e ad uso privato, condiviso probabilmente per sbaglio, ma lo sdegno da parte della federcalcio russa è tale che Dzyuba viene escluso dalle successive gare della nazionale.


DZYUBA e PUTIN


Raramente il centravanti e il leader del Cremlino, complice la passione sportiva del presidente – rivolta più all’hockey e agli sport da combattimento che al calcio – si sono trovati faccia a faccia. Ciò è successo sicuramente dopo l’ultimo mondiale: Putin e Dzyuba sono ripresi insieme, col presidente che consegna sorridente una targa all’attaccante della Nazionale. Siamo nel luglio 2018, e Putin onora con un tour del Cremlino la nazionale che ha appena collezionato lo storico risultato dei quarti di finale di un mondiale, quello casalingo, coronando il disegno propagandistico del principale artefice dell’evento. Dzyuba scambia anche due battute con Putin:

«Signor Presidente, è un immenso onore essere qui ed aver rappresentato il nostro Paese. Vorremo darle un paio di scarpe da calcio per fare uno cambio con i suoi pattini da hockey, sarebbe uno scambio stupendo per noi».

Per l’occasione viene scattata quella che è forse l’unica foto che ritrae sia Putin che Dzyuba, istantanea di un brevissimo incontro con toni tanto istituzionali quanto “nazionalisti”.

L’ultima occasione in cui uno dei due è stato chiamato a rispondere delle azioni dell’altro è stata ad inizio 2020. Qui, alla domanda sull’esclusione di Dzyuba dalla nazionale dopo il video intimo di cui sopra, Putin ha risposto elusivamente: «Non si dovrebbe entrare nella vita privata di qualcuno, ma questa punizione deve essere una lezione per i tutti». Dalle parole di Putin, quasi sempre categorico nei suoi giudizi di morale, si può evincere un estremo rispetto per un personaggio la cui carriera ha corso in parallelo rispetto alla sua seconda giovinezza politica. Da diversi anni a questa parte i due sembrano insomma temersi o meglio rispettarsi, evitando per questo di sconfinare uno nelle questioni dell’altro.


DZYUBA CONTRO GLI UCRAINI


Con l’invasione russa in Ucraina, la figura di Dzyuba è tornata sotto i riflettori dei media internazionali: in un contesto in cui anche “influencer”, personaggi dello sport e dello spettacolo hanno avuto un ruolo da megafono sulla questione, diversi calciatori ucraini hanno puntato il dito contro i colleghi russi, rei di tacere di fronte ai soprusi perpetuati dai propri soldati. L’attacco più diretto e personale l’ha scagliato Vitaliy Mykolenko, difensore dell’Everton e della nazionale ucraina, che in una storia Instagram pubblicata il 2 marzo ha chiamato in causa direttamente Artem Dzyuba, taggandolo in questo messaggio:

«Mentre tu, bastardo Dzyuba, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, dei civili vengono uccisi nella nostra terra. Ma tu rimarrai nascosto in un buco per il resto della tua vita e, cosa più importante, per il resto della vita dei tuoi figli. E sono davvero felice che nessuno ve lo perdonerà mai, bastardi». 

Si sperava in una presa di posizione forte di condanna alla violenza da parte del centravanti russo, condanna che è arrivata in un messaggio che però ne contiene altri, su tutti quello sul processo di demonizzazione che, secondo Dzyuba, sta avvenendo in tutti i settori della società occidentale a carico dei cittadini russi:

«Non era mia intenzione commentare quanto sta succedendo in Ucraina. Non è una questione di paura: non sono un esperto di politica, non sta a me esprimermi sull’accaduto. Ovviamente, però, ho una mia opinione. Sono contrario a ogni tipo di guerra, è una cosa spaventosa. Non capisco perché gli atleti del mio Paese debbano soffrire per questa situazione. Nei momenti di difficoltà, le persone mostrano la loro essenza, a volte negativa. Ed è così che è venuta fuori tanta cattiveria, tanta sporcizia, riversata sui russi a prescindere dalle loro idee e dalle loro professioni. Ad alcuni colleghi che stanno con il culo sul divano di una comoda villa in Inghilterra, voglio dire: non possiamo offenderci per queste cose, bisogna cercare di comprendere gli altri». 

Dzyuba con la maglia della Nazionale russa – e la fascia di capitano al braccio / Foto di Anna Jalalyan

Questa la risposta arrivata a stretto giro di posta dall’accusa di Mykolenko, poche settimane prima della decisione di rinunciare volontariamente alla convocazione della nazionale russa. Comportamenti che sembrano in contrasto: né contro la guerra né a favore di essa; ancora una volta Dzyuba non ha voluto schierarsi dalla parte di nessuno, piuttosto contro qualcuno, anche se in questo caso tale atteggiamento è sembrato voler comunque ribadire l’appoggio al proprio Paese. 

La biografia di Dzyuba si delinea proprio attraverso i “contrasti”: con allenatori, giornalisti, colleghi e politici; ma il paradosso insito nella figura di questo omone di 198 centimetri per 98 chili è proprio la sua capacità di dividere ed unire allo stesso tempo.

Dividere opinione pubblica, compagni e allenatori per comportamenti e dichiarazioni; unire un popolo ed un tifo, quello russo, che è rimasto per troppo tempo senza un idolo calcistico da venerare. In questo senso, è emblematico un episodio del dicembre 2020: un aereo Boeing 737 della compagnia Pobeda, con partenza da Mosca ed arrivo ad Ekaterininburg, fa più di venti minuti di ritardo nella tratta, tutto per disegnare un pene in cielo. Il disegno creato con la traiettoria di volo, spiega Sport.es, è stato fatto dai due piloti con un chiaro intento: mostrare la propria indignazione per l’assenza di Dzyuba dalla nazionale, un’esclusione dovuta al video intimo condiviso accidentalmente dal calciatore. Un gesto che, in un universo parallelo, potrebbe essere stato ideato proprio da uno Dzyuba pilota. 

Forse è proprio questa sua natura irriverente, bambinesca ed irascibile al tempo stesso a catturare così tanto. Dzyuba sembra non voler, anzi non poter, scendere a patti con nessuno anche nel suo modo di giocare: così sgraziato ma così efficace, così fuori dai canoni moderni. Forse è proprio questo rifiuto all’omologazione che accende così tanto l’animo di un popolo, quello russo, da sempre difficile da inquadrare in schemi occidentali. In Artem Dzyuba i russi non vedono allora solo uno dei calciatori più forti dallo scioglimento dell’URSS – nonché il miglior marcatore del campionato nazionale e il calciatore più prolifico nella storia della nazionale (30 reti in 55 incontri, al pari di Kerzhakov che si è però ritirato da anni) – ma anche un moto d’orgoglio patriottico, uno spirito libero fuori dal tempo. Pure in tutte le sue contraddizioni, autenticamente russe.

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