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29 Agosto

Enzo Maresca il saggio

Marco Metelli

20 articoli
Un allenatore da seguire.

Per chi ha più di trent’anni sentir nominare Enzo Maresca fa subito affiorare alla mente, in maniera quasi istintiva, l’immagine dell’esultanza con le mani portate alla fronte per mimare le corna in un lontano derby della Mole. Il gol del pareggio, il suo primo in Serie A, a pochi minuti dallo scadere accendeva nel giovane ed esuberante Enzo l’impulso di sbeffeggiare gli avversari granata e il loro leader Marco Ferrante, specializzato in gol alla Vecchia Signora e in conseguenti gestualità taurine.

Segnare ed esultare così, all’ultimo minuto di un derby, non ha prezzo

Il Maresca adulto, però, ci ammonirebbe dicendo che questo è un pensiero veloce, quindi inconsapevole e intuitivo, e non un pensiero lento frutto di consapevolezza e deduzione. Lo farebbe citando lo psicologo e premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, autore del saggio Pensieri lenti e veloci, una delle letture di Enzo che fa anche da filo conduttore a una sua intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport nel marzo 2016. A poco meno di un anno dalla fine della carriera di calciatore, Maresca lascia intravedere un lato sconosciuto ai più e preannuncia una nuova stagione della vita che inizia a reclamare sempre più spazio.

«Visto che sono fuori di casa da quando ero piccolo, leggo di tutto, e non solo in italiano ma anche in inglese e spagnolo. Un mio amico una volta mi disse: “Circondati di persone da cui puoi imparare qualcosa, altrimenti leggi grandi libri”. Ecco, io ho fatto sempre così. Ad esempio, adoro I Pensieri di Marco Aurelio. Nella casa che mi sto costruendo a Marbella, ci sarà una biblioteca che lascerò ai miei figli».

Enzo Maresca

Proprio per la lontananza da casa, lo spirito di adattamento è una condizione a cui Enzo ha dovuto tendere sin da quando, a soli undici anni, lasciava Salerno per inseguire il sogno e approdare nella grande metropoli, per entrare nel vivaio del Milan. Sogno che però sarebbe continuato altrove, rischiando anche di interrompersi non fosse stato per la chiamata del Cagliari che avrebbe dato il via a un giro d’Italia, e poi d’Europa, con un Maresca sempre con la valigia in mano e pronto a fare di necessità virtù.

Marco Aurelio, uno dei maestri di Enzo Maresca

Infatti per l’esordio tra i professionisti bisogna spostarsi oltremanica e addentrarsi nelle West Midlands, nello specifico a West Bromwich, nel campionato di First Division, la seconda serie del football inglese. Il primo gol in carriera del diciottenne centrocampista campano è una marcatura di pregevole fattura, seguita da un’esultanza in cui l’italiano si leva la maglia dei Baggies per mostrare quella con il logo di Superman. Diventerà il suo soprannome.

Nell’andirivieni tra la Juventus, che lo acquista ventenne, e i vari prestiti, Maresca mostra tratti di eccessiva esuberanza, come a Bologna, e sprazzi di classe sopra la media, come a Piacenza con ben 9 reti in campionato, ma manca sempre qualcosa per esplodere definitivamente e abbandonare l’etichetta di eterna promessa ormai ben appiccicatagli dall’ambiente del calcio italiano. Inoltre, dalla Nazionale maggiore, dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili, non arriva nessuna convocazione, neanche da Marcello Lippi che alla Juve aveva intravisto nel giovane talento delle qualità fuori dal comune.

Un incompreso del fútbol nostrano, Enzo, e dunque per la consacrazione bisogna uscire ancora dai patri confini, stavolta per approdare in Andalusia. Per essere tra i protagonisti e il fulcro del gioco del Siviglia, che nel 2006 s’iscrive per la prima volta tra le grandi d’Europa con la vittoria della Coppa Uefa, con tanto di doppietta al Middlesbrough in finale, e la conquista della Supercoppa Europea contro il Barcellona. L’anno successivo arriva il bis in Uefa accompagnato dalla Coppa del Re, ma per la convocazione in azzurro niente da fare neanche con Donadoni. Il giocatore salernitano continua a sperarci invano anche quando, finito ai margini del progetto, decide di lasciare Siviglia dopo quattro anni, per tentare l’esperienza greca all’Olympiacos e giocare con più continuità.

Un feeling, quello con il calcio italiano, che purtroppo non sboccerà mai. Gli ultimi anni di carriera lasciano l’amaro in bocca a un Maresca a cui restano solo le briciole di un banchetto al quale non è stato invitato. Alla Sampdoria si allena separato dal gruppo perché fuori dai piani del club, viene definito “ignorante” dal presidente Zamparini per aver criticato la cacciata di Beppe Iachini. Il tutto è più che sufficiente per far concludere a Enzo che il rientro in Italia è stato il suo più grande errore. Prima del deludente ritorno c’è però la fondamentale avventura a Malaga, che vale come esperienza formativa tout court. Dopo gli anni a Siviglia è ancora la terra andalusa a essere foriera di un’altra svolta, perché mister Manuel Pellegrini si rivela una figura chiave, facendo capire a Enzo che dovrà allenare una volta smesso di giocare. Maresca segue il tecnico cileno come un allievo fa col suo maestro e al termine della seconda stagione, nel 2012, in cui viene centrata la qualificazione alla Champions League, la separazione tra i due sarà solo un arrivederci.

Gli anni passati tra Siviglia e Malaga contano come scuola per l’occasione di giocare contro il Barcellona di Pep Guardiola e restarne letteralmente folgorato. Quel che impressiona di più dell’allenatore catalano è la filosofia nell’approcciarsi al mestiere, che a Enzo ricorda il giocatore di scacchi per la strategia nel preparare un piano, nell’interpretare e anticipare le mosse dell’avversario. Un gioco, quello di spostare le pedine sulla scacchiera, al quale il calciatore salernitano si è innamorato proprio in Spagna e che tornerà buono negli anni successivi come forma mentis della sua crescita, oltre ad essere argomento della sua tesi al Supercorso di Coverciano dal titolo Il calcio e gli scacchi.



L’Italia continua a non portare fortuna nella prima esperienza assoluta in panchina ad Ascoli, anche se ufficialmente da vice di Fulvio Fiorin poiché in attesa del patentino. Forse troppo presto per riuscire a concretizzare nella pratica la teoria e non proprio un incarico ideale, per un novizio, quello di guidare una squadra abituata al fango della Serie B con salvezze sudate fino all’ultimo. Arrivano le dimissioni nel novembre 2017 e appena un mese dopo via, meglio partire di nuovo verso l’amata Siviglia per fare il collaboratore nello staff di Vincenzo Montella e per rimettersi a osservare e studiare. Il luogo ideale per ricominciare, però, sarà ancora l’Inghilterra, proprio come vent’anni prima al West Bromwich.

Ad aspettarlo nell’estate 2018 c’è il mentore Pellegrini, alla guida del West Ham, di cui Maresca è il vice allenatore per un anno e mezzo. Con l’esonero del gentleman cileno per Enzo non è comunque il momento di lasciare la Gran Bretagna, ma al limite di spostarsi da Londra a Manchester per assistere agli allenamenti del City. Qui c’è spazio per aggiungere alla venerazione anche una conoscenza diretta e una condivisione di idee con Guardiola. Così dall’invito di Pep di bersi un caffè insieme, la permanenza nel quartier generale dei Citizens si protrarrà per quattro giorni, nei quali l’aspirante allenatore italiano rimarrà “soprattutto ad ascoltare” e alla fine sarà il coach catalano a chiedere al suo visitatore di restare.

L’offerta di guidare l’Elite Development Squad, la selezione Under 23 del Manchester City per la stagione 2020-21, viene presa al volo. Il poter trasferire i propri concetti a dei ragazzi ancora in fase di formazione è manna dal cielo per Maresca, insieme all’occasione di cementare il rapporto con Guardiola, che continua a essere studiato da vicino anche in virtù dei diversi orari d’allenamento tra la Prima squadra e l’Under 23. Il praticantato vero e proprio, che segue di qualche anno la tesi sul calcio e gli scacchi, porta alla vittoria della Premier League 2 con il migliore attacco e la miglior difesa, cioè 79 gol fatti e 30 incassati in 24 partite, staccando la seconda classificata di 14 lunghezze. Dal punto di vista tattico prevale il gusto per la duttilità con cinque moduli diversi sfruttati, ed è lo stesso Enzo a ribadire che non ama parlare di moduli e numeri, ma piuttosto “ragionare su spazi e posizioni” che variano in base all’avversario. Un adattarsi alle circostanze anche per quanto riguarda l’interpretazione di analisi e dati ricavati dagli algoritmi.

«Credo ai dati, qualcosa ti dicono, ma poi c’è l’occhiometro, come diceva Ulivieri a Coverciano».

Enzo Maresca

Spagna e Inghilterra insomma. D’Italia ce n’è davvero poca nel percorso di crescita di Enzo Maresca, sia come calciatore che come allenatore. Tuttavia, nell’ascoltare il vecchio consiglio di circondarsi di persone da cui imparare qualcosa, un’altra fonte a cui abbeverarsi è un certo Arrigo Sacchi. Una mezza giornata passata a parlare di fútbol col vecchio savio di Fusignano vale anch’essa come un corso di specializzazione per Enzo che definisce quell’incontro, avuto appena appesi gli scarpini al chiodo, come una “tappa fondamentale della mia vita”.

Tra le pretendenti attratte dal biglietto da visita di Maresca, sponsorizzato in primis da Guardiola, la più convincente è il Parma, proprio dove passò Sacchi prima di andare al Milan a proposito di affinità coi maestri. Il coach salernitano rappresenta il profilo ideale secondo il progetto dell’ambizioso presidente Kyle Krause. Il cambio di paradigma attuato dalla proprietà americana prevede infatti un rinnovamento totale dello staff tecnico e dirigenziale, con l’addio al calcio di mister D’Aversa, autore della doppia promozione dalla C alla A, e richiamato nel mezzo dell’ultima stagione in una retromarcia che non evita la retrocessione.



Tra i principi di Enzo ci sono il tentativo di comandare il gioco in tutte le gare, con costruzione dal basso ad opera di difensori dai piedi buoni, e più spazio al lavoro con la palla negli allenamenti. Oltre a ciò non va comunque trascurato l’aspetto caratteriale, considerato un “tasto fondamentale della gestione di una squadra di calcio”. Un filo, quest’ultimo, da legare indissolubilmente al senso di appartenenza per la maglia che s’indossa, un aspetto non inferiore, come importanza, a quello tecnico tattico in senso stretto per il Maresca pensiero.

“Ci ha garantito che l’anno prossimo finiremo il campionato al primo posto”, dice scherzando (ma sperandoci) il presidente nell’aprire la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo allenatore.

In realtà, il mister campano dichiara sin da subito che l’obiettivo è riportare il club ducale tra i grandi entro due anni. Lo fa prendendo come esempio un altro punto di riferimento: quel Marcelo Bielsa a cui ci sono volute un paio di stagioni per far riemergere il blasonato Leeds dalle sabbie mobili, in un processo di semina e raccolta che pure nella visione di Enzo non ammette scorciatoie, nel calcio come nella vita. La raccolta, finora, è avvenuta solo all’estero e adesso l’uomo partito tanti anni fa da Salerno vorrebbe, finalmente, realizzarla anche in Italia. La sfida, per il meno italiano come formazione e il più italiano per spirito di adattamento, è di scrollarsi di dosso i panni d’incompreso per vestire quelli di artefice della nuova era parmense.

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