Adriano Celentano se ne faccia una ragione: il Re degli Ignoranti non è più lui. A strappargli il primato è stato Fabio Caressa, prima voce del calcio Sky nonché inventore dell’ego-cronaca. Cioè il debordamento del telecronista, come fosse un blob, sulla partita e sui suoi protagonisti. Lo scorso sabato Caressa ha piazzato lo scatto decisivo, che lo ha incoronato Ignorante Primo. E si badi bene che il termine ignorante non va inteso qui nella sua accezione d’aggettivo, ossia di “persona che ignora molta parte delle nozioni culturali minime e essenziali”. Del resto, chi mai si sognerebbe di mettere in discussione la fine erudizione di Fabio Caressa? Nossignori, l’accezione è quella del participio presente: “persona pienamente calata nell’atto d’ignorare qualcuno o qualcosa. Ecco, lo scorso sabato Fabio Caressa ha ignorato in modo indimenticabile. Gli è toccato in sorte di raccontare il derby romano, che era anche la prima partita di campionato dopo il trauma dell’eliminazione della nazionale dai Mondiali di Russia. E lui, molto sobriamente, ha esordito con un “siamo ancora in lutto“. Ma il meglio stava arrivando, e è stato espresso durante un passaggio particolarmente emotivo del pre-partita. Era appena stato dato, da entrambe le tifoserie, un toccante saluto ai familiari di Gabriele Sandri. E subito dopo, essendo la Roma società ospitante, è stato mandato in diffusione il brano di Antonello Venditti che fa da inno pre-partita. Ora, chi ha visto almeno una volta la Roma all’Olimpico sa quali brividi trasmetta quel momento. Anche a chi non tifa Roma. È semplicemente impossibile rimanere insensibili. A maggior ragione, quando quell’inno viene mandato in diffusione prima del derby. Un momento come quello, in tv, andrebbe accompagnato dal più rigoroso silenzio da parte dei telecronisti. E invece, Caressa ignorava. Chiamava in causa Beppe Bergomi a proposito delle formazioni, mentre le telecamere inquadravano il popolo giallorosso che cantava. Poi dava voce a Angelo Mangiante piazzato a bordocampo, intanto che sul video scorreva Claudia Gerini con tanto di sciarpa giallorossa. E infine, subito dopo che un giovane tifoso in piena estasi alzava lo sguardo al cielo e chiudeva gli occhi, ha lanciato il super-spot. Tutto per amore del calcio. E si sa che a Sky Sport amano il calcio alla follia.

 

Lo amano al punto tale da propinarci senza posa Daniele Word Cloud Adani. E io ringrazio, perché così posso continuare a aggiornare il dossier degli Adanismi. Sempre lo scorso sabato, il nostro Word Cloud ha dato la sua interpretazione (con tanto di gesti) sulle scelte di formazione effettuate da Vincenzo Montella per la gara fra Napoli e Milan:

Se provo a interpretare i due c… i due diciamo centrocampisti, quindi tre quattro dun dietro la prima punta… penso che Montella… ehm… dia un… diciamo così…tolga lo spazio in costruzione i due centrali del Napoli, quando girano palla uno dei due mette fuori la punta, quindi supponiamo che Kalinic va su Albiol, viene liberato Koulibaly, il passaggio di Koulibaly è chiuso da uno dei due trequartisti, ok?, quindi, chiuden… c’è quella chiusura di passaggio, che è fatto da, da uno dei due centrocampisti alle spalle di Kalinic, più ne hai altri due alle spalle che chiudono, eventualmente passato quello scoglio, il taglio di Insigne che va a ricevere tra le linee, no?, supponiamo che è Koulibaly che imposta, quindi lì ha due linee di passaggio in mezzo al campo, questo potrebbe essere il motivo.

Chiarissimo. Come una formula di prostaferesi. Scritta in braille.

Il grossolano errore del QS

Il grossolano errore del QN

Numero da leggenda sul Quotidiano Nazionale nell’edizione di sabato 18 novembre. La prima pagina del dorso sportivo anticipava i servizi principali contenuti nelle pagine interne. Uno strillo era dedicato al derby romano, accompagnato da una foto di due allenatori la cui didascalia recitava:

Eusebio Di Francesco e Filippo Inzaghi, oggi rivali nel derby.

 

Nell’edizione di Tuttosport andata in edicola domenica 19 novembre, un Marco Bonetto in forma smagliante ha scritto un articolo sulle condizioni di Andrea “il Gallo” Belotti alla vigilia di Torino-Chievo. Un pezzo che va assunto a spezzoni, perché tutto in un colpo si rischia le vertigini. E dunque partiamo con lo spezzone numero 1:

Fuori di cresta: “Sì, il Gallo era sotto shock, quando è tornato da noi dopo la Svezia”. Fuori la cresta, allora: “A questo punto, spero che metta in campo tutta la rabbia che ha dentro”. È una nuova fattoria degli animali, questa di Mihajlovic, in arte Orwell: nel recinto c’è il Gallo, e c’è il Toro. Speriamo solo che siano spariti gli asini”.

Un attimo per riprendere fiato, e chiedersi se per caso il riferimento agli asini non riguardi il Chievo (i famosi “mussi volanti”), e subito via con lo spezzone n. 2:

È micidiale lo sviluppo dei capitoli. Belotti va a Milano con Sinisa, due settimane fa: davanti a 70 mila persone col mirino puntato, un plotone di esecuzione. Eppure, per poco non riesce a fare il verso all’Inter dei record. La tauromachia prefigurata da Spalletti va a farsi friggere, San Siro si riempie di sudori freddi, i nerazzurri rischiano di subire uno scalpo cinematografico.

Ancora una pausa, e adesso in apnea per lo spezzone n. 3:

Così finisce 1-1, col Toro comunque risorto, e il Biscione scampato per un pelo all’impalamento, Poi trascorre una settimana abbondante, e il soldato di sVentura ritorna al Meazza. E lì, all’improvviso, si apre l’abisso: come per Don Giovanni, quando sprofondò all’inferno. Solo che a Milano l’Italia viene inghiottita dal Ginnungagap, “il vuoto spalancato” della mitologia scandinava: all’interno del quale, chiaramente, non può esserci vita. Neanche un tordo. Figurarsi un Gallo reale.

E infine, ecco la conclusione con lo spezzone n. 4:

Ma non segna da Udine: 20 settembre, 60 giorni fa. Però non ne sarebbero bastati neanche 80 per fare il giro del Mondiale, se per ct hai una mongolfiera. Per riconoscere il tuo mondo e riscoprirti a modo, invece, basta e avanza un colpo d’ala sottoporta. E ti ritrovi di nuovo sulla cresta dell’onda.

Non so cosa fumi Bonetto, ma almeno una volta nella vita vorrei dare un tiro pure io. Comunque sia, per la cronaca, poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo Andrea Belotti ha sbagliato il rigore della vittoria contro il Chievo.