Wimbledon, spiega Gianni Clerici, è come San Pietro per un cattolico e, sempre per il gentiluomo, il tennis prima di essere uno sport è un gioco. Intorno all’Open d’Inghilterra da più di un secolo si è imposta una sola narrativa possibile: Wimbledon è un luogo ameno dove il tennis ritorna alla sua origine regale. Ogni liturgia, codice, fisima, colore o vezzo che albergano l’All England Lawn Tennis and Croquet Club prestano il fianco a questa visione.

 

 

Wimbledon è incantato, la sacra erba è catarsi per ogni volgarità penetrata nel tennis e negli sport tutti dal dopoguerra ad oggi. É davvero l’unico luogo sportivo di questa terra dove un semplice gioco può sublimarsi in qualcosa di ultraterreno. Il 6 luglio 2008 alle 14.35 orario di Greenwich inizia non solo la più bella finale ai Championships di sempre, ma anche il più grande incontro mai giocato.

 

Wimbledon, il programma delle semifinali maschili: alle 14 ...

L’ingresso in campo, due stili, due concezioni del mondo. (Photo Getty)

 

 

Federer-Nadal nel 2008 al Centre Court è il parametro su cui tarare il concetto stesso di rivalità nello sport. L’epos che quell’incontro trasmise ci permette di ridisegnare il paradigma del contrasto che sussiste tra due campioni in tutti gli sport. Bird contro Magic, Coppi contro Bartali, Alì e Frazier, Lauda contro Jimmy Hunt, o ancora Fisher contro Spasskij, a distanza tra Maradona e Pelè, oggi Messi contro Ronaldo e quante ancora ne dimentichiamo. Nessuna delle citate rivalità è sfociata nella crudezza di quell’incontro di tennis.

 

 

Come dice Christ Evert, con Martina Navratilova autrice di una delle più appassionanti rivalità tennistiche di sempre, nel celebre documentario Strokes of Geniusogni rivalità ha bisogno di contrasto, quel giorno non avresti potuto avere poli più opposti. Una rappresentazione scenica del concetto di manicheismo. Una dicotomia in piena regola. L’eleganza contro la potenza, il destro contro il mancino, Mitteleuropa contro Mediterraneo, calma contro tempesta, un leopardo contro un toro, la sprezzatura contro la passione. Ogni singolo dettaglio, tecnico o estetico che fosse, ha reso quel momento l’ideale stesso di sfida.

 

Dritto lungolinea di Federer, primo gioco della prima partita dell’incontro più bello di sempre. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

 

 

A ben vedere, se di tennis ne mastichi, la maggior parte di quelle conclusioni si sono rilevate essere nel prosieguo dell’eterna sfida o del tutto false o esacerbate. La conclusione facilona per cui Federer impersonasse il concetto stesso di eleganza, sia d’aspetto che di gioco, mentre Nadal fosse un gretto nerboruto cafone in vestiario e profeta del turbotennis è, a dodici di distanza, una totale assurdità.

 

 

La grazia e l’armonia di cui il Federer tennista è portatore hanno reso l’uomo Federer sofisticato ed elegante, non il contrario. Chi ricorda gli esordi di fine anni ’90 ha in mente l’immagine di un ragazzo di Basilea col codino, irrequieto e quel poco sopra le righe. Una meticolosa operazione mediatica, tra sponsor e stampa, ha cesellato negli ultimi venti anni la statua del Roger Federer mito vivente. Al contrario l’inquieto mancino di Manacor non era solo un toro scatenato figlio di un tennis artificiale, vittima della sua stessa smania di competere. Gli anni ci hanno mostrato un altro Rafa, non solo tecnicamente ineccepibile, ma anche stilisticamente affascinante.

 

 

Quel duopolio, nato qualche anno prima ma già leggendario quel 6 luglio, che poi è stato un trinomio per l’arroganza di Nole, è ormai evaporato. Qualche mese fa ne abbiamo discusso con Giancarlo Dotto, ancora irriducibile nella sua Nadalfobia: rendiamo grazie a Dio di aver vissuto entrambi questi artisti e finiamola qui. Il problema è che dodici anni fa tutto questo non lo potevamo sapere, è quindi quel match altro non fu che il radde rationem tra due scuole d’arte. E a vincere non fu Nadal ma l’Arte stessa.

 

Il piano di Chopin (Photo Getty)

 

La chitarra dI Segovia: due scuole a confronto all’Università di Wimbledon (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

 

 

A Beaverton in fatto di marketing si ha poco da insegnare. Quindi Nike sa bene, a 28 giorni dal netto 3-0 (6-1,6-3,6-0) con cui Rafa aveva annichilito Roger allo Chatrier di Parigi, che il popolo vuole vedere i propri beniamini nei loro migliori abiti. L’elvetico, che ha raggiunto Borg l’anno precedente, è già il custode del giardino di Church Road dal 2003 e viene quindi agghindato come un principe di un tennis remoto: un cardigan avorio e oro ideato ad hoc per mitizzarne ancora il mito. Nadal viene al contrario esposto gladiatorio nella sua brutalità: in canotta, in pinocchietto, bianchi perché altrimenti non si può, con i muscoli che si ribellano allo spazio.

 

 

Roger ha 26 anni e l’aplomb di quello che già sa di aver scritto la storia, Rafa ne ha solo 22 e sa perfettamente che la sta per scrivere. Di quell’ingresso in campo lascia basiti la totale contezza di quello che sarebbe accaduto. É la terza volta a Wimbledon, tre gli anni di fila in finale anche a Parigi, l’anno prima la delusione per la sconfitta al 5^ quasi mandò il maiorchino in analisi. 11-6 è il parziale della saga in quel momento, Nadal viene dal Roland Garros e da Montecarlo. Per quanto possa patire, e patirà sempre, l’erba, l’inerzia della sfida pende dalla sua parte.

 

Un fotogramma di un incontro mitologico (Photo by Ian Walton/Getty Images)

 

 

Il primo rally dell’incontro dura una dozzina di colpi, di una intensità premonitrice, e lo spagnolo chiude lo scambio baciando la riga con un lungolinea mordente. Rino Tommasi si lascia andare in un ‘Olàlàlà‘, Clerici si chiede ‘questa è una partita sull’erba?‘. Nessuno dei due sa cosa li aspetta. Federer è rinomatamente sfaticato, il puro talento lo ha sempre messo in condizione di non dover neanche sudare. Quel giorno è chiaro dal primo quarto d’ora che anche il suo massimo potrebbe non bastare. Lo spagnolo tiene il servizio, al terzo gioco breaka uno spossato Federer, al quarto è già 3-1.

 

 

É giornata di tennis intenso, la prima partita è magneticamente attratta da Nadal, 6-4 il risultato, che è lo stesso, come del resto lo svolgimento, anche del secondo set. Pascal Maria, arbitro di sedia, è sconvolto dalla pressione mentale che Rafa Nadal sta esercitando su Roger Federer. Questo esclamerà anni dopo, nel documentario, ‘ho giocato quei primi due set nella convinzione che non avrei potuto vincere l’incontro‘.

 

Prima del tetto, tutti in fretta e furia per proteggere la sacra erba.. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

 

 

Non sarebbe il più bell’incontro di sempre senza drammaturgia. Nella terza partita, con lo svizzero avanti 5-4, Dio si ricorda che siamo a Londra e addensa nuvoloni neri carichi di pioggia sull’All England. Ottantadue lunghi minuti di interruzione vissuti nello stesso spogliatoio, per quanto incredibile sia. Al rientro, con l’accenno di imbrunire, Roger Federer manda in scena un’ora di poema cavalleresco, la leggenda sta per essere scritta.

 

 

Rafa chiude un bel gioco con cross violentissimo: 5 pari e tie-break che attende soltanto di essere avocato. Roger risorge, tiene le redini e si porta avanti un minibreak, dritto inside-out vincente, poi sul 6-3 e tre punti per la partita. I primi due li spreca, al terzo concretizza con un ace. Il gioco decisivo è cerebrale e nervoso ma comunque spettacolare, secondo soltanto perché quello del quarto è impareggiabile. Non è più un incontro di tennis ma un film.

 

 

Pierre Paganini, il preparatore atletico di Roger Federer, è autore di un’affermazione che racchiude il significato ultimo di questa eterna sfida:

Federer è un artista che sa come lottare, Nadal un lottatore che sa come essere artista”.

I primi tre set hanno visto un tennis altissimo ma condito da numerosi errori indotti dall’elevata tensione del momento. Dall’inizio del quarto set viene rappresentato unicamente il miglior tennis di sempre, sotto ogni punto di osservazione. Borg-McEnroe nell’80 ma di più.

 

Tra i giorni più complicati della vita di Roger Federer (Photo by Ryan Pierse/Getty Images)

 

 

Superflua la cronaca dei dodici giochi che portano a uno dei più leggendari tie-break di sempre. Primo punto non descrivibile a parole, un folle rally viene chiuso da un vincente di Federer in risposta ad una veronica difensiva del maracoregno. Secondo punto: mezzariga dopo una molle seconda di servizio dello svizzero e incrocio a campo aperto, uno pari. 2-1 Nadal, lunga di centimetri una sterzata di Roger con i piedi fuori dal campo.

 

 

Prima vincente, 3-1 per lo spagnolo, stecca la successiva Roger, è 4-1. Al servizio va lo svizzero, la sconfitta è davvero vicina. Prima violenta, risposta in out del maiorchino e stavolta con i piedi nel campo Federer trova la linea cercata prima, 4-2. Lo scambio successivo è meraviglioso ma Federer si fida troppo di un rovescio contorto che va fuori, è 5-2 Nadal.

 

 

Doppio fallo per lo spagnolo, 5-3, rete bassa al punto successivo 5-4. Roger al servizio, l’inerzia rigira, 6-5 per lui. Scambio infuocato e dritto out, 6-6. Lo svizzero chiama tatticamente un challenge ma la palla è fuori di una mano: 7-6 per Rafa e primo match point. Servizio micidiale, annullato. Meraviglia nello scambio successivo, Nadal trova un passante che trafigge il corridoio, 8-7. Da qui in avanti, se non siete cardiopatici, vedete il video dal minuto 11.50.

 

 

Spenderete un bel quarto d’ora.

 

 

Alle 19.53 British Summer Time, torna la pioggia sul centrale. Altri trenta minuti di angoscia per i due campioni chiamati a superarsi nella decisiva quinta partita, ferma sul 2-2. La televisione tradisce la realtà, è crepuscolo quando si rientra. Parlare del 5^ set è davvero difficile, se non impossibile. Il quinto atto di un dramma sportivo che ha segnato l’apoteosi della più grande rivalità di sempre nel tennis.

 

 

Il tie-break al quinto non ha luogo grazie a Dio, mentre gli organizzatori e le televisioni di tutto il mondo non permetterebbero mai di proseguire il giorno successivo. Tutti sanno com’è andata, dei due match-point sprecati da Federer, il break al quindicesimo gioco. L’esperienza è estenuante, Clerici non rientra alla telecronaca dopo la seconda interruzione, viene sostituito dal compianto Roberto Lombardi. La partita è una tensione agonistica gioco per gioco, l’arbitro Pascal Maria anni dopo dirà ‘avrei assegnato il titolo a entrambi se avessi potuto‘.

 

 

La spasmodica tenacia di Nadal andava premiata quel giorno, mai vittoria fu più meritata in un campo da tennis. La classe infinita di Federer che culmina in quel rovescio di seta sul 40-30 sull’8-7 per l’avversario. Ogni momento di quelle quattro ore e quarantotto minuti, la luce irreale del finale, ogni aspetto hanno portato McEnroe e Borg ad esclamare all’unisono, al termine del match, quello che abbiamo visto è il più bell’incontro di tennis di tutti i tempi.