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30 Maggio

Per la Ferrari è finito il tempo dei regali

Luca Pulsoni

81 articoli
A Monaco tanta isteria e un altro assist alla Red Bull.

La pioggia infuria sul Principato. Dalla collina sopra il circuito cittadino più famoso del mondo una nuvola grigia inghiottisce il sole d’estate. Gli yacht, ormeggiati dall’uscita del tunnel fino alle curve delle piscine, galleggiano su un mare tumultuoso mentre i vip di Montecarlo trovano riparo negli attici con vista privilegiata. In pista, al primo posto della griglia, Charles Leclerc viene invaso dai pensieri. La tempesta monegasca ha scosso le corde della paura. Come ricorda Lo Slalom, c’è una statistica sinistra: su 13 gare sul bagnato a Montecarlo, chi ha ottenuto la pole ha vinto solo tre volte (Stirling Moss nel 1960, Niki Lauda nel 1975 e Alain Prost nel 1984) e in media una volta su due non è arrivato nemmeno sul podio.

Ma Charles non ci pensa, forse nemmeno lo sa. Alla seconda pole position consecutiva sulle strade di casa, ha l’occasione di cancellare la delusione di un anno fa e il ritiro di settimana scorsa a Barcellona, quando un problema al motore lo aveva appiedato mentre era al comando della gara. La pioggia di Monaco però, come detto, rimette tutto in discussione – in un gran premio folle, segnato dalla pioggia e dall’ennesimo protagonismo della direzione gara tra rinvii, bandiere gialle e righe bianche. Anche troppo, per una Formula1 che è sembrata già da subito in balia di un acquazzone. Come scrive Maurizio Donnini su Autosprint:

«ma cos’è questa isteria del bagnato? È Formula Uno, Cristo, mica sono le bocce subacquee! Partite, Giuda ladro, avviatevi, cosa mai state lì ad aspettare ore sane? Siete pagati fantastiliardi perché questo è uno sport estremo, è quasi un secolo che si corre a Montecarlo e spesso piove, anche tanto e anche troppo, ma mai erano state fatte tutte ’ste scene da suorine impazzite. Anzi, le pagine più belle della F.1 sono state scritte a Montecarlo, col circuito a lago. Basta, avete stufato una volta per tutte. Ormai è sufficiente vedere due gocce d’acqua a dieci minuti dal via e ai Federali s’asciuga il palato, gli si alza la pressione, vanno in crisi gestionale e non sanno fare altro che rimandare, rimandare, rimandare, hai visto mai che spiove». Quindi, dopo un’analisi spietata a 360 gradi, la conclusione:

«Perché continuate a distruggere questo Sport?».

Ma al di là dell’editoriale tambureggiante di Donnini e dei destini della F1– temi su cui abbiamo spesso battuto anche noi e che torneremo presto ad analizzare – oggi rimane innanzitutto il risultato sportivo. Leclerc e la Ferrari a Monaco, malgrado la pioggia e il nuovo corso della Formula1, alla partenza pregustano il trionfo; arriva invece la beffa, amara e spietata. E mentre Sergio Perez solleva la coppa della vittoria e brinda insieme a Max Verstappen, Leclerc è ancora un uomo solo. Ripete a lungo due parole, con il sorriso gentile che lascia spazio al ghigno amaro e gli occhi incollati sul vuoto in cerca di risposte. «Fa male», lo dice più volte, quanto basta per lasciare il segno. 

Un’immagine che riassume la gara di ieri: Sergio Perez in festa e una F1 sottosopra

Leclerc appare un uomo tradito. Urla in radio contro il muretto e dice che di errori non se ne possono più commettere. «No words», singhiozza a fine gara. È passionale, il principino, nel suo amore puro e tormentato con la creatura di Maranello. Viscerale in ogni azione e reazione. Limpido come il mare cristallino che bacia la terra in cui è nato. Leclerc fa parte dell’altra Montecarlo, quella meno snob e più laboriosa. Charles è un ragazzo profondo, segnato dai lutti e provato dal dolore. Non indossa maschere, mostrando il suo lato scanzonato e regale. È un principe moderno, un rampollo 2.0, un aristocratico della gen Z.

Leclerc non ha paura di scoperchiare il vaso e disperdere le emozioni. Stavolta, però, è lucido nell’analisi e severo nel giudizio. Addossa le responsabilità della debacle alla strategia partorita dal muretto: dal primo si è ritrovato al quarto posto, in un circuito indigesto ai sorpassi.

Il fattaccio succede tra il sedicesimo e il ventunesimo giro: Perez, secondo dietro a Leclerc, anticipa il pit stop e monta gomme intermedie. La pista inizia ad asciugarsi ma dal muretto Ferrari non arrivano ordini: Leclerc resta in pista con le gomme da bagnato. Nel frattempo la Red Bull del messicano mette le ali e il cavallino sprofonda. Tardivo l’ingresso ai box del ferrarista, costretto a cedere il comando a Perez. Ma il disastro non è ancora compiuto: Leclerc viene richiamato una seconda volta ai box, poi arriva il contrordine mentre il pilota ha già imboccato la pitlane. Scivola al quarto posto, dietro a Sainz e Verstappen. «Che state facendo?», urla in radio. Istantanea di una disfatta. Come scrive Umberto Zapelloni su Il Giornale:

«La Ferrari è riuscita nell’impresa di perdere una gara già vinta e di far arrabbiare Leclerc come mai prima d’ora. Un capolavoro all’incontrario»

L’harakiri Ferrari viene “aggravato” dall’atteggiamento di Sainz. Lo spagnolo non è ancora una seconda guida, stando almeno alle strategie adottate da Maranello. Sainz ha corso inseguendo la prima vittoria in F1 senza prestarsi ai giochi di scuderia. Non fosse stato per il lungo doppiaggio di Latifi (chi se non lui) all’uscita dai box, avrebbe avuto chances di vittoria. Le qualità di Sainz, seppur messe in dubbio da un inizio di stagione altalenante, non sono in discussione. Semmai, lo spagnolo è assetato di riscatto. Brucia di rivalsa, dopo i flop di Melbourne e Imola e la contemporanea ascesa di Leclerc. Non sembra ancora aver capito a pieno la nuova vettura, al contrario del compagno di squadra. In casa Ferrari, però, sembra arrivato il momento delle scelte: quanto servirà ancora per consegnare a Leclerc i gradi di prima guida?


Lo scrivevamo già nel 2020: passano le stagioni, cambiano gli interpreti, ma due prime guide restano troppe


Il problema per la Scuderia è quello di non aver saputo tradurre in risultati la superiorità tecnica rispetto alla Red Bull. Delle ultime otto prime file, la Ferrari ha vinto soltanto una gara. Agli errori del team va aggiunto il pasticcio di Leclerc a Imola, alla Variante Alta: un testacoda che lo ha buttato giù dal podio e regalato punti al rivale Verstappen. Così il monegasco, cinque pole in stagione, ha raccolto appena due successi contro i quattro dell’olandese. Uno scenario preoccupante per il prosieguo del campionato, visti anche gli sviluppi portati dalla Red Bull negli ultimi granpremi.

Quello di Monaco è l’ultimo regalo di Maranello ai rivali austriaci. La domanda da porsi all’indomani del disastro è quella relativa alle capacità del team (più che di Leclerc) di lottare per il titolo dopo anni da spettatori. La qualità della F1-75, soprattutto nel giro secco, è sotto gli occhi di tutti. Alla velocità va aggiunta ora la competitività per non avere il rimorso, non nuovo dalle parti di Maranello, di aver sperperato il vantaggio tecnico iniziale sui concorrenti. La certezza si chiama Leclerc, mai così veloce e maturo, oltre alla consapevolezza che, con quello di Montecarlo, il tempo dei regali è ormai finito.

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