Altri Sport
31 Agosto 2020

La Ferrari non ha ancora raggiunto il punto più basso

Una stagione da dimenticare, che purtroppo non è ancora finita.

Al giro 16 del GP di Spa – Francorchamps (vinto ovviamente da Lewis Hamilton), proprio mentre Kimi Raikkonen superava Sebastian Vettel nel rettilineo in fondo a Eau Rouge, qualcuno in Ferrari deve aver ripensato alla cerimonia di presentazione della SF1000 e alla strana congiunzione astrale che vuole nel 2020 un anno evidentemente nefasto persino per i progetti e gli esperimenti sportivi (basta l’edizione appena passata della Champions League a rendere chiaro il concetto?).

 

 

Il fatto è che non sappiamo ancora quando e come finirà questa agonia, ma la sensazione di disagio mista a imbarazzo e frustrazione basta a farci pensare (pur augurandoci il contrario) che no, la Scuderia Ferrari non ha ancora raggiunto definitivamente il punto più basso della sua storia in F1. Purtroppo.

 

 

A dir la verità, l’inizio del weekend aveva consegnato motivi a sufficienza per essere pessimisti in ottica gara, e questo è indubbio: dei dieci team impegnati nelle due sessioni di prove libere del venerdì solo la Ferrari ha peggiorato i suoi tempi in pista rispetto al GP di un anno fa, prima vittoria in carriera di Charles Leclerc (+1.317, nonostante le altre motorizzate Ferrari, Alfa Romeo e Haas, siano riuscite a migliorarsi rispettivamente di 0.847 e di 0.286). In mattinata, sabato, la situazione è addirittura peggiorata: in FP3 Leclerc 17º, Vettel 20º. A poche ore all’inizio delle qualifiche alla Rossa non resta che pregare, ma in cielo i miracoli sono contati: sempre che con la SF1000 si possa far qualcosa.

 

ferrari spa
Il cielo minaccioso di sabato su SPA e sulla Ferrari di Sebstian Vettel, una delle giornate più buie per la Rossa. (Photo by Lars Baron/Getty Images)

 

 

La Scuderia Ferrari è una polveriera, ma nulla di troppo diverso da una società, quella italiana, che ha riabilitato l’arrivismo politico rendendolo vera e propria opportunità di carriera, senza particolari requisiti di fondo. Neanche l’ingeneroso talento di Leclerc e Vettel, vittime quanto i tifosi del disastro sportivo, riescono a sopperire alle mancanze di una monoposto con troppi problemi: anzi, la sensazione è che senza il monegasco e il tedesco sarebbe andata addirittura peggio.

 

 

A gennaio 2019 l’addio di Maurizio Arrivabene, colpevole secondo molti di una gestione della squadra non all’altezza (culminata, forse, con il benservito a Kimi Raikkonen alla vigilia del GP di Singapore animato dal sandwich Vettel-Verstappen-Raikkonen al via), aveva dato vita al più classico del teatrino mediatico italiano: è sempre colpa di chi ci mette la faccia. E anche per questo motivo possiamo già anticipare, senza alcun timore di smentita, i titoli che verranno pubblicati all’indomani della fine dell’avventura da team principal di Mattia Binottto. «Via per fare chiarezza». Già li vediamo. Ma la chiarezza, almeno dopo la morte di Sergio Marchionne, in Ferrari non è di casa.

 

 

Tornando al weekend disastroso appena trascorso a Spa – Francorchamps, colpisce la freddezza mostrata di fronte alle telecamere dallo stesso Binotto:

«Non userei la parola crisi, è una parola sbagliata».

Parossismo puro. Sabato, al termine delle qualifiche che hanno visto le due Ferrari posizionarsi 13° (Leclerc, con un 1:42.996, più lento di 0.477 rispetto alla pole dello scorso anno) e 14° (Vettel) in griglia, lo svizzero si era già lasciato andare ad un commento a metà tra un racconto di Luigi Pirandello e un film di Mel Brooks: «Qualcosa ci sfugge», richiamando i concetti di fede e pazienza e chiudendo con un «in gara sarà diverso» che, dati i risultati finali che hanno visto le Ferrari confermare le posizioni in griglia (invertendo i piloti), non è andato troppo bene.

 

Binotto Ferrari
Mattia Binotto, il nuovo team principal Ferrari è già in discussione. (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

 

 

In pista le cose sono addirittura scivolate, freneticamente e con un carico aerodinamico da rivedere (passateci l’ironia), nel vortice dell’agonia: nel dritto la monoposto non va (rispetto ad un anno fa, la Ferrari ha perso 12 km/h in velocità massima – 333 km/h contro 345 km/h, di gran lunga inferiori ai 351 km/h di Gasly che, su Aplha Tauri, al giro 3 ha superato in scioltezza il monegasco), e le rosse vengono sverniciate nella maniera più umiliante possibile. Finora. Sbeffeggiate persino da chi ha lo stesso motore: mentre via radio si rinnova la confusione di un team che sta ancora decidendo tra Plan B e Plan C per Leclerc che, dal canto suo, si lascia andare ad imprecazioni varie poco dopo essere richiamato ai box. Ci stanno tutte.

«Fun 1st lap, not fun anteriore that»

affermerà Charles sui social. I team radio di Vettel, invece, sono sempre più silenziosi e frustranti.

 

ferrari monza
A Monza la Ferrari avrà dalla sua il tifo, ma anche la responsabilità di far vedere qualcosa di diverso dagli ultimi GP. (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

 

 

La prossima sarà a Monza, poi la Ferrari correrà il suo GP numero 1000 al Mugello, nel periodo più brutto e con un punto più basso ancora impossibile da individuare. Ci si chiede, al di là dell’accordo con la FIA relativo alla Power Unit della scorsa stagione, il perché sostanziale del gap con le altre scuderie che durante il lockdown hanno continuato a sviluppare la vettura, se e dove sia possibile intervenire per trasformare la tragedia quantomeno in commedia. La rivoluzione tecnica fissata per il 2022, nel frattempo, alimenta esclusivamente pessimismo.

 

 

L’oblio aiuta a dar corpo e intenzioni alle vane speranze future: la classifica finale di SPA – Francorchamps dice che, in fin dei conti, le rosse sono arrivate quartultima e quintultima. Esemplificazione massima di un concetto non scritto: la Ferrari (mai assente in F1) è di tutti, ma non per tutti. E questo deve essere chiaro.

 

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Antonio Torrisi

14 articoli
Joe Tacopina, il primo tifoso
Calcio
Antonio Torrisi
22 Settembre 2021

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Grazzie a tutti
Calcio
Antonio Torrisi
28 Agosto 2021

Grazzie a tutti

Una storia in cui ha perso chiunque.
Sebastian Vettel, uno stoico in Formula 1
Altri Sport
Antonio Torrisi
22 Giugno 2021

Sebastian Vettel, uno stoico in Formula 1

Un pilota con un preciso centro di gravità permanente.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Per non dimenticare Ignazio Giunti
Altri Sport
Diego Mariottini
10 Gennaio 2021

Per non dimenticare Ignazio Giunti

Cinquanta anni moriva tragicamente il pilota della Ferrari.
Verstappen è il rivale perfetto per Hamilton
Altri Sport
Luca Pulsoni
26 Maggio 2021

Verstappen è il rivale perfetto per Hamilton

Finalmente in Formula 1 c'è storia.
Il pilota è prima di tutto un artista
Altri Sport
Giacomo Cunial
25 Luglio 2020

Il pilota è prima di tutto un artista

Animato da un demone irrazionale ed estetico, viene oggi represso dalla tecnica.
Il tramonto del Futurismo automobilistico
Altri Sport
Giacomo Cunial
22 Maggio 2020

Il tramonto del Futurismo automobilistico

Sognavamo corse folli e roboanti ma saranno le macchine a guidare le persone.
Mick Schumacher è solo un’operazione di marketing?
Altri Sport
Giacomo Cunial
03 Novembre 2020

Mick Schumacher è solo un’operazione di marketing?

Non vorremmo essere nei panni del figlio d'arte.