A memoria, si ricordano pochi campionati se non belli senz’altro così combattuti come quello a cui stiamo assistendo durante questa stagione. E’ una Serie A diversa dalle altre. Certo, l’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti, scriveva Ignazio Silone. E di limiti, calcistici e mentali, potremmo parlarne all’infinito, nella lotta salvezza come nella lotta al primo posto. Ma è proprio qui il bello del calcio, e dell’uomo. Che l’uomo è, sostanzialmente, limite. Limite a se stesso e alle proprie possibilità. I limiti sono anche di chi scrive questo breve pensiero. Più di un anno fa, sbadigliavamo di fronte ad una ripetitiva ed estenuante anti-lotta per l’Europa League e la salvezza, discorsi entrambi già-decisi al principio di febbraio, eccezion fatta per il super-Crotone di Nicola e lo squallido Empoli di Martusciello, l’uomo della tranquillità piccolo-borghese.

La splendida curva del Crotone ieri contro il Sassuolo (foto Maurizio Lagana/Getty Images)

L’abisso del calcio italiano, più come sistema che come valore effettivo del campionato, è stato appurato con l’eliminazione dell’Italia di Ventura contro la Svezia; cosa di cui ci renderemo realmente conto a Mondiale iniziato. Ma, appunto, l’abisso ha scavato così in profondità da regalarci un campionato degno di nota, l’unico dei cinque maggiori campionati ancora da decidersi, incerto fino all’ultimo su tutti i fronti. Non parliamo di bilancia a pesi bassi. L’equilibrio, almeno quest’anno, non è dettato dalla poca qualità dell’espressione calcistica media. A ritrovarsi nei guai sono proprio quelle squadre “limbiche”, come abbiamo avuto modo di definirle in passato, sempre attente a rimanere in equilibrio sul cavo teso che divide la vita dal nulla. E’ il destino di Cagliari, Udinese (1 punto nelle ultime 13 partite) e Chievo Verona.

L’episodio del rigore per il Chievo. Con l’uomo in più i clivensi, dopo aver sbagliato dal dischetto con Inglese, ne prenderanno altri due, per un risultato finale (4-1) che la dice lunga sulle differenze di forza tra le due squadre (foto Paolo Bruno/Getty Images)

Soltanto una settimana fa commentavamo l’impresa del Napoli sul campo della Juventus. E’ incredibile quello che è accaduto in questi ultimi due giorni. E’ cambiato tutto, nuovamente. Sabato, dopo la vittoria agevole della Roma sul Chievo del fu-Maran (esonerato, incredibile), è arrivata quella che non ci vergogniamo di definire, almeno nel campionato nostrano, la partita dell’anno. Per più ragioni. Innanzitutto, per la quasi impresa dell’Inter, che in dieci uomini dal 18′ del primo tempo per l’espulsione (giusta) di Vecino era riuscita a trovare le forze, mancanti alla Juventus, di ribaltare il risultato e portarsi sul 2-1, dopo che Douglas Costa l’aveva sbloccata al 13′.

 

Vi chiediamo lo sforzo, filosoficamente profondissimo, di andare oltre al “se” dell’eventualità, per ammirare stupiti come noi l’Evento in sé, inspiegabile, della rimonta della Juventus. Il campionato, al minuto 87′, aveva preso una piega ben precisa. Al minuto 89′ ne ha presa un’altra. Che questa piega vi annoi, possiamo comprenderlo. Ma ve ne prego, non parlateci di arbitri, di Orsato, di fortuna. Semplicemente, ammirate l’evento. Perché alla fine dei conti è l’evento ciò che accade, è lì che il destino si compie (sempre al presente, mai al condizionale). L’Inter, arbitri o non-arbitri, era in vantaggio per 2-1 all’87’. La partita finisce 2-3, per la Juventus.

Ma il pensiero incomincerà solo quando si renderà conto che la ragione glorificata da secoli è la più accanita nemica del pensiero1.

La grinta del duo Higuain-Buffon a fine partita (foto Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images)

Dopo quasi 24 ore, il Napoli scende in campo contro la Fiorentina. L’evento, che è sempre, si fonde ad un destino inesorabile e tragico (sportivamente parlando) per la formazione di Maurizio Sarri. Il Napoli va sotto di un uomo dopo pochi minuti di gioco. Quell’uomo è Koulibaly. Inter-Juventus e Fiorentina-Napoli, dipinti in un’immagine, producono l’Oroboro nietzschiano. Perché a decidere Inter-Juventus, 24 ore prima, era stato Gonzalo Higuain, il Traditore per antonomasia (traditore di Napoli, naturalmente). Le lacrime prendono il posto dei fuochi, mai esultare prima nel calcio. I partenopei, in balìa della viola, ne prendono altri due. Straordinario Simeone, autore di una tripletta nel giorno del quarantottesimo compleanno del padre, Diego Pablo. Folle, a nostro avviso, il cambio di Sarri che toglie Jorginho per inserire Tonelli. Allan è da lacrime, l’ultimo a mollare, ma è il solo a farlo.

 

Il Napoli, come prima di affrontare la Roma aveva perso col gol di Dybala contro la Lazio a tempo quasi scaduto, così perde con la Fiorentina per 3-0, dopo averci perso già al fischio finale di Inter-Juventus 2-3. Alla faccia di chi dice che il calcio è una questione di tattica e di schemi. Non ce ne abbiano i tifosi del Napoli. La favola partenopea, che a livello di punti continua ad essere realizzabile, è sempre passata tra due estremi meravigliosi, il bel gioco (che da qualche tempo a questa parte, amor veritatis, non si vede più) e il peso della vittoria. Perché quando il titolo manca da più di vent’anni, il sogno si fonde spesso e volentieri con l’incubo.

L’ultimo a mollare è costretto a mollare (foto Gabriele Maltinti/Getty Images)

Intanto, per la lotta all’Europa e alla salvezza, tutto è parimenti apertissimo. Importanti le vittorie di Roma e Lazio, che sfruttano lo stop dell’Inter contro la Juventus per portarsi a +4 dai nerazzurri. I biancocelesti vincono col Toro, preso per le corna da uno stacco poderoso di Milinkovic-Savic, ma perdono Immobile, uscito in lacrime dopo l’infortunio del primo tempo. La Fiorentina crede ancora nell’Europa, il Milan trova conferme a Bologna e l’Atalanta si prepara al forcing finale. Curiosa, diremmo inquietante, è la situazione di classifica per Cagliari, Chievo e Udinese, squadre abituate da troppi anni a poter staccare la spina a febbraio.

 

Dietro non mollano Crotone e Spal, entrambe vincenti contro, rispettivamente, Sassuolo e Hellas Verona. Il Benevento è in B, ma ferma l’Udinese del neo-allenatore Tudor sul 3-3. Il Cagliari ha un calendario difficilissimo (Roma, Fiorentina e Atalanta) ed è a due punti dalla Serie B. Il Chievo, al momento, è all’inferno. L’Udinese ha 34 punti, gli stessi del Crotone e uno in più del Cagliari, ma ha un calendario più semplice. Fondamentale sarà la sfida di settimana prossima tra il Chievo e il Crotone. Inutile dire per chi faremo il tifo.


Foto di copertina: Gabriele Maltinti/Getty Images


Note:

1. La sentenza di Nietzsche «Dio è morto», La Nuova Italia, Firenze 1979, p. 246