Tifo
24 Novembre 2021

Francia violenta

Negli stadi d'oltralpe la situazione sta degenerando.

Negli stadi francesi è stata inaugurata una nuova disciplina: il “tiro al calciatore”. È molto semplice. Serve una buona mira, una bottiglietta di plastica (va bene anche un qualsiasi altro oggetto) e soprattutto un calciatore che sta per battere un calcio d’angolo. Dettaglio fondamentale, servono anche delle istituzioni assenti; meglio se impegnate a pubblicare comunicati deliranti contro quei “violenti e fascisti” dei laziali, così come fatto dal Ministero degli Interni francese. È dall’esordio in Ligue 1 dell’8 agosto allora, durante Montpellier-Marsiglia, che quasi ogni domenica si ripetono le stesse scene. Poliziotti in tenuta antisommossa che scortano i calciatori per battere i corner, giocatori colpiti e partite sospese: una deriva a dir poco stupida, che nulla c’entra con il tifo. Ma ancora più grave è la compiacenza del Ministero dell’Interno francese e della Ligue 1.

Infatti, nonostante gli episodi di questo genere siano continui, ancora non è stato fatto nulla per evitare che scene simili si ripetano ogni fine settimana.

Come riporta la sempre puntuale newsletter de “Lo Slalom”, siamo ormai alla regola e non più all’eccezione: il 22 agosto, nel derby del mare con il Nizza, lo stesso Payet fu bersaglio di un lancio di bottiglia, a cui rispose scatenando invasione di campo e gigantesca rissa. Il 18 settembre, a Lens, altri scontri nel derby del nord con i tifosi del Lille e invasione di campo con conseguente guerriglia per circa 40 minuti. Il 22 settembre a Metz lancio di oggetti tra la curva di casa e quella del PSG, mentre a Montpellier 16 feriti per una rissa e bus dei tifosi del Bordeaux preso a sassate. Ad Angers poi uno scambio di petardi e bottiglie tra tifosi di casa e del Marsiglia, per non parlare dei fatti di Saint-Étienne del 22 ottobre con partita iniziata un’ora dopo a causa dei disordini. Ancora i 21 arresti dopo Marsiglia-PSG (quella di Neymar vittima del solito tiro al bersaglio) per lancio di oggetti, detenzione di fumo, violenze contro polizia e sassi contro il commissariato, o i 5 fermi nella partita europea contro il Galatasaray, per la quale erano stati impiegati 550 agenti.



Tutto ciò fino alla scorsa domenica, quando Lione-Marsiglia è stata sospesa dopo appena 4 minuti: il tempo che Dimitri Payet fosse colpito sulla nuca da una bottiglietta d’acqua. Scene che abbiamo imparato a conoscere anche noi italiani, con Luis Alberto al Vélodrome costretto a battere un calcio d’angolo con a fianco la Gendarmerie nationale in tenuta antisommossa. In questo contesto, come riporta anche il nostro direttore sul Corriere dello Sport, sono le stesse autorità francesi a chiedere punizioni esemplari (a partire dal Ministro dello Sport Roxana Maracineanu che ha tuonato: «non possiamo più nasconderci. Quando è troppo è troppo»). Tra Henry che parla di shock e di clima da «partita in una banlieu parigina» e Le Monde che scrive di una “storica occasione” per il calcio francese di prendere decisioni e fare giurisprudenza, chi ci è andato giù più duro di tutti è stato Vincent Duluc nel suo editoriale su l’Équipe:

«è qualcosa di molto più profondo di una sconfitta, un disgusto che sale fino alle labbra, viene dall’osservazione di questa stupidità e dà una sensazione di impunità, tra il lassismo della Ligue 1 e del suo comitato disciplinare».

«Dovremo reprime come mai prima d’ora», continua Duluc. Qui però sorge un problema: siamo d’accordo con lui quando critica il lassismo della Ligue 1, dall’altro lato però ci permettiamo di avanzare qualche dubbio sulla repressione. Le leghe che hanno represso i tifosi senza scrupoli, come la Premier League, oggi si ritrovano con gli stadi teatro, gli striscioni digitalizzati e i cori preregistrati a pregare che i tifosi, quelli più calorosi, tornino ad affollare i seggiolini e le “standing areas”.



Se Duluc sogna anche in Francia una caccia alle streghe con decreti simili al Football Disorder Act (2000), questa volta siamo noi a dire, chiaramente, che questo non è il calcio di cui abbiamo bisogno. E che non si deve arrivare alla stessa conclusione di Le Monde, che ha concluso: «dopo mesi di porte chiuse legate alla pandemia di Covid, ora sono gli uomini che scendono a rovinare lo spettacolo dello sport più bello del mondo». No, non sono gli uomini, per quanto certi giornali francesi amino le generalizzazioni. La risposta non può essere semplicemente rimuoverli, malgrado qualcuno forse se lo auguri.

Ben vengano allora le sanzioni contro chi mette in pericolo l’incolumità altrui, a maggior ragione se si tratta di un calciatore che con certe dinamiche non c’entra assolutamente niente. Però, soprattutto nei confronti dei tifosi, la repressione è un’arma a doppio taglio e che non sempre porta i benefici sperati. Ci permettiamo quindi, tanto per iniziare, una provocazione: ma se invece di parlare di partite sospese si cominciasse ad esempio a vietare la vendita di bottiglie all’interno dello stadio? Non è certo la panacea di tutti i mali, ma almeno un piccolo passo. Anche se, come sussurra qualcuno, tutta questa situazione potrebbe pure fare comodo alle autorità, ed essere così l’alibi ideale per una stretta decisiva.

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