Le storie delle finali di Champions League e dei campionati vinti sono stupende, è inutile negarlo. Eppure, la magia del calcio,  fortunatamente ci verrebbe da aggiungere, si nutre di emozioni più semplici, meno “importanti” in termini economici e di visibilità, ma forse ancor più sincere e travolgenti. Stiamo parlando di tutti i traguardi che ogni anno vengono conquistati con impegno, sacrificio e sudore sui campi di periferia e di provincia del Bel paese. Perché se esistono ancora bambini in grado di sognare un goal al Benito Stirpe, invece che al Santiago Bernabeu, lo dobbiamo proprio a queste storie, secondarie soltanto agli occhi di ragiona soltanto con il portafoglio in mano.

 

Un piccolo club di provincia

 

Circa 75 km in direzione sud-est da Roma, su di una collina sopra al fiume Cosa si trova Frosinone, piccolo e laborioso comune di 50000 anime. Fondato dai Volsci come Frusna, quindi conquistato da Roma e ribattezzato Frusino, sorge sui resti di antichissimi insediamenti che si sono sovrapposti lungo il corsi dei secoli, in seguito a devastazioni e saccheggi; inoltre i danni che non fecero le guerre, li provocò un catastrofico terremoto a metà del 1300.

 

Dal centro storico, posto su una collina alta 300 metri circa, si ha la possibilità di ammirare il suggestivo panorama dei rilievi delle Ciociaria, di cui oggi è la “capitale”. Soprattutto, oltre a essere capoluogo di provincia, Frosinone è nota per essere il principale polo commerciale ed industriale del Basso Lazio. Così industria e agricoltura sono le parole chiave di una città che con il calcio “che conta” ha sempre avuto poco a che fare; infatti il suo principale club, il Frosinone Calcio, fu fondato nel lontano 1928, rimanendo nell’anonimato del pallone per parecchio tempo, fino all’arrivo della famiglia Stirpe.

 

«È costituita in Frosinone l’Unione Sportiva Frusinate di Frosinone. Il sodalizio ha come scopo precipuo la diffusione presso le giovani generazioni delle discipline ginniche, della scherma, del football e degli sport atletici col fine della educazione fisica ed intellettuale della gioventù frusinate.» Atto costitutivo dell’US Frusinate, articolo 1, 5 marzo 1906.

 

Genitrice dell’attuale sodalizio è l’Unione Sportiva Frusinate fondata nel 1906, perciò terza società sportiva per anno di fondazione nella regione, dopo SS Lazio e US Formia. Nel 1928 il Frosinone Calcio ne erediterà il leone rampante sullo stemma, già simbolo del comune, privo però della banda con l’inscrizione “Bellator Frusino”; questo appellativo è tratto da Punica di Silio Italico, il più lungo poema epico latino, in cui si omaggia la feroce seppur vana resistenza della città contro l’avanzata di Annibale.

 

Dagli Anni Trenta fino al secondo Dopoguerra, i Ciociari hanno calcato i campi delle serie minori, odierne Promozione, Eccellenza e Serie D, prima di arrivare al fallimento per tre volte, l’ultima nella stagione 1958-1959, dopo essere stata esclusa dal campionato Interregionale per mancanza di denaro. Ma a volte non tutti i mali vengono per nuocere: nel 1963 vide la luce lo “Sporting Club Frosinone”, grazie all’allora presidente Cristofari, che gettò le basi per l’attuale società. La squadra ripartì dalla Terza Categoria e, nel giro di qualche stagione, approdò con molta facilità nel campionato di Serie D. Da qui, riuscì a conquistare anche una storica partecipazione in Serie C, nel 1966.

 

La nascita di una rivalità eterna

 

Proprio in occasione di quella prima promozione in terza serie, nacque una rivalità tutt’oggi ancora accesa: infatti il Frosinone conquistò il salto di categoria ai danni dei vicini del Latina, vittoria che innescò un acceso campanilismo. Le due tifoserie inizieranno ad odiarsi, finendo anche sulle pagine di cronaca locale, per gli arresti avvenuti a seguito di scontri nel novembre 2014. Quello che si disputò nel 2014 sul terreno dello Stadio Francioni di Latina fu il primo derby di Serie B per le due squadre, e a spuntarla fu il club giallazzurro; un esito che diventerà consuetudine, almeno in serie cadetta.

 

Infatti il bilancio di quello che viene chiamato “Derby del Basso Lazio” riporta quattro vittorie su quattro incontri, durante la permanenza in Serie B di entrambe le squadre. Un “poker” che è sempre stato motivo di vanto per la tifoseria gialloblù e che, data la distanza tra le varie categorie delle due squadre (il Latina è attualmente in Serie D), difficilmente potrà essere cancellato sul campo nel breve periodo.

 

 

“Non cedete loro nulla, ma prendete da loro tutto”: la spinta della Curva Nord del Matusa prima del derby di Aprile 2015.

 

 

A rinverdire l’astio tra le due fazioni, nel novembre 2015 fu il portiere del Genoa, Mattia Perin, che in post pubblicato su Instagram scrisse che “chi nasce pecora non può morire leone”, alla vigilia del match di Serie A tra rossoblù e Frosinone, nel primo anno di permanenza nella massima serie da parte del club ciociaroIn seguito alla provocazione del portiere pontino, di nascita e fede, si sollevò un polverone mediatico di polemiche, e la società genoana costrinse l’estremo difensore a rimuovere il tutto; in ogni caso il numero uno ci tenne a dichiarare: «Fosse per me, l’avrei lasciato e ne avrei messo anche un altro».

 

 

Industria e pallone

 

Nonostante la soddisfazione di aver raggiunto in pianta stabile il campionato cadetto partendo dalla terza categoria, la famiglia Stirpe, insediatasi alla guida della società nel lontano 1967, ha raggiunto l’apice della gloria nel 2014, grazie alla presidenza di Maurizio, il patron della prima promozione in Serie A. In verità l’ascesa della famiglia al titolo di più influente della provincia comincia già dalla Prima Spa, azienda manifatturiera fondata da Benito Stirpe nel 1976, dopo un fortunato ventennio nel campo dell’edilizia.

 

Ereditato il ruolo di suo padre, l’attuale presidente Maurizio è infatti riuscito a progettare un importante percorso di crescita, sul lato sportivo ed industriale, culminato con l’approdo in Serie A nel campionato 2014-2015 e la costruzione di uno stadio di proprietà intitolato proprio al genitore.

 

Il moderno impianto dal 2017 ha sostituito lo storico Stadio Matusa, che però rimane tutt’ora meta di pellegrinaggio per ogni tifoso ciociaro, soprattutto ora che il suo prato è diventato un punto di ritrovo per i giovani della città. Un autentico luogo dell’anima che sopravvive al progresso, perché è proprio da quelle tribune, di legno prima e d’acciaio poi, che gli appassionati hanno visto il Frosinone conquistarsi ogni singola categoria.

 

«Lo stadio è stato concepito per lasciare qualcosa al territorio. È stato fatto per i tifosi, che sono poi i veri proprietari di questo impianto. Noi siamo amministratori pro tempore, i tifosi restano.» Le parole di Maurizio Stirpe sulla nuova casa del Leone.

 

Lo storico percorso che ha portato alla conquista della massima serie prende il via nella stagione 2012-2013, quando Maurizio Stirpe decise di affidare la panchina a Roberto Stellone, tecnico della Primavera, dopo un’anonima stagione conclusasi al nono posto nel campionato di Serie C. L’esordio sulla panchina della prima squadra valse il settimo posto, mentre nella stagione 2013-2014 il secondo posto significò il ritorno in cadetteria.

 

Da allora i ciociari non sarebbero più scesi nell’infernale terza serie. Ma le sorprese non erano ancora finite. Il leone iniziò il campionato alla grande e, anche grazie all’acquisto di Federico Dionisi, oggi diventato una bandiera del club, Stellone riuscirà nel miracolo: festeggiare, nella penultima giornata in casa contro il Crotone, la prima storica promozione in Serie A.

 

 

La riconoscenza della curva nei confronti della famiglia Stirpe, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo stadio.

 

 

Allora quella disputatasi il 16 maggio 2015 non è stata una semplice celebrazione di un risultato sportivo. No, quella partita terminata con il risultato di tre a uno per i padroni di casa è stata la festa di una città intera. Nella stagione successiva, il Frosinone sarà solamente una comparsa ed il diciannovesimo posto comporterà il ritorno in B, ma quell’annata ha segnato una svolta epocale nell’immaginario del tifo locale. Da allora, il cuore di moltissimi “tifosi di provincia” batte per due squadre: quella della propria città, emblema di un ritrovato orgoglio, ed uno dei soliti squadroni.

 

Così, con la conquista della prima “passerella” in Serie A, la squadra di Maurizio Stirpe è diventata una delle realtà provinciali più virtuose e solite del calcio italiano. Nonostante la sconfitta nell’ultima finale dei playoff contro lo Spezia, oggi il Frosinone è pronto ad una nuova rincorsa verso la massima serie. Il club ciociaro può guardare con speranza al futuro, forte della consapevolezza che ora tanti bambini della città non sognano di gonfiare la rete di San Siro, dello Stadio Olimpico o dell’Allianza Arena, bensì del Benito Stirpe.