Calcio
15 Maggio 2023

Il modello radicato del Frosinone Calcio

Come la famiglia Stirpe sta creando una realtà italiana.

Quando è festa piove sempre al Benito Stirpe. Pioveva quando, dopo il 3-1 contro la Reggina, nel cuore della città si festeggiava la terza promozione in Serie A nella storia del club e, noncuranti dell’acqua scrosciante, i tifosi andavano avanti fino a notte tarda con cori e fumogeni gialloblù. Pioveva anche l’altroieri, sempre al Benito Stirpe, laddove la squadra di Fabio Grosso si è imposta sulla seconda forza del campionato, il Genoa di Alberto Gilardino. Per i ciociari è il primo titolo di campioni di Serie B nella storia, conquistato davanti a 15.000 spettatori in uno stadio strapieno in ogni ordine di posto – settore ospiti incluso.


Un successo nato due anni fa


C’è una sliding door da cui parte questo storico titolo del Frosinone: è l’arrivo del Direttore Sportivo Guido Angelozzi, ex Spezia e Sassuolo, due solide realtà del calcio italiano degli ultimi anni. Dopo un periodo di transizione, Angelozzi quest’anno ha costruito un gruppo formidabile che nessuno – a partire dagli addetti ai lavori – in avvio di stagione avrebbe dato per vincente. I ciociari hanno giocato per tutta la stagione un ottimo calcio, costruendo un modello sostenibile e inconcepibile per gli standard del calcio italiano fatto di debiti, bilanci gonfiati con plusvalenze fittizie e in molti casi, fallimenti.

Il Frosinone veniva infatti dalla retrocessione in Serie B nella stagione 2018-2019 e poi dalla sconfitta, nella finale dei playoff della stagione successiva, per mano dello Spezia. Sul groppone del club di Maurizio Stirpe c’erano contratti pesantissimi di calciatori a fine carriera o inadatti al contesto: Federico Dionisi, Luca Paganini, Matteo Ardemagni, Andrea Tabanelli, Marcello Trotta. Angelozzi ha stravolto le carte in tavola rivoluzionando la squadra: e così il Frosinone è diventata la squadra più giovane – età media di 25.3 – ad aver vinto il campionato, con il settimo monte ingaggi della categoria.


I protagonisti dell’impresa


Fabio Grosso e Guido Angelozzi, a differenza di molte altre squadre che hanno speso tanto e fallito l’obiettivo stagionale – il Parma su tutti –, hanno deciso di puntare su ragazzi giovanissimi: nella passata stagione si è fatto conoscere grazie a un ottimo campionato Alessio Zerbin (di proprietà del Napoli); quest’anno invece i nomi che spiccano su tutti sono Turati, Kalaj, Borrelli, Moro, Konè e Mulattieri.

È vero che molti di questi sono arrivati in prestito e a fine stagione torneranno nei vari club di appartenenza, ma il DS, nel frattempo, ha piazzato accordi importanti: Samuele Mulattieri potrà essere riscattato a fine stagione, cosi come Konè; mentre il giovane attaccante Borrelli, arrivato in prestito dal Pescara, diventerà a tutti gli effetti un calciatore del Frosinone alla modica cifra di 300 mila euro.



Il vero asso nella manica di Fabio Grosso poi, è stato quello di saper coinvolgere tutti gli elementi della rosa. Il campionato non era iniziato alla grande: in trasferta il Frosinone ha fatto fatica a ingranare perdendo in avvio di stagione contro Benevento, Cittadella, Parma e Genoa. Ma a novembre, vincendo sei partite consecutive, qualcosa è cambiato; anche e soprattutto nella testa dei calciatori. Lo dimostrano le parole del baby portiere del Sassuolo, Stefano Turati, al termine dei festeggiamenti per la vittoria del campionato:

è stata una stagione assurda, abbiamo avuto dei momenti di difficoltà e poi invece abbiamo vinto il campionato: sono troppo felice per come sono andate le cose”.

Molti infortuni hanno messo i bastoni tra le ruote al Frosinone – uno su tutti quello di Konè, che già a inizio stagione si è rivelato fondamentale per il centrocampo – ma anche le riserve si sono fatte trovare pronte. Gennaro Borrelli ad esempio, partito titolare soltanto quattro volte, ha realizzato sei gol pesantissimi per la vittoria del titolo.


Un nuovo Sassuolo (ma radicato) nell’orbita Serie A


Cosa ne sarà del Frosinone nella prossima stagione, è ovviamente presto per dirlo. A differenza di molti altri club tuttavia, l’ultima retrocessione dalla Serie A non ha frenato gli ambiziosi piani del presidente Maurizio Stirpe. Quest’ultimo, quando ha intravisto i pericoli a cui la sua squadra stava andando incontro, ha avuto anzi coraggio, intelligenza e ambizione di stravolgere tutto. Senza l’arrivo di Angelozzi con ogni probabilità oggi non staremmo parlando di una nuova promozione in Serie A, ma in generale la presidenza ha scelto la via di una crescita più lenta ma graduale – il titolo di quest’anno ha poi accorciato le tappe.

Quello del Frosinone è un progetto sano che avanza da anni a 360 gradi, almeno da quando è stato concluso il nuovo stadio nel 2017, con cui i gialloblu sono diventati l’unico club in Italia, non di Serie A, ad avere un impianto di proprietà – cinque in totale: Juventus, Atalanta, Udinese, Sassuolo e appunto Frosinone. Non una cosa da poco. Quindi il lavoro sui giovani e la crescita della Primavera, che oggi è 7a in ‘Primavera 1’ precedendo storici club come Inter, Empoli, Atalanta grazie ad una rosa per 25/27esimi italiana, e anche con “tanti giocatori del Lazio o addirittura di Frosinone”, come raccontato dallo stesso Angelozzi alla Gazzetta dello Sport.

“La regola vale per tutti, dalla prima squadra ai più piccini. Bisogna dare fiducia ai ragazzi del nostro territorio, mettendoli nelle condizioni di arrivare tra i professionisti”.

Guido Angelozzi alla Gazzetta

Il tutto accompagnato da un radicamento sul territorio molto profondo, a differenza ad esempio del Sassuolo, con uno sviluppo sostenibile che ha voluto, prima di costruire l’edificio, gettare delle solide basi. Ora però viene la parte difficile: la rosa del Frosinone non è certo da Serie A, e quest’estate un duro lavoro aspetterà Stirpe, Grosso e su tutti Angelozzi. Per la squadra sarà un compito arduo mantenere la categoria eppure, al di là dei risultati, a Frosinone c’è la consapevolezza di star sviluppando un modello: stadio di proprietà, ingaggi contenuti, squadra giovane e giovani italiani. Così, con pazienza, visione e tanto lavoro, la famiglia Stirpe intende costruire una nuova realtà nel calcio italiano.

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