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18 Gennaio

Fuochi a San Siro

Paolo Pollo

10 articoli
Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.

D’accordo, c’è il Covid. D’accordo, manca il pubblico e gli stadi sono gelidi non solo dal punto di vista meteorologico. D’accordo, bisogna pur inventarsi qualcosa per rendere spettacolare un match importante. Siamo d’accordo su tutto. Ma domenica 17 gennaio, il calcio italiano ha vissuto un altro momento che non si sa se definire esilarante o grottesco: la partita giocata con i fuochi d’artificio.

 

Inter e Juventus scendono in campo, Handanovic e Chiellini si scambiano i gagliardetti. Le squadre sgambettano nelle rispettive metà campo per completare il riscaldamento. A quel punto parte una raffica di fuochi d’artificio colossale, massiccia, esagerata. Ma soprattutto assurda.

 

Il calcio, come buona parte degli sport, è fatto di partecipazione emotiva e di concentrazione. Gli attori sono due: il pubblico, con la sua passione e il suo tifo, e i giocatori che sfruttano quegli ultimi istanti per focalizzarsi sul match. Non c’è spazio per altro, in teoria. Non certo per un’esplosione di fuochi d’artificio che trasforma istantaneamente “il derby d’Italia” o “il big match della giornata” in una sagra paesana. Perché l’effetto è quello.

 

 

Doveri fischia l’inizio e per 1’32” si gioca in un clima da veglione di Capodanno. Uno spettacolo surreale. Bonucci segnala addirittura un problema ad un occhio, di cui non si capisce l’origine: forse un appannamento dovuto ai fumi che si addensano sul campo? Qui siamo all’evoluzione dei fumogeni di antica memoria. Fortunatamente, i fuochi si placano. La partita procede nel clima surgelato di questo ultimo anno agonistico. Poi, al 13’, l’Inter va in vantaggio con un colpo di testa di Vidal. L’emblema di una serata paradossale: il giocatore più criticato della squadra di Conte segna contro i suoi ex compagni bianconeri. Si capisce che è una domenica strana. 

 

Infatti i fuochi ripartono all’istante per celebrare il goal del cileno. Roba di un minuto, non di più. Ma sufficiente a capire che c’è un disegno dietro. C’è una regia. Di chi è questa regia? Sarebbe interessante saperlo.

 

Se l’idea è dell’Inter, beh, forse un club così prestigioso poteva risparmiarsi una paesanata del genere. Uno come Moratti, cultore dell’understatement, sarebbe inorridito. Se l’idea è dei tifosi, di sicuro non si può non apprezzarne la dedizione e l’amore: purtroppo, però, il risultato estetico non cambia. Tanto valeva far partire una canzone di Fiorella Mannoia. Costava meno, con ogni probabilità, e l’effetto tristezza sarebbe stato identico.

 

Il fumo, che si intravede in foto, non ha comunque potuto nascondere la sproporzione fra i due reparti di centrocampo (Photo by Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images )

 

 

Come se non bastasse, ci sono altri due aspetti curiosi, ma non marginali, da sottolineare. Il primo è il valore anacronistico dell’iniziativa. Un’esplosione di fuochi d’artificio a maggio o a giugno potrebbe in teoria avere un tocco sorprendente, ma quindici giorni dopo Capodanno è comunque depotenziata. Il secondo è che questa trovata arriva tre ore dopo Liverpool-Manchester United, che è un po’ l’Inter-Juventus di Inghilterra e della Premier. Quest’anno, lo è anche in termini di classifica. Lì nessuno si è lontanamente immaginato di scatenare effetti pirotecnici per rendere “più viva” la partita, e sì che siamo nel campionato più spettacolarizzato del mondo.

 

La realtà è che il calcio italiano appare alla disperata ricerca di un’epica che in questo momento è latitante. In tutte le sue componenti. Quindi si ricorre agli effetti speciali, trasformando una fredda serata milanese in un Ferragosto fuori stagione.

 

Cosa ci dobbiamo aspettare ancora? La consegna di una fuoriserie “in diretta” all’autore del goal? Una torta al portiere che ha appena parato un calcio di rigore? Cento modelle/i nude/i che corrono attorno al campo per tutti i 90 minuti? Paracadutisti che atterrano durante i cooling break estivi? C’è un’inquietante aria di avanspettacolo attorno ai nostri campi.

 

 

In questa stravagante serata c’è un altro sconfitto, oltre al buongusto: Nicolò Barella, che al 51’ realizza un bellissimo goal in contropiede su lancio di Bastoni. Ma i fuochi d’artificio non esplodono. Non partono proprio. Il silenzio cimiteriale è rotto solo dalle urla di esultanza dei giocatori dell’Inter. A questo punto vogliamo saperlo. Perché non c’è stato nessun botto? Discriminazione contro i sardi? Ordinanza immediata del sindaco Sala (che pure è interista)? Protesta ufficiale della Juventus. Lo scopriremo solo vivendo. Sui social.

 

 

 

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