“Arriviamo all’aeroporto eravamo partiti presto la mattina e come succede sempre dopo un’ora che siamo partiti eravamo già tutti sconvolti brasati come sempre quando partiamo in treno pullman e tutto quanto lì dopo un’ora tutta la gente è sistemata non ce n’è più uno a posto è la sconvoltura generale questo succede quando la partenza non è di notte..” Dopo nemmeno cinque righe, la sorte del lettore de’ “I Furiosi” è già segnata: la tempesta di parole non lascia scampo ed è inutile cercare punti o virgole, dietro a cui nascondersi e tirare il fiato. La sfida di Nanni Balestrini è lanciata.

 

 

Come un animale in via d’estinzione, oggi il lettore è chiamato a difendersi con maggior ferocia nella lotta per la sopravvivenza, quindi non può gettare la spugna di fronte a questa minacciosa ed incalzante prosa. Egli deve provare a sopravvivere fino alla fine del primo capitolo, anzi canto. Perché, sebbene il proemio non sia il celeberrimo “Cantami, o diva..” di Omero, è proprio in termini epici che l’autore introduce le gesta dei protagonisti.

 

“..mi ha portato la prima volta che avevo 6 anni mi ricordo che era un derby che abbiamo vinto 1 a 0 però quello che mi ricordo di quella partita non è la partita quello che mi colpiva era lo spettacolo dei tifosi non riuscivo a guardare la partita più di tanto perché ero attratto da questi cori da tutte queste cose che succedevano lì nella curva dalle bandiere dalle trombe dai fuochi dai tamburi..” (1)

 

Zigolo, Germano, Nibbio, Falco e Martino sono i guerrieri dell’esercito irregolare delle Brigate Rossonere, famoso e temuto gruppo ultras, come pochi altri negli stadi italiani. Sono cavalieri scellerati ed erranti nella modernità, antieroi privi di morale, eppure rispettosi di un codice non scritto. L’estremo sostegno dei propri colori, i rossoneri del Milan, e la strenua difesa del gruppo sono i principi del loro credo. Nient’altro che fede e onore: due valori che rendono gli ultras degni di essere raccontati quali ultimi ribelli, nel tramonto degli anni ’80.

 

 

Allora, non si stupisca il lettore se l’intera trama si sviluppa attorno ad un furto ed alla conseguente fuga attraverso il mare (ricorda qualcosa? nda), su cui poi si innestano ricordi, confessioni e confidenze. Gli aneddoti romanzati della quotidianità dei ragazzi di stadio si alternano agli episodi realmente accaduti nella cronaca ultras; tra i tanti, proprio l’iniziale sottrazione dello striscione cagliaritano, a cui si deve il titolo, oppure il YNWA cantato nel minuto di raccoglimento della finale Milan-Real Madrid del 1989. La narrazione è affidata alle voci dei protagonisti, in una sorta di inarrestabile flusso di coscienza che bandisce la terza persona. Una prospettiva che nasce al momento della genesi del romanzo stesso, dal significativo incontro tra l’autore ed alcuni esponenti delle BRN.

 

 

Le parole di Nanni Balestrini e di Fabrizio Parenti, regista della trasposizione teatrale del 2016

 

 

Tale espediente narrativo, estremizzato dall’abolizione di qualsiasi punteggiatura, trae spunto dalla militanza di Balestrini nel Gruppo 63 e dalle sue precedenti opere “Vogliamo tutto” e “La violenza illustrata”. Il tentativo è quello di restituire quanto più fedelmente possibile il linguaggio orale, il gergo parlato sulle gradinate e nella periferia milanese, che transita verso l’ultimo decennio del ‘900. Così, se il lettore, che non frequenta spalti e gradinate, può godere del massimo realismo, allo stesso modo il tono è fortemente evocativo anche per il pubblico che vive l’ambiente delle curve. Le voci rauche al termine di una partita, gli schiamazzi sul pullman e la lingua intorpidita da una nottata di bagordi, emergono vivide dal ritmo apparentemente forsennato delle righe, ma soltanto per chi sa coglierle.

 

 

Inoltre, i periodi travolgenti ed inarrestabili esaltano gli attimi concitati degli scontri, in cui deflagra la violenza, protagonista comprimaria dell’opera. Azioni che spesso appaiono fini a sé stesse, estetiche; mischie furibonde in cui si potrebbero scorgere Alex DeLarge ed i suoi Drughi. Una violenza vitalistica e liberatoria, ma disperata allo stesso tempo, unica risposta rimasta ai protagonisti, di fronte alle vuote promesse della società di cui occupano i margini. Soprattutto un rito collettivo ed ancestrale.

 

“..soprattutto c’è il fatto che la violenza è bella perché ce l’abbiamo nel sangue c’è la bellezza di quando spacchi tutto è un momento che ti esalta quando vedi la fiammata o il poliziotto che scappa o quando arriva il blindato e sei in mezzo ad un carosello quando senti i vetri che cadono l’odore dei lacrimogeni le fiammate delle molotov la gente che corre le urla è un attimo che sale sale sale e poi tutto esplode..”(2)

 

In conclusione, cosa rimane al termine di questo nubifragio letterario? Sicuramente il lettore non si aspetti una morale riguardo le imprese dei protagonisti e nemmeno un’indagine sociologica sul mondo delle curve. Se si ritiene in grado, lo tragga da sé un giudizio sulle vicende narrate, perché Nanni Balestrini fornisce tutti gli elementi necessari. “I Furiosi” sono il diario collettivo di una generazione, la confessione di una gioventù che cerca una zattera di salvezza nella mare del nichilismo moderno e la trova sui gradoni di stadio, dietro ad uno striscione.

 

 

Sì, le pagine sono intrise di violenza, alcool e droghe, ma non solo. Vi è il disimpegno dalla attività politica, il disagio giovanile e la lotta tra gli ultimi per la sopravvivenza nelle periferie, mentre sullo sfondo cambiano il modo di vivere il calcio, la repressione e l’intera società. Soprattutto il lettore perspicace sa cogliere la scelta di campo compiuta da questi ragazzi, più o meno consapevolmente. La verace testimonianza di coloro che si sono aggrappati a fede e onore come anacronistici cavalieri, oppure ad appartenenza ed aggregazione in quanto ultimi ribelli. Per vivere fuori dalla società e dalle sue gabbie, materiali e mentali.

 


(1), (2) le citazioni sono tratte da “I Furiosi” di Nanni Balestrini (DeriveApprodi 2004; prima edizione 1994, Milano);
In copertina, la balaustra delle Brigate Rossonere al secondo anello dello Stadio Meazza in San Siro (da Maglia Rossonera)