Carrello vuoto
Altri Sport
11 Ottobre

Fury sconfigge Wilder, il gioiello mancante sulla corona del Re

Antonio Aloi

18 articoli
Lo scontro della T-Arena è stato il coronamento di un percorso intrapreso anni fa da Tyson Fury.

«Sicuramente vi ricorderete del 10 ottobre 2021», e come dargli torto. Queste le parole a caldo di Tyson Fury, the Gipsy King, dopo la vittoria di domenica mattina riportata ai danni del Bronze Bomber, Deontay Wilder. Subito dopo le dichiarazioni, l’istrionico e controverso pugile britannico, si è esibito in Walking in Las Vegas, scimmiottando la celebre Walking in Memphis.

Non è stata però una passeggiata, quella andata in scena alla T-Mobile Arena di Las Vegas, anzi è stata una rappresentazione tecnico-temperamentale di altissimo livello, una degna chiusura di una trilogia controversa ma entusiasmante. Nonostante le conferenze stampa e le cerimonie del peso, condite da un classico trash talking un po’ demodé, il match non ha avuto bisogno di grandi presentazioni: gli stimoli li ha serviti il passato, li ha serviti la storia su un piatto d’argento. Qualora ce ne fosse mai stato il bisogno, la categoria dei massimi, ha dato uno scossone al mondo della Boxe e al cuore degli appassionati. Fury e Wilder hanno ribadito che per menare le mani non bastano i contratti milionari ma cuore e palle da vendere.

Lo scontro della T-Arena è stato il gioiello mancante sulla corona del re, una corona che conta una trilogia iniziata nel dicembre 2018. Deontay Wilder, l’allora detentore del titolo WBC dei massimi, sfida un Fury redivivo, che aveva appena fatto i conti con la vita, con la depressione. Un match thriller, quello del 2018, in cui Wilder ha dimostrato le uniche vere grandi qualità che possiede: la forza bruta e il temperamento feroce. Non sono bastate queste qualità nel 2018 per sconfiggere Fury, di fatti, il primo match si conclude con un pareggio che fa storcere il muso un po’ a tutti. In quel primo match, Wilder ha atterrato due volte il Gipsy King di Manchester senza conquistare la vittoria.



Ma la mancanza di strategia, e forse anche di qualità, alla lunga si pagano. Il 20 febbraio 2020 è un vero e proprio turning point per la trilogia: Fury atterra Wilder alla 7^ ripresa, la categoria dei massimi ha un (vecchio) nuovo protagonista. Da quel febbraio 2020 ne è passata di acqua sotto i ponti, la pandemia ha costretto anche il mondo della boxe ad aspettare. Per Wilder non è stato un problema, la sconfitta del 2020 lo aveva fisicamente e mentalmente devastato, l’attesa lo ha preparato, lo ha rinforzato ma le qualità pugilistiche non si acquisiscono, alcune sono innate e il Bomber non le ha avute mai.

Il match di domenica mattina ha ribadito la grande legge del talento naturale. Quella legge che ammanta gli sportivi dotati di un’aurea da semi-dei. Wilder ha dimostrato cuore, forza ma non estro. A differenza di Fury, agile sulle gambe e sul tronco come una libellula.

Il match si è articolato come da pronostico, a nulla sono serviti i proclami da redenzione e rinvenuta saggezza tattica di Wilder sciorinati in conferenza stampa: Deontay ha sempre caricato i colpi con la massima forza cercando il colpo da K.O, favorendo le abilità difensive di Fury, un massimo atipico dotato di una tecnica e di una agilità fuori dal comune. Dopo un primo atterramento subito da Wilder durante la 3^ ripresa, il più classico dei climax pugilistici: Wilder atterra Fury, per ben due volte, durante la 4^ ripresa per poi subire la superiorità del britannico andando giù alla 10^ ripresa, e poi definitivamente all’11esimo round.

Se fosse stato scritto un copione cinematografico su questo match, non sarebbe mai stato avvincente quanto effettivamente è stato nella realtà. La differenza di peso, i 107 Kg di Wilder contro i 125kg di Fury, è stata più volte messa in discussione durante l’incontro, proprio come nei film in cui l’antagonista arriva ad un passo dalla resa dei conti. In molti hanno rivisto i grandi match del passato: c’è chi ha rimembrato le randellate di George Foreman ammirando Wilder, e chi osservando i movimenti di Fury avrà invece ricordato la velocità di Joe Luis.



Il britannico di Manchester ha inciso un punto esclamativo sulla filigrana di una delle trilogie pugilistiche più entusiasmanti degli ultimi anni. Adesso, dopo qualche tempo di magra, la categoria regina della Boxe torna a pulsare, i cuori degli appassionati scalpitano.

Usyk riaffronterà Joshua a Marzo molto probabilmente; Fury attenderà, con ogni probabilità, andando a sfidare qualche altro nome interessante nell’attesa. I tempi recenti degli youtubers sul ring sono serviti per ricordare alla gente che la boxe vera è fatta di cuore, testa e cazzotti pesanti. Usyk, Fury, Wilder e Joshua hanno ribadito il concetto. Non resta che attendere.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Edoardo Franzosi
2 Luglio 2021

Lo sport secondo Ernest Hemingway

Il 2 luglio del '61 moriva suicida un'icona del Novecento.
Altro
Andrea Catalano
7 Novembre 2020

Pugni e carezze alla Vucciria

Pino Leto e il pugilato come riscatto dei giovani palermitani.
Storie
Raffaele Scarpellini
4 Ottobre 2020

Alexis Argüello, l’eroe fragile del Nicaragua

Rivoluzione, tradimento e autodistruzione di uno tra i migliori pugili di sempre.
Recensioni
Leonardo Aresi
10 Febbraio 2020

Nino Benvenuti, il mio esodo dall’Istria

Quando la storia di un pugile si intreccia con quella di un intero popolo.
Ritratti
Alberto Maresca
21 Novembre 2019

Carlos Monzòn

Le origini, il talento, la violenza.
Altri Sport
Lorenzo Cafarchio
17 Novembre 2016

Abbiamo ancora bisogno di Tyson Fury

Dai titoli mondiali alla disintossicazione per cocaina, la parabola di Tyson Fury, così chiamato in onore di Iron Mike, sembra finita. Bipolare e inadatto per le mezze misure, è uno dei personaggi più discussi (e geniali) della boxe.