Calcio
06 Settembre 2022

Geoffrey Moncada dietro al nuovo Milan

Un simbolo ideologico del metodo rossonero.

«Abbiamo fatto un lavoro importante con i giovani, per noi è la strada giusta. Il Milan non aveva questa reputazione, non giocava con i giovani, abbiamo dovuto crearcela, spiegare che è un nuovo progetto sul quale puntiamo molto. Ora parliamo molto con le famiglie dei giocatori che vogliamo. Oggi, ci sono tanti agenti, scout che mi chiamano per dire: ‘Vogliamo venire al Milan, quello che fate è molto interessante’. Ho amici nel gruppo Red Bull o a Dortmund ed altri club che lavorano molto sullo scouting e che mi dicono: ‘Bravo, vediamo i cambiamenti al Milan, lavorate molto bene’». Parola di Geoffrey Moncada, un uomo tanto misterioso quanto importante per le dinamiche del “nuovo” Milan.

È il 2018 quando Moncada, a soli 31 anni, diventa capo scouting del Milan, contribuendo a cambiare l’approccio al calciomercato rossonero. Sono tempi difficili per il Milan, quelli di Giampaolo e a seguire del primo Pioli: una squadra senza una direzione, un’identità e psicologicamente a terra – riassunta in quella partita-metafora del 5 a 0 con l’Atalanta. A fine 2019 sotto gli occhi di Maldini, leggenda milanista ormai in tribuna, si sta consumando la crisi del club. Pioli sembra spaesato, uno yesman aziendalista e timido, un traghettatore si dice, verso non si sa bene cosa.

Nel frattempo se ne va anche Boban dalla dirigenza: divergenze societarie, sfoghi sulle pagine della Gazzetta dello sport, il croato a valanga contro l’Ad Ivan Gazidis; e poi i soldi che non ci sono, le ristrettezze, l’austerità, la spending review.

I tifosi si aggrappano intanto al culto pagano del grande Zlatan Ibrahimovic, arrivato tra dicembre 2019 e gennaio 2020: un’oscura religione fatta di propaganda commerciale e di speranza nel vero uomo al comando, più dell’allenatore e della dirigenza forse. È lui effettivamente che contribuisce alla ripresa del Milan e al destino di Pioli, il quale stava per essere sacrificato sull’altare del progetto Rangnick, “la strada migliore, forse l’unica possibile” secondo alcuni, una scelta decisiva per “il rilancio del club a livello internazionale, se non addirittura per la sua sopravvivenza” secondo altri.



Con Ibrahimovic cambia tutto: una squadra di ragazzini un po’ timidi, intimoriti dal loro stesso stadio e dai loro stessi tifosi, si trasforma in un gruppo di orgogliosi guerrieri, tra colpi di classe sul campo e furenti iniezioni di autostima. Stefano Pioli, passato in poco tempo dall’essere un anonimo normalizzatore al diventare un carismatico innovatore, guida un percorso di rifondazione e rapidissima crescita. Nel frattempo dietro le quinte Maldini, Massara e Moncada sciolgono le contraddizioni di una rosa confusa dandole un’identità precisa, puntando su talenti non ancora esplosi (del 2019 sono gli acquisti di Leao, Bennacer e Theo Hernandez) e su giocatori esperti in grado di dare carattere ed esperienza – oltre Ibra, qualche mese prima era arrivato anche Kjaer, che si rivelerà un’insperata colonna rossonera.

“Theo è un giocatore che conosciamo dall’U17/U19 dell’Atletico Madrid. È stato un lavoro durato 4-5 anni (…) Lo seguivamo già all’Atletico Madrid, poi al Real Madrid, poi è andato in prestito alla Real Sociedad e mi dicevo ‘ma com’è possibile che nessuno si interessi a lui’. La verità è che non abbiamo avuto tanta concorrenza quando lo abbiamo preso“.

Geoffrey Moncada

Detta così, sembra semplice. In un meccanismo sempre più perfetto iniziano ad esprimersi quasi tutti al meglio: il Milan acquisisce una sua chiara identità, tecnico-tattica e non solo, alimentata in regia dallo stesso Geoffrey Moncada, colui che più di tutti si occupa della ricerca del talento. Francese, misterioso, insondabile. Niente social, Facebook, Instagram o Twitter, è presente solo su Linkedin dove si descrive(va) come “analista video”. Pochissime le sue foto in giro per il web, non si sa bene nemmeno quanto sia il suo ingaggio al Milan, e tutto ciò contribuisce a creare un alone di segretezza intorno alla sua figura.



Enfant prodige, fin dai 19 anni viaggia il mondo e inizia a lavorare come freelance appunto da video-analyst, mandando report da tutto il mondo; in Francia è famoso come l’uomo, anzi il ragazzo, che scopre Mbappé a 12 anni, portato poi al Monaco laddove scala rapidamente le gerarchie e diventa capo-scout a 29 anni. Geoffrey Moncada contribuisce a creare una squadra di puro talento, ma già la cessione di Mbappé per 180 milioni basterebbe per un’eterna riconoscenza dalle parti del Principato.

La sua rete, oggi a Milano, copre ormai tutta l’Europa: dal Portogallo alla Ligue 1 (inaspettata fucina di talenti, e mercato prediletto), dalla Germania all’Olanda, dal Belgio alla Scandinavia; poi il Sud America e un occhio di riguardo all’area francofona, che in Italia è sottovalutatissima. Al Milan si respira un aria giovane, e molto da street football e contesti di periferia multirazziale disagiata, di Parigi o Amsterdam, laddove però sboccia anche il talento originario. Spesso Moncada va a pescare dove nessuno lo segue, come fa nel 2020. Nel mercato trasferimenti arrivano sì Tomori, Tonali, Saelemaekers e altri, ma forse la scoperta più piacevole e intrigante si rivelerà col tempo un ventenne francese semisconosciuto scovato da Moncada, comprato a 480 mila euro e con pochissime presenze tra i professionisti: Pierre Kalulu. Ad oggi, ha moltiplicato almeno x50 il proprio valore.

«Bisogna essere bravi, molto bravi, per riuscirci e chi lavora al fianco di Paolo Maldini, ovvero Frederic Massara e Geoffrey Moncada, è il meglio che può offrire il panorama europeo a livello di ricerca dei talenti anche in campionati “non convenzionali”».

Stefano Pasquino, Tuttosport

Moncada però non misura solo statistiche, prestazioni sportive ed adattabilità al gioco di Pioli; da buona tradizione rossonera il suo metodo di ricerca valuta carattere e predisposizione del calciatore, indaga il suo stile di vita, la sua condizione familiare, i suoi interessi extra-campo. Si muove su più fronti e a più livelli, prepara dossier anche sul parere di addetti ai lavori e compagni. Ogni calciatore viene valutato e studiato poi in funzione Milan, e la fascia d’età che più gli interessa va dai 16 ai 20 anni; si dice che abbia a disposizione tredici osservatori, dieci per la prima squadra e 3 per l’under 16, tra cui l’analista statistico tedesco Hendrik Almstadt (ex Arsenal) ex analista di Godman Sachs, anche lui uomo di Eliott e voluto da Ivan Gazidis.



Non è un caso che il Milan, già da qualche anno intenzionato a cambiare filosofia, abbia cercato uno come Moncada. Un cambio di filosofia dimostrato anche nel 2021 quando il club rossonero fa vedere di essere più importante dei suoi migliori giocatori, dando una lezione al mondo del calcio con i casi Donnarumma e Calhanoglu. Al posto dell’apparentemente insostituibile portierone azzurro arriva un altro misconosciuto in Italia, il portiere francese Mike Maignan – secondo quanto filtra dalla stampa rossonera un altro suggerimento di Moncada, specializzato nel mercato francese. La nuova strategia dirigenziale del Milan è ormai basata su trattative tese a limare gli ingaggi, con Paolo Maldini ed il fedele Frederic Massara a giocare lunghe partite a scacchi con società e procuratori, una lentezza di approccio che serve a mettere pressione psicologica e zero aste.

Nessuno è indispensabile, anzi ci sarà sempre un giovane con più fame, più voglia e tanto talento fuori classe da scovare. E qui sta la missione (anche) di Moncada.

Un approccio che si è visto plasticamente nell’ultimo mercato trasferimenti, quello da campioni d’Italia. Lontano da eccitanti figurine come Di Maria, Dybala e Lukaku, il Milan ha optato per una strategia radicalmente differente: a parte il colpo a zero Origi, sostituto di Giroud, il club ha puntato su Thiaw (classe 2001), Vranckx (classe 2002), Dest (classe 2000) e si è concesso l’unico vero investimento su Charles De Ketelaere (classe 2001), più di 30 milioni ma per uno dei giovani più interessanti del panorama europeo; quindi si è unito alla squadra anche Adli (classe 2000, e pupillo di Moncada), acquistato l’anno scorso dal Bordeaux ma lasciato per un anno in Francia. Gioventù al potere e materiale grezzo messo nelle mani di Stefano Pioli, ma anche un metodo nuovo in Italia che scommette sui giovani e sul talento a costi contenuti.



Tra i sussurri e lo scetticismo degli ultimi anni allora, tanto dei tifosi (in un primo momento) quanto della stampa specializzata, puntualmente spiazzata o disorientata dalle nuove scommesse rossonere, il Milan ha creato un modello di gestione sostenibile (e vincente) dal punto di vista tecnico, caratteriale, economico. Il club è tornato ad essere una famiglia, e lo ha fatto con un sistema molto innovativo di analizzare le prestazioni sportive: non solo con le fredde statistiche, per cui il club ha un’area dati che però collabora sempre con un’area (e una rete) di scouting in presenza, ma anche con la valutazione caratteriale dei profili – che devono essere “da Milan” – come impone la tradizione, e con un modo di condurre i rapporti umani inaugurato dalla dirigenza a partire da Maldini. Quando si dice “l’importanza della società”.

Nella rinascita rossonera sembra che tutto funzioni e ognuno abbia un suo ruolo, e che quello di Moncada sia la rappresentazione ideologica del nuovo metodo milanista.

Il suo compito è poi di passare la palla e il talento giovane a Massara e Maldini, che naturalmente hanno l’ultima parola e, valutando anche molti altri profili (soprattutto più maturi), decidono chi è davvero da Milan. Di certo dopo una squadra rifondata, l’inaspettato scudetto, i contratti pubblicitari raddoppiati e una credibilità ricostruita, quello rossonero è un miracolo di competenza tecnica a costi ridotti. Lo ha capito anche Gerry Cardinale, fondatore di RedBird Capital che ha appena completato l’acquisizione del Milan, ben consapevole che dietro alla rinascita rossonera ci sono dirigenti di primissimo livello. Perché la mano più visibile è quella di Stefano Pioli, ma un contributo decisivo arriva da quella triade che già in molti hanno ribattezzato della tripla M: Maldini, Massara e Moncada.

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