Carrello vuoto
Storie
25 Settembre

San Siro a mano armata

Domenico Rocca

30 articoli
La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.

Era il mattino del 23 giugno 1980 quando, tra Viale Jonio e Via Monte Rocchetta, una moto di grossa cilindrata con due uomini a bordo si faceva largo nel frenetico traffico della capitale. Uno dei due scese dal veicolo, estrasse lentamente un calibro 38 dalla tasca laterale del suo bomber scuro e si diresse con passo deciso verso l’adiacente fermata del bus. L’obiettivo era un esponente dello Stato, Mario Amato, un giudice che stava curando una controversa e sconvolgente inchiesta sul mondo eversivo dell’estrema destra romana. Il giovane si avvicinò, appoggiò l’indice sul grilletto e puntò l’arma alla nuca della vittima, intenta ad attendere l’arrivo del mezzo. Un colpo secco, poi schizzi di sangue e brandelli di cranio e cervello, tra le urla dei passanti.

«Oggi il Giudice Amato ha chiuso la sua squallida esistenza, imbottito di piombo».[1]

Il ragazzo corse in sella alla moto che sfrecciò via, facendo perdere le sue tracce. L’assassino si chiamava Gilberto Cavallini, latitante e già fondatore dei Boys SAN 1969, storico gruppo ultras della Curva Nord interista. Quella di Cavallini, classe 1952 e milanese di nascita, è la storia di una generazione spavalda e violenta, che si riconosce in universi e sigle di diverso colore e filosofia politica, ma accomunata dalla giovinezza e dalla mano armata e sporca di sangue.

La parabola criminale di Cavallini però non ebbe inizio nella capitale, bensì anni prima nel crudo ambiente di Milano, luogo di culto della cinematografia thriller-poliziesca italiana. Nella prima metà degli anni ’70, il cupo capoluogo lombardo aveva intrapreso un lungo processo di urbanizzazione e modernizzazione che, complice anche la massiccia ondata migratoria proveniente dal Meridione, lo avrebbe tramutato in una metropoli. Una crescita enorme sul piano economico e demografico, che sarebbe stata seguita da gravi problematiche politiche e sociali, soprattutto delinquenziali.

Alle realtà criminali di quartiere, caratterizzate da bande armate dedite per lo più alle rapine ed al racket delle bische, subentrò ben presto la malavita organizzata, sia autoctona che non. Così, al tramonto di una prima generazione di criminali ”gentiluomini e anarchici”, come Luciano Lutring o la Banda Cavallero, il livello criminale si alzò notevolmente con la comparsa sulla scena di personaggi quali Vallanzasca, Epaminonda o Turatello, insieme agli esponenti di Cosa Nostra.

Un simile contesto si dimostrò particolarmente fertile per lo sviluppo dell’attivismo politico extraparlamentare, incarnato da numerose sigle, eversive e non, che facevano proseliti all’interno del tessuto giovanile studentesco ed operaio. Tale ambiente rese la città uno sconfinato laboratorio di insubordinazione all’ordine, di cieca violenza e di ribellione giovanile, una pericolosa miscela pronta ad innescarsi, a seconda degli umori percepiti sull’asfalto delle strade e delle piazze.

Nel 1969, quando Cavallini ed altri ragazzi fondarono i Boys – Squadre d’Azione Nerazzurre, la politicizzazione delle curve era un concetto ben diverso da quello odierno, e la filosofia del tifo organizzato si sviluppò sul piano teorico e materiale soltanto qualche anno dopo. In quel periodo fu fenomeno tipico dell’ambiente metropolitano fondere diverse correnti, quindi sviluppare, scindere e poi ricomporre le influenze provenienti dalla strada e dalla lotta armata che in quegli anni imperversava nei quartieri. Così se la simbologia ed il modus operandi degli esordienti gruppi ultras deve molto alla prassi politica, allo stesso tempo i primi collettivi di tifo organizzato rappresentarono un fiorente vivaio per i movimenti parlamentari ed “extra”.

Milano, via De Amicis 14 maggio 1977: Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta. Quest’immagine è diventata l’icona degli anni di piombo. (foto di Paolo Pedrizzetti)

A svezzare la maggior parte dei ragazzi che affollavano il secondo anello di San Siro, sponda nerazzurra, fu quindi la realtà giovanile del Movimento Sociale Italiano, che lascerà un’impronta netta nella mentalità del gruppo e dell’intera curva interista, un testimone ideologico che sarà raccolto negli anni successivi dai famigerati Skins 88. “Gigi” si sarebbe mosso in questo intricato sottobosco sino al 1976, dividendosi per qualche anno tra stadio e sezione del partito, politica e calcio, ideologia e tifo.

La notte del 27 Aprile, in occasione del primo anniversario della morte del giovane militante di estrema destra Sergio Ramelli, un manipolo di neofascisti provenienti da una sede dell’MSI, tra cui anche Cavallini, aggredì ed accoltellò tre attivisti del Partito Marxista-Leninista; uno di questi, Gaetano Amoroso, morì due giorni dopo in ospedale. Gli otto responsabili vennero arrestati e Cavallini fu condannato in primo grado a 13 anni di reclusione per concorso in omicidio. In quel momento la vita del giovane cambiò radicalmente. Poco meno di un anno dopo venne trasferito dal carcere di Pesaro a quello di Brindisi, un provvedimento tanto improvvisò quanto traumatico che destabilizzò enormemente l’animo del detenuto:

“Va bene maresciallo, però io ho solo mia mamma, è vedova da tanti anni, cerchi almeno, nei limiti di quello che può, di farmi andare al Nord e di non farmi finire ancora più lontano.” Al mattino arrivò la scorta dei carabinieri ed io istintivamente chiesi al capo scorta: “Allora, dov’è che andiamo?” e questo mi rispose: “A Brindisi!”. Io sono di Milano, mi venne una crisi isterica, ma non nel senso che mi strappai i capelli e mi buttai per terra, nel senso che iniziai ad andare un po’ in escandescenza, mi mettevo nei panni di mia madre che da sola, povera donna, doveva farsi mille chilometri per venirmi a trovare” .[2]

Durante il tragitto Cavallini vomitò più volte, in preda ad una crisi isterica, costringendo il personale penitenziario a fermarsi diverse volte ai bordi dell’autostrada. Nell’ultima sosta però, gli agenti si distrassero, fornendo al giovane l’occasione per gettarsi fuori dalla carreggiata e darsi alla fuga nei campi, che circondavano l’autostrada nei pressi di Roseto degli Abruzzi. Scappò senza lasciare traccia ed invano le unità cinofile setacciarono la zona nelle ore successive. Nel frattempo aveva raggiunto Roma tramite autostop e qui si era rifugiato sfruttando la protezione di alcuni camerati, tra cui esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

Nel tripudio di fumogeni e bandiere per i festeggiamenti del dodicesimo scudetto, lo striscione BOYS SAN campeggia al centro della Curva Nord (inter.it)

Era la fine degli anni Settanta, quando il Milan di Rivera e della prima stella sul petto era il simbolo di una città in evoluzione, radiosa e vincente, mentre l’Inter si apprestava ad intraprendere un fortunato cambiamento. Infatti sulla panchina nerazzurra si sedette Eugenio Bersellini, allenatore autoritario ma allo stesso tempo paterno che allenò l’ultima Inter “autoctona” per cinque stagioni, dal 1977 al 1982. Sotto la guida del “Sergente” la Beneamata, costruita sui talenti lombardi svezzati alla Pinetina, conquistò due Coppe Italia ed uno scudetto nella stagione 1979/80, il dodicesimo della sua storia.

Nel frattempo erano iniziati gli Anni Ottanta, decennio d’oro per la sottocultura ultras che si sviluppò notevolmente in quanto a partecipazione, organizzazione e folklore, traendo linfa dalla definitiva mutazione del calcio italiano in fenomeno di massa. A Milano erano gli anni dei violenti scontri tra rossoneri e nerazzurri; tafferugli ed intemperanze tra le due fazioni del tifo cittadino si riproponevano sempre più spesso ed in maniera sempre più cruenta. Dai triangolari estivi ai Mundialito Super Club, dai derby di campionato agli agguati nei pub e tra le vie del centro: la situazione era sfuggita di mano non solo alle forze dell’ordine, ma agli stessi guerrieri delle due tribù di San Siro. Il climax di violenze cessò allora con un “patto di non aggressione” tra le due tifoserie; una pax che dura tutt’ora, al netto di isolati episodi.

“La rivalità tra Interisti e Milanisti non ha bisogno di presentazioni in quanto, prima del ‘’patto’’, la ferocia degli scontri aveva assunto dimensioni incontrollabili, al punto che episodi di rivalità si accendevano anche durante la settimana nei cinema e nelle discoteche con ogni pretesto, nel momento in cui componenti dei due gruppi principali incrociassero la loro strada” [3]

Con Cavallini latitante e numerosi giovani appartenenti a svariate aree eversive di estrema destra che frequentavano l’odierno Secondo Anello Verde, in quegli anni la Curva Nord fu crocevia di strane presenze ed inquietanti apparizioni. Come confermato da una recente intervista a Franco Caravita, altro fondatore e storico leader dei Boys SAN, anche uomini dei Servizi Segreti gravitarono spesso attorno a San Siro. Un’attività, quella degli agenti dell’ex SISMI, che non sorprese mai nessuno; in quegli anni, d’altronde, si oscillava tra spontaneismo armato e terrorismo organizzato, tra società civile e gioventù d’azione.

Un eloquente messaggio per Mark Hateley dalla balaustra dei BOYS SAN.

Intanto una nuova e spregiudicata generazione irrompeva nel jet set eversivo e criminale capitolino, una compagnia d’arme a cui Cavallini prese parte presto, da protagonista. Il rapporto tra il milanese e la cellula romana dei NAR, guidata dal carisma di Valerio e Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Giorgio Vale e Massimo Carminatifu inizialmente utilitaristico e congeniale al suo status di latitante, ma poi si rinsaldò e maturò sul piano prettamente ideologico e terroristico.

Così il 1980 rappresentò, per Gilberto, l’anno del Giubileo criminale e politico: dall’omicidio Amato a ciò che successe circa un mese dopo alla stazione di Bologna, quando l’attentato terroristico provocò 85 morti e 200 feriti. Così veniva toccato il punto più basso nella storia della Prima Repubblica, che palesava le drammatiche carenze sul piano politico e governativo dello Stato Italiano, strettamente vincolato agli obblighi vigenti dagli accordi Nato e minato internamente da apparati militari deviati, come dalla presenza di logge segrete di natura eversiva.

Per tale ragione, i misteri che circondano ancora oggi gli eventi di Bologna rappresentano le tessere mancanti di un mosaico ben più ampio, un quadro la cui risoluzione permetterebbe di fare luce sull’intera trama della strategia della tensione e sui suoi protagonisti. Nonostante le numerose difficoltà, il processo attestò la partecipazione dei Nuclei Armati Rivoluzionari all’esecuzione del piano, che si suppone fosse stato ordito e finanziato dalla P2 di Licio Gelli; tuttavia le indagini non sono ancora riuscite a risalire al livello superiore, quello dei mandanti originali.

“Io sono pentito di quello che ho fatto, di quello che non ho fatto non mi posso pentire. Dico anche a nome dei miei compagni di gruppo che non abbiamo da chiedere perdono a nessuno per quanto successo il 2 agosto 1980”. [4]

Queste le parole di Gilberto Cavallini, il 9 gennaio 2020, quando i Giudici della Corte d’Assise di Bologna lo hanno condannato all’ergastolo per concorso nella strage alla stazione di Bologna. Cavallini, che dopo aver scontato più di trentanni di detenzione è oggi in semilibertà, è stato punito per aver garantito aiuto e supporto logistico a Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini e Francesca Mambro, già giudicati in via definitiva come esecutori materiali dell’attentato. Nello stesso dibattimento è emerso come egli abbia avuto a disposizione svariati numeri di telefono legati a strutture d’Intelligence, nonché un covo dei NAR presso Via Gradoli a Roma, strada che vide la convivenza di appartamenti abitati da brigatisti rossi, terroristi neri e società di copertura del SISDE.

La storia di Gilberto Cavallini è il racconto di una generazione cresciuta in una drammatica fase storica e sociale, in cui la forza delle ideologie era ancora capace di condizionare le coscienze; anni in cui giovani vite stringevano il calcio di una P38 oppure un coltello serramanico, mentre altre consumavano la spinta rivoluzionaria tra i muri di un penitenziario. Vicende che oggi restituiscono una cruda testimonianza di come si vivesse la città, la piazza e la curva, senza filtri e giudizi di comodo.

“Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto alla luce del sole, a viso scoperto. Lo abbiamo rivendicato, abbiamo pagato, ci siamo resi conto che è stato tutto inutile e comunque sbagliato.” [5]


Note:

[1] Così si legge nella rivendicazione scritta diffusa dai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, a poche ore dal cruento assassinio.

[2] https://spazio70.com/anni-70/nar-e-spontaneismo-armato/mi-scappa-devo-andare-al-bagno-la-grottesca-evasione-di-gilberto-cavallini/

[3] Ivan Luraschi. La violenza negli stadi. 2003, Seb srl.

4) Dichiarazioni di Cavallini nel corso ai giudici della corte d’Assise di Bologna.

5) Ibidem.


Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifosi
Alessandro Imperiali
11 Novembre

Gabriele Sandri, storia di un omicidio

Tredici anni fa veniva ucciso un cittadino italiano.
Storie
Massimiliano Vino
14 Ottobre

Lo sport in Libia per capire il Fascismo

Calcio, ciclismo e motori per forgiare l'uomo nuovo fascista.
Storie
Gianluigi Sottile
16 Maggio

Con Barzagli saluta il carattere italiano

L'importanza di preservare la nostra sacra arte difensiva.
Calcio
Michelangelo Freda
22 Ottobre

Juventus: l’apparente quiete prima della tempesta

Cosa ci dobbiamo aspettare dall'inchiesta che Report manderà in onda stasera?
Calcio
Ermanno Durantini
17 Marzo

Derby made in China?

Per la prima volta il derby di Milano si disputerà all'ora di pranzo per venire incontro alle esigenze cinesi. Il rischio è che la dicotomia nostalgici-moderni perda di vista i veri problemi delle due milanesi e del calcio italiano in generale.
Calcio
Luigi Fattore
18 Febbraio

Il dono della sintesi

Roma '90, Italia-Cecoslovacchia, l'assolo di Roberto Baggio.
Tifosi
Alberto Fabbri
6 Maggio

La presa di Old Trafford: un’opportunità per il tifo italiano

La rivoluzione deve essere innanzitutto culturale.
Interviste
Michele Di Virgilio
20 Novembre

Apocalypse now

La débâcle azzurra è davvero lo specchio del Paese dal quale è stata generata? Dove ricercare le cause? E come ripartire? Lo abbiamo chiesto ad alcuni tra i migliori scrittori, giornalisti, blogger e sociologi di casa nostra.
Altro
Vito Alberto Amendolara
3 Dicembre

Basta retorica buonista sul rugby italiano

Siamo stanchi delle “sconfitte onorevoli”.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
10 Giugno

La Top 10 secondo Fabio

Fabio Fognini è nella Top 10 del tennis mondiale. E, non ce ne voglia l'immenso Rino, è un grande giocatore.
Tennis
Diego Mariottini
22 Settembre

Ronaldo, una storia semplice

44 anni di un uomo nato per giocare a pallone.
Calcio
Valerio Santori
2 Maggio

La scuola italiana ha vinto ancora

L'Inter di Conte è campione d'Italia.
Tifosi
Emanuele Meschini
17 Dicembre

Genoa-Siena: tra farsa e realtà

Una tragedia inscenata sul palcoscenico dello Stadio Ferraris.
Calcio
Umberto De Marchi
15 Ottobre

Le multiproprietà rischiano di uccidere il calcio

Come se non bastasse tutto il resto, il tema delle multiproprietà si sta imponendo nel calcio in modo sempre più problematico.
Papelitos
Alberto Fabbri
16 Settembre

Il funerale della Liga spagnola

Cupi pensieri sull'esportazione della Liga negli USA.
Papelitos
Federico Brasile
11 Ottobre

Chissenefrega della maglia verde dell’Italia

La nuova maglia verde dell'Italia in un Paese conservatore che non ha più nulla da conservare.
Calcio
Gianluca Palamidessi
13 Novembre

La crisi profonda del calcio nel Sud-Italia

Indagine di un problema storico e culturale.
Recensioni
La Redazione
15 Marzo

Eternamente Ronaldo

Da un frammento di Sfide, una giocata incredibile del fenomeno brasiliano. Commenta Pizzul.
Papelitos
Annibale Gagliani
13 Aprile

Miss Sarajevo

Il calcio porta speranze in una terra falcidiata dal genocidio. Memorie.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Altri Sport
Luca Pulsoni
20 Settembre

É Bagnaia l’erede di Valentino?

Il ducatista trionfa a Misano nel giorno del saluto al Dottore.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Storie
Mattia Di Lorenzo
10 Giugno

Nicolò Carosio e il razzismo inesistente

Un insulto razzista mai pronunciato può costare l'epurazione.
Tifosi
Michelangelo Freda
6 Giugno

Si può essere ultras a Lipsia?

Un tifo in provetta, o meglio in lattina.
Calcio
Lorenzo Santucci
29 Ottobre

Antonio Conte e le lamentele preventive

È troppo presto per iniziare a cercare alibi, e come strategia rischia di essere inefficace.
Storie
Alberto Fabbri
10 Ottobre

Bologna 110 e oltre

Ricordi, incubi e speranze di una città e della sua squadra.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
12 Novembre

Musetti al rovescio

Lorenzo sta cercando di ritrovare se stesso.
Cultura
Gabriele Fredianelli
5 Agosto

Il lungo viaggio della scherma italiana

La scherma in Italia, parte II: il Novecento e i Giochi Olimpici.
Storie
Maurizio Fierro
8 Maggio

Italia 90

Il Mondiale dei grandi rimpianti.
Tifosi
Michelangelo Freda
6 Maggio

L’altro volto del Paris Saint-Germain

La storia che non conoscete dietro al PSG.
Tifosi
Michelangelo Freda
29 Gennaio

The Club Shakhtar, tifosi sul fronte

Intervista al The Club, il gruppo ultras più influente dello Shakhtar Donetsk, tra tifo organizzato, nazionalismo e guerra.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
20 Marzo

Pirelli è scritto nella storia dell’Inter

Dopo 26 anni finirà il rapporto di sponsorizzazione più bello del nostro calcio.
Calcio
Marco Metelli
22 Marzo

Walter Samuel, l’ultimo muro difensivo

La nobile arte dello Stopper.
Calcio
Davide Aiello
11 Dicembre

Le trame giallorosse di Giulio Andreotti

Il grande burattinaio non si limita agli intrighi di potere.
Interviste
Michelangelo Freda
9 Gennaio

Shkendija, non chiamateci macedoni

Intervista ai Ballistet, ultras dello Shkendija, tra nazionalismo albanese e supporto alla causa kosovara.
Altro
Lorenzo Innocenti
5 Ottobre

Cosa è andato storto?

L'Italia del rugby da tempo ha smesso di crescere. Dove nascono i problemi e quali sono i punti da cui ripartire.
Calcio
Alberto Maresca
17 Settembre

Perù

Il periodo aureo de Los Incas. E la successiva caduta nelle tenebre.
Storie
Luigi Della Penna
15 Giugno

Mussolini e il calcio come arma di consenso

Il Duce intuì il valore politico e sociale del pallone.
Cultura
Alberto Fabbri
23 Gennaio

La strage dello Stadio Olimpico

23 gennaio 1994, la Mafia alza il tiro contro lo Stato.
Tifosi
26 Novembre

Curve pericolose: quando le gradinate minacciano il potere

Intervista-recensione a Giuseppe Ranieri, penna militante sulla strada e sui gradoni.
Tifosi
Alberto Fabbri
5 Ottobre

Ultras d’Italia, ep. I

Incipit della storia del tifo italiano.
Tifosi
Domenico Rocca
17 Giugno

Caccia alle streghe

Nel modello che punta agli stadi-teatro, gli ultras rappresentano una minaccia e un ostacolo da eliminare nella loro interezza.
Altro
Alberto Fabbri
4 Settembre

Un popolo di santi, poeti e giocatori

Le carte, eterna passione arcitaliana.
Tifosi
Gianluca Palamidessi
20 Luglio

Casuals, ep. I: Liverpool e le origini

La cultura Scouse tra moda, violenza e nichilismo.
Altri Sport
Giacomo Cunial
24 Settembre

Nino Vaccarella: Professore, Pilota, Semi-Dio

L'automobilismo siciliano perde il suo simbolo.
Calcio
Alberto Maresca
5 Dicembre

Ali Adnan e l’Iraq

Storia di un figlio d'Oriente.
Papelitos
Lorenzo Ottone
14 Maggio

Non ci ribelliamo perché non andiamo (più) in Curva

Il lockdown, in realtà, non ci è pesato affatto.
Storie
Pierfilippo Saviotti
10 Febbraio

Tifosi

Facciamo un viaggio alla scoperta dello spirito che ha animato le origini del nostro calcio, al riparo dalla compostezza e dal conformismo dell’attuale Serie A.
Ritratti
Edoardo Salvati
12 Novembre

Julio Velasco

Allenatore, filosofo, leader, vate.