Calcio
28 Dicembre 2023

Il Girona non è una favola

Chi e cosa c'è dietro la squadra che sta stupendo la Liga e l'Europa.

La capolista della Liga spagnola è una squadra catalana, ma non è il Barcellona, che nella 16esima giornata del massimo campionato iberico è stato battuto da quella per 4 a 2 di fronte ai propri tifosi: stiamo ovviamente parlando del Girona che, senza girarci troppo intorno, rappresenta la più grande sorpresa di questa stagione calcistica europea. Una provinciale che nella sua storia conta solo quattro partecipazioni nella massima serie, tutte condensate negli ultimi cinque anni. Un club rimasto nell’ombra del calcio spagnolo praticamente per tutta la sua esistenza, e che ora si trova clamorosamente a lottare per il titolo.

Già nell’ultima annata, i “Blanquivermelles” avevano stupito tutti finendo il campionato ad appena 4 punti da una storica qualificazione europea (alla Conference League). Ma quanti si sarebbero aspettati un exploit simile quest’anno? Probabilmente nessuno, neanche tra i tifosi più speranzosi. Il Girona ha ottenuto finora 14 vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta (contro il Real Madrid), realizzando 42 gol in sole 18 partite e subendone 21. I numeri parlano chiaro: il Girona è una squadra che sta viaggiando a una media punti da lotta scudetto e che gioca un calcio offensivo e spregiudicato, come dimostrano i tanti gol segnati.

La storia del Girona ha sorpreso tutti e alla sua cavalcata, come spesso capita, la critica ha dato il nome di favola, sogno, cenerentola. Ma questi termini, evocativi quanto si vuole, raccontano poco e male la realtà dei fatti. Come si è espresso brillantemente Rory Smith in un editoriale sul New York Times, infatti, “this being modern soccer: the David (vs Goliath) is not quite what it seems”. Cerchiamo di capire perché.


IL CAMPO


Quando si avanza una tesi del genere, bisogna andare subito al punto senza perdersi nel mare magnum della retorica tipica del contemporaneo giornalismo sportivo. Per farlo, occorre guardare al campo. E qui in effetti, ad uno sguardo superficiale, il ‘miracolo’ Girona sembrerebbe tale.

Parliamo di una squadra che in rosa non ha certo top-players affermati, ma è formata da un sapiente mix di giovani talenti in rampa di lancio e giocatori più navigati: tra i primi è opportuno menzionare l’ala brasiliana Savio, classe 2004 (probabilmente il più talentuoso del lotto), il suo connazionale Yan Couto, terzino classe 2002, e i difensori spagnoli Eric Garcia e Miguel Gutierrez, entrambi classe 2001. Tra quelli più esperti troviamo Daley Blind, classe 1990, difensore olandese ex Ajax e Manchester United, e soprattutto Cristhian Stuani, centravanti uruguayano di 37 anni che è anche il capitano della squadra nonché suo giocatore più rappresentativo storicamente parlando, essendo il miglior marcatore della storia dei catalani, con 124 reti.



Riguardo alle cifre spese sul mercato per rafforzarsi, il Girona ha sborsato circa 20 milioni di euro nella sessione estiva, non certo pochissimi per una cosiddetta “piccola”; ne ha però incassati sempre una ventina dalle cessioni. L’acquisto più oneroso è stato quello del centravanti ucraino Artem Dovbyk (classe ’97), prelevato dal Dnipro per 7 milioni, e che adesso ne vale il quadruplo (dato Transfermarkt). Il lavoro di scouting sta insomma dando i suoi frutti, ma il principale artefice di questo inizio di stagione è l’allenatore dei catalani: Miguel Angel Sànchez Munoz, meglio conosciuto col diminutivo di Mìchel.

Bandiera del Rayo Vallecano da calciatore (di cui è il recordman di presenze in assoluto) dopo aver iniziato ad allenare nel 2016 proprio le giovanili del “Rayito”, viene promosso alla guida della prima squadra nel febbraio del 2017, vincendo il campionato di Segunda Divisiòn nella stagione seguente, ma una volta approdato in Liga le cose vanno male e Mìchel viene esonerato nel marzo del 2019 per via degli scarsi risultati ottenuti, col Rayo che retrocederà al termine dell’annata.

Successivamente va ad allenare l’Huesca, e qui ottiene letteralmente gli stessi risultati: al primo anno alla guida degli aragonesi infatti vince il campionato cadetto, ma nella massima serie fa nuovamente male, venendo esonerato nel gennaio 2021 con la squadra all’ultimo posto in classifica. Approda dunque al Girona nell’estate dello stesso anno, alla ricerca di una svolta nella sua carriera: i catalani ottengono la promozione in Liga ai playoff, ma stavolta le cose per il tecnico madrileno vanno finalmente bene, visto il già menzionato decimo posto finale con cui conclude la stagione passata. Fino ad arrivare all’inaspettata scalata al vertice di quest’anno.

Senza timore di smentita, si può tranquillamente affermare che il Girona sia la squadra con il gioco più divertente di tutta la Spagna, ed una delle più esteticamente esaltanti d’Europa. Gli ingredienti? Pressing alto e costante, riaggressione immediata senza palla, possesso finalizzato al controllo dei ritmi di gioco, ripartenze veloci e quasi sempre letali: un calcio sicuramente poco pragmatico visto il dato dei gol subiti, ma che in fondo vale il prezzo del biglietto, e non solo per la bellezza delle trame di gioco e delle giocate finora mostrate, ma anche per i risultati raggiunti sinora con questa filosofia. E finché i risultati sono dalla tua parte, la strada è sempre quella giusta e bisogna continuare a percorrerla.

Sarebbe però ingiusto limitare il pensiero filosofico-calcistico di Mìchel come quello dell’ennesimo seguace/imitatore del calcio “guardiolista”. Per il tecnico madrileno, al di là degli schemi di gioco, la cosa più importante è che i suoi calciatori giochino come se fossero “in strada”, liberi di esprimere la loro inventiva e il loro estro, come quando da bambini ci si sfidava tra i cortili e le piazzette fuori casa. Il “manifesto” di Mìchel è riassunto in un discorso tenuto durante la partita contro il Siviglia (terza giornata della Liga), in cui esortava i suoi giocatori a

“nascondere il pallone, andare in verticale, come se giocaste per strada.” Tornare bambini e riscoprire la passione autentica e primordiale per il pallone: solo così ci si può davvero divertire giocando a calcio, e si può far divertire anche i tifosi, ovviamente, che stanno vivendo un sogno.

“Con 41 punti, siamo salvi. Abbiamo raggiunto questo traguardo ben prima di quanto pensassimo”: così si è espresso Mìchel alla fine della partita contro il Barcellona, ricordando comunque agli stessi euforici tifosi che l’obiettivo principale era riconfermarsi in massima serie.

Ora che questo obiettivo è stato raggiunto però si può davvero pensare in grande, e divertirsi sul serio: “Non so se riusciremo a vincere la Liga, a tenere testa al Real Madrid, al Barça o all’Atletico per tutta la stagione. Ma siamo in grado di battere qualsiasi avversario”, ha aggiunto il tecnico, ormai consapevole della forza della propria squadra.

Il capitano Stuani è stato invece molto meno diplomatico del proprio allenatore nelle dichiarazioni, arrivando tranquillamente ad affermare che il “piccolo Girona” può benissimo “sognare di vincere la Liga, perché sono cose che possono succedere nel calcio. Stiamo facendo la storia e continueremo con la stessa ambizione”, dando appuntamento ai tifosi per l’ultima giornata di campionato: “Ci vediamo a Montilivi il 26 maggio, per l’ultima giornata contro il Granada”. Stiamo fremendo anche noi.


IL CITY FOOTBALL GROUP DIETRO LA ‘FAVOLA’ GIRONA


Tutto molto bello, ma che succede se si inizia a grattare la superficie, a spingere il proprio sguardo e ad andare oltre il terreno di gioco osservando quello che accade dietro le quinte, negli angoli dirigenziali e amministrativi, su chi sta dietro il progetto Girona insomma (come suggerito da Smith nell’articolo di cui sopra).

Ecco, quando si smette di guardare il dito, la vista scopre la luna: una gigantesca luna, chiamata City Football Group, ovvero i ricchissimi proprietari della piccola squadra catalana, un impero calcistico-finanziario globale che possiede ben 12 club in tutti i continenti del mondo, il cui patrimonio economico è stimato a più di un miliardo e mezzo di dollari. La holding è stata fondata ed è tuttora gestita da tre differenti società d’investimento, la statunitense “Silver Lake” che ne detiene il 18% delle azioni, la cinese “CITIC Group”, che ne controlla solo l’1%, e la “Abu Dhabi United Group”, gli investitori di (larga) maggioranza del gruppo, con l’81% di azioni controllate.

L’impero del City Football Group (immagine da The Sun)

L’Abu Dhabi United Group è sotto il controllo dello sceicco Mansour bin Zayed al Nahyan, membro di spicco della famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti e suo attuale vicepresidente, nonché proprietario del Manchester City, la squadra che è ovviamente il fiore all’occhiello dell’azienda. Nel consiglio di amministrazione del “City Football Group” troviamo anche Khaldoon Al Mubarak, il “braccio destro” dello sceicco Mansour nei suoi affari politici e imprenditoriali, che è il presidente non solo dei già menzionati Citizens, ma anche di altre due squadre controllate dalla holding, ovvero l’australiana Melbourne City e l’indiana Mumbai City.

Il CFG in Europa controlla attualmente altre tre squadre: i francesi del Troyes, i belgi del Lommel e il “nostro” Palermo (non ancora presente nella grafica del Sun di cui sopra). Tutti e tre militano nella seconda serie calcistica nazionale (rispettivamente Ligue 2, Challenge Pro League e Serie B) con risultati altalenanti e/o non del tutto convincenti: il Troyes è vicino alla zona retrocessione, il Lommel a metà classifica mentre il Palermo in zona playoff.

Tuttavia va ricordato come questi tre club siano solo da pochi anni nelle mani della holding, a differenza del City, dove l’investimento è iniziato nel lontano 2008 e dello stesso Girona, sotto la “custodia” del CFG dal 2017: sia Troyes che Lommel sono stati acquisiti nel 2020, mentre il Palermo solo da circa un anno e mezzo (estate 2022). Insomma è ancora forse un po’ troppo presto per certificare il fallimento di questi investimenti, visti i risultati conseguiti con la squadra spagnola che si stanno manifestando concretamente solo ora, dopo più di 5 anni di progettazione.



Ritornando al club catalano, c’è ovviamente da affrontare una questione di sottovalutata importanza quando si parla di multiproprietà, ovvero il conflitto di interessi che si viene (inevitabilmente) a creare quando due o più squadre sono sotto il controllo dello stesso gestore. L’esempio più evidente nel calcio europeo è quello tra il RedBull Salisburgo e il RedBull Lipsia, entrambi di proprietà del colosso delle bevande energetiche: non si contano ogni sessione estiva e/o invernale i trasferimenti tra i due club, soprattutto tra i giocatori più promettenti degli austriaci che vanno a rinforzare la rosa dei tedeschi (e i due “RedBull” si sono pure affrontati in Europa League nello stesso girone, nella stagione 2018/19).

Ci sarebbe poi anche il Newcastle in Inghilterra, di proprietà dal 2021 di PIF (Public Investment Fund), il fondo sovrano di investimenti finanziari dell’Arabia Saudita, che potrebbe presto rinforzarsi già a gennaio con un qualsiasi giocatore di alto livello proveniente da Al-Ittihad, Al-Nassr, Al-Hilal e Al-Ahly, ovvero le 4 principali squadre del calcio saudita, che dall’estate 2023 sono state acquisite dallo stesso PIF, per permettere loro di portare nel golfo persico i top player del nostro continente. E non è un caso che si parli insistentemente di un possibile trasferimento del centrocampista portoghese Rùben Neves, in forza all’Al-Hilal, proprio dalle parti di Tyne and Wear.



Questo conflitto d’interessi è naturalmente presente anche tra il Girona e gli altri club del CFG: i già menzionati calciatori brasiliani Sàvio e Yan Couto provengono entrambi da due squadre controllate dalla holding, ovvero Troyes il primo e Manchester City il secondo. Dai Citizens proviene pure il centrocampista venezuelano Yangel Herrera, acquistato a titolo definitivo, mentre i due giovani carioca sono invece in prestito.

E la Uefa cosa fa/dice in merito? “Le regole della Uefa sono chiare, bisogna fare qualche aggiustamento ma non ci sarà nessun problema”. A pronunciare queste dichiarazioni è Guardiola, ma non il più famoso Pep bensì suo fratello minore Pere, presidente del consiglio d’amministrazione del Girona stesso, nonché detentore del 16% delle quote societarie. Il conflitto d’interessi c’è pure in dirigenza insomma, non solo in campo. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport a novembre, Pere ha spiegato molto bene il “modello Girona”, a partire dalla struttura della proprietà:

“Il Girona è stato il primo e a lungo anche l’unico dei club controllati dal gruppo a restare in multiproprietà. Oggi il CFG ha il 47%, Marcelo Claure (imprenditore miliardario boliviano, ndr) il 35%, io il 16%.”

Riguardo ai legami tra i club dello stesso gruppo, Pere ha affermato che, malgrado siano uniti sotto la stessa “bandiera”, ogni squadra ha la sua tradizione, e che essa va rispettata da tutti i membri dirigenziali, senza calpestarla e/o cambiarla forzatamente: “Ogni club è organizzato e lavora in maniera individuale, non si può applicare il modello di una franchigia a una squadra di calcio. Però c’è una sinergia che porta alla condivisione di dati e informazioni sui giocatori. I direttori generali e i direttori sportivi devono avere il DNA del club e sentirne il feeling (…). Poi ognuno deve gestire i suoi problemi, che sono molto diversi: a Palermo hanno 30.000 tifosi ogni settimana e una pressione gigante che fa bene e male. Qui a Girona è un’altra storia.”

Anche gli sceicchi hanno fatto cose buone insomma… nel senso che almeno non hanno imitato il modello “RedBull”. Se qualcuno invece si domandasse se le squadre del CFG debbano tutte avere lo stesso stile di gioco (ovvero quello simil-Guardiola), il fratello risponde così: “Se si parla anche di stile calcistico (da seguire, ndr)? Diciamo che c’è un’idea di base comune che riguarda anche il modello di gioco, si prova a seguire la casa madre perché è un esempio brillante, il City ha appena vinto il Triplete… Però ripeto, nessun diktat. Ogni squadra ha le sue esigenze, la sua storia e un allenatore diverso”. Una risposta più ambigua questa: per averne la controprova bisogna capire se esista un seguace di Simeone tra quegli allenatori.

Tutto sta funzionando bene e tutto è legale sia chiaro, ma la parola “favola” per definire il Girona è francamente forzata, se non proprio fuori luogo. Quella della squadra catalana è una storia sicuramente bella, se presa però come riuscito modello di business calcistico eterodiretto dall’alto che, per quanto possa esercitare un certo fascino, avrà sempre quel retrogusto di business plan che non ce lo farà mai apprezzare del tutto. Le favole d’altronde appartengono a un altro calcio, e a chi non aveva il petrolio a sostenerle.

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Emanuele Iorio

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