La grinta e la voglia di fare, se necessario anche gettando il cuore oltre l’ostacolo, sono quelle di sempre. Anche la sagoma fisica poco si discosta da quella scultorea degli anni dei grandi trionfi. Manca il proverbiale caschetto di riccioli ribelli, vero. Quello sembra essersi definitivamente congedato: panta rei. In compenso però si fa notare con piacere uno stile venato di aplomb istituzionale, evidentemente favorito dal prestigioso incarico ricoperto.

 

Giuseppe Abbagnale, indimenticabile campione che, con i fratelli Carmine ed Agostino ed il mitico timoniere Peppiniello Di Capua, entrò prepotentemente nella storia dello sport del nostro Paese e del mondo, inanellando vittorie su vittorie, oggi al suo secondo mandato alla guida della Federazione Italiana di Canottaggio, si presenta così. Con lui in tolda di comando sono ritornati successi ed allori. Ed una grande pianificazione, per puntare a nuovi e più prestigiosi traguardi futuri, sta segnando il lavoro di questi anni.

 

Presidente Abbagnale, mancano meno di due anni alla fine del suo secondo mandato alla guida della FIC. Con la sua gestione l’Italia del canottaggio è risalita sul podio e a Linz abbiamo ben figurato. Nelle sue parole di ringraziamento a Malagò e Pancalli e ai diversi quadri della federazione è sembrata trasparire una notevole fiducia nel futuro, anche per la componente femminile. Ci dica: come siamo realmente messi in vista dell’appuntamento di Tokyo del 2020?

Le dieci barche qualificate per i Giochi Olimpici e Paralimpici sono state un’iniezione di fiducia peraltro già solida e proiettata verso gli appuntamenti di Tokyo 2020. Quindi per rispondere alla sua domanda posso dire che stiamo lavorando bene, abbiamo una squadra giovane e convincente. Il settore femminile è cresciuto molto negli ultimi sei anni ed i risultati arrivati non sono frutto del caso, ma il frutto, invece, di ricerca e attenzione ai talenti. Andiamo a Tokyo con fiducia lavorando giornalmente per fare bene. I risultati che potranno arriveranno grazie a questo lavoro che tutte le Nazioni fanno più o meno allo stesso modo. Vedremo chi sarà più bravo e in forma per salire sul podio olimpico e paralimpico.

Giuseppe Abbagnale

Lo stile è quello istituzionale

Con i suoi fratelli, a suon di vittorie, ha avuto il grande merito di rendere il canottaggio uno sport popolare. Adesso invece come stanno le cose? Intorno a voi c’è​ più distacco o calore?

La nostra immagine di famiglia Abbagnale è ancora vivida. Veniamo contattati per partecipare a convegni ed eventi per cui ritengo che i nostri risultati sono ancora impressi nella mente di tanti italiani e questo ci onora. Il canottaggio nazionale grazie alle nostre gare e vittorie è salito alla ribalta delle cronache, ma oggi posso affermare che il canottaggio poggia su basi solide, con talenti che si stanno affermando in ogni specialità, per cui sono convinto che la famiglia Abbagnale è parte integrante di questa storia remiera che continua ad essere scritta da tanti altri ragazzi e ragazze.

Il mito degli Abbagnale e di Peppeniello resiste intatto ancora oggi. In Italia e anche ben oltre i confini nazionali. Che effetto le ha fatto vedersi dedicata una fermata della Piccadilly Line nella Patria di una leggenda come Steve Redgrave in occasione dei Giochi Olimpici di Londra del 2012?

Una grande emozione poiché entrare nel novero dei progetti britannici di Londra 2012, essendo loro stessi i cultori del canottaggio, mi ha convinto che negli anni abbiamo lasciato il segno anche fuori dai confini italiani.

 

Fratelli Abbagnale - Giuseppe Abbagnale

La vittoria dei fratelli Abbagnale a Seul 1988 ai danni dell’equipaggio tedesco (Germania Est) e inglese, quest’ultimo composto tra gli altri da Steve Redgrave, forse il più grande canottiere della storia.

La FIC ha aderito con convinzione, da subito, all’Earth Day. Lei in proposito ha dichiarato che iniziative del genere dovrebbero moltiplicarsi. Quanto può davvero fare lo sport per l’ambiente ed in tal senso quali impegni avete in programma?

Come Federazione Nazionale siamo entrati nel programma di Earth Day sin dalla prima edizione poiché riteniamo che il canottaggio sia una disciplina che svolge il proprio lavoro in ambienti puliti e senza inquinamento. Nessun vogatore remerebbe in un bacino inquinato e se ci accorgiamo che v’è inquinamento avvisiamo subito le autorità preposte al controllo. Siamo le sentinelle dell’ambiente e vogliamo diventare una Federazione, come si dice oggi, plastic free.

Qualche giorno fa un grande azzurro come Roberto Baggio ha confessato di pensare quasi tutti i giorni al fatale errore dal dischetto nella finale di Pasadena del ’94. A lei, per fortuna nostra e sua, la Nike alata non voltò le spalle. Dica la verità: quante volte riaffiora il ricordo di quella “gloria immensa della vittoria olimpica” (per usare le parole di Galeazzi)?

Io ricordo tutte le mie gare sia quelle vinte che quelle perse, ma la vittoria più bella la considero quella di Seul ’88 perché in quella Olimpiade tutta la mia famiglia a distanza di pochi minuti è salita sul podio: io e Carmine dopo aver vinto nel due con e Agostino dopo aver vinto il quattro di coppia. Questa è la più grande gioia che, ritengo, venga da tutti ricordata. ​

Ammettiamolo… nella costruzione della vostra epopea le telecronache del “Bisteccone” nazionale, così intrise di enfasi, giocarono un ruolo importante. Volendo provare a fare un paragone potremmo dire che furono un po’ quello che poi nel calcio e per Maradona rappresentò la monumentale cronaca del goal del secolo fatta da Victor Hugo Morales. Immagino per questo lei sia sempre grato a Giampiero Galeazzi.

Le nostre gare e le telecronache di Giampiero Galeazzi, che sento ancora con piacere, sono state un tutt’uno. Noi siamo stati commentati e enfatizzati dalla sua voce e dalle sue telecronache. Lui grazie alle telecronache del canottaggio, e alla sua bravura e intelligenza, è diventato il grande giornalista e conduttore televisivo che tutti abbiamo conosciuto e apprezzato.

 

Giuseppe Abbagnale - Fratelli Abbagnale

Qui i fratelli Abbagnale a Barcellona 1992

A proposito di azzurro, lei ha avuto l’onore di rappresentare la spedizione olimpica nazionale alle Olimpiadi di Barcellona del ’92 nella veste di portabandiera. Che idea si è fatto della decisione e della​ polemica che ne è​ scaturita circa la maglia verde (e per giunta priva di tricolore nello scudetto) con cui la squadra allenata da Mancini è scesa in campo contro la Grecia a Roma sabato scorso?

Io sono molto legato alla maglia azzurra, ma ho gareggiato anche con quella bianca con solo il tricolore sul petto per cui non vedo nessun problema a vedere la maglia verde indossata dalla nazionale italiana. Sono iniziative di marketing figlie dei nostro tempo, come pure le maglie del Milan o della Juventus che non hanno più la foggia degli anni ’70 e ’80. Le polemiche servono per far scrivere sui giornali e far commentare il calcio ai tanti opinionisti che affollano i vari salotti radiofonici e televisivi. Io non sono comunque scandalizzato anche se preferirei sempre come colore l’azzurro.

La trattengo ancora sul calcio….Gianluca Vialli e Sinisa Mihajlovic….ci sorprendono anche fuori dal campo. Li annovera tra gli esempi da seguire?

Sono persone che hanno vinto nello sport e nella vita. Sono uomini che hanno dimostrato che si possono combattere con la forza interiore tutte le battaglie anche quelle che mettono a repentaglio la propria vita. Si, sono esempi da seguire come ve ne sono fortunatamente anche in molti altri contesti.

Provo a sollecitarle le corde del cuore: suo figlio è​ pronto per una nuova, avvincente storia italiana?

Sta lavorando sodo, ma non voglio assolutamente fargli sentire il peso del mio passato. È mio figlio, ha una sua personalità e un percorso diverso che sta svolgendo in un contesto sportivo completamente diverso da quello in cui io e i miei fratelli abbiamo vissuto.