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13 Febbraio

Di cosa parliamo quando parliamo di calcio?

Paolo Pollo

10 articoli
Dalla danza classica al pallone originario, in 24 ore.

In questa primavera anticipata, dove tutti sembrano alla  ricerca di nuove normalità e di nuovi equilibri, il campionato ha offerto un weekend interessante. Sembra infatti che il calcio, soprattutto quello italiano, si trovi nell’esatto punto di confine fra passato e futuro. E due episodi, fra i tanti, sono risultati davvero emblematici.

Iniziamo da Roma. Stadio Olimpico, Lazio-Bologna. Minuto 12. Adama Soumaoro, prestante giocatore francese di origini maliane, si avvia in uscita dalla propria area dopo che la difesa del Bologna ha appena neutralizzato un attacco della Lazio. Alle spalle di Soumaoro c’è Zaccagni, centrocampista biancazzurro. Il difensore, si nota chiaramente, non lo vede, ma di sicuro “lo avverte” con quella sensazione che chi ha giocato un minimo a calcio conosce bene. 

Soumaoro allarga il braccio destro per coprire la propria avanzata verso il centrocampo ma, purtroppo per lui, colpisce (o tocca? o sfiora?) il volto di Zaccagni che crolla a terra manco fosse stato colpito da un gancio di Tyson. Rigore. Un penalty tristemente ineccepibile, secondo i codici attuali. Di sicuro discutibile, secondo logiche di buon senso. Sinisa Mihajlovic, infatti, a fine partita avrà buon gioco nell’usare tutto il suo sarcasmo nei confronti della decisione arbitrale.

«In 40 anni di carriera non ho mai visto un rigore del genereQuando si fa danza classica può essere rigore, ma non nel calcio».

Sinisa Mihajlovic

In realtà questa azione sintetizza bene il nuovo calcio geneticamente modificato. Il calcio che si vuole senza contatti, in allegra contraddizione con lo spirito stesso del gioco. Il calcio ideale per le nuove generazioni, come direbbe Andrea Agnelli, che non si picchiano più nei cortili ma si affrontano dietro alle rispettive console. Il calcio che, forse, rispecchia già il metaverso, per far felice Zuckerberg. Insomma, il futuro è in corso. Per fortuna, 21 ore dopo, un’altra azione ha ristabilito un po’ gli equilibri e ha riportato gli orologi verso giorni più spontanei. 



Stadio San Siro, Milan-Sampdoria. Minuto 7 e 4 secondi. Mike Maignan, sontuoso portiere rossonero, è con il pallone fra i piedi nella propria area. Le squadre sono schierate. Maignan fa partire un lancio di 65 metri, che attraversa il campo come una cometa, in direzione di Leao. Il portoghese, già sulla corsa, lo controlla, si beve Bereszynski come se fosse un chinotto, entra in area e segna. Un passaggio, uno stop a seguire, un tiro, un goal. Durata totale dell’azione: 8 secondi.

È la rivincita simbolica del calcio primitivo e istintivo, fatto di tecnica, di occhio, di destrezza. È uno schiaffo alla costruzione dal basso, all’andare a prenderli alti, alle preventive, neanche Maignan avesse sentito le parole del presidentissimo Berlusconi il giorno prima. Nereo Rocco è vivo e lotta insieme a noi. Tutto ciò, poi, avviene sotto gli occhi di Marco Giampaolo, tecnico che negli ultimi anni si era imposto per il suo approccio professorale e scientifico.

Ora sarebbe facile ironizzare: non occorrono i droni, i video, le statistiche e i big data per sapere che a uno scattista come Leao non puoi concedere 6 metri di spazio. Ci vuole solo una difesa attenta. Anche perché, a ben guardare, il Milan aveva eseguito la stessa azione nella partita di andata a Genova.

All’apparenza i due episodi (il rigore di Roma e il goal di Milano), non hanno alcuna parentela. In realtà, sì. E non è questione di essere modernisti o passatisti. Avanguardisti o nostalgici. Conservatori o progressisti.

La riflessione è più estesa: di cosa parliamo quando oggi parliamo di calcio? Di uno sport dove tutto deve essere controllato e controllabile, documentato e documentabile, robotico e senza errori? Lo vogliamo così? È un’opzione. Oppure lo vogliamo ancora innocente, pronti a perdonare gli errori e a esaltare le prodezze, a scusare le piccole astuzie e a omaggiare la bellezza pura? È un’altra opzione.

Tecnologia o poesia? Macchine o uomini? Denti digrignati o sorrisini perbene? Camici bianchi o caviglie insanguinate? Ad occhio e croce, saranno questi i derby più importanti che ci attendono nei prossimi anni.


Foto Copertina Sky Sport, frame da “Sky Sport Tech”


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