Altri Sport
04 Ottobre 2023

Gran Turismo, storia di una rivoluzione

È in sala il film che racconta il golpe bianco del 2008 di Sony e Nissan nel mondo del motorsport: la GT Academy.

Fifa, Pes, NBA, NHL, Colin McRae Rally: gli anni a cavallo tra il vecchio e il nuovo Millennio sono stati caratterizzati da videogiochi la cui costante era lo sport in formato virtuale (e arcade molto spesso), diventati poi simbolo della cultura pop moderna. In ambito motoristico, oltre al già citato CMR, la serie Gran Turismo ha cambiato per sempre l’approccio all’automobilismo.

Oltre ad essere un’enciclopedia digitale ed aver per questo aiutato a divulgare la cultura automobilistica nei paesi occidentali, uno degli scopi del real driving simulator era insegnare agli utenti a guidare, a guidare in pista. Le patenti di GT sono passate alla storia come anche le gare endurance online che duravano anche 24 ore (reali).

Senza dubbio, però, il progetto più straordinario nato dal videogioco Gran Turismo è stato nei primi anni del 2000 con la nascita di GT Academy. Non a caso l’adattamento cinematografico parla proprio di questa incredibile storia.

Perchè non provare, visto l’esponenziale sviluppo tecnologico hardware e software dei simulatori di guida, a selezionare dei piloti di auto da corsa attraverso una competizione online, fatta con la propria copia del videogioco da casa, e rendere così il motorsport accessibile a (quasi) tutti? Questa è la domanda che nel 2005 venne in mente a Darren Cox, all’epoca responsabile marketing di Nissan Europe. Un’idea semplice quanto geniale, ma una vera e propria rivoluzione in un mondo estremamente complesso, elitario e costoso come le corse automobilistiche.

L’idea colpì subito al cuore un altro dei protagonisti di questa storia, il giapponese Kazunori Yamauchi, ideatore di Gran Turismo e fondatore della Polyphony Digital, nonchè vice-presidente Sony. L’incontro di queste due menti sregolate e brillanti diede vita, nel 2008, alla GT Academy. Gran Turismo non è altro che la storia, ricostruita e non troppo romanzata, di Jann Mardenborough, vincitore dell’accademia nel 2011.



Il film semplifica, nelle fasi iniziali, semplifica molto il periodo di circa un mese della selezione online. Auto, tracciato, gomme, condizioni uguali per tutti, i primi 20 classificati passavano alla fase successiva, una finale nazionale (l’accademia è europea e le prime fasi di selezioni nazionali) in cui i primi 2 di ogni nazione iscritta staccavano il biglietto per Silverstone, sede della fase successiva, la vera e propria accademia per piloti.

Qui i contendenti erano testati in ogni ambito del pilota professionista, dalla tenuta fisica a quella mentale-psicologica, dalla capacità di relazionarsi coi media a naturalmente la velocità. Jann vince l’Academy e diventa pilota per Nissan sponsorizzato anche da Sony. Di qui la storia di un sogno realizzato, l’avventura da underdog di un appassionato catapultato in poche settimane da pilota virtuale a pilota reale.

Al di là della sceneggiatura e la scrittura a volte un po’ piatta, la storia di Mardenborough e in generale della GT Academy ha permesso la produzione di un racing movie finalmente attuale. Una storia di motorsport giovane, moderna ma non per questo meno epica e affascinante.

C’è la democratizzazione di uno sport con barriere all’ingresso insuperabili, c’è il talento, la volontà e il coraggio di un ragazzo che ha una passione, non anacronistica anzi vitale in un mondo digitalizzato.

Storia davvero d’ispirazione, lontana da quelle favole aspirazionali che tanto vanno di moda, una storia di vero sport, in un mondo che vede sempre più la presenza del digitale e della realtà virtuale ibridarsi con quella reale e ne sottolinea le opportunità.

A questo si aggiunge una qualità della fotografia che in un film racing non si era mai vista, un montaggio appassionante, coinvolgente e immersivo, condito da suoni e realtà aumentata in costante richiamo al videogioco, capace di attrarre anche il pubblico non appartenente alla nicchia motoristica ma soprattutto giovane.

Un film che ci racconta, dunque, il motorsport degli anni 2000 facendo emergere il fascino di oggi e andando quindi oltre la nostalgia da museo, a cui siamo troppo spesso abituati. Un motorsport che richiama il metaverso, che trasfigura sentimenti, emozioni, ethos tradizionali grazie alla storia di Jann, un non-figlio d’arte che proprio per questo riesce a portare nuova epica in un ambiente stanco e legato a schemi passati e che forse ha bisogno proprio di questo per riaccendere la passione.

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Giacomo Cunial

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