L’annuncio a fugare ogni dubbio è arrivato nella serata dell’ultima domenica d’estate senza campionato. Nel mezzo una giornata di silenzio, per aggirare quel numero diciassette tanto sgradito all’iper-scaramantico Massimo Cellino. Un effetto sintomatico dell’attaccamento a rituali magici e amuleti di un mondo arcaico che persiste nelle viscere del Presidente, nonostante la sua attività imprenditoriale lo porti a passare buona parte del suo tempo tra Londra e Miami – due culle tutt’altro che strapaesane.

 

Il sogno proibito di portare a casa Balotelli non è mai stato nascosto dal boss delle Rondinelle, che pochi mesi fa eleggeva Mario a proprio feticcio, all’indomani dell’intervista in cui l’attaccante apriva all’eventualità di un futuro in maglia biancoblu, prima della fine della carriera s’intendeva. Insomma, una cosa che sembrava buttata un po’ a caso agli occhi di qualsiasi calciofilo, la solita frase di rito. Alle orecchie del presidente, le parole di Balotelli significavano molto di più di una semplice suggestione da fantacalcio.

 

I festeggiamenti per la promozione in A (foto di Emilio Andreoli/Getty Images for Lega B)

 

Il corteggiamento ha dato i suoi frutti e “i due leoni per la Leonessa”, parole di Cellino, riportano il Brescia Calcio sotto le luci dei riflettori a livello nazionale, e non solo, tre lustri dopo la fine dell’era di sua santità Roberto Baggio. Ovviamente il paragone riguarda soprattutto l’esposizione mediatica di una città finita per troppo tempo ai margini del grande fútbol e che oggi, un po’ come in quel lontano settembre 2000, si riscopre protagonista. Nel mezzo una storia recente fatta di non poche sofferenze per chi è stato vicino alle Rondinelle anche nella cattiva sorte. Basti ricordare lo spettro del fallimento societario, sfiorato nel gennaio 2015 e le due salvezze consecutive dalla serie C, all’ultima giornata, nelle stagioni che hanno preceduto quella della tanto agognata promozione.

 

Poche mezze misure rileggendo questi anni del Brescia: o gloria o dimenticatoio. Poche mezze misure anche per Mario Balotelli, che a diciassette anni castigava la Juventus con una doppietta in Coppa Italia, illudendo tutti e dimostrando di non sentire minimamente il peso di giocare in un’Inter che dominava il calcio italiano. Esperienza vissuta tra mille vicissitudini e contraddizioni, come il resto della carriera, ma che almeno gli avrebbe regalato l’affetto di Roberto Mancini, attuale ct che nonostante tutto e tutti vorrebbe portarsi Mario all’Europeo, ma che stavolta non ammette deroghe alla prova di maturità.

 

E Balo in Azzurro chi se lo scorda… (foto di Jonathan Moscrop – LaPresse)

La scelta di tornare nella sua città è la migliore che Balotelli potesse fare per rilanciarsi a 29 anni, un’età in cui nel professionismo passano gli ultimi treni per scrivere qualcosa di grande. Ad accoglierlo l’entusiasmo di un’intera piazza affamata di rivincite, proprio come Mario, a cui sarà riservato l’onore, e l’onere, di vestire per la prima volta i panni del leader. Una veste inedita cucitagli addosso direttamente da presidente e tifosi. Dalla panchina toccherà all’occhio vigile di Eugenio Corini, artefice del ritorno della Leonessa nella massima serie, sorvegliare il nuovo pupillo.

 

Da profeta in patria, è probabile che il mister, all’occorrenza, spronerà il suo gnaro (ragazzo) con la maglia numero 45 anche in dialetto bresciano, come i tifosi, che in questi giorni hanno preso d’assalto la sede della società per accaparrarsi gli ultimi abbonamenti disponibili, oltre a recarsi in migliaia al primo allenamento di Balo. Tutti entusiasti, anche i più scettici, alla sola pazza idea di poter contribuire alla definitiva consacrazione di Mario, in una palpitante attesa per la stagione alle porte che non si vedeva, appunto, dai tempi della gestione Corioni, che riuscì a portare in provincia campioni leggendari come il Divin Codino e Pep Guardiola, allenati da Carletto Mazzone.

 

Le voci di calciomercato continuano a susseguirsi e il presidente Cellino potrebbe non fermarsi qui, ma in ogni caso la strada è tracciata e l’appuntamento da segnare in rosso sul calendario è la quinta giornata, probabile esordio di Balotelli contro la Juventus al Rigamonti, effetto della squalifica rimediata ai tempi del Marsiglia. E poi c’è il tanto atteso derby contro l’Atalanta, per rivivere un’atmosfera come quella immortalata per sempre dalla corsa di sor Carletto verso la curva dei bergamaschi, in quell’ormai lontano 2001, sotto il cielo di Mompiano. Solo il campo decreterà se il matrimonio tra Mario e la Leonessa avrà un lieto fine. Intanto Brescia sogna e chiede di non essere svegliata.