È tornata la Serie A, signore e signori. Non per le statistiche, non per gli isterismi promozionali di uno Sky Sport o di un DAZN, ma per davvero. Ieri sera a San Siro andava in scena il primo atto di un duello che – nonostante le parole a fine gara di Antonio Conte, proprio ai microfoni di Sky – ci terrà col fiato sospeso fino a fine campionato: Inter-Juventus.

 

Non ce ne voglia il povero Napoli, tutto sogno e vanità – nel doppio senso della vanitas mundi e del vanto estetico e narciso. La Serie A mancava di una partita così davvero da molto tempo. Il record d’incassi per una singola partita del massimo campionato nostrano non è che l’orpello economico di un’atmosfera che parlava da sola. Dall’ingresso in campo delle due squadre al primo tempo, specie i primi 20’.

 

Un ritmo forsennato, “da Premier”, come dicono oggi quelli poco bravi. Due squadre tecnicamente impeccabili, ben schierate, eleganti ma pronte alla guerra su ogni singolo duello. E se il soldato Barella – che ha dichiarato in settimana: «Morirei per Conte» – non ha mentito al buon sardo sangue, tutt’altro discorso è da fare per Sensi, autentico tassello mancante in una sfida già colma di tante belle cose. Il suo infortunio ha cambiato la partita; non nell’immediato, però.

 

Inter-Juventus, record di spettatori

Un San Siro straordinario, quello di ieri sera; è record d’incassi in Serie A (foto di Marco Luzzani – Inter/Inter via Getty Images)

 

Al gol-lampo di Dybala ha risposto il rigore di Lautaro Martinez, su follia del bimbo De Ligt – peggiore in campo nella Juve. Come se l’abbondanza della carne d’asado non bastasse a deliziare il nostro palato, è il Pipita Higuain, entrato nella ripresa, a definire una sfida argentina nei marcatori, italianissima sulle panchine.

 

Le parole di Conte a fine gara sono di non poco peso: «La Juventus è di un’altra categoria». Ma lo conosciamo bene, Antonio. Mai fidarsi di un vincente: chi vince mente volentieri, se la menzogna è a fin di vittoria. Certo, ieri la Juve è davvero parsa superiore. Di un’altra categoria, forse questo no. L’Inter è all’inizio di un nuovo ciclo, e i segnali sono incoraggianti. Aspettarsi tutto e subito è un arbitrio a cui nemmeno i tifosi nerazzurri possono costringersi. D’altra parte, i limiti dell’Inter hanno fatto da specchio ai pregi della Juventus.

 

Se Lukaku ha mancato – e non è la prima volta nella sua carriera – l’appuntamento con la grande sfida, lo stesso non può dirsi della Joya, né del Pipa; Ronaldo ha cucito l’abito sul gol vittoria, ricamato dal tocco al velluto del subentrato Bentancur. E quindi bravo Sarri. Male, Sarri, sul cambio Bernardeschi-Higuain; bene, benissimo, a tornare sui propri passi inserendo il centrocampista uruguaiano. Ecco la Juventus che cambia giocatori, cambia allenatori, ma è sempre la stessa: cinica, spietata, vincente. Habemus Serie A, ma abbiamo ancora una volta – e soprattutto – la Juve. Che dopo sette giornate è in testa alla classifica.