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4 Maggio

I cavalieri di Montecarlo

Giuseppe Gerardi

9 articoli
Con una prestazione solida e limpida, la Juventus passa 2-0 a Monaco.

Quella di ieri sera tutto sembrava tranne che una semifinale di Champions League. Nella due giorni della competizione calcistica più importante del continente si è passati dalla casa del Real Madrid, il Santiago Bernabéu, vero tempio del calcio mondiale, al modestissimo Stade Louis II del Principato di Monaco, poco più di 18.000 posti a sedere. Il piccolo Stato incastonato come una bomboniera fra le meraviglie naturali della Costa Azzurra è tornato con i piedi per terra smettendo di sognare. D’altronde prima o poi doveva succedere, e a svegliare i monegaschi ci ha pensato quella che sembra la squadra più solida di quest’edizione del torneo: la Juventus. Quella bianconera è una vera e propria armata, costruita in estate per vincere tutto: adesso la Vecchia Signora è ad un passo dal sesto titolo nazionale consecutivo, in finale di Coppa Italia e all’85% in finale di Champions League.

Higuain fa 2-0 in spaccata
Higuain fa 2-0 in spaccata, anticipando sia Subasic che Glik

Quella di ieri sera è stata forse la prima partita della fase ad eliminazione diretta in cui la Juventus ha sofferto, e questo, se consideriamo il club affrontato ed annientato nei quarti di finale, la dice lunga. Il Monaco si è presentato all’appuntamento senza nulla da perdere, recuperando in extremis Bakayoko e schierando in campo le sue quattro meraviglie: i due esterni Lemar e Bernardo Silva e il tandem d’attacco composto da Falcao e dal gioiellino Mbappé. Allegri, invece, ha sorpreso tutti lasciando in panchina Cuadrado per inserire Barzagli ed avanzare Dani Alves. Nota di merito per quest’ultimo: è arrivato a Torino da campione assoluto, dopo aver vinto tutto ciò che si poteva vincere al Barcellona e, inizialmente, ha avuto dei problemi ad entrare nei meccanismi; dalla fase ad eliminazione diretta in poi è un altro giocatore, o meglio, è il Dani Alves che tutti stavano aspettando. Un gol per il brasiliano contro il Porto all’andata, doppio confronto col Barcellona da applausi (soprattutto in fase difensiva) e ieri infine pretazione di quantità (reattivo nel pressare in fase di non possesso e bravo a temporeggiare quando puntato) e qualità (due assist, specie il primo, da fuoriclasse). La Juventus, nelle cinque partite della fase ad eliminazione diretta finora disputate, ha affrontato ogni partita con estrema attenzione, facendo esattamente ciò che doveva fare: è questa la vera forza della squadra di Allegri. Prima che tattiche, moduli, difesa a tre o difesa a quattro, la Juventus ha piena consapevolezza nei propri mezzi. Questa è la più grande vittoria del tecnico livornese, cresciuto egli stesso insieme alla squadra e, ora più che mai, in pianta stabile nell’élite del calcio europeo. La finale raggiunta due anni fa è estremamente differente da quella che si appresta a raggiungere quest’anno. È vero, sono cambiati molti calciatori, ma l’organizzazione complessiva è sempre di stampo “allegriano”, con una Juventus che non gioca più intimorita sotto le note del celebre inno dei campioni, ma che detta legge, giocando e facendo giocare gli altri come vuole. Ecco un’altra caratteristica importante: i bianconeri riescono ad avere un gioco camaleontico. Sanno giocare senza la palla (vedasi il doppio confronto col Barcellona), sanno gestire il possesso e addormentare la partita (andato e ritorno col Porto) e, ieri, la conferma dei diversi modi di giocare: i primi 15′ di possesso palla abbastanza veloce, poi un momento di sofferenza caratterizzato dalle scorribande della squadra di Jardim e gli affondi decisivi con due giocate di classe sul primo gol (i colpi di tacco di Dybala prima e Dani Alves poi sono da estetica del pallone) e una di prepotenza sul secondo, quando ancora l’esterno brasiliano ha rubato palla a centrocampo e l’ha messa sul piede sinistro di Higuain, finalmente a segno nelle partite che contano.

L'esultanza di Gigi Buffon, dopo il 2-0 di Gonzalo Higuain
L’esultanza di Gigi Buffon, dopo il 2-0 di Gonzalo Higuain

Adesso la Juventus ha più di un piede nell’atto finale della competizione, dove se la vedrà (remuntada cholista permettendo) con il Real Madrid: uno scontro fra titani, alla pari, con fuoriclasse da entrambe le parti e con un calcio per certi aspetti simile. Il Madrid sta facendo della mentalità vincente la benzina per andare avanti in questa Champions ed ha ritrovato quel Cristiano Ronaldo che prima di quarti e semifinale aveva segnato solamente la miseria di due gol: in tre partite ne ha fatti 8. Dall’altra parte la Juventus ha ritrovato i gol del Pipita e la qualità di Dani Alves, oltre ad avere una maggiore solidità difensiva: le poche volte che questa viene a mancare, gli avversari devono fare i conti con i guantoni di un uomo di 39 anni, quel Gianluigi Buffon – 621 minuti di imbattibilità in Champions – che nel finale di partita ha ripetuto la parata più bella del Mondiale 2006, quella in finale su colpo di testa di Zinedine Zidane nei supplementari. A meno di clamorosi colpi di scena, a Cardiff si affronteranno Juventus e Real Madrid. Il Galles è una nazione leggendaria; qui Re Artù rendeva sacro e inviolabile il territorio a chi osava anche soltanto mettervi piede. Il Millennium Stadium, però, dovrà incoronare un solo re. Il Destino ghigna ed è pronto a divertirsi.

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